manifestazione in occasione della Biennale di Venezia o padiglione nazionale della Biennale di Venezia presso i locali della Galleria d’Arte Terzo Millennio
53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi”. Padiglione Nazionale per l’artista taiwanese di grande fama mr. Lee Sun-Don, dal 24 giugno al 24 settembre 2009. Opening 24 giugno ore 18.
Taiwan estende la sua già importante partecipazione alla Biennale di Venezia presentando presso la Galleria d’Arte Terzo Millennio un padiglione collaterale a quello ufficiale del Palazzo delle Prigioni. Qui ospita le opere di Lee Sun-Don. Potremo apprezzare un’imponente raccolta di dipinti che sono ispirati alle affascinanti filosofie orientali.
Mostra collettiva in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.
Il gruppo di artisti Officina Lombarda coglie l’occasione della 53. Biennale di Venezia per esporre alcune delle più significative opere.
dieci artisti Lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.
Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di autori che conoscono il mestiere dell’artista.
Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.
Qui pare si voglia riaffermare il valore della pittura e della scultura nel loro più canonico significato ponendosi quindi in un certo contrasto con le più recenti usanze di questo vago e sfuggente mondo. Il medesimo titolo dato alla mostra non nasconde una vena polemica.
Espongono:
FRANCESCA ANASTASI, VANNI BELLEA, GLADYS COLMENARES, ANTONIO FITTIPALDI, MASSIMO FONTANA, LUCA GHIELMI, RUGGERO MARRANI, EZIO PINCIROLI, GIUSEPPE SASSI, MARIDA TAGLIABUE.
Mostra collettiva di dieci artisti internazionali in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.
dieci artisti lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.
Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di dieci autori che conoscono il mestiere dell’artista.
Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.
Biografia: dentro al momento storico, una libera traiettoria di creatività punta sia sulla sperimentazione soggettiva, sia sull’allusività citazionale. L’artista trasforma l’idea stessa di ‘rappresentazione’ nel consistente aumento degli spessori, dove ogni parvenza di forma è pronta a disperdersi in effetti materici e nella forte sensorialità dei rossi. Le opere testimoniano l’avanzamento verso la tridimensionalità vissuta nel disarticolarsi della superficie con inserimenti di ferro, lamiere e altro di recupero, così come la precarietà esistenziale è sigla delle sculture in un legno ferito da mille graffi.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: molto più che per Colmenares ecco qui una vera e propria citazione del Depero; ma forse e più ancora, dell’arte cosidetta concettuale stante l’utilizzo di materiali di risulta o non “attinenti”. L’opera è molto piacevole alla visione per il suo equilibrio formale di pieni e vuoti e di volumi e superfici piatte. Bene anche l’impianto scenografico che si snoda in quattro livelli o quinte teatrali. Anche in questa si respirano anni lontani, nostalgie e rimembranze di un periodo collocato all’inizio del XX secolo.
Biografia: nasce nel 1983 a Varese dove tuttora vive e lavora. Dopo il diploma al Liceo Artistico “A. Frattini” di Varese, la giovane artista segue i corsi dell’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Lavora dal 2003 come progettista d’ interni per uno Studio di Architettura: lo stretto contatto con il panorama del design introduce nella sua pittura un elemento di costante innovazione.
Partendo dall’osservazione, accompagnata dalla continua rielaborazione personale, giunge ad una pittura ricca di materia e colore e decisamente libera da vincoli accademici. Nel dipingere predilige l’uso di acrilici “mixati” ai più svariati materiali, dalla sabbia alla stoffa, da scarti di metalli ad avanzi di stampi plastici. Tutto questo crea un sottile dialogo tra materia e colore, per uno stile originale ed informale, che richiama l’astrattismo.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: l’opera rammenta lo stile di Osvaldo Licini. Il segno infatti denota quel senso astratto ed informale e la prevalenza del colore proprio sulla forma. Ancora si legge un’amabile punta di ironia. Il tema che il titolo sancisce ricalca anch’esso la strada del Maestro Marchigiano ed infatti la tela è colma di quel surrealismo fantastico che la rende molto piacevole e divertente. La tela s’inquadra quindi con risolutezza nella corrente astrattista degli anni trenta ma non italiana bensì più vicina alla scuola di Kandinskij. Il tratto è delicato, posato con accuratezza.
“viaggio nel tempo” tecnica mista cm 100×70 2006
Ezio Pinciroli
Biografia: “..Ogni sogno ed ogni emozione estrapolata dal mio inconscio, per quanto stravagante, si traducono in una convincente sensazione pittorica”.
L’artista, che vive e lavora a Legnano, inizia a dipingere prima su basi figurative ed impressioniste, poi con il disegno e la poesia approda all’astrattismo. Verso la metà degli anni ottanta affianca alla pittura anche scultura, fotografia e letteratura, scrivendo due romanzi di carattere sociale: “Gente di primavera” e “Per un passo in paradiso”.
Artista a tutto tondo, viaggia molto sia per piacere che per studiare nuove forme, colori e luci, in particolare dagli ’90, quando la sua pittura si avvicina all’informale, con un’esaltazione della casualità segnica e materia, privilegiando il colore Oro.
Tra le molte mostre, ha esposto al Circolo della Stampa di Milano, all’Espace Fontevielle di Montecarlo, a Bruxelles, a Malpensa Arte, a Piacenza, a Padova, a Varese ( Antico Chiostro di S. Antonino ), al Museo Pagani di Castellanza ( Va ) e a Lecco.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: astratto si ma con un certo intento impressionista. Egli dice infatti di voler dar sfogo alle proprie emozioni e trasformare quindi la forma astratta in una sensazione, non in un concetto. Nulla di più romantico. E questo dipinto, più che una forma astratta potrebbe intendersi come un fenomeno naturale, una nebbia d’oro, una cascata aurifera, desiderio di perdersi in una preziosa emozione, seppur impalpabile ed effimera. Forse l’astrattismo qui va messo un poco da parte; prevale un romantico impressionismo.
“la leggerezza” malta acrilica e smalto su tela cm 40×40 2008
Sassi Giuseppe
Biografia: l’artista affronta tematiche diverse in un linguaggio personale e incisivo, dove si fondono istanze figurali e astrazioni metaforiche, vivacemente ritmate in guizzanti cromie. Un’arte poliedrica, la sua, affidata a una grande sensibilità e vivo senso del colore, per raccontare il suo tempo interiore.
Il tratto sicuro della forma rimanda a un sapiente equilibrio spaziale e prospettico, che talora sfuma per lasciare spazio all’istintualità timbrica di colore e materia che riportano a stati d’animo intensi.
Molteplici le mostre a cui ha partecipato, a Roma, Parigi, St Moritz, Milano e in altri luoghi della Lombardia, a Cuneo, in Puglia e via dicendo. Molti i premi ricevuti un pò in tutta Italia. Sue opere si trovano in permanenza a Bratislava, in Slovacchia e al Museo di Teglio.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: anche questa opera richiama i valori dell’impressionismo. Questo nostalgico paesaggio è cristallizzato, immobilizzata in un tempo mai passato. L’artista mette il colore al servizio della sua sensibilità. Egli immortala le proprie emozioni nella natura antropizzata con efficacia. Il tema è difficile, perché banalizzato oggi dalla fotografia e dalle infinite riproduzioni delle bancarelle. Ricordiamo tuttavia che l’arte non necessita di alcun luogo per essere ammirata, se essa è bella.
“Lago di Lugano” olio a spatola su tela cm 100×70 2005
Colmenares Gladys
Biografia: “sculture, pannelli, installazioni, dipinti. Gladys Colmenares, nata a Caracas, in Venezuela, si presenta con un repertorio di opere dove la libertà espressiva sprigionata attraverso le colorazioni vivaci e multiformi cattura l’attenzione di chi guarda, sulle stesse frequenze della magia del momento creativo fissato per sempre nell’opera d’arte.
Spesso sono”assemblages”, formati da pannelli colorati, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti, bamboline, piccole figure in legno o plastica, scovate nei mercatini o di quelle che si trovano nelle merendine e nelle uova di Pasqua.Talora sono “installazioni”: così come nelle pitture-oggetto o negli assemblaggi, è ben presente l’aspetto ludico.
Sono grandi o piccoli manufatti in cui si incontrano surrealtà, divertimento, invenzione; possono essere letti e compresi da tutti, grazie alla gioia visiva che sanno dare, irripetibili, pieni di felicità e di colore. Nei “dipinti”, una straordinaria capacità di elaborazione tematica consente di affrontare, in un linguaggio molto personale, l’astrazione e le istanze metaforiche ritmate in guizzanti cromatismi.”
Così scrive dell’artista il critico Fabrizia Buzio Negri Nell’ambito della sua carriera artistica ha allestito numerose mostre personali e collettive, a Londra, Caracas, Praga, Brescia, Milano, Bologna, Varese, riscuotendo ampio successo da parte del pubblico e dalla critica, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: qualcosa della creatività immaginifica di Depero lascia le sue traccie ma depurata da qualsiasi intento drammatico. Intravvedo la generazione pop degli anni sessanta magari in qualche accostamento con prodotti di uso comune; ma sempre filtrati dal punto di vista soffusamente fauves.
In realtà prevale la componente naif con una fortissima caratterizzazione etnica; questo è evidente dall’uso del colore e dalla mano che pare danzare più che dipingere. Questo modo di esprimersi richiama con ardore la cultura afro-americana e delle americhe del sud. I risultati sono: opere che trasmettono messaggi estremamente positivi ed ottimistici; un esplicito richiamo alla sensualità; un’aperta passione per l’infanzia; il desiderio di trasmettere agli altri la passione per il movimento ed il ritmo.
“standing not hanging” tecnica mista su legno e plexiglass cm 35×24 2008
Ghielmi Luca
Biografia: ingegnere aeronautico, dipinge con assiduità dal 1990. Amante dell’espressionismo e delle sue derivazioni, privilegia la gestualità rimanendo saldamente figurativo. Egli sente la necessità che la vita entri di prepotenza dentro le sue opere, per trasmettere altre emozioni nel ritmo del non-colore.
Nasce così una sorta di stenografia bruciata dall’ansia di una visione velocizzata sulla carta di giornale nel senso di un “presto”musicale e nel gesto audace dell’olio, dello smalto industriale e del pennarello. È il “quotidiano” di un viaggio esistenziale che stringe cinematograficamente su interni e annotazioni di situazioni particolari.
È stato selezionato per la mostra al “Salon des Artistes Européennes de Bejing” nella Città Proibita a Pechino. Ha esposto a San Pietroburgo, Bologna, Milano, Varese e in Svizzera nel Canton Ticino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ancora un’opera neoespressionista forse ancor più caratteristica. I cromatismi pare vogliano richiamare la rappresentazione rabbiosa di Vedova mentre le inserzioni di giornale potrebbero essere una citazione di Mimmo Rotella. Il genere espressionista tende sempre a ricevere reazioni contrastanti nel pubblico; amato od odiato senza vie di mezzo. Il rischio che affrontare questo genere comporta suggerisce sempre all’artista di rifarsi o di citare maestri affermati. Così è qui come anche in altre opere di questa mostra.
“still life with fork” smalto industriale su quotidiano francese cm 57×40 2009
Tagliabue Marida
Biografia: ha l’Africa nel cuore, un mondo di accensioni coloristiche improvvise, che riprendono senza limiti ispirativi brani di culture piene di mistero, ossessioni ricorrenti nei contorni decisi delle figure, nelle astrazioni simboliche di una primordialità vicina a tanta arte contemporanea. Tra danze tribali, suoni di tam-tam, animali dalla fierezza inaudita, forme geometriche di un ritmico design dalle mille sfaccettature, la pittura dell’artista va a catturare, in una immedesimazione passionale, esperienze sensoriali vissute in una sorta di ultrasensitività accentuata sulle tele dal fondo color terra bruciata e dai timbri coloristici più esaltanti del Continente Nero.
L’artista ha esposto con successo in molte mostre, a Milano, Locarno, St. Moritz e in altre gallerie della Svizzera e di recente al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Marrakech.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ecco infine Rousseau; mancava solamente la sua citazione per concludere questa rassegna. La naturalezza ferina ripropone nel gesto e nei valori sottesi il grande maestro francese. Rappresentare in questo caso equivale a possedere ed emulare. In un gioco di transfer freudiano la pittrice si immedesima nella bestia feroce.
Il soggetto non è creato per semplice ammirazione o funzionalità estetica. Non è il vello dorato del ghepardo non è il senso decorativo ad interessare l’autore. Ella infatti crea il feticcio con il quale magicamente assorbirne le qualità. L’artista cerca l’essenza della bestia, la sua dote selvaggia. Cerca lo spirito che incarna quel corpo che spira in quei luoghi. Interiorizzazione del soggetto, pratica antica dell’arte giapponese.
“pausa di riflessione” acrilico e oro su tela cm 100×100 2008
Fontana Massimo
Biografia: apprese le prime tecniche del disegno e della pittura, nel corso degli anni ha dedicato molto del suo tempo alla sperimentazione pittorica, specialmente alla ricerca del bilanciamento del colore. Oggi le sue tele hanno una comunicatività immediata, con una materia ricca di fermenti e un segno forte, esaltante, a volte angoscioso, a volte ludico, che si avvicina a un graffitismo di frontiera.
È ardita mescolanza di tendenze moderne e arcaici riferimenti nei quali non esistono regole e schemi, ma solo la necessità di comunicare liberamente gioie, paure, dubbi esistenziali. Riccardo Fassi con Enrico Rava hanno usato un’opera di Fontana come cover per il Cd “SEVEN PIECES FOR LARGE ENSEMBLE”, edito da Splasc(H) Records nel 2007.
Ha esposto con molte personali di grande impatto, in Svizzera, a Chiasso, a Locarno, a Lugano alla UBS Bank, nell’Ospedale Regionale e alla Galleria Blu Art Vezia, a “La Posteria” di Milano, a Varese in varie sedi istituzionali, a Villa Pomini di Castellanza ( Va ).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: pittura emotiva abbandonata alla pura istintualità. Questo aspetto potrebbe accostare la mano di questo autore al neo-espressionismo. Quindi già più recente rispetto alle opere viste prima, mi rifeisco infatti già agli anni ottanta del XX secolo. Tutto lo fa supporre. La tela esprime un’immagine mentale e visionaria, il colore è al centro della composizione e non è diluito. I contrasti sono forti.
“ghost” tecnica mista su tela cm 120×100 2009
Marrani Ruggero
Biografia: ha compiuto gli studi universitari presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia; è stato allievo del Maestro Gerardo Dottori, aerofuturista. Titolare della cattedra di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Varese. Fino al 1980 si dedica prevalentemente alla pittura. Da quella data, inizia lo studio della ceramica. La sua ricerca è rivolta soprattutto all’osservazione delle planimetrie cartacee e delle vedute aeree. È nata così la sua AEROSCULTURA.
Nella realizzazione di ogni opera, partendo dalla forma perimetrale della base in legno, il progetto segue uno schema geometrico che dà la forma alla terracotta, per creare un “UNICUM” tra base d’appoggio e scultura. Marrani ha realizzato anche vari allestimenti ambientali. La ricerca odierna ha sviluppato una soluzione artistica particolare che ha chiamato “INTERATTIVA”.
Le nuove sculture coinvolgono l’osservatore e lo stimolano ad intervenire e modificare l’opera. Numerosissime e sono le mostre personali e sue opere si trovano in varie strutture pubbliche. Ogni riferimento artistico può essere richiesto alla Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (Va), all’Archivio per l’Arte Italiana del Novecento di Firenze, al Museo Internazionale di Design Ceramico di Laveno Mombello ( Va ) e al Civico Museo d’Arte Moderna” in Maccagno (VA).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: sono cose che hanno avuto origine all’inizio del secolo; quando la produzione industriale ha suggestionato gli animi sensibili di molti uomini che vedevano il mondo cambiare e volevano dare il loro contributo nel campo delle arti.
Una lunga scia che si snoda dall’art nouveau al futurismoe alle arti applicate di Depero alle opere demenziali di Manzoni alle installazioni di Beyus fino ai monitors dei nostri più recenti tempi.
Dalla rivoluzione informatica potrebbe offrirsi questa chance per la Scultura Interattiva; forse l’unico vero esempio qui di opera che si lega al passato solamente per il fatto di interpretare il proprio presente.
“scultura interattiva curva + sfera = equilibrio” terracotta policroma e raku cm 40x40x58 2009
Bellea Vanni
Biografia: dal 1978 dipinge attuando una ricerca di forma e colore che riguarda una scomposizione tra il ludico e il favolistico della realtà. Nel procedere combinatorio del “puzzle”, tessere e campiture implodono ed esplodono a piacimento in una illusione di ottica frantumata, con la fantasia che tutto divora in una pittura rimbalzante nelle rifrazioni della luce di un caleidoscopio.
È finalista al “PREMIO ARTE MONDADORI 2001”; due sue opere sono pubblicate nell’enciclopedia della pittura moderna italiana n. 42 edita da Mondatori. Molte le esposizioni, alcune anche all’estero di cui un paio a Parigi. È stato selezionato per esporre alla Maison de la Culture Européenne, all’interno della Città Proibita a Pechino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: opera che potrebbe essere esposta in una mostra dei primi del novecento a Parigi. È collocabile pienamente nel contesto della corrente cubista e con orgoglio ne richiama il senso nella forma ed anche nella combinazione coloristica. Il senso di pieno che questo dipinto trasmette è angoscioso.
Si ha la sensazione di essere travolti dalla massa corpulenta oppure di essere assorbiti dagli strabordanti volumi. Questa struttura di materia si avvicenda ad un’altra e poi da un’altra sarà sostituita. Così via come in una sequenza cinematografica o in una rovinosa frana di scenari cubici. Solamente un piccolo e timido sole sembra rimanere punto fisso nella scena.
“nel momento in cui la luna è più lontana” olio su pannello di legno cm 70×100 2008
Dopo le terribili alluvioni mareali ed in occasione dei dieci anni della Galleria, abbiamo rinnovato tutta la sala espositiva, inauguriamo il 1 maggio 2011 alle ore 18.
A causa delle acque grandi del 2008, 2009, 2010 la Galleria d’Arte Terzo Millennio è stata seriamente danneggiata dalle inondazioni/alluvioni. Abbiamo quindi dovuto rinnovare tutto l’impianto elettrico e le attrezzature interne, approfittando per inserire alcune migliorie estetiche.
Causa la sciagurata alluvione del primo dicembre 2008 la Galleria d’Arte Terzo Millennio ha subito ingenti danni che l’hanno costretta alla chiusura per alcuni mesi.
All’interno dei locali si sono riversati oltre venti metri cubi d’acqua salsa e carica di agenti patogeni e colibatteri, l’acqua che scorre nei canali di Venezia insomma.
L’intero impianto elettrico è stato distrutto mentre alcune piastre della pavimentazione sono saltate, gli intonaci sono stati compromessi.
I lavori sono cominciati subito. Abbiamo dovuto completamente svuotare la Galleria e demolire alcune parti di muratura. Abbiamo dovuto sostituire tutti i cavi elettrici e nelle canaline abbiamo trovato oltre cento litri d’acqua salmastra.
Abbiamo quindi studiato diverse soluzioni fino a trovare un cavo speciale che resiste all’immersione. Abbiamo approfittato della chiusura per apportare anche altre migliorie allo spazio espositivo.
Il 21 Marzo abbiamo riaperto la Galleria inaugurando una bella mostra di scultura.
Mostra personale dei dipinti di Rossella Mocerino ( artista newyorkese di origini italiane ), dal 05 al 19 febbraio 2010 in occasione del Carnevale di Venezia “SENSATION”, opening 11 febbraio giovedì grasso dalle 18 alle 21.
Biografia
Rossella Mocerino è nata in Toscana. Attualmente vive e opera a New York dove risiede in Greenwich Village. Ha studiato disegno alla Lega degli Studiosi dell’Arte di New York City, quindi anatomia con Robert Hale della Lega degli Studiosi d’Arte, quindi tempera con l’artista newyorkese Olivera Sajkovic, quindi storia dell’arte con Sarah Lawrence a Firenze.
Espone le sue opere nel Vecchio e nel Nuovo Mondo in mostre personali e collettive dal 1981.
Introduzione del curatore dr. Nicola Eremita
Giovane pittirice attiva negli Stati Uniti, profondamente affascinata da Venezia, ama rappresentare le maschere tipiche della Commedia dell’Arte ricercando in esse i valori fondanti l’immaginazione ed il rapporto dell’umanità con l’autocoscienza e la consapevolezza dell’esistenza. Insomma riscopre l’importantissimo significato spirituale e celebrativo che i festeggiamenti d’ogni sorta avevano nelle antiche ere delle civiltà umane e che al giorno d’oggi sembrano essere dimenticate per far spazio ad esigenze più che altro materiali.
L’artista riafferma i profondi significati e gli immensi valori che certe tradizioni conservano, per buona pace di color che sono sopraffatti dall’ansietà di celebrare sempre qualcosa di nuovo; ma, come sempre è detto: niente è nuovo sotto il sole. Allora tanto vale considerare sempre gli interrogativi più importanti che l’umanità si pone e tralasciare ciò che il preteso attualismo e la pretesa originalità è fatta passare per arte contemporanea. Bando quindi all’assecondamento di mode superficiali e spesso vuote e largo a ciò di cui in fondo l’arte si deve occupare. L’arte si deve occupare dell’uomo. Questo afferma Rossella Mocerino. Questo vale per quanto concerne i contenuti. La tecnica quindi è studiata e curata con perizia ed anche questo dettaglio si discosta fortemente dal molta altra arte che s’inganna privilegiando il contenuto. Non vi sarà alcun contenuto senza la ricerca della forma. In ciò l’arte assurge al sublime distinguendosi dalla mera cronaca.
Per Rossella Mocerino la figura umana è al centro della ispirazione creativa. In particolare ella è rimasta affascinata dal mascheramento tipico del carnevale veneziano che, nonostante la sua unicità ed originalità, affonda le radici in una tradizione atavica e ancestrale. Tale manifestazione, collocata nel contesto storico ed architettonico nonché naturalistico di Venezia, diviene una miscela ricca di riferimenti e stimoli di riflessione e spunto per la creazione. Difficile non rimanere irretiti.
Ecco quindi le maschere veneziane attraverso la lente ed il filtro dell’immaginazione di Rossella Mocerino. In questa pittura, il dramma dell’esistenza si colora ed il mistero del mascheramento travisa e inganna il tempo, la decadenza, la storia; così osserviamo queste figure celate, colte in una atmosfera sospesa e priva di riferimenti spazio temporali.
Esse divengono quindi icone di un nuovo modo di idealizzare simboli naturalistici ed universali. L’umanità infatti è sempre più distaccata e lontana dalla natura. La vita alienante del mondo della rivoluzione informatica e delle ossessive comunicazioni, allontana l’uomo da essa. Entra quindi in crisi quel rapporto contiguo tra intima vicinanza e incolmabile lontananza che si può stabilire a volte tra il singolo individuo e l’immensità del mondo.
Ecco quindi queste colorate creature che con il loro mascheramento, il loro mutamento, cercano di afferrare quel sentire perduto nel remoto passato; perduto in un mondo che è quasi estinto: fatto di romantica contemplazione. Attraverso di loro è agevolata la fuga dalla realtà del quotidiano e il recupero appunto di quei valori mistici. In una sorta di celebrazione sciamanica la maschera diviene simbolo del Sole o dell’Universo intero o dell’Oceano.
La maschera non è un semplice orpello o il capriccio di un pomeriggio ma è il momento per essere altro da sé ma non altro “umano”, bensì altro inteso come ente in contatto diretto con l’essenza del mondo. Il camuffamento diviene quindi un processo di catarsi che distoglie l’uomo dalle miserie del proprio quotidiano e lo rivolge alla natura ed ai profondi ed irrisolti quesiti universali; quelli che per l’uomo dell’epoca primitiva davano il senso alla vita.
mostra collettiva per tre giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, progetto “Associazione Culturale Attivarte”, dal 5 al 21 dicembre 2008. Comunicato stampa.
Opere di: Crosara | Kaci | Sorgato
Seconda edizione del progetto ma prima edizione che si svolge presso la Galleria d’Arte III Millennio. I tre artisti, provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Venezia fanno parte del progetto “Spettri Corpi Simulacri”, ideato dalla Curatrice Rita De Martin; il progetto è stato scelto dal Curatore della Galleria Dr. Nicola Eremita. Si invitano i mezzi di comunicazione di dare notizia della mostra, dal 5 al 21 dicembre 2008 opening 5 dicembre ore 18 presso Galleria d’Arte III Millennio.
mostra collettiva per tre giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, progetto “Associazione Culturale Attivarte”, dal 5 al 21 dicembre 2008.
Introduzione
Seconda edizione del progetto ma prima edizione che si svolge presso la Galleria d’Arte III Millennio. I tre artisti fanno parte del progetto “Spettri Corpi Simulacri”, ideato dalla Curatrice Rita De Martin; il progetto è stato scelto dal Direttore della Galleria Dr. Nicola Eremita.
Biografia: Vittorio Crosara è nato il 19 dicembre 1977 a Valdagno in provincia di Vicenza. Ha frequentato per due anni il liceo artistico. Poi, deliberatamente, ha deciso di seguire un percorso autonomo di studio e di ricerca che l’ha portato a vivere per anni a Roma. La figura umana, nel suo significato universale, è al centro del lavoro di Vittorio Crosara per la composita natura di pulsioni vitali, di implicazioni metafisiche e mistiche che essa possiede. Dalla fine del 2003 Crosara si è volontariamente astenuto da partecipare ad altre esposizioni ed avvenimenti di questo tipo in quanto ha preferito concentrare completamente i propri sforzi nella sua personale ricerca artistica.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: questa è un’arte ricca di contenuti estetici e di riferimenti a forme espressive inusuali per l’arte contemporanea italiana. Essa si collega strettamente al filone dell’arte applicata. Il concetto stesso di arte finalmente emerge nella sua reale multiformità. Infatti ritengo che molti artisti che sarebbero stati puri figurativi, proprio perché dotati di un particolare talento, si sono dedicati a forme d’arte applicata, per discostarsi nettamente dal desolante panorama d’anarchismo che regna. I risultati non si sono fatti attendere e costoro ricevono la meritata attenzione pur senza bisogno di riempire la bocca degli stupidi con i loro nomi.
Vittorio Crosara percorre questa strada e pare abbia scelto come mentore il grande artista svizzero H.R. Giger, un maestro delle arti applicate. Crosara prova le stesse suggestioni estetizzanti del corpo umano. È affascinato dalla voluttuosa sinuosità dalla carne e dalla struttura rigida delle ossa. L’artista cerca di ricreare ciò che lo ossessiona perché vorrebbe farlo suo, mangiarlo e defecarlo e partorirlo e penetrarlo ed esserne penetrato. E poi essere soggetto e poi oggetto delle creature che egli stesso ha generato. In questo infinito elaborato dell’immaginazione credo si collochi l’arte di questo giovane artista.
Kaci Simon
Biografia: Simon Kaci è nato il 4 Ottobre 1981. Ha frequentato il Liceo Artistico di Budapest e l’Accademia di Belle Arti Ungherese di Budapest dove ha conseguito la Laurea in Pittura. Ha partecipato fin da molto giovane a premi di arte. Ha partecipato a mostre collettive in Unghera ed in Italia ed a mostre personali in Ungheria.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: la passione per la luce ed il colore accomuna tutti gli artisti che si confrontano seriamente con la pittura ad olio. Grande demone la pittura ad olio. Difficile e laboriosa tecnica, che richiede abilità. Oggi pochi artisti prediligono questa forma, molti la abbandonano proprio perché essa richiede impegno. In un mondo veloce, la pittura ad olio è arte lenta. Nulla di nuovo, parole diverse, stessi concetti; primo fra tutti la spiritualità. L’olio è l’ultima tecnica che ancora può essere portavoce della spiritualità, l’affresco è praticamente impossibile tranne alcune rarissime eccezioni.
In questi bei dipinti il giovane Simon Kaci rende omaggio alla pittura che dal Rinascimento ha incantato ogni uomo. Egli rende anche omaggio a ciò che maggiormente ha occupato gli artisti d’ogni tempo: la figura umana. Perché l’arte guarda l’uomo. In particolare egli preferisce soffermarsi sugli aspetti più quotidiani della vicenda umana cogliendo in essi gli aspetti non banali. Mostra l’espressione rilassata o tesa del sonno, che svela l’armonia o il dissidio interiore. Oppure si confronta con il divertissement impressionista per esaltare la femminilità o la bellezza della natura. Oppure propone un enigma in stile pienamente rinascimentale, con più figure ritratte specularmente.
Sorgato Chiara
Biografia: Chiara Sorgato è nata il 9 Giugno 1985 a Padova. Diplomata presso il Liceo Artistico Modigliani di Padova ad indirizzo Architettura attualmente è iscritta al Corso di Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Ha partecipato al progetto “a ruota libera” a cura dell’Accademia di Belle Arti. È finalista al Premio Arte con diploma di merito e pubblicazione sull’omonima rivista. Ha partecipato a diverse mostre collettive nel Veneto.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: la passione per la luce ed il colore accomuna tutti gli artisti che si confrontano seriamente con la pittura ad olio. Grande demone la pittura ad olio. Difficile e laboriosa tecnica, che richiede abilità. Oggi pochi artisti prediligono questa forma, molti la abbandonano proprio perché essa richiede impegno. In un mondo veloce, la pittura ad olio è arte lenta. Nulla di nuovo, parole diverse, stessi concetti; primo fra tutti la spiritualità. L’olio è l’ultima tecnica che ancora può essere portavoce della spiritualità, l’affresco è praticamente impossibile tranne alcune rarissime eccezioni.
Chiara Sorgato è l’autrice di queste particolari tele ad olio. Esse sono un esempio di come la tecnica non sia propria di un’epoca ma siano gli artisti gli unici veri testimoni. Le tecniche sono dei pretesti o delle scuse. Ciò che conta è la forza che l’artista possiede, e l’autenticità del suo vissuto, se è di artista.
Con una mano delicatissima Sorgato rappresenta un mondo che oggi definiremmo virtuale ma che prima della rivoluzione informatica non avremmo potuto definire se non onirico. Un mondo fluttuante di sensazioni e ideali. Sembra un neoimpressionismo legato ad una rivisitazione in chiave futuribile della pittura sognante di Chagall. La nostra realtà per l’immaginazione di questa artista, non è alienante e negativa, anche nei suoi aspetti più inquietanti.
È il nostro modo di viverla che può renderla ostile. Ella si pone con intento positivo ed esalta le qualità spirituali favorendo la sublimazione onirica o virtuale. Non ci sono contrasti o fratture ma compassione e armonia. Proprio come la pittura dell’artista ebreo, la pittura di Sorgato è una rappresentazione della gioia di vivere che non necessita di alcuna sovrastruttura o condizione particolare ma solamente della pura volontà e predisposizione spirituale.
La Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia è giunta alla sua quinta edizione.
Come sempre la mostra sarà caratterizzata dalla molteplicità e dalla originalità delle opere. Quest’anno espongono artisti dall’Iran, dall’India, dall’Austria, dalla Russia, dalla Germania, dal Canada e naturalmente dall’Italia. L’esposizione non ha un tema prefissato ma vuole presentare campioni della migliore produzione degli artisti espositori, che si caratterizzano per tecniche e sensibilità espressive anche estremanente differenziate.
È proprio in questa differenziazione che si qualifica questa manifestazione con l’intento di associare la diversità del mondo alla diversità degli umori dell’uomo “artifex”. Il Curatore, dr. Nicola Eremita, guiderà i visitatori lungo il percorso espositivo.
In occasione della 11. Biennale di Venezia Sezione Architettura “Architecture Beyond Structure”
Introduzione
In occasione della 11. Biennale di Architettura “Architecture Beyond Structure”, si svolge la quinta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia. Quest’anno espongono anche un artista iraniano ed un’artista indiana oltre a un’artista canadese un artista austriaco ed a un artista russo naturalizzato in germania.
Buona anche la presenza di artisti veneti con 5 partecipazioni; e del resto d’italia con due partecipazioni.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona auto-celebrazione. Non servono quindi gli acronimi.
Biografia: Alexej Soldatov è nato nel 1975 a Magnitogorsk in Russia. Ha conseguito il Diploma in materie artistiche presso il Liceo Artistico di Magnitogorsk. Ha insegnato materie artistiche presso la Scuola Media di Magnitogorsk quindi si è trasferito in Germania. Lì ha aperto il proprio studio e si è iscritto all’Accademia Statale d’Arte di Stoccarda. Ha insegnato quindi presso il Liceo Artistico di Stoccarda. Attualmente vive e lavora a Stoccarda.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: si dice che sia necessario andare oltre la pittura. Infatti molta arte contemporanea pare voler respingere anche solo l’idea della pittura. Tuttavia questo è uno dei molti esempi che dimostrano che essa sia ancora una preziosa forma d’arte. L’artista propone uno stile che richiama la pittura moderna tra ottocento e novecento, in particolare il cubismo e alcune forme di espressionismo. La qualità cromatica è ispirata all’opera di Egon Schiele, mentre il tratto si avvicina a quello di Braque, Macke, Feininger. Il linguaggio semantico è coerente con lo stile adoperato anche se ampiamente aggiornato. Interessante notare l’atmosfera di sospensione e di immobilismo che circonda la giovane coppia ottenuta grazie alle pose intime ed ai forti contrasti. Basilare per l’autore è l’uso corretto e diligente della forma espressiva, cosa che, per chi scrive, è nota di merito. Alla base della vera arte c’è sempre il duro lavoro; ma non è tutto. Se facciamo una ricerca tra le opere dell’artista riscontriamo l’attenzione per le tematiche esistenziali. Le stesse dei grandi maestri che egli ammira; ma con le intenzioni di un giovane uomo del duemila. Grazie al cielo nulla è nuovo sotto il sole; cambia solo il modo di vivere la vita e in questo caso, l’arte. Il dipinto svela la dolcezza del microcosmo affettivo della giovane coppia. L’amore sensuale come valore unificante e quotidiano rifugio.
“ti voglio bene”, olio su tela cm 94×80
Malcangi Cataldo
Biografia: Cataldo Malcangi ha frequentato il Corso Libero di Disegno e Pittura dal Vero presso l’Accademia di Belle Arti di Bari; quindi il Corso teorico-pratico di Iconografia presso la diocesi di Massa Marittima Piombino. È stato selezionato tra gli artisti del secondo premio internazionale di pittura “Arte Laguna” 2007, patrocinio Accademia belle arti di Venezia. Attualmente l’artista opera nel cuore della città di Torino dove approfondisce la ricerca-sperimentazione nel campo della pittura e della scultura.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: installazione o scultura. Nel panorama dell’arte contemporanea è nato il fenomeno della cosidetta installazione. Essa non è una scultura e non è pittura. Spesso si basa sulla giustapposizione di oggetti o apparati che svolgono qualche funzione. In questo caso si nota la scultura e l’installazione che ad essa è funzionale. L’artista fa luce su di sé. Pone se medesimo al centro dell’attenzione. Il proprio corpo e la propria essenza che in esso si manifesta lacerandolo e quasi decomponendolo. L’artista attende o è assorto in quieta contemplazione? L’artista si autocelebra o semplicemente si mette a nudo? La contemporaneità pone ormai quasi esclusivamente interrogativi sull’artista stesso che, come disse Warhol, gode almeno una volta dei suoi quindici minuti di popolarità. L’arte è il palcoscenico roboante affollato da indefinite figure umane che salutano sorridono e proseguono, come già le volle il Maestro Fellini. La Divinità che un tempo imponeva le sue tematiche e solo attraverso di esse il grande artista svelava il proprio talento è morta. Il Re è nudo ed anche l’artista si adatta. In questo contesto di generale livellamento il “creativo” cerca di recuperare una parvenza di sacralità e si mette in luce, oppure sarcasticamente ghigna di coloro i quali agognano tale privilegiata condizione.
“lux mea”, scultura policarbonato plexiglass cm 34x34x30
Morris Darlean
Biografia: Darlean Morris vive e opera a St. Marys nell’Ontario Canada. E’ laureata alla McMaster University, ha una laurea in Scienze dell’Educazione alla University of Toronto, ha seguito un Master in Scienze Pedagogiche e conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze delle Arti e della Pedagogia alla University of Southern Mississippi. Nel 2005 Ha aperto il suo Studio a St. Marys. Ha partecipato a numerose esposizioni Collettive, ed ha realizzato esposizioni personali in Canada, negli Stati Uniti ed in Europa.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: sostanziale consonanza con quanto detto per Dino Brombo e per Francesca Donadio. Dal punto di vista formale l’effetto è complementare e i dipinti si compenetrano perfettamente. L’effetto cromatico che ottiene con questa opera è molto piacevole. Tuttavia il colore non riceve il trattamento raffinato che si riscontra nelle tele di Brombo e Donadio. Ciò in parte penalizza la lettura del dipinto che si semplifica riducendosi all’espressione contenutistica. Questa tempesta di passioni effettivamente è una tempesta. Il tratto è disordinato e discontinuo. Il riferimento a segni naturalistici pare richiamare l’esplosione il fuoco l’eruzione lavica. L’armonia è negata a favore della spinta puramente irrazionalistica incontrollata che, se trasmette il senso della passione non si fa tuttavia portatrice di alcun valore etico se non quello della passione stessa ma ciò può fuorviare in ordine all’oggetto della stessa. Il concetto è completamente interiorizzato facendo di questa opera una creazione squisitamente intimista.
“tempesta di passioni” acrilico su alluminio cm 32×32
Brombo Dino
Biografia: Dino Brombo ha sempre lavorato, fin dagli anni 50, da solitario, per suo esclusivo conto, non volendo incrementare l’esercito dei crostaiuoli. Negli anni 70 ha presentato, alla Bevilacqua La Masa, una sua opera che è stata regolarmente respinta. Oggi, rivedendo tale opera afferma che hanno fatto bene. L’artista si è dedicato a costruire dei pannelli decorativi e stucchi nella sua abitazione e di quella della sorella. Negli ultimi due anni Dino Brombo ha ripreso, a pieno ritmo, l’attività pittorica. Ha fatto una personale in Sottomarina nell’Agosto 2008. Partecipa, con due lavori, alla mostra indetta dal circolo culturale Renato Nardi, alla Giudecca.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: L’artista si muove sicuro nell’insidioso terreno dell’arte astratta. L’effetto cromatico che ottiene con questa opera è molto piacevole. I colori sono bilanciati e posseggono un intimo e misterioso ordine. Esiste più di un livello di lettura. Inizialmente appunto si apprezza l’equilibrio formale; quindi si avverte in esso un riferimento a segni naturalistici ed ecco apparire i riflessi di acqua e luce e fuoco. Oltre questo confine si estende la questione contenutistica. È una fuga irrazionalistica verso il segno, e il gesto puro. L’artista vuole sbarazzarsi delle sovrastrutture umane e giungere semmai all’istintualità alla semplice emozione visiva del fanciullo interiore. In tale indiscutibile tendenza si cela anche qualcos’altro. Nonostante la componente irrazionalistica il dipinto svela degli equilibri che noi intuiamo. Allora significa che un messaggio positivo giunge direttamente dal mondo dell’emozione. Essa è in grado di costituire per l’uomo un contesto comprensibile con il quale stabilire una nuova forma di convivenza. Essa potrebbe essere basata sulla poesia e sulla armonia degli elementi stessi.
“bizzarrie”, idroresine in impasto su truciolato cm 50×70
Greco Giovanni
Biografia: Giovanni Greco è nato nel 1953 a Catania dove oggi vive e opera. Frequenta la Scuola del Nudo a Catania. Nel 1980 inizia la sua attività pittorica spinto da una forte passione per l’arte, in particolare per quella del ‘500 e del ‘600, che lo porta ad indagare la tecnica delle opere di Caravaggio, Poussin e soprattutto fiamminghi di Van Eyck, Brueghel, Bosch. Nello stesso tempo egli cerca di soddisfare la sua esigenza classicista occupandosi dell’arte ellenica. Egli ritiene infatti che in essa la perfezione estetica oltre che tecnica siano complete.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: il dipinto è una corretta e rispettosa citazione di grandi artisti rappresentanti rispettivamente di importanti periodi dell’arte antica e moderna. Seguire l’insegnamento di Maestri del passato è certo utile per comprendere e approfondire lo studio delle arti. È ciò che molti giovani artisti scordano di fare. Privi dell’umiltà per apprendere si illudono di essere geni dalla nascita e trascurano la fatica dello studio dell’applicazione e della ripetizione. Se costoro trovano la strada “giusta” sono anche immeritatamente glorificati e le loro creazioni ingolfano vari musei d’arte contemporanea. Tali fatti sono la fonte di tante sciagure per la contemporanea arte. Tuttavia preme considerare che tale semina risulta proficua solamente se poi l’artista si confronta con la propria personale mano e finge di dimenticare l’insegnamento ricevuto. È quello che poi ogni collezionista avveduto si attende dall’artista preferito. Risulta ottima la costruzione lessicale di questa tela che rende omaggio alle arti.
“tratti d’unione”, olio su tela cm 60×50
Troyer Giovanni
Biografia: Giovanni Troyer è nato a Venezia nel 1962. Ha studiato arte presso il Liceo Artistico di Treviso e ha conseguito la laurea in Architettura presso l’Università di Venezia.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: molti artisti si confrontano ogni giorno con gli scorci veneziani. Alcuni realizzano scenari classici, poetici, suggestivi. Altri trasformano la città con scenari apocalittici o ironizzano su temi di attualità. Certo è che questi luoghi sono fonte di notevole ispirazione e stimolo. Non potrebbe essere altrimenti data la densità di bellezza artistica ed architettonica. L’artista di origini austriache che presenta questa opera incentrata sull’Area Marciana, ci presenta una interpretazione ancora nuova. L’opera è frutto della elaborazione elettronica del disegno a china originale. Il lavoro necessario per ottenere questi effetti grafici e cromatici è impegnativo. Il risultato è sconcertante e suggestivo. Venezia pare avvolta in un’aura sinistra e sfavillante che colpisce e attrae. Le immaginifiche evoluzioni aeree si compenetrano con gli irrequieti riflessi dell’acqua sottostante. Le tinte contrastate degli edifici rivoltati al negativo accendono i contorni architettonici come neon futuribili. Eccellente ed equilibrato il senso di movimento che s’infrange contro la solidità strutturale. Il passato diventa futuro, il passato è il futuro in una contemporaneità che molti artisti disprezzano. Volgersi al passato è il diffuso sentimento che s’oppone ad una pretesa attualità di molta arte blasonata e ufficializzata da centri di potere che non hanno alcun nesso con la gente.
“Venezia 0801c”, disegno a china digitalizzato cm 55×75
Aghamohammadi Habibollah
Biografia: Habibollah Aghamohammadi è nato a Tabriz in Iran. Ha studiato al college e si è laureato in legge all’Università di Tabriz. Egli è Consulente Legale per una Compagnia di Assicurazioni. I colori lo fanno impazzire nella senso che lo rendono felice e sereno. Per lui l’arte è amore. Quando riesce ad addolcire le sofferenze dei bimbi bisognosi per mezzo dell’arte, riafferma il proprio amore per ella. Egli ritiene che l’arte sia la strada maestra per vivere l’amore, per praticare la filantropia e infine per giungere a Dio.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: l’artista coltiva una grande passione per l’acquerello. Questa tecnica difficile e quindi poco utilizzata dalla gran massa degli artisti, per Aghamohammadi è pane quotidiano. I risultati sono eccellenti. L’acquerello è la tecnica del colore e della luce. In esso il segno è escluso o quanto meno ridotto al massimo. I colori sono protagonisti con tutte le loro sfumature e l’acqua li discerne e li riequilibra fluidamente in un ventaglio ricco di cangianze. Aghamohammadi coglie l’essenza e lo spirito dell’acquerello. Ne asseconda la mobilità e la trasparenza e l’onora con la vivacità dei colori e degli accostamenti. In questa particolare opera appare una caratteristica entusiasmante. Sussiste, infatti, un contrasto con la negazione del colore stesso. La grafite ed il grigio, assieme al fondo, creano un’ampia area di non colore da cui emerge improvviso il colore. Tutto ciò creato con discrezione, con delicatezza con grandissima cultura e umiltà. Il risultato è commovente per grazia e trasmette grande gioia se non addirittura una certa passione mistica. Ancora una volta si afferma che la bellezza è attorno a noi e nostro compito è quello d’uguagliarla, sublimarla, interiorizzarla. Un valore artistico che abbia fondamento e possa tramandarsi non può prescindere da una affermazione di bellezza.
“grigio”, acquarello su carta
Zoccarato Maria Elisa
Biografia: Maria Elisa Zoccarato è nata nel 1952 a Vigodarzere Padova. Ha conseguito il Diploma di Maturità Artistica all’Istituto Amedeo Modigliani di Padova. Dal 1996 collabora e dipinge al laboratorio artistico “Segno e Colore” di Cadoneghe. Nel 1998 frequenta un corso specialistico sull’affresco che ha consentito di acquisire la tecnica. Appassionandosi sempre di più su questa materia, realizza copie di grandi artisti riprese dai grandi maestri del passato, e opere di sua creazione. Durante questo percorso ha sentito sempre più l’esigenza di approfondire altre tecniche. L’artista ha partecipato a diverse manifestazioni d’arte nella città di Padova e d’intorni.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: Questo è un ottimo nudo. Titolo che richiama il libro di Khaled Hosseini. Eseguito con perizia e conoscenza della tecnica. E’ apprezzabile la variazione cromatica che asseconda il lirismo e la tensione della figura umana. Adeguato il riferimento alla grande pittura moderna. Lautrec, Boccioni, Klimt, paiono essere ispiratori di questo quadro. L’estetismo ostentato tuttavia si identifica con una visione attuale della sensualità femminile e pare che l’erotismo tenda a comprimere la psiche. Nel corpo della donna l’erotismo diviene una grande forza positiva che esige contemplazione e desidero, passione e dedizione assoluti. È un omaggio figurativo all’istintività dell’astrattismo che raffigurano altri artisti in questa collettiva. Il lato positivo dell’istintività umana che sfocia in quella caratteristica unica che è il sentimento erotico. Esso che è un abisso aperto sopra gioie e dolori e che può essere tanto discreto quanto opprimente, tanto superficiale quanto spirituale.
“mille soli soli splendenti”, olio acrilico foglia smiloro cm 70×120
Ravagnan Massimo
Biografia: Massimo Ravagnan è diplomato Maestro d’Arte in Architettura ed Arredamento presso l’Istituto Statale d’Arte di Venezia. Vive e lavora a Mestre.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: In un contesto di sana ed elaborata tecnica pittorica si svolge questo tema enigmatico ed apocalittico. Riferimenti al fantasy all’esoterismo alla new age sono spiccati anche se si ritiene che per l’artista siano solamente un pretesto per rappresentare il soggetto. La Salute, monumento veneziano alla salvazione dalla peste, è simbolo di speranza di sicuro porto e rifugio per il vascello che rappresenta allegoricamente il microcosmo dell’artista stesso. Un omaggio a Venezia che si vuole sempre sull’orlo dell’annegamento e che invece qui diviene solido scoglio e punto fermo nella onnipresente furia degli elementi cupi e malevoli. Il vascello come vedete sorvola a vele ritratte tali corrotti elementi che forse non rappresentano una fonte naturalistica ma sono allegoria del male di vivere tutto umano. L’artista si pone al di là del bene e del male e di tutte le controversie dell’uomo, non vuole farsi influenzare o dirigere. Il vascello conosce la sua rotta. Non pare esservi un riferimento alla religiosità ma semmai al senso del sacro. L’artista ricerca valori di spiritualità e umiltà che hanno permesso ai nostri antenati di elevare tali grandi immortali esempi d’arte, sui quali si è basata una civiltà.
“il messaggero”, olio su tela cm 80×120
Benetti Maurizio
Biografia: Maurizio Benetti è nato nel 1946 a Venezia sull’Isola della Giudecca. Risiede attualmente in Friuli nel paese di Porcia. Egli alimenta con la pratica assidua la sua passione per la pittura e utilizza quanto appreso negli anni della sua formazione, alla Giudecca a contatto con quei Maestri che con umiltà pari alla loro grandezza dipingevano per ore all’aperto intenti a ritrarre gli antichi fasti della città dei Dogi.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: nel multiforme repertorio della pittura di Maurizio Benetti questo dipinto fa parte di un ciclo che rappresenta l’aspetto più maturo della sua poetica. In genere gli artisti trovano scampo nella natura ed è infatti il contenuto naturalistico di questa tela che più mi ha convinto oltre al significato dualistico che essa sottende. Accanto al grande omaggio che Benetti fa alla Dominante Venezia si sviluppa la fuga dai ceppi della prospettiva e della geometria per giungere ad una pittura originaria. Egli pare ricercare l’essenza stessa della pura espressione che travalica la forma e quindi lascia spazio all’istinto al gesto alla forza toccante del colore. Qui si demarca un segno di svolta e la natura diviene necessariamente l’interlocutrice e l’ispiratrice dell’emotività dell’artista. Ecco che egli si confronta con il mistero del dualismo. Un aspetto molto esplorato dall’umano che cerca giustificazione della propria esistenza nei segni presenti nel mondo. Il bene ed il male, il brutto ed il bello, la pace e la guerra, la volontà ed il nichilismo, il tutto ed il nulla, il giorno e la notte, il buio e la luce sono solo pochi esempi delle diatribe che hanno esaltato ed esaltano ancora molti animi. Sono questioni che poi hanno ricadute sulla religione, sulla politica e possono influenzare i destini di molti. Con questo tema egli si confronta ma senza la prassi positivista e umanizzante. Egli adotta invece il linguaggio dell’istinto dell’umore della emotività del colore e della percezione viva sanguigna, forse romantica ma con la graffiante rabbia espressionista viva nel gesto se non nei contenuti. Intravedo, nella vorticosa e disarticolata sequela semantica i riflessi del mare e dell’aria quando notte e giorno si equivalgono. Essi quindi sono paritetici pur nella loro asimmetria ponendo un dilemma equivalente sul quale non si ammette responso. L’equilibrio è quando ogni cosa è sospesa e forse è sospeso anche il senso morale. L’artista tuttavia cerca e vuole un senso morale ed è questo senso di sospensione che contrasta con il tutto che invece rotea verso la massima entropia, in quel subbuglio si trova l’artista; l’equilibrio è ciò contro cui egli s’imbatte periodicamente.
“solstitium”, olio su tela cm 100×80
Tian Richard
Biografia: Richard Tian è nato a Innsbruck nel 1940. Crede fermamente nella dualità di ogni cosa, e coerentemente ha diviso in due la sua intera vita. Il lato materiale, che gli procura il cibo ed un confortevole riparo, con il lavoro nel campo dell’elettronica e la famiglia ( una moglie e una figlia ), e il lato spirituale con il quale ricerca, si esprime che lo porta a lunghi viaggi ed all’arte: la pittura e la scrittura. Ha esposto le sue opere principalmente negli USA.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: citazione del famoso dipinto di Edouard Manet “le dejeuner sur l’herbe”. Ogni cosa è la medesima se non per il fanciullo magro e nudo in primo piano che prende il posto della formosa e sempre nuda ragazza dell’originale. Evidente provocazione che non ha nulla a che fare con i contenuti del dipinto. Ho poco da dire in merito al dipinto stesso in quanto parlerei di un altro artista e non di Richard Tian. Ritengo che il centro della questione sia solamente la sostituzione del personaggio, in particolare del sesso del personaggio stesso. Se Manet prorompeva nella pittura neoclassica con il nuovo e liberatorio pensiero impressionista, Tian pare voglia riferirsi alla completa libertà dei costumi e quindi anche alla fungibilità del genere nella ricerca di ciò che è bello e piacevole nella vita.
“deja vu”, acrilico su carta cm 56×76
Kammermeier Yolanda Sousa
Biografia: Yolanda Sousi Kammermeier è Laureata all’università di Bombay. Lo stile di Yolanda capace di creare l’effetto della ceramica sulla tela ha rapito l’attenzione di molti. Il contrasto e la brillantezza sono divenuti il marchio caratteristico delle sue opere, attira l’attenzione e fa avvertire la sottile trama che denuncia il supporto. Le sue opere si trovano in numerose collezioni in India ed all’estero.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: in una cornice coloristica suggestiva ed efficacemente modulata si staglia il tratto. Esso è grafico più che pittorico. L’opera è un insieme complesso di simboli e simbolismi collocati con studiata compostezza. Tali contraddittori significati attorniano il volto umano lo ricoprono, lo trafiggono, lo distorcono, lo traducono in una icona che volge lo sguardo fisso allo spettatore. La sua espressione è basita atona senza slancio emotivo. Pare svuotata, pritava della sua stessa volontà. Pare che questi significati privino l’essere del suo medesimo significato, della sua essenza. I simboli che ognuno può riconoscere richiamano varie ideologie o dogmi o valori estetici e morali. In essi vi sono la religione, la politica, il lavoro, il male, l’arte, e così via. L’uomo appare tra gli equilibri di tali contenuti e nonostante sia egli l’autore d’ognuno ne rimane sopraffatto identificandosi in essi e perdendo il suo valore di individuo unico capace d’essere l’artefice del proprio destino. Il superuomo si dissolve in una babele di direzioni e weltanshauung; non è facile rimanere al di sopra delle parti, forse solo Dio, esistendo, potrebbe osare tanto e allora quel volto potrebbe essere proprio di Dio ma di un Dio distratto dal mondo dell’uomo. Un Dio che rimane lontano e indifferente. Tocca a noi esercitare il libero arbitrio ed affrontare la bilancia che peserà la nostra anima, raffigurata in alto a destra col simbolo ancestrale del sole.
“moto d’equilibrio” acquarello e pastelli su carta artigianale cm 60×50