Mostra Collettiva: Arte Fotografica, Artisti Internazionali


15 dicembre | 29 dicembre 2007

torna al calendario 2007

"…anche il mezzo fotografico, ormai è noto, può condurre a risultati di arte pura, la riproducibilità illimitata, non incrina l'autenticità"
Guido Ballo, la mano e la macchina

Blow Up e altre storie


brevi considerazioni sull'arte fotografica

Il grande e, purtroppo, recentemente scomparso maestro del cinema italiano, Michelangelo Antonioni, nel capolavoro Blow Up, pellicola del 1966, immagina un rapporto sessuale metaforico tra la modella ed il fotografo, consumato attraverso l'obbiettivo della macchina fotografica. L'obiettivo sostituisce l'occhio o lo imita, la pellicola sostituisce il cervello. La scena girata da Antonioni è rimasta negli annali del cinema e riassume, in maniera molto poetica, quale sia l'intima relazione che lega il fotografo alla macchina fotografica ed al soggetto fotografato.

La fotografia è un'arte relativamente giovane ed è significativo che la sua diffusione abbia influenzato in maniera determinante la storia dell'arte contemporanea. Uno dei primi effetti di maggior impatto dell'affermarsi dell'arte fotografica fu la crisi che creò nelle altre discipline artistiche. A questo proposito vorrei ricordare le parole di Paolo Manzelli che, nel suo saggio "Tempo Bidimensionale nell'Arte e nella Scienza", scrive:

"Le immagini della pittura non potevano più esercitarsi a competere con la fotografia ed il film nel riprodurre fedelmente la realtà percepita mediante una concezione tradizionale prospettica delle visione, ma si trovavano nella necessità di esprimere l'energia esprimibile da sensazioni artistiche più profonde e dinamiche. La semantica della espressione uni-dimensionale e lineare del tempo esprimibile in termini "passato", "presente" e "futuro" si associava perfettamente alla prospettiva nelle tre dimensioni dello spazio ma tale visione era divenuta insufficiente a dare una descrizione adeguata del divenire del tempo. Wassily Kandinsky ( 1866-1944 ) così come Paul Klee ( 1879-1940 ) percepirono l'esigenza di esprimere l'energia emotiva superando definitivamente la dimensione prospettica in una dimensione espressionista della pittura."

Manzelli pone l'attenzione su alcune delle cause scatenanti che portarono alla rinuncia del figurativismo in senso tradizionale, per aprire le porte a tutte le avanguardie del Novecento, con il progressivo affermarsi dell'arte astratta. In sostanza, la nascita della fotografia ha rivoluzionato inderogabilmente il mondo dell'arte, appropriandosi in maniera assoluta di tutti quei campi di indagine che erano stati per lungo tempo appannaggio della pittura e della scultura. Mi sembra interessante notare come uno degli impieghi di maggior diffusione della fotografia sia stato quello della ritrattistica, campo che era sempre stato fino a quel momento riservato alla pittura ed alla scultura.

L'introduzione della ritrattistica in fotografia, la realtà dei fotografi ambulanti, il relativamente basso costo della realizzazione di un ritratto fotografico, possono essere viste, ante litteram, come una delle prime grandi rivoluzioni pop, molto tempo prima che sulla scena artistica internazionale comparisse la figura di Andy Warhol. Proprio Warhol, teorizzando le basi della cultura pop, ed introducendo il concetto di riproducibilità dell'opera d'arte, ha favorito su ampia scala l'accettazione dell'opera fotografica come opera d'arte.

È curioso, dopo queste premesse, notare come, non più tardi di tre anni orsono, sul sito Pagine di fotografia italiana Fabio Castelli sottolinei come ancora oggi ci sia, da parte della critica e del mercato, una certa reticenza ad accettare le opere fotografiche come opere d'arte a tutti gli effetti e, ricordando alcune affermazioni di Italo Zannier comparse su Fotostorica, noti come la fotografia sia, in Italia, considerata "un hobby divertente alla stregua del gioco delle bocce". La continua evoluzione tecnologica che ha portato in brevissimo tempo dall'analogico al digitale e le mille possibilità fornite dall'utilizzo del computer nella rielaborazione fotografica, hanno creato in tutte le discipline artistiche, e soprattutto nella fotografia, un enorme sconvolgimento, pari forse solo a quello causato dalle norme post-conciliari del secondo Cinquecento o alle avanguardie del primo Novecento.

Confesso che molte delle considerazioni che sto affidando a queste pagine, sono state il frutto del mio impegno come giurato e come curatore del I° Concorso di Arte Fotografica "Artelaguna". Nel momento di allestire la mostra dei finalisti, mi sono reso conto come si sia cercato, con questo concorso, di dare una grossa possibilità a chi usa questa disciplina artistica come principale mezzo espressivo. È mia speranza, per concludere, che questo piccolo catalogo sia, non solo una fondamentale testimonianza dell'impegno profuso dall'organizzazione e, soprattutto, dagli artisti, per creare una nuova ed importante realtà culturale, ma diventi anche un mezzo di divulgazione che permetta alle opere selezionate di ricevere la giusta e dovuta attenzione.

Igor Zanti


Mostra Collettiva

La fotografia come fine

Osservando la realtà fotografica italiana e paragonandola con quella internazionale, si notano ancora molti punti di diversità. Nonostante lo scenario globale del sistema arte, nel nostro paese permangono ancora molti aspetti deficitari nel modo di concepire questa espressione.

Il modello di utilizzo e divulgazione è legato a modalità che vedono la fotografia come un'arte minore o comunque destinata ad un uso specifico e funzionale. Difficilmente si riesce a far percepire al grande pubblico la valenza del genere fotografico nella sua accezione di arte visiva autonoma e slegata da ogni altro fenomeno.

Francesco Bonami, nel catalogo dell'esposizione "la dolce crisi" del 2006, poneva l'attenzione su questo fenomeno affermando che la fotografia italiana si è sviluppata ed è rimasta vittima di tre tendenze:
il paparazzo, il fotografo di moda e la fotografia di architettura.

Si preferisce attribuire alla fotografia un valore solo funzionale e non di fine ultimo. Negli ultimi anni la disciplina si sta finalmente smarcando da questa veste che gli è stata cucita addosso. Questo avviene però con notevoli difficoltà, anche per colpa di una strutturazione che va dalle mostre alle riviste, fino al campo commerciale.

C'è da sottolineare altresì che viviamo nell'epoca delle immagini e ogni singolo momento della nostra esistenza è pervaso da icone create dalla pubblicità. Di conseguenza il ruolo del fotografo viene esteso a molteplici funzioni specie in seno al mondo dell'economia per la promozione dei prodotti.

Gli studiosi odierni devono continuare ad adoperarsi per far sì che la fotografia riesca a ricavarsi in modo compiuto un proprio spazio ed una considerazione d'arte indipendente da qualsiasi uso. A favorire questo processo è stato certamente il sistema dell'arte contemporanea. Sembrerà paradossale ma proprio un uso non esclusivo della foto come via espressiva ne ha rafforzato la credibilità in seno al calderone delle arti visive.

Analizzando i nuovi autori del belpaese è facile osservare come molti giovani coniugano l'utilizzo della foto con il video e l'installazione, creando dei rapporti di intermedialità. Si creano una serie di scambi relazionali che portano alla creazione di una nuova figura di fotografo, che sa valutare il suo agire come atto creativo intimo ed emozionale. Come sottolinea Roberto Valtorta:
in anni recenti, la caratteristica della fotografia è parsa sempre di più quella di essere un'arte giovane, nata tardi in seno alla millenaria e complessa storia dell'arte occidentale, che abbia avuto in sorte il dovere di trovare un'identità, maturare e poi invecchiare celermente "È contemporanea la fotografia ?", Lupetti editore, 2004.

Si ricordi che la fotografia ha neanche due secoli di vita. Di conseguenza bisogna affrontare e risolvere tutta una serie di riflessioni e vincoli verso i quali la pittura si è rivolta con lassi di tempo ben più agevoli. Una delle ultime barriere, che si sta lentamente sgretolando, è l'esaltazione del tecnicismo. Precisando che la tecnica è uno degli assunti fondamentali per ogni genere espressivo, non bisogna confonderla con il mero virtuosismo fine a sé stesso. La fotografia è sottostata ad un accanimento verso il mezzo.

Oggi si sentono spesso dibattiti circa la "superiorità" del bianco e nero verso il colore, oppure del digitale nei confronti dell'analogico. Ovviamente sono riscontrabili delle sensibili differenze ma non vanno creati dei valori assoluti. Il rischio è porre dei discorsi sterili e passatisti. Sono dispute in merito a elementi tecnico/formali che frenano la reale ricerca artistica.

L'attenzione va rivolta alla poetica, alle istanze che la muovono e su come l'espressione sappia focalizzare gli umori di un determinato momento storico e sociale. Ovviamente il lato tecnico è vitale. Chi di noi non s'emoziona davanti alla perfezione di visione di un lavoro di Hiroshi Sugimoto o Gabriele Basilico ?

La loro grandezza non risiede solo in una ineccepibilità formale. I maestri della fotografia sanno creare un substrato di emozioni e riflessioni che coinvolgono il fruitore in modo diretto. Come per le opere pittoriche, il tempo della mera rappresentazione è finito. La fotografia non è costruita da una semplice raffigurazione naturalistica della realtà ma la componente soggettiva deve essere preponderante.

Si potrebbe dire che anche il raggio d'azione del fotografo odierno è cambiato. È sintomatico pensare che uno dei partecipanti del Primo Premio Internazionale di Arte Fotografica Artelaguna avesse chiesto di non stampare la sua fotografia ma di proiettarla alla parete. Mediante il mondo delle arti visive si creano della relazioni anche estranee al normale modus operandi del fotografo. Quindi, viene a traballare la stessa definizione di fotografo.

Ritengo che l'autore odierno debba operare in modo libero, mediante un continuo dialogo con gli altri linguaggi espressivi. Solo il saper affiancare alla padronanza del mezzo una lucida visione soggettiva e poetica, evita che la ricerca si areni nella sterile rappresentazione. La fotografia come tutte le forme d'arte deve affrancarsi da ogni rigida schematizzazione, per non essere un semplice doppione, ma un peculiare punto di vista sulla realtà.

Carlo Sala