Nicola Eremita

seventh dissertation:
the culture of knowdlege, the culture of to be, the culture of not-membership

Per quanto si voglia essere critici di un periodo storico che è concluso ed affidato agli interpreti, nessuno potrà mai smentire il vigoroso afflato di rinnovamento che il Partito Socialista, emancipato dalla vessatoria pregiudizievole e dogmatica chiesa comunista, diffondeva nel mondo delle arti, al suo rendersi attiva componente di governo.

Questo breve messaggio è incentrato in particolare sull'arte che definisco della raffigurazione; detta un tempo arte figurativa ed oggi, scorrettamente, arte visiva. Non parlerò quindi, per ignoranza personale, della cultura italiana in generale ma di un suo aspetto e non di un "settore", per non utilizzare appunto il linguaggio ideologico dogmatico e scorretto della "chiesa atea".

L'arte della raffigurazione italiana contemporanea, se guardiamo solamente all'ufficalità, vive un grave periodo di decadenza ed impoverimento, questo periodo perdura da quasi quarant'anni. Per trovare le più genuine e concrete espressioni di vita da artista compresa e condotta nella sua totalità di sacrificio per lo studio e l'affinamento della tecnica, dobbiamo uscire dai momenti pubblici ufficiali e più rimbombanti e calarci nelle viscere di questo Paese.

A metà anni novanta non si faceva altro che parlare della presunta morte delle ideologie e intanto si preparava la nascita della pura ideologia nell'arte, dell'apoteosi dell'ideologia, della polemica politica più banale e spiccia cacciata nelle cosidette opere: a casaccio!

Nell'arte gli effetti dei cambiamenti si riscontrano negli anni, nei decenni.

Il lavoro destrutturante di chi pretendeva prima la separazione della forma dal contenuto e poi la prevalenza del contenuto sulla forma ha avuto le sue conseguenze, proprio quando la sinistra e i cattocomunisti entravano in crisi.

La caduta del muro e gli scandali italiani hanno permesso a costoro di alzare le barricate ed è cominciata l'onda lunga della analfabetizzazione e dell'ebetizzazione dell'arte. Il risultato è drammatico; ma non è tutto.

Lo snobismo del salotto rosso ha partorito una spaventosa mania esterofila, in particolare e, contradditoriamente ai proclami no-global, filoamericana; così il pop, con 30 anni di ritardo, è arrivato anche in Italia. Ora, per quanto attiene all'arte della raffigurazione, siamo in pratica una colonia americana.

L'egemonia culturale dei partiti con la falce e il martello è soffocante e arrogante. I loro funzionari sono stabiliti in sedi museali per decenni e sono irremovibili. Molti sono asserviti alle segreterie politiche che li hanno sistemati con concorsi pubblici con-un-solo-candidato. Il desolante conformismo che si respira nei musei d'arte contemporanea, che nascono come funghi, è comune a qualsiasi persona di buon senso: sempre gli stessi autori, sempre le stesse opere, sempre la prevalenza degli americani.

Questo scenario è più opprimente di quello che dovettero affrontare i grandi maestri espressionisti che fondarono "Die Brücke" in quanto esso si maschera di "progressismo" di "attenzione per la contemporaneità" e quindi cerca un'assoluta ed inconfutabile autoreferenzialità.

Gli esperti del marketing fanno il resto; ma la partita è sempre in perdita. Qualcuno sa il perché? È presto detto: dove sono i veri maestri dell'arte? Dove sono i veri collezionisti? Dove sono i mecenati? Soprattutto, chi si può proporre come contraltare a questa insopportabile dittatura ideologica?

La risposta prima di tutto deve venire dalla politica. In particolare è giunta ora che la politica si occupi disinteressatamente della cultura; favorendo la cultura della conscenza che è libera e senza appartenenza; ma la politica può essere all'altezza di questo compito?

La politica italiana è malata, come è malata la democrazia, ma è malata nel mondo intero. Le democrazie faticano a mantenere concretamente i valori sui quali si sono fondate ed i partiti sono sempre stati mediocri custodi della democrazia. Nel settore delle arti in Italia è prevalsa l'egemonia della sinistra, della estrema sinistra.

Dove guardare allora? I partiti della destra italiana potrebbero approfittare di questo grande vuoto che si è creato per introdurre un vero rinnovamento. Più che altri partiti, quelli di destra sono sempre stati più attenti alla questione della legalità, della meritocrazia, almeno nei loro intendimenti programmatici. Mentre le sinistre hanno sacrificato molti valori sugli altari della ideologia tout-court.

La destra italiana dovrebbe riservare attenzione all'arte della raffigurazione. Affinché in essa possano identificarsi non delle anacronistiche ideologie disumane ma delle persone con personalità capacità e aspirazioni ben distinte e senza doveri di appartenenza, dotate di doti professionali e umane, con profonda preparazione tecnica e sensibilità morale; certo non un cosidetto "laboratorio" per giovanotti-senza-lavoro.

Non possiamo permetterci di perdere le coscienze con l'illusione di mantenere il potere.

Un grande Artista della raffigurazione quale Mario Eremita, ha le caratteristiche adatte per rappresentare con autorevolezza quella parte della cultura italiana che non ha appartenenze che non ha condizionato il proprio essere artista alle logiche di regime.

Egli è artista.

Egli si occupa di cultura della conoscenza dell'arte attraverso l'esperienza umana. La sconta vivendola. Proprio per questo egli è "novo"; è l'ideal tipo, il modello del libero pensatore in libero stato, il modello di civile attenzione che uno Stato non etico e basato sulla meritocrazia deve proporre ai suoi abitanti.

Nicola Eremita

dissertations on art

first dissertation:
what art is
second dissertation:
the Mario Eremita's creative strength
third dissertation:
contemporary art, a sick and defeated sector
fourth dissertation:
new possible settings for contemporary art
fifth dissertation:
art, science and beauty
sixth dissertation:
Hymn to Life, great sculpture by Master Mario Eremita
seventh dissertation:
the culture of knowdlege, the culture of to be, the culture of not-membership
eighth dissertation:
art speaking
ninth dissertation:
on merit and not-merit; on talent and not-talent; on art and not-arte
tenth dissertation:
the group exhibition Biennale di Venezia

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