Nicola Eremita
discendente studioso conservatore esperto apologeta dell'Opera dell'Artista Maestro Mario Eremita.

Dissertazione #6 - Inno alla Vita,
grande opera del Maestro Mario Eremita.

È necessaria una vera riflessione sulla necessità di conquistare una società umana basata sulla conoscenza e sull'arte; quindi una società bella.

L'attenzione verso l'arte deve essere coltivata nei nostri figli fin dalla loro più tenera età. Dobbiamo portare i bambini nei musei, nelle pinacoteche, dobbiamo pretendere che le scuole forniscano insegnanti di storia dell'arte e non solo di disegno; dobbiamo pretendere che questi insegnanti trasmettano l'amore per l'arte.

Comprendere l'arte significa saper vedere e saper vedere è un obiettivo arduo da raggiungere; non basta, a volte, una vita.

Bisogna quindi indicare la strada ai giovani affinché possano scegliere. Una delle strade più difficili è l'arte stessa ma bisogna essere responsabili e quindi non negare la possibilità di una via insidiosa, perché questa potrebbe essere fonte di grande felicità o di grande traviamento.

La scultura "Inno alla Vita" è un modo per assumersi questa responsabilità. È un modo per suggerire alle persone una visione diversa della donna, della madre, del mondo, della vita.

Vedete questa scultura, qualcuno si pone delle domande, qualcuno si da delle risposte. Eppure quest'opera è una semplice donna di fede che porta il figliolo al cospetto del Signore.

C'è tuttavia qualcosa in più. In genere si può dire che ci sia tutto; ed in effetti è così.

Quest'enorme colonna vegetale da cui emerge, con una potente spirale dinamica, il corpo sensuale, erotico, della femmina intenta all'allattamento.

Ecco, non è più una semplice ragazza che allatta il piccolo. È un significato vitale: le radici, l'albero della vita, la spirale della vita, le forme sontuose e piene della donna che genera vita, i fianchi poderosi, il petto turgido; questi sono forti e inequivocabili richiami sessuali.

La sessualità è la chiave della vita, il piacere sessuale per l'umanità è la ricompensa della vita. La donna è al centro della sessualità.

Non esiste simmetria tra uomo e donna. La donna è il significato della vita e per l'artista è l'unica speranza di riscatto. Il figliolo in braccio alla madre è cresciuto, ha superato l'età per l'allattamento ma ancora dipende dal seno materno. Un tempo ignoranza, privazioni e miseria costringevano le mamme a prolungare l'allattamento.

Unica vera citazione simbolica della scultura, questa delicata testimonianza del passato ha anche un significato minaccioso; forse un'ossessione vitale: lo sgomento nell'osservare come, appena vi sono le minime condizioni, la vita attecchisca e sia tenace, forte, aggressiva.

Infine osservate la fuga prospettica. Già è presente, in climax, nelle braccia e nelle mani: esse si fanno snelle, filiformi, astratte. Contrastano con la solidità corporea, vogliono sganciarsi dalla vita terrena.

Il viso e il capo della donna conducono a termine questa “fuga”. La figura non è qui più una forma vitale ma è deformata dalla compenetrazione astratta che vuole portare slancio alla ricerca della supposta vita ultraterrena o dello smarrimento mistico.

Il volto assume aspetti estremi e la pelle e tesa e rende evidenti le ossa, le orbite appaiono già vuote, il cranio è allungato verso l'alto, come assorbito da una misteriosa forza d'attrazione, verso il cielo, l'ignoto, la risposta ultima: Dio?

Alla luce di quanto l'opera dei grandi Maestri può contribuire al raggiungimento della felicità mi auspico di conquistare una società umana basata sulla conoscenza dell'arte per il bene dell'uomo e del mondo.

Nicola Eremita.

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