LETTERA APERTA A LETIZIA MORATTI:

dopo gli scempi di Aniasi, Tognoli, Pillitteri, Formentini, Albertini, per favore salvaci da Vittorio Sgarbi

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Gentile Letizia Moratti,

ricevo l'acclusa promettente lettera di speranze qualora lei fosse eletta. Da attento operatore culturale che vive e opera a Milano da oltre trent'anni e che ha vissuto gli scempi culturali, paesaggistici, ambientali, urbanistici e architettonici della città da parte di tutti i sindaci del nostro dopoguerra (Aniasi, Tognoli, Pillitteri, Formentini, ma soprattutto Albertini) responsabili in vario modo di aver ridotto Milano a una periferia mediterranea, peggio di Atene e di Istanbul (lei ha mai visitato Londra, 5 volte più grande di Milano, e le sue periferie pulite, rilassanti, piene di verde e di cure? Oppure Berlino ma anche Amsterdam, Madrid, Barcellona, o la stessa straziata Parigi: si consulti con i loro sindaci e chieda la ricetta). Dal dopoguerra ad oggi mai un progetto urbanistico e di architettura con un po' di qualità e di orgoglio. Malpensa, faraonico esempio di incapacità o di malversazione, ha rappresentato la Caporetto di almeno due amministrazioni.

L'orrore delle auto in terza fila e di bici e motorini sui marciapiedi

Come cittadino e operatore culturale, coinvolto direttamente e indirettamente nei processi ed eventi artistici cittadini, chiedo soprattutto una sua presenza pubblica discreta e di basso profilo, non esibizionistica e folcloristica come il suo predecessore indebitamente imposto da Berlusconi (meno nastri da tagliare ma grande lavoro da formica) e una maggiore attenzione alla pulizia e al verde della città.

Vorrei che lei evitasse a me e a tutti i cittadini l'orrore delle auto parcheggiate in terza fila ma anche di bici e motorini che sfrecciano sui marciapiedi al posto dei pedoni. Insomma, vorremmo una Milano più pulita e vivibile.

Verde, sempre verde, fortissimamente verde

E poi recuperare più verde possibile, smantellando tutte le sculture pubbliche, veri orrori ed errori di arte contemporanea, che ci ha lasciato il craxismo (Tognoli, Pillitteri). Cara Letizia Moratti, non si lasci intimidire dal terrorismo culturale di chi le vuol far credere che la cultura di una città si esprime con la soppressione del verde a favore di ammassi di ferro e cemento armato (come la ignobile gettata di pietra e cemento di Cascella in Piazza della Repubblica) che invadono perennemente lo spazio pubblico.

I bambini di Cattelan sull'albero e non gli scempi di Cascella avrebbero offerto un segnale di vitalità a Milano

Lo spazio pubblico va rispettato e curato. Il poco verde custodito gelosamente. E le sculture pubbliche rimosse o gettate in discarica (a meno che non siano veramente dei capolavori conclamati che però rispettano sempre il verde e la città: vedi i bambini di Cattelan appesi a un albero. Lasciarli almeno per qualche anno su quell'albero sarebbe stato un segnale di adesione alla cultura e all'arte contemporanea veramente forte che naturalmente il nostro Albertini e la sua amministrazione non potevano capire). Ma non occupare ogni angolo di verde, come fece il craxismo, con i suoi pessimi artisti e complici trascurando invece i veri artisti del momento ma anche di oggi (Kounellis, Paladino, Merz, Pistoletto, Paolini, ecc.) che avrebbero risolto in modo poetico e non con tonnellate di cemento il rapporto con il luogo.

Via gli striscioni pubblicitari dalle nostre strade e piazze

Cara Letizia Moratti (ma anche caro Bruno Ferrante, nel caso meno probabile che venga eletto), Milano ha bisogno di un rilancio culturale come lo ha avuto Londra, Barcellona, Anversa, Amsterdam: ma di una cultura reale, contemporanea, cioè vitale, non di prodotti culturali (vedi la nostra architettura urbana) orecchiati, obsoleti e di cattivo gusto, frutto della incapacità amministrativa, della ignoranza, spesso della corruzione. E gli architetti milanesi (dove sei Stefano Boeri?) si armino di coraggio e orgoglio e cerchino di intervenire sulla città. Chiedano di farsi ascoltare e di creare un Ufficio del Bello (sic!) per impedire costruzioni da terzo mondo, per controllare la qualità dei nuovi progetti ma anche per eliminare gli striscioni pubblicitari dalle nostre strade che ricordano Beirut o Tirana. Nessuna città moderna presenta simili scenari di apocalisse estetica.

Ma salvaci da Sgarbi

E poi, cara Letizia Moratti, accolga il mio (e di tutti) appello accorato e disperato. Ho sentito parlare, in caso di suo successo, dell'assessorato alla cultura a Vittorio Sgarbi. La prego, ci risparmi questa condanna. Vittorio Sgarbi può essere molto simpatico, lo so. A taluni può apparire persino colto. E non spetta a me contestare la sua cultura classica. Però l'Assessorato alla Cultura al buon Vittorio rappresenterebbe il più grande disastro culturale di Milano. Peggio di come è stato sino ad ora. L'Assessorato alla Cultura dovrebbe essere affidato a qualche giovane politico (meglio manager) in collaborazione con esperti di marketing: la contemporaneità va compresa e interpretata, non combattuta o irrisa come farebbe Sgarbi. Non si dovrebbero scatenare false battaglie contro falsi bersagli (es. i graffitisti, vera espressione di energia naturale e di creatività spontanea e della strada, accettati ormai inevitabilmente ovunque, salvo poi a ripulire dopo qualche mese gli spazi utilizzati: ma non si ripuliscono le strade? Prevediamolo come costo sociale).

Cara Letizia Moratti, solo una corretta interpretazione di cultura contemporanea, solo con dei sensori attenti ai trend e ai cambiamenti si potrà interpretare il nostro tempo. E Milano ha bisogno finalmente di vivere in pieno e di interpretare, come hanno fatto Londra, Berlino, New York, la contemporaneità.

Signora Moratti, pare lei sia una decisionista.

Ci eviti altri cinque anni di frustrazioni e di rimpianti per non essere nati altrove. Non le chiedo una politica dei massimi sistemi, al momento non ipotizzabile né forse possibile per una amministrazione cittadina. Le chiedo semplicemente una corretta politica delle piccole cose, come fanno tutte le altre città europee. Ed è l'attenzione e la sensibilità per le piccole cose che fanno grande e vivibile una città. Ai miracoli da tempo non siamo più abituati.

Cordialmente