Nicola Eremita
discendente studioso conservatore esperto apologeta dell'Opera dell'Artista Maestro Mario Eremita.

Dissertazione #8 - la cecità delle istituzioni, il vuoto della memoria, l'irresponsabilizzazione della cultura.

il monumento ai caduti della II guerra d'indipendenza 24 giugno 1859;
posato il 24 giugno 2009
LA CECITÀ DELLE ISTITUZIONI,
IL VUOTO DELLA MEMORIA,
L'IRRESPONSABILIZZAZIONE DELLA CULTURA

Mi chiedo spesso il ruolo dell'arte in questa società. Me lo chiedo essendo occupato nel settore da oltre venti anni. Affronto ogni giorno le frustrazioni date dall'ignoranza e dal velleitarismo di molti che si fregiano della professione di artisti.

È un settore difficile, aperto all'intrusione di qualsiasi brutto ceffo. I più soverchianti certo sono quelli di sinistra, che della loro pretesa vena artistica fanno una missione di militanza politica e di elitarismo culturale.

Rimango sempre meravigliato e colpito da quanto si possa cadere in basso. Da quello che amministrazioni di belle facce riescono poi a fare di orribile.

Ecco l'inserto ferroso in quel di San Martino, esso è un esempio vivo e recente di questa penosa e dolorosa china. Voglio quindi manifestare tutto il mio disgusto e chiedermi come si sia trovato il coraggio e la sfacciataggine di collocare in quel luogo un tale scempio.

Mi riservo anche di chiedere agli stessi amministratori come abbiano potuto permettere di realizzare tanto e magari come abbiano potuto pure pagare per questo. Questa cosa è assurda e paradossale non meno della stessa guerra e della stessa morte in guerra. Questa TOTALE assenza di vista, questa cecità totale.

Volle il destino che il 27 ed il 28 Giugno 2009 fossi in quel di San Martino della Battaglia, per onorare la prematura e ingiusta morte di decine di migliaia di povero giovani esseri umani per causa di una sciagurata guerra d'indipendenza.

Fui invitato alla triste ricorrenza per rievocare alla memoria quel giorno infausto e terribile del 24 Giugno 1859 in cui uomini decisero per altri uomini della vita e della morte. Ebbene; il bilancio finale di quella giornata fa rivivere nel presente lo stesso strazio senza il medesimo spargimento di sangue, oramai ritenuto inutile; ma con pare e rinnovato avvilimento conforme ai tempi presenti.

Fui scosso dall'indegna morte e infame sepoltura che quelli ottennero dallo Stato per cui "anelavano" la libertà. Ancora mi addolora il fatto che soccorsi giunsero dalla povera gente del posto impietosita e non dagli alti comandi; eserciti: cibo del potere.

Ancora una cosa tuttavia doveva esser svelata agli occhi miei, che sempre viva portava la traccia di quella vicenda. Se un tempo fu il corpo, dilaniato dal ferro dal tetano e dai vermi che dovette soccombere; oggi è lo spirito della memoria dilaniato da molti cattivi consiglieri di persone che fingono di non sapere, di non vedere, di non parlare.

A pochi metri da una dignitosa torre eretta su ossa di ragazzi massacrati si erge al centro di crocevia stradario un largo ed esteso esempio di mediocrità popolare. Alcuni tubi di ferro arrugginito s'incrociano sorretti da supporti del medesimo materiale. Questo è oggi chiamato, da alcuni, un monumento.

La tragicità dei fatti storici si associa alla tragicità di una memoria falsa segno di tempi bui ed annichiliti, in cui la committenza non ricerca l'artista per il suo merito ma assegna un compito a qualche parente o ad accolito presuntuoso ed arrogante che, senza remora alcuna, senza nemmeno il vago senso dell'estetica, impone alla cittadinanza un generico e banale nulla.

Noi oggi dobbiamo chiederci perché quei ragazzi son morti!! Loro morirono e basta, sacrificati dall'arroganza dei regnanti. Noi dobbiamo chiederci perché. L'arte ha un compito ed un ruolo alto nelle civiltà evolute. Diviene nulla solo nelle civiltà che muoiono, che hanno perso il senso della memoria e l'amore per la bellezza.

Con questa opera commissionata, realizzata e finanziata, il Comune di Desenzano ha sancito ancora la morte di quei ragazzi, schiacciandone, oltre che i corpi, anche la memoria ed il valore personale con il quale riuscirono ad affrontare il comando e la morte.

Non solo; questo strazio di ferraglia se ha un senso è quello di celebrare appunto il ferro arrugginito delle baionette e delle pallottole che smembrarono i nostri padri e li fecero crepare tra atroci dolori dell'agonia lunga e agghiacciante del tetano e delle infezioni.

Questo è un ulteriore oltraggio.

  • UN OLTRAGGIO ALLE ARTI;
  • UN OLTRAGGIO ALLA MEMORIA,
  • UN OLTRAGGIO AL DOLORE DELL'AGONIA;
  • UN OLTRAGGIO ALLA BANALE ED ASSURDA MORTE IN GUERRA.

Auspico che questo sconsiderato oltraggio sia immediatamente rimosso e trasportato alle pubbliche discariche o riciclato secondo quanto indicano le moderne tecniche della raccolta differenziata nel rispetto dell'ambiente. Incoraggio i cittadini di Desenzano ad attivarsi al fine di raccogliere i consensi necessari per indurre l'Amministrazione ad intervenire.

Nicola Eremita.

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