Partecipazioni Nazionali, esposizione collaterale Estonia


08 giugno | 23 giugno 2007

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Prefazione


l'Estonia inaugura la sua prima partecipazione alla Biennale di Venezia e, in questa occasione, gli artisti del Kursi Kool Kond Artists' Group hanno ottenuto anche un padiglione collaterale presso la Galleria d'Arte III Millennio.

Ancora una volta la Galleria d'Arte III Millennio è lieta di ospitare artisti provenienti dall'Europa dell'est. Era stato nel 2004 con la collettiva dedicata ad una ricca e autorevole delegazione di artisti della Bulgaria, che ospitò opere di grande pregio, ricordo tra i più noti, Blazhev, Roussev , Katsamunski, Yanakiev, Pamuckiev.

Come allora anche oggi ritorno a considerare l'arte dell'oriente europeo feconda patria di giovani talenti e rifugio di grandi maestri. Quando visitai Mosca, dieci anni fa feci una considerazione. Molti di noi, quando visitano i paesi che furono interessati dal regime sovietico si soffermano a osservare le differenze nello stile di vita, nei consumi quotidiani e, confrontando le abitudini occidentali con quelle di quei paesi, semplicemente esaltano queste ovvie differenze; ma in questo modo si sfiora solo la superficie.

Chi ragiona sul fatto che in tutti i paesi che rimasero chiusi nella cortina di ferro, l'attenzione verso musica, poesia, danza, e arte in genere è segnatamente più viva?
Pochi leggono libri in Italia, quanti di noi leggono poesie?
Ebbene, nell'Europa dell'est si vendono libri di poesie e si leggono poesie, e si va spesso a teatro per esigenze culturali e non per dar sfoggio di sé stessi.

Pochi ascoltano musica classica in Italia, molti giovani dell'est ascoltano musica classica.
Quanti si dedicano alla danza con spirito di sacrificio e quanti alla pittura ed alla scultura con sincera esigenza spirituale e non solamente con il mito della fama e del rapido e facile successo?
Quando poi fui in Bulgaria, un paio di anni fa feci la medesima considerazione.

Forse dovremmo fare tutti una riflessione su quello che noi stiamo oggi offrendo della nostra società "avanzata" a coloro che facevano parte di quelle, cosidette, arretrate.

Il Kursi Kool Kond Artists's Group è una società di Artisti che proviene dall'Estonia. Loro preferiscono definirsi un gruppo di amici ma, nei fatti, costituiscono una vera e propria scuola d'arte.

Priit Pajos; Priit Pangseep; Ilmar Kruusamae; Peeter Allik; Albert Gulk, espongono le proprie opere qui nella Galleria d'Arte III Millennio, mentre Marko Maetamm espone al padiglione dell'Estonia alla Biennale di Venezia. Gli altri esponenti del gruppo sono: Reiu Tuur; Imat Suumann; Kulli Suitsu; che non partecipano alla mostra.

Kursi Kool Kond Artists's Group o Kursi School of art è una realtà dell'arte contemporanea estone che ha visto la luce nel 1988 ben 18 anni fa; un vero record se consideriamo che in genere queste aggregazioni di artisti hanno una vita media di 4 o 5 anni. Il gruppo sorge in un momento storico significativo, in cui si iniziano ad avvertire i primi sintomi della definitiva rottura della cortina di ferro che avverrà di lì a poco nel 1991.

Il gruppo ha intenzione di produrre opere che siano divertenti ed esaltino i lati grotteschi e ridicoli del mondo, senza alcuna pretesa di proselitismo o retorica politica ma le prime loro esposizioni hanno un effetto devastante sulla rigida censura di mosca e sugli equilibri dell'accademia estone. Tuttavia la seria scuola d'arte di tradizione e la voglia di cambiamento degli spiriti liberi producono risultati dirompenti e di sicuro risultato comunicativo. La rigida retorica è soppiantata da affabili e ironici riferimenti e sottili allegorie, il dialogo si fa piacevole, scherzoso, avvincente ma anche ricco di riferimenti all'emotività, alla psicologia, al dramma, alla teatralità, all'interpretazione della condizione umana.

Il collante che ha mantenuto coeso il gruppo è stato sicuramente un felice senso dell'amicizia e della fratellanza che accomuna queste persone. Quindi la condivisione profonda d'ideali e valori comuni. Tra questi il più importante, un valore che è anche alla base dell'attività della Galleria d’Arte III Millennio e cioè il modo di porsi nei confronti dell'atto creativo e dell'impulso che scatena questo atto. Non esistono pregiudizi, non esistono militanze e chiese, non esistono appartenenze e correnti prevalenti, non esistono dogmi né regole né esigenze di leadership. La prova è nel fatto che queste opere, se le osservate, non hanno nulla in comune tra loro.

Potrei affermare tuttavia che tutti loro sono accomunati da una caratteristica atavica dell'arte dell'est: la consapevolezza che esista una dimensione altra, non fuga dalla realtà ma la sensazione vivida della consistenza di mondi paralleli in cui abitano esseri fantastici o creature mitiche, luoghi da cui provengono i sogni e i colori, le luci dei tramonti e il nostro incomprensibile senso malinconico al tempo stesso tripudiante di gioia e eccezionalmente disperato. Imat Suumann afferma che, nonostante la contemporaneità consideri un tramonto kitsch, egli rimarrà sempre incantato dalla bellezza dei paesaggi naturali e che non potrà mai non riconoscere la bellezza che non può per definizione essere kitsch.

Ogni artista comunque cura e persegue la propria tensione creativa, senza condizionamenti reciproci che non siano di puro piacere e confronto paritetico. Vi sono ovviamente anche altri valori che tengono unito il gruppo e lo fanno crescere. Ad esempio una certa condivisibile polemica nei confronti della visione centralizzata dell'arte, nei confronti di coloro i quali ritengono che si possa fare arte contemporanea solamente vivendo e operando nelle grandi metropoli in cui tutto accade e che l'arte decentrata sia liquidabile frettolosamente come "arte provinciale". Kursi è il nome di almeno 4 villaggi in Estonia, 4 piccoli villaggi…

Ed è in un piccolo villaggio che nasce il Kursi Kool Kond Artists's group, proprio per rompere questi schemi mentali e adeguarsi ai tempi che cambiano, che lo si voglia o no, e che ci indicano il ruolo dell'arte quale aveva nella notte dei tempi: un fenomeno locale e diffuso, frutto del genio del singolo visionario che agisce guidato dal ragionamento induttivo e che in questo modo è in comunicazione ed in sintonia o in conflitto con l'universo. Insomma l'eroe romantico per eccellenza, libero e indipendente.

Ancora una volta appare l'eroe romantico, il lupo della steppa di Hermann Hesse. Di fronte a tale potenza e semplicità non c’è curatore che tenga, non c’è biennale che resista. Con una realtà del genere questi eventi di pretesa esposizione internazionale dello scibile artistico sono ridimensionati al loro vero ruolo di parziale esemplificazione se non di personalistica e parziale celebrazione. Lo scenario ideale per la rinascita culturale e la riaffermazione delle gallerie d’arte, numerose e distinte e indipendenti e delocalizzate ma connesse in rete, quale vero e valido intermediario per un pubblico che ha bisogno di essere nutrito più che stupito.

Un tempo gli artisti venivano reclusi nelle corti, poi venne l'epoca delle biennali che per gli stupidi sono il luogo in cui l'artista è riconosciuto come tale; ma, come già dissi , la vera affermazione dell'artista è con il pubblico, con la gente comune che è grata per la bellezza e la ricchezza che l'artista produce semplicemente dalle sue mani e che paga l'artista per acquistarne l'opera perché gli piace e la vuole con sé.

Questo può accadere ovunque, in una stalla come in un grattacielo ma c'era chi diceva che dai diamanti non nasce niente ma dal letame nascono i fiori. L'arte, e con questo so di esprimere anche il parere di Kursi Kool Kond, non è un fenomeno che si possa semplicemente etichettare e catalogare e quindi mettere in classifica o piegare alle esigenze di un singolo. Venezia ne è un esempio. È un'architettura organica, frutto dell'immaginazione di migliaia di piccoli costruttori e artigiani e architetti. Se fosse stata progettata e costruita da un solo, per quanto grande e geniale architetto, sarebbe stata orrenda ed inconfrontabile con la nostra attuale città.

Così è anche l'arte. Essa va appresa quotidianamente, è come l'acqua, non ha forma definita ma assume tutte le forme. L'unico suo principio è che si basa sull'attività cerebrale più profonda: l'istinto. Come tale alimenta il sogno e il mistero. Queste sono le lettere dell'alfabeto dell'arte.

Vorrei ora presentarvi gli artisti che espongono oggi. Sono artisti di diverse generazioni: il più giovane è nato nel 1971, il più anziano nel 1957, rappresentano quindi un bel pezzo di storia dell'arte contemporanea estone.

La prima impressione che ho avuto vedendo le loro opere è la sincera passione e la forza creativa. Sono artisti che lavorano sulle loro opere e non su quello che delle loro opere si dice. Qui non c’è nulla di gestuale, non si gioca sull'equivoco e sull'apparenza. L'arte di questi artisti è concreta tangibile apprezzabile con l'occhio e con la mano. Non si gioca su banali provocazioni o elementari segnali mono-toni. Si tratta di un'arte incontaminata.

Ancora non pervasa dalla malizia e dal cinismo di casa nostra e dall'american style, per questo qualcheduno con la smania di uniformarsi si affretterebbe a sorridere e a definirla provinciale e non internazionale.

È un'arte che cerca il mistero, che s'interroga su questioni fondamentali e non si disperde in cronache quotidiane, non s'incarica di lanciare segnali al mondo semmai con presunzione e perentorietà; non è un'arte che pretende di essere elevata sul piedistallo della nostra cronaca viscerale.

È un'arte che parla all’anima, al cuore. È mistica, simbolica, scenografica, ironica; come dev'essere chi intrattiene e vuole stupire affascinare ammaliare e quindi condurre al ragionamento libero.

L'Estonia è un paese di piccole dimensioni affacciato sul mar baltico, che ha avuto un passato molto travagliato e vive un presente difficile e duro. Anche per questo l'arte dell'Estonia è incontaminata. Non ha avuto ancora il tempo per divenire espressione od oggetto della subcultura dei media e del consumismo. È un'arte che convive con un ambiente fertile e fecondo perché irto di difficoltà e speranze, forse in contrasto con il nostro equilibrio sul filo della decadenza.

Non parlo male della nostra arte, il mio è un proposito polemico per accendere un possibile dibattito con chi le mostre le organizza ma non rischia nulla perché tace e non s'espone e non riflette apertamente con il pubblico ma lascia cadere la questione nel silenzio; e questo per me è male. Nelle tele di questi artisti e nella carta di questi artisti, sento l'odore del carbone che brucia nel camino, e vedo la bruma estesa sulla pianura umida, sento odore della terra. Vedo l'arte ancora intesa principalmente come lavoro dell'artigiano e quindi sublimazione dell'intellettuale. Saper scrivere per poi scrivere e quindi andare oltre la scrittura e così s'aprono mille sentieri da intraprendere.

Arte intesa come onesto lavoro creativo fatto di fatica e impegno fisico; concetti spesso lontani dalla nostra contemporaneità fatta di artisti bambini già viziati che immaginano i loro piccoli e rapidi schizzi pronti solamente per qualche asta milionaria.