Nicola Eremita
discendente studioso conservatore esperto apologeta dell'Opera dell'Artista Maestro Mario Eremita.

Dissertazione #2 - la vis creativa di Mario Eremita.

In tanti anni di attività dedicata alla divulgazione dell'arte figurativa ho conosciuto il variegato e contraddittorio mondo dell'arte contemporanea italiana.

Sono rimasto a volte deluso dalla volubile attenzione delle istituzioni pubbliche e private nei riguardi degli artisti, volubilità giustificata ma non sempre, dall'esiguo spessore dei contenuti.

Spesso ho riflettuto sulla consistenza del ruolo che ancora può svolgere l'arte figurativa in una società precipitosamente diretta verso il ripetitivo feticismo dell'immagine; certo, non sono giunto ancora ad una risposta definitiva ma penso che non potrà esistere un futuro in cui l'attenzione verso gli aspetti complessi della creatività umana sia relegata alla mera elencazione di grandi autori del passato, soli al mondo e nella storia in grado di rappresentare ciò che non tutti possono vedere.

Ogni giorno, in ogni luogo, fioriscono umane sensibilità capaci di cogliere con creatività originale dimensioni del tutto nuove. Persone dotate del terzo occhio che, come diceva qualcuno, praticano l'arte più difficile: "saper vedere".

In base a queste semplici considerazioni ed essendo profondamente convinto della geniale complessità tecnico-contenutistica delle opere e del genuino impegno dell'artista, ho contribuito alla fondazione della Galleria d'arte III Millennio a Venezia, per trattare in permanenza l'arte di Mario Eremita.

La recente mostra alla National Art Gallery "Museo Nazionale dell'Arte Figurativa Bulgara" di Sofia, dedicata a Mario Eremita, ha sancito nuovamente il grande interesse che questo tipo di pittura infonde nel pubblico.

La mostra è stata organizzata per volontà dell'On. Antonia Parvanova, parlamentare bulgara e collezionista d'arte; dell'On. Gustavo Selva Presidente della Commissione Affari Esteri della Camera e dell'Ambasciatore d'Italia in Bulgaria S.E. Giovan Battista Campagnola.

Hanno fornito indispensabile appoggio per le pubbliche relazioni il Prof. Umberto Rinaldi, Direttore dell'Istituto Italiano di Cultura di Sofia; il Prof. Stefano Gorghetto, Presidente dell'Associazione ATANOR; S.E. il Dott. Giorgio De Faveri Presidente di ITACA, nonché Console Onorario di Bulgaria per la Regione Veneto.

L'attenzione dei canali di comunicazione bulgari è stata ugualmente importante e le interviste all'artista sono state trasmesse dalle radio ed dalle televisioni nazionali ed internazionali.

Personalmente, ho potuto apprezzare un perfetto equilibrio tra il risalto dell'evento, fornito anche dalla collocazione nella sede della Galleria Nazionale e dalla mobilitazione di autorevoli personalità della politica bulgara ed italiana e la intrinseca validità e pregnanza delle opere esposte, cosa eminentemente rara quando si tratta di arte contemporanea; e questo è presto verificato.

L'opera di Eremita infatti ha un'origine del tutto nuova; la pittura di questo grande artista non è facilmente inquadrabile e mette in difficoltà anche il più esperto critico e studioso.

Le tavole di Eremita stabiliscono una nuova forma di fare pittura, sono una pietra miliare: esse sono nuovi valori estetici elaborati per una nuova forma d'arte cui, per la maggioranza degli artisti e dei critici occidentali è estremamente difficile accostarsi; solamente una piccola raccolta di autorevoli nomi della critica ne ha toccato alcuni nodi fondamentali.

Anzitutto la tecnica; Eremita è padrone della tecnica pittorica e scultorea in maniera virtuosistica. La mano è letteralmente il prolungamento della mente ed esegue ciò che ella desidera.

Ogni dipinto, ogni scultura di Eremita meriterebbe un approfondito saggio per spiegare di quanto talento bisogna essere dotati per trasformare il colore in sinfonia di luci ed ombre, per rendere una mano, un braccio, un corpo leggero ed evanescente come il fumo ma più vivo della stessa carne, per riprodurre un corpo con un segno e con un segno un intero corpo ed con una posa di un corpo un significato universale, per infondere in una posa non solo la forza vitale ma anche la tensione drammatica data dalla ragione, dalla psiche, dall'esperienza sociale.

Eremita è in grado di dirigere il complesso tonale dei colori con la stessa dolorosa grazia di Beethoven e, nella secca articolazione grafica della china, apporta i medesimi fragorosi e ironici climax degni di Rossini piegandola ed ammorbidendola al suo volere assoluto; ecco vedete, più che con altra pittura il paragone risulta più semplice con la musica.

Questi linguaggi, d'imbarazzante semplicità per il genio, spesso, come la storia insegna, restano incompresi per lungo tempo e ciò è di conforto all'artista.

Ebbene, per ritrovare in Italia artisti paragonabili al talento tecnico di Eremita bisogna andare indietro nel tempo. Molti esperti, osservando i dipinti, credono che essi vogliano rilanciare una sorta di nuovo rinascimento; costoro s'ingannano: semplicemente perché non possono riscontrare una pittura così competente, autorevole, elaborata, complessa e raffinata se non facendo riferimento alla pittura antica.

In realtà la pittura di Eremita dal punto di vista storico è estremamente attuale e, dal punto di vista estetico, estremamente contemporanea, esattamente come la migliore pittura rinascimentale o meglio come la migliore pittura d'ogni epoca.

Entra quindi in gioco anche l'aspetto contenutistico. L'arte di Eremita è quindi cosa seria, non vi sono rilassamenti o abbandoni a fantasie vacue. Essa non è avvilita dalla quotidianità ma persegue uno scopo: comunicare alla posterità, comunicare con linguaggio universale e mantenere il dono della grazia creativa fermo nei binari di questa quasi ascetica missione.

Nella poetica e nella Weltanschauung di Eremita è centrale la condizione umana. L'umanità è riflessa come ad uno specchio che ne svela implacabile luci ed ombre, vette e baratri orrendi. Eremita intrattiene un delicato e sottile dialogo con Goya e trasmuta il suo messaggio de "il sonno della ragione genera mostri".

Quella testimonianza introduce tematiche articolate, basate sull'ancestrale corruzione dell'umana specie che pare naturalmente predisposta al male, alla distruzione, alla fobia. Mario Eremita rappresenta l'umano genere sempre dinamicamente teso e sospinto, evidentemente graziato dal dono delle grandiose potenzialità benefiche della capacità del pensiero astratto, dono tale da renderlo quasi trasparente ma al contempo lo rappresenta che, infante, inizia se medesimo alla violenza.

Lo rappresenta quindi cavo decerebrato mutilato accecato frustrato, annichilito nelle sue potenzialità, fino a trasformarne il corpo in essere mostruoso, orrido, strabordante di grasso corrotto o essiccato da brezza salsa e acida, densa di odio e rancore.

La pittura si fa quindi simbolica ma il simbolismo è astratto e diviene messaggio di una potenza universale totalizzante. Simbolo dell'umana specie è la donna; il cavallo espressione della macchina del progresso diabolico della guerra del potere arrogante dell'apocalisse cui l'uomo va certo incontro se non s'oppone.

La natura è presente: è il vacuo, l'atmosfera plumbea o siderale. È la natura matrigna che getta l'uomo nel mondo e lo abbandona alla sua folle corsa verso il baratro, è la maternità lacerata che presenta il proprio figlio, è il "memento mori" il monito che opprime ed esalta: "ricordati che sei qui provvisoriamente".

Questi sono solo alcuni aspetti simbolici, una rapida carrellata. Da questa sconcertante raccolta di significati emerge ad una prima lettura una visione se non pessimistica addirittura disperata della condizione umana ma questa lettura non è esaustiva.

Osservate meglio: le figure che galleggiano o volano o precipitano o ristanno sono a volte orrende, paurose, inquietanti ma mai brutte; in loro l'artista infonde, grazie alla sua divina tecnica, una profonda carica sensuale od un potente istinto erotico; questo, fondendosi alla plasticità dinamica già descritta, crea nello spettatore un senso di sgomento e di grande suggestione emotiva che spesso da luogo a manifestazioni di grave commozione, fino al pianto.

Consapevolmente o meno, si resta colpiti da questi dipinti; ma se siamo onesti con noi stessi il nostro non è un senso di paura, di rifiuto: ciò che fa vibrare la nostra sensibilità è il fatto che queste figure entrano in contatto empatico con noi e ci trasmettono un messaggio di speranza.

Tale messaggio penetra profondo proprio perché proviene dalle insondabili profondità ancestrali, osservando queste figure noi ci affacciamo su queste profondità e ne siamo attratti, affascinati. Esse ci chiamano, ci invitano, vorrebbero che noi comprendessimo; esse indicano che è possibile per tutti noi il riscatto; che è possibile che la ragione prevalga.

Questa ragione può sopraffarre il proprio sonno solamente se si abbandona alle più genuine peculiarità umane: l'arte, la musica, la danza, l'eros, la sensualità, il piacere sensuale, la creatività.

Solamente se siamo convinti della necessità di questo messaggio possiamo accogliere senza dissidio le figure di Eremita come sinceri compagni di una esistenza vissuta con gli occhi aperti della consapevolezza.

Infine la poetica; la poesia contemporanea del nostro paese: Tonino Guerra, Federico Fellini, Pier Paolo Pasolini, Giuseppe Ungaretti sono, per Mario Eremita, i principali riferimenti culturali. .

Nicola Eremita.

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