Nicola Eremita

fourth dissertation:
new possible settings for contemporary art

È certo che la politica e il potere non si praticano solamente nell'ambito delle sole dottrine economiche, spesso molto astratte e con risultati a volte incomprensibili alla moltitudine perché incidenti nel lungo termine e quindi facilmente strumentalizzabili.

La necessità di testimoniare il proprio ruolo nel divenire della storia ha sempre reso necessaria ai Leaders la ricerca di modalità e occasioni per realizzare progetti, che trascendessero il senso della quotidianità; e l'arte è stata sempre una delle principali forme di congiunzione dell'espressione immanente del potere con la sua presenza trascendente nella coscienza storica.

In particolare in Italia ciò ha dato la possibilità di creare l'immenso patrimonio culturale che possediamo e che resta a testimoniare della grandezza e della lungimiranza dei committenti.

Nelle epoche più recenti si produce un sostanziale rottura di quella straordinaria sinergia e le motivazioni sono numerose e si differenziano nelle varie nazioni e nelle diverse vicende storiche.

L'arte contemporanea nella realtà italiana, sempre singolare in molti aspetti, è vittima oggi dell'ipocrisia di una parte politica che si è istituzionalizzata nel proprio ruolo di unica portatrice di rinnovamento culturale.

Se, nei primi anni del dopoguerra, esistevano delle prerogative fondate a favore dello sviluppo in Italia di proposte culturali e artistiche con determinate ideologie che contrastassero colla conclusa parentesi autoritaria; oggi sono venute a mancare tutte le ragioni. Si sono pienamente esauriti gli argomenti e, in particolare, per l'arte visiva, quella di cui mi occupo, che è stata completamente fagocitata dalla ragione ideologica.

Svuotata di senso quest'ultima ed entrata in crisi di contraddizione con i valori di cui credeva essere portatrice, la conseguenza è stata che l'arte visiva è oggi priva di punti di riferimento. Essa è un terreno vergine sul quale si possono costruire nuovi scenari possibili.

Le grandi opere sono finalmente un possibile segnale della volontà di rinascita e di ricerca di tali nuovi scenari possibili. I grandi e controversi dibattiti sulla legittimità delle grandi opere sono anche dovuti proprio alla ricaduta di popolarità che la loro realizzazione genera e quindi anche all'invidia di chi, non avendo avuto le capacità di realizzarle a suo tempo, se ne rende detrattore.

Se è cosa nota che l'immobilismo aumenta la forza del potere, quando questo è gestito malamente, è anche vero che quando il potere è utilizzato per modificare la realtà e per liberare le risorse e le capacità umane, esso genera forti contrasti e opposizioni; ma il potere ben gestito deve essere fonte di rinnovamento e deve possedere un'ottica calibrata sul lungo termine per offrire agli eredi prospettive di felicità e crescita materiale, culturale e spirituale.

Qui si colloca ottimamente la gloriosa tradizione italiana, spesso dimenticata da amministratori miopi e propensi alla speculazione che non hanno avuto a cuore l'interesse della popolazione. Parlo della tradizione immortale che ha nome di "Rinascimento". Quella tradizione poneva al vertice la dimensione umana, la ricerca dell'equilibrio tra uomo e Dio, la necessità di indicare, nell'arte, l'armonia tra Forma e Contenuto. Era necessità vitale per i Leaders di quell'epoca, dare testimonianza di una classe dirigente in grado di prendersi delle responsabilità nei confronti della storia e di essere conseguentemente giudicata; ebbene costoro hanno vinto e la loro eredità meriterà per sempre memoria e gratitudine.

Le nuove generazioni non sono all'altezza di quei tempi se si limitano a conservare l'antico e non sono in grado di promuovere un nuovo che sia utile a lasciare segni inequivocabili di valore e lungimiranza nel campo dell'arte; testimonianze di cui essere responsabili con fierezza. Troppo spesso ci si limita ad affermare che il giudizio resta in mano a chi seguirà. Questo è e rimane un esercizio di omertà.

È necessario prendere delle posizioni anche nell'arte. Bisogna assumersi delle responsabilità: questo è il nostro tempo, ne siamo noi gli artefici e questa è l'arte del nostro tempo e chi la erediterà ce ne sarà grato perché sarà grato a noi di aver fatto una scelta, non possiamo continuare a pensare che l'arte contemporanea non sia giudicabile e non si possa fare una scelta e non si possa capire.

Questi retaggi provengono da coloro i quali hanno demolito il valore della Forma nell'arte imponendo ad essa lo sciocco accanimento sui contenuti di tipo ideologico. Costoro hanno tolto significato e scopo all'arte per farne uno strumento rozzo di provocazione e propaganda. Solamente la rivalutazione della Forma e la promozione delle doti creative concrete potrà rendere l'arte nuovamente in grado di gratificare i grandi committenti i collezionisti i mecenati e le generazioni di fruitori.

Solamente la rivalutazione della cultura dell'arte quale metro di giudizio scevro da finalità aliene sarà in grado di ricomporre i pezzi del mondo dell'arte contemporanea. Solamente quando cominceremo ad insegnare l'educazione artistica ai nostri figli e lasceremo loro opere in grado di sostenere il peso della storia potremo confrontarci con i nostri avi che fecero l'Italia il paese più ricco di arte del mondo.

L'espressività indipendente, l'avversione per le ideologie dogmatiche e la passione per la Forma che diviene essa protagonista dei Contenuti, riferiti questi ultimi alla Condizione Umana, pongono le basi per questo Nuovo Rinascimento delle Arti.

La necessità, per apprezzare l'arte, dell'amore per la conoscenza e per la speculazione filosofica basata sul possibile raggiungimento della felicità tra gli uomini e dell'armonia col mondo, esigono un'arte dedicata all'umanità, un'arte universale.

Su queste difficili tematiche oggi si gioca il consenso sul quale si fa la Storia e queste sono le tematiche centrali di questo tempo che studieranno i nostri discendenti. Opere realizzate con tali intenzioni, promosse con senso di responsabilità, saranno in grado di sostenere il peso del divenire perché rette dalla convinzione di chi le ha volute e dalle capacità concrete di chi le ha realizzate; entrambi quegli individui saranno figli del loro tempo che avrà un nome nella storia.

Nicola Eremita

dissertations on art

first dissertation:
what art is
second dissertation:
the Mario Eremita's creative strength
third dissertation:
contemporary art, a sick and defeated sector
fourth dissertation:
new possible settings for contemporary art
fifth dissertation:
art, science and beauty
sixth dissertation:
Hymn to Life, great sculpture by Master Mario Eremita
seventh dissertation:
the culture of knowdlege, the culture of to be, the culture of not-membership
eighth dissertation:
art speaking
ninth dissertation:
on merit and not-merit; on talent and not-talent; on art and not-arte
tenth dissertation:
the group exhibition Biennale di Venezia

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