Nicola Eremita

eighth dissertation:
art speaking

Riporto qui sotto testimonianza di una conversazione sull'arte tra operatori che ho avuto modo di avere in copia. Si tratta di un lettore di una rivista d'arte che scrive al direttore della stessa esponendo la sua opinione personale su certa arte contemporanea. Il lettore fa riferimento ad una lettera aperta al Sindaco di Milano.

Vi esorto a seguire i passaggi. Credo che essi siano efficace manifestazione della consistenza della pretesa autorevolezza di molti sedicenti operatori della cultura italiana.

LETTORE:

non sono d'accordo su quasi tutto ciò che ha scritto.

Non sono d'accordo perché penso che la sua cultura non sia altro che l'altra faccia della stessa medaglia; perché gli italiani si dividono in fazioni: ognuno parteggia per la propria e nessuna ha a cuore il bene comune ma solo gli interessi di parte.

Lei pensa di avere la cultura e dice che Sgarbi non l'ha, Sgarbi pensa la stessa cosa di lei. In mezzo ci sono i cittadini che debbono sciropparsi un giorno la sua e un altro la cultura dell'altro.

Vuole confrontarsi con l'estero? Desidera un manager all'assessorato alla cultura? Cerca il marketing? L'ultimo assessore alla cultura a Venezia, una sciagura.

Ho la mia opinione sugli artisti suoi accoliti che, sinceramente, mi fanno pena. Le loro opere sono da baraccone, da luna park. Sono incapaci inetti e idolatrati dalle persone come lei, fanatici del marketing, dell'adeguamento ai tempi, molto actual, con questo mito della esaltazione della incapacità e del demerito.

La sua cultura rappresenta la decadenza di quel mondo craxiano che lei disdegna; mancano i veri collezionisti, manca il pubblico, e tutto è autoreferenziato, è un continuo pisciarsi addosso, è un continuo compitino per le elementari, o l'esercizio a stupire lo stilista ipocondriaco di turno.

L'arte contemporanea somiglia sempre più ad un fenomeno di subcultura pseudo-politica. La celebrazione dell'ideologia ha soppiantato la ricerca del bello e questo non è cosa buona.

Per le sinistre italiche, che si sono sempre identificate con la cultura; la morte delle loro ideologie ha svelato questi quattro frequentatori di centri sociali in tutta la loro futilità di lugubri celebratori delle paure da troppa ricchezza di qualche imprenditore.

In ogni caso non si preoccupi. Il bello non è morto, come le ideologie di qualche sessantenne frustrato e rincoglionito che fa il caimano e finalmente ha il potere ed è pronto ad abusarne. La gente comune, le persone più semplici, si commuovono ancora ed amano il bello.

Ci vuole la grazia e la poesia per fare cultura; non il marketing e il managerialismo, invocato da chi non ha idee e sensibilità. Grazia e Poesia non sono morte perché è morta l'ideologia comunista, Grazia e Poesia abitano la Mente Umana e quella Animale; sono parte della nostra natura di Esseri Viventi, non sono mero letame politico.

Infine i suoi graffitisti, figli della sinistra snob, di avvocati con il maglione di missoni che votano D'Alema (lo sa quanto costano le bombolette?). Che pena, con lei che pensa che siano un costo sociale; perché non stipendiarli? Certo, rendiamoli indipendenti dalla paghetta settimanale di 300 euro che gli passa il papà; ma si vergogni!!!! Ma a cosa serve inviarle le mie opinioni, tanto qui ognuno pensa di saperla lunga e bada ai fatti suoi, del resto siamo in Italia. Resto col conforto di non essere come voi!!!!

DIRETTORE:

Caro amico,

io penso che talvolta anche i topi di fogna si possano sentire re dell'universo. E muoiono nella fogna forse sognando le stelle. E' forse anche il tuo caso? Auguri e buon lavoro. Giancarlo Politi

LETTORE:

Gent.mo Direttore,

la ringrazio infinitamente per la sua cortese.

La sua eloquenza conferma con precisione ogni mia precedente modesta affermazione. Il mio goffo testo è incomparabile con la sua sintesi. Non avrei mai potuto esprimere il suo genio con l'espressività che lei ha utilizzato.

Purtroppo lei non potrà mai comprendere la profonda calda e consolante sensazione di conforto che provo alla lettura di comunicazioni di tale tenore. Questa è la conferma, peraltro non inattesa, che la maggior parte della nostra contemporaneità che pretende di occuparsi di cultura, è degenerata è in decadenza ed in realtà, si occupa solamente dello stato dei propri organi genitali.

Lei ha delle erezioni? Sono soddisfacenti? Sono certo che lei ha delle erezioni ed eiacula.

Questo paese è certo in disgrazia; privo di memoria, di senso civico, preda di baronetti che oggi identificano il loro ciarlare con le istituzioni e con i principi della democrazia. Un paese dove i giornalisti sono al servizio della politica e la politica è la prima azienda del paese per quantità di denaro gestito.

Lei è un piccolo ingranaggio di questo meccanismo. Questo meccanismo le dà il pane, non sputi nel piatto dove mangia; e lei non sputa giustamente, lei eiacula.

Quando poi qualcuno, dalle fogne, dai meandri della società civile, dal popolo bue, tra gli ottentotti misto, reclama la sua testa, o quella di un suo simile, come pegno per l'odioso spargimento di "miserrima spazzatura propagandista" spacciata come "politica" "cultura" "democrazia" addirittura: "arte", o per l'omicidio perpetuato nei confronti di quei medesimi principi e valori e del primo tra tutti: il Merito; ecco che lei o un suo simile preposto, leva la bocca dal "leccato culo" per insorgere in difesa di se medesmo e della sua simiglianza di specie.

No, non la biasimo; ma rimpiango un mondo dove alcuno sia radicato e istituzionalizzato nel compito privilegiato di comunicare o di scegliere per molti, o di rappresentare molti, dove alcuno sia talmente immodesto da ritenersi insostituibile e dove ognuno, compassionevole, consideri il proprio operato come un servizio elargito alla comunità e sia pronto ad ascoltare anche il flebile squittio del topo di fogna che semmai è stanco di ricevere dall'alto della canna di scarico sempre la stessa inutile e nauseante merda.

DIRETTORE:

Caro amico,

immagino tu sia un artista ( ma anche un uomo ) disperato e fallito. Uno dei tanti che crede di essere insostituibile ma si accorge che il mondo non ha bisogno di lui e lo emargina. Qualcuno però che non sa come giustificare la propria nullità alla compagna o ai figli e si nutre solo di odio per la cultura e l'arte contemporanea e per chi ha successo. Tutto va in malora, tutto è sbagliato o peggio corrotto, per questo io non esisto. Ma i tuoi figli e la tua moglie (e le persone che ti frequentano ) hanno ben capito che sei una tragica figura, una nullità sotto ogni punto di vista. Anche a me fai solo pena. E ti prego evitami queste tue risposte abominevoli. Cordialmente.

LETTORE:

Caro Direttore,

vedo che i luoghi comuni si sprecano.

E' evidente che tra voi "artisti" sono innumerevoli le condizioni simili a quelle da te descritte. Non faccio parte di quella schiera. Non sono un artista.

Ho grande rispetto per il mondo dell'arte che quelli come te infangano con la sola presenza. Ho conosciuto grandi artisti, modesti e umili, senza un barlume di ambizione ai quali la natura ha dato tutto: Il Talento!!

Artisti che non ti hanno mai cercato, né te, né i tuoi simili del quartierino, non lo avrebbero fatto perché non si sarebbero sentiti a loro agio nel puttanaio, nell'inculamento generale, nel "ridicule" da corte di versaille, che regna in questo disgraziato mondo dell'"arte".

Non avevano tempo per le "erezioni" e le "eiaculazioni" perché intenti a soddisfare il proprio genio creativo realizzando opere che rimarranno per il diletto dei futuri viventi.

Tu mi parli di successo!! Al conforto che provo si aggiunge un sottile senso comico che mi stimola un persistente sorriso mentre immediato scrivo queste righe. Oh! tu vate del successo! colui che può dare o togliere! Colui che contribuisce al varo di nuovi mostricciattoli che se avessero il potere sarebbero piccoli hitler!

Mi sono rotto le palle di sentire la gente comune dire: "non capisco l'arte".

Non sono loro che non capiscono, siete tutti voi che, essendo insignificanti, vi siete rinchiusi in incomprensibili gabbie dorate e così sfuggite al giudizio ed alla conseguente pena; ma su di voi grava il giudizio della storia e a quello non si scappa.

Il fatto è che sei pieno di pregiudizi. Non puoi accettare che ci sia chi, serenamente, non la pensa come te, per questo manchi di nozioni fondamentali sul concetto di libertà e non saresti mai in grado di distinguere il sublime dall'immondizia; e pensare che fai il capetto di un giornale che pretende di trattare di arte.

Il tuo tentativo di comprendere il perché di queste mie è fallito perché non hai una mentalità abbastanza aperta per accogliere le differenze, e l'abominio delle mie parole rispecchia solamente l'abominio della tua natura.

Se cogli un barlume di verità in ciò che dico avverti anche il baratro della menzogna che ogni giorno devi soffrire e vivere e ne subisci con violenza l'abominio. Forse una luce flebile si accende dentro di te ma non la sai interpretare.

dissertations on art

first dissertation:
what art is
second dissertation:
the Mario Eremita's creative strength
third dissertation:
contemporary art, a sick and defeated sector
fourth dissertation:
new possible settings for contemporary art
fifth dissertation:
art, science and beauty
sixth dissertation:
Hymn to Life, great sculpture by Master Mario Eremita
seventh dissertation:
the culture of knowdlege, the culture of to be, the culture of not-membership
eighth dissertation:
art speaking
ninth dissertation:
on merit and not-merit; on talent and not-talent; on art and not-arte
tenth dissertation:
the group exhibition Biennale di Venezia

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