Nicola Eremita
discendente studioso conservatore esperto apologeta dell'Opera dell'Artista Maestro Mario Eremita.

Dissertazione #3 - arte contemporanea, un settore ammalato e sconfitto.

L'Arte Contemporanea è spesso un incognita, forse perché così dev'essere.

Forse anche nel passato l'Arte che è divenuta storia dell'arte era un'incognita, oppure oggi qualcosa è cambiato.

Penso che in realtà tra l'arte del passato e quella contemporanea, diciamo dall'inizio del secolo ventesimo, è intervenuta una rivoluzione sconvolgente che, se da un lato ha moltiplicato e liberato potenzialità nuove, dall'altro ha ridotto lo stesso interesse del pubblico nei suoi confronti.

L'arte visiva non è divenuta un oggetto di fruizione di massa a differenza di musica e danza. Essa è divenuta invece un fenomeno di massa, nel senso che un'incalcolabile massa di persone si è data alla pittura od alla scultura con velleità artistiche e questa moltitudine è di gran lunga maggiore del pubblico potenziale.

Insomma vi sono più attori che spettatori nello spettacolo dell'arte visiva e questo è un paradosso.

Il problema è molto evidente in Italia e le sue radici sono profonde per almeno due ordini di motivi.

Primo, nel nostro Paese, dal dopoguerra, l'istruzione non ha avuto alcun riguardo per l'insegnamento dell'arte. Nelle scuole medie poi si consuma una mostruosità agli occhi degli esperti: s'insegna disegno e non s'insegna storia dell'arte, salvo qualche fenomeno isolato di buona volontà dell'insegnante, quando invece le cose dovrebbero essere invertite essendo la tecnica del disegno cosa difficile, che si matura dopo l'appprofondimento dell'evoluzione delle forme d'arte.

Secondo; la politica ipocrita italiana ha inculcato il concetto falso romantico secondo il quale l'arte dev'essere completamente libera. Questo è stato certo il colpo di grazia. Aver voluto, poiché lo ribadisco è stata una scelta politica, privare l'arte visiva delle caratteristiche e della dignità di una vera professione è stata una scelta sciagurata poiché, oltre a screditare completamente il settore e quindi sminuire il lavoro e nell'arte c'è molto lavoro, ha aperto la strada ad innumerevoli pasticcioni.

Ciò ha gettato ulteriore discredito sul settore delle arti cui, come se non bastasse, si sono aggiunti i famosi scandali sulle riproduzioni incontrollate e sui falsi che sono anche storia molto recente.

L'Arte contemporanea è quindi in una zona oscura e nebulosa. L'ignoranza che è stata coltivata nelle scuole dell'obbligo, il lassismo dei Licei Artistici del dopo '68 e questo strano principio di libertà applicato ante-litteram al settore delle arti visive; tutto ciò ha gettato l'arte italiana in uno dei suoi periodi più bui e poveri prova ne sia anche la generale esterofilia.

D'altro canto le istituzioni non sono certo in grado di risollevare le sorti di questa situazione. Esse sono spesso ostagge di troppa malapolitica o di dettami di costume che non tengono in nessun conto un qualsiasi principio etico basato sulla ricerca e valorizzazione del "capace e meritevole" i progetti sono privi di coraggio, conformisti e finanziariamente ridicoli, risolvendosi spesso in semplici fiere della vanità o uffici di collocamento per giovanotti trasandati e disoccupati.

Penso che le cose potranno cambiare solamente dal basso; cioé quando, collezionisti e mecenati dalle visioni allargate e dotati di una cultura ampia e differenziata privilegiati da quella rarissima dote del saper vedere, comincieranno nuovamente ad interessarsi seriamente all'arte visiva e quindi ad interessarsene di persona, trascurando gli assordanti richiami delle "mode", vi sarà possibilità di poter ricominciare a parlare di belle arti.

Questo futuro, che vedo purtroppo lontano, è tuttavia certo, poiché l'arte non passa di moda, non è superata, non è innovata ma è un ininterrotto dialogo che attraversa la storia umana, il suo tempo reale è al di fuori della nostra esistenza per questo facciamo fatica a vederlo, per questo è raro saper vedere.

Il compito di una Galleria d'arte è molto specifico. La ricerca di motivazioni profonde che animano la tensione creativa è alla base del lavoro, con questo si vuole significare che l'ideale creativo è spinto non dalla mera ricerca di un soggetto comunemente comprensibile ma dall'elaborazione di tematiche fondamentali divulgate in forma capace di trasmettere messaggi metalinguistici, sintetici, direttamente al nostro intelletto.

Solo in questo contesto ha senso parlare di arte, non antica, non moderna, non contemporanea ma solamente di arte.

La Galleria d'Arte III Millennio quindi si discosta da molte pedanti tradizioni, forse tipiche italiane, che la vorrebbero tesa in una sorta di "schieramento militante" vuoi verso l'arte astratta, vuoi verso l'arte figurativa, vuoi verso l'artenonsoché.

Ebbene secondo noi l'arte non può essere catalogata secondo compartimentazioni stagne e nello stesso tempo essere lasciata in una condizione di avvilente libertà, quelli semmai sono ottimi riferimenti per lo studioso ma non possono trasformarsi in ottusi ghetti culturali, in trappole per menti limitate, o in giustificazioni vacue.

L'arte è l'espressione del magmatico sistema, di complessità insondabile, che è la mente umana e quindi la Galleria accoglie tutte le sue diverse manifestazioni.

Al contempo l'arte deve essere frutto di discipline applicate e quindi maturate lungo un percorso formativo che può e deve scoraggiare i meno capaci, tuttavia questo non è compito della Galleria, o, meglio, non è il suo compito istituzionale ma di altri operatori, attualmente latitanti.

Nicola Eremita.

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