In occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”
Introduzione
In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi.
Espongono
- Karin Abati
- Rossella Fiorotto
- Valeria Gubbati
- Rossella Mocerino
- Alessio Papa
- Rossella Riboldi
- Ella Sarkisyan
Opening
Gli artisti
Karin Abati
Biografia: Karin Abati è nata a Vienna nel 1944. Grazie al suo talento è stata ammessa alla scuola grafica Höhere Graphische Lehr und Versuchsanstalt di Vienna dopo una selezione per una borsa di studio. Nel 1963 si è trasferita a Monaco di Baviera dove ha praticato la professione di ballerina a teatro. Nel 1966 si è trasferita in Italia dove ha sposato il Sig. Domenico Abati. Nel 1967 ha avuto il suo primo figlio Lucio. Nel 1971 ha avuto il suo secondo figlio Biagio. Nel 1976 si è trasferita a Vienna dove ha lavorato fino al 1996 nel mondo dell’alta moda pur continuando a praticare la pittura ed il disegno.
Nel 1997, dopo la morte del marito, è stata pervasa da una rinnovata e forte passione per la pittura. Ha iniziato a frequentare dei corsi di pittura, in particolare alla scuola Zeichenfabrik di Vienna tenuti da Goda Palekaite.
Al momento Karin Abati è impegnata nella scrittura.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: l’artista rivolge la sua attenzione al naturalismo e alla pop art saturando la pittura con contenuti e riferimenti alle fondamentali conquiste dell’uomo, la fisica, la tecnologia, la scienza ingenerale.
Convivono in queste tele visioni universali che paiono tuttavia riprese a distanze microscopiche. L’immaginario di Karin Abati si estende dall’arte ad ogni altro metodo di conoscenza della realtà sensibile; del resto l’arte è il primigenio mezzo di esplorazione del mondo e di relazione della coscienza con esso.
Felice ed elegante l’uso del colore e delle sfumature chiaroscurali.

Rossella Fiorotto
Biografia: Rossella Fiorotto è nata a Treviso nel 1970.
Nel 2002 ha iniziato a dedicarsi all’arte dipingendo le prime opere. Il suo intento era quello di dimostrare a tutte le persone a me vicine quello che la mia mente costantemente vedeva e percepiva.
Rossella sente la propria mente come uno specchio che riflette immagini, che ella riesce, con costanza e, soprattutto, concentrazione, a riprodurre su tela. Dopo dieci anni di continuo lavoro mentale e di esercizio nel disegno Rossella è giunta a questo risultato. Rossella Fiorotto è fiera dei suoi disegni ed è orgogliosa e felice del proprio lavoro artistico. Tutti dipinti di Rossella sono frutto esclusivo della sua mente e di quello che percepisce giorno dopo giorno.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Rossella ci tiene molto a precisare che le sue opere sono l’originale frutto della sua mente.
Composizioni astratte che risalgono a percezioni della mente di Rossella. Percezioni visive, visioni, delle quali ella va fiera. Ella tuttavia non ci dice se queste percezioni siano piacevoli o meno, ci dice solamente che ama disegnarle, ama elaborarle sulla tela.
Il poeta Andrea Zanzotto scrisse una raccolta di poesie intitolata “fosfeni”, quei vaghi fantasmi di luce che rimangono alcuni secondi anche dopo che abbiamo serrato le palpebre.
Ebbene pare che in questo caso siamo davanti alla trasposizione di un fenomeno fisico nell’arte figurativa. Fantasmi di luce, echi di movimenti di particelle, che si materializzano sulla tela di Rossella Fiorotto e che, a volte, paiono ricordare il dinamismo di certi dipinti futuristi.

Valeria Gubbati
Biografia: Valeria Gubbati vive e lavora a Mestre ( Venezia ). Ha frequentato gli Studi dei Maestri Corrado Amadi, Millo Bortoluzzi, Bruno Saetti, Cesare De Toni. È iscritta al movimento artistico “iosolismo” dell’Associazione Culturale Nabila Fluxus. È stata inserita nel Catalogo “Bolaffi Arte” e nell’Enciclopedia d’Arte Italiana Catalogo Generale Artisti dal ‘900 ad oggi. Pubblicata nella rivista “Urbis et Artis” bimestrale di Arte Cultura e Attualità.
Gubbati ha frequentato il corso di nudo presso la Galleria “Contatto”, partecipando all’esposizione finale; inoltre ha partecipato alla mostra d’arte “il nudo e l’astratto” a Venezia.
Opere di Valeria Gubbati sono apparse ne: Il Gazzettino Illustrato; La Nuova Venezia; Gente Veneta; Arte Triveneta; Il Secolo d’Italia.
Espone da parecchi anni, ha tenuto numerose personali nella Regione Veneto ed in diverse città italiane. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Ha partecipato a concorsi e manifestazioni d’arte tra le quali, il Premio Gazzera, il Premio Zelarino, il Premio Arcella, il Premio Guttuso e il Premio Archiutti, sempre segnalandosi con successo.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ho particolarmente apprezzato il dipinto di Valeria Gubbati.
Vorrei inquadrarlo come fosse un graffito. Appena l’ho visto mi ha ricordato Jean-Michel Basquiat, la medesima forza; anche se esso cita l’arte oceanica. Certo l’artista, con la propria pittura, lancia un monito.
Quello di Basquiat forse era rivolto verso sé medesimo e la propria travagliata vita. Quello di Gubbati richiama al momento attuale, un presente difficile e contraddittorio.
Il Taonga di Gubbati non è propriamente una copia di un soggetto tipico dell’arte oceanica ma un riferimento formale, la modalità di rappresentazione infatti va ben oltre e lo colloca in un contesto di assoluta contemporaneità nella quale esso può fungere da elemento apotropaico.

Rossella Mocerino
Biografia: Nata in Toscana, BLUE ( soprannome di Rossella Mocerino ) vive a New York ma visita spesso la sua città d’ispirazione: Venezia. Espone negli Stati Uniti ed in Italia.
Ella racconta:”I miei dipinti parlano sempre di maschere e mascheramenti. Del resto non indossiamo tutti un travestimento ?
Se dovessimo trovarci senza, ci affretteremmo a trovarne uno che vada bene per noi. La magia è sempre dietro l’angolo. Sono appassionata d’arte, di Venezia, e certamente del colore blu.
Il soggetto “mascherato” è al centro del mio lavoro, perchè ho notato che siamo sempre pronti a giudicare il prossimo. Istintivamente ci facciamo un’impressione di una persona e spesso non cambiamo idea anche quando i fatti indicano il contrario.
È più difficile esercitare il pregiudizio verso chi è mascherato.
Tante volte è impossibile esser sicuri anche del sesso della persona mascherata. In questo caso la maschera diventa un metodo di protezione dagli stereotipi. Inoltre la maschera crea il mistero che io preferisco. La maschera è sinonimo d’eleganza dei costumi e di originalità. La maschera è sinonimo di qualcosa d’inconsueto. Posso dire che i miei personaggi sono sempre mascherati. Inizialmente ho notato che al principio le mie figure portavano delle maschere ma ora la maschera è diventata proprio come una seconda pelle. Solamente gli occhi ci fanno comprendere che si tratta di soggetti viventi; ma quelli non si possono mascherare.”
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ha inteso aggiungere un brano personale che svela alcune motivazioni profonde della sua passione per il mascheramento.
La maschera come protezione della propria unicità. Condivisibile; ma ad esso va aggiunta anche la visione storicistica che colloca la maschera nel contesto di Venezia.
La maschera di Venezia non rappresenta demoni o divinità. Essa si umanizza e svolge un ruolo sociale. Essa è strumento di prestigio e di auto-celebrazione, momento di sospensione delle regole, momento di trasgressione; ma anche momento di dissacrazione del male, dell’orrore, della morte, della malattia.
La maschera veneziana ha superato l’illusione salvifica del divino e recita muta il canto carnascialesco di Lorenzo De’ Medici: chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza…

Alessio Papa
Biografia: Alessio Papa nasce a Viterbo il 13 dicembre 1977. Frequenta il liceo artistico “Tuscia” di Viterbo e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di pittura, dove Alessio inizia a studiare il manierismo rinascimentale e il neomanierismo.
Conclude la sua carriera accademica nel 2004 discutendo una tesi di anatomia artistica “L’anatomia nei dipinti del Parmigianino”.
Nei suoi dipinti l’artista stravolge l’anatomia della figura umana, allungandola a volte anche in modo innaturale, caratteristica propria dei Grandi Maestri tardo-rinascimentali, periodo noto per l’attribuzione data dal Vasari di “arte della maniera” o “manierismo”.
L’artista ha partecipato a diversi concorsi artistici in Italia e all’estero riscuotendo sempre molto interesse da parte della critica e del pubblico e distinguendosi sempre per la tecnica, la creatività e per come elabora culturalmente i suoi lavori.
Alessio Papa ha svolto diverse mostre sia personali che collettive in varie parti del mondo ed è inserito in prestigiosi cataloghi d’arte.
Egli dice:
“Considero Arte tutto ciò che di bello c’è nello spirito umano, tutto ciò che l’uomo ha comunicato attraverso i secoli ai suoi simili, portandoli alla conoscenza del proprio io e ad unire i popoli tramite la cultura ed il sapere.
Facendo un’analisi della mia pittura si deduce una miscela fatta di storia, fantasia e senso del bello. Un percorso che parte dalla massima espressione artistica raggiunta nel Rinascimento e proiettata ai giorni nostri attraverso quella metafora mitologica della Classicità.
Un’arte che si pone come obiezione alle avanguardie odierne per entrare sensibilmente nell’animo e nella psico-emotività dello spettatore, cogliendo in lui quel richiamo alla curiosità della conoscenza e alla cattura completa tramite il cromatismo in quel mondo onirico dove l’essere umano tende a catapultarsi.”
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: L’artista ci presenta un’opera di pittura dalle forme che a prima vista potrebbero apparire semplicemente figurative. Tuttavia ad una più approfondita analisi, senza dover leggere le sue parole, si evince la sostanziale azione deformatrice attuata sulla forma naturale.
Papa ha cura di segnalare la propria appartenenza al genere manierista. Certamente egli intende l’interpretazione data al fenomeno artistico nei primi decenni del novecento, quando esso è stato pienamente compreso come l’intenzione schiettamente anti-classica, una rilettura che ha salvato dal biasimo molti grandi maestri dei secoli XVII e XVIII.
Ritengo in ciò di dare pienamente appoggio all’idea di pittura di Alessio Papa. Egli ancora una volta ribadisce che la pittura non è solamente un pretesto per veicolare un presunto messaggio morale ma anche l’atto di potenza dell’essere. Essere in quanto espressione di una capacità di vivere come artista perché dotato di qualcosa che non tutti possono possedere:
il talento e la padronanza della tecnica.
In quest’opera si percepisce la contemporaneità nell’uso del colore e nella deformazione delle forme, per nulla nostalgiche ma del tutto collocate nel nostro presente. Tale deformazione infatti pare essere più contigua alle arti dell’animazione che a quelle dell’antico periodo al quale si fa ideale riferimento.

Rossella Riboldi
Biografia: Rossella Riboldi è nata a Monza nel 1960. Laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano, Rossella è docente di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico P. Frisi di Monza. Mosaicista e relatrice in conferenze d’Arte.
Rossella sente l’opera come impianto, “costruzione”. Il suo intento è quello di esaltare la materia come veicolo di comunicazione sensoriale. Rossella ha un forte senso di appartenenza al mondo reale ( animali, oggetti, terre, affetti, cose ). Ella ritiene che il processo compositivo sia l’affascinante elemento primo della creazione artistica. L’accostamento di tasselli non eguali fra loro consente una frammentazione dell’opera dove regna l’immaginario. Il riciclo di elementi che appartengono ad un vissuto caricano di “storie” l’opera e rinascono a nuova vita.
Negli ultimi anni Rossella Riboldi ha collaborato con Renato Arrobbio e lo Studio Arteglass ed ha partecipato a mostre, fiere, convegni, premi con opere segnalate ed esposte in musei in Italia e all’Estero.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: un dittico dal titolo Giallo-Rosso.
Opera che esalta il senso della materia. Il riuso e la raccolta dei materiali considerati morti è una delle più recenti innovazioni della tecnologia ma è stata, come sempre, preceduta dall’immaginario degli artisti che già con l’arte povera della fine degli anni sessanta avevano preannunciato quello che sarebbe diventata una esigenza della civiltà.
Rossella Riboldi effettua un’equilibrata composizione di tasselli di vetro di varie misure provenienti da negativi di produzione di vetreria d’arte e quindi di qualcosa che nasce già per una prospettiva particolare.
Questa prospettiva, spezzata, annichilita e respinta dalla produzione artigianale diviene il nucleo semantico del lavoro di Rossella. Diviene l’alfabeto morse della sua creazione con la quale spezza e moltiplica il concetto della complessità. Esso, per chi scrive, pare essere il nucleo centrale della motivazione di Rossella.
La complessità semantica e formale nella quale spesso si diluisce il significato stesso della vita reale.

Ella Sarkisyan
Biografia: Nata in Germania l’artista Ella Sarkisyan ha vissuto in un ambiente ricco di stimoli creativi fin dalla prima infanzia.
Cresciuta in una famiglia di artisti, non ci si può certo sorprendere se Sarkisyan ha deciso di frequentare la Scuola d’Arte di Yerevan, in Armenia. Sarkisyan quindi ha proseguito i propri studi all’Università Statale di Yerevan, dove ha conseguito un master in Belle Arti.
In breve, dopo aver completato gli studi, Sarkisyan ha iniziato ad esporre le proprie opere in tutto il mondo. Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti nel 1995, ha iniziato ad esporre le proprie opere al Centro Armeno di Arte Contemporanea e Sperimentale, nel quale ha guadagnato il rispetto dei collezionisti e della critica.
Sarkisyan ha già esposto le sue opere in diverse gallerie negli Stati Uniti, comprensa la Harvest Art Gallery, la Hamilton Gallery a New York, e la Selkouth Fine Art Gallery.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: come ella stessa ci riferisce; Ella Sarkisyan è ultima di una famiglia di artisti.
L’opera che ci presenta è un sunto di riferimenti simbolici. Una contaminazione di simboli e feticci che richiamano alla sensualità ed al misticismo alla letteratura ed all’abbandono a fantasie ed allucinazioni. Ossessioni evidenti per le ripetizioni di motivi a texture con colori e ricami oltre ad altri riferimenti alla cultura classica ed alla letteratura italiana ( Petrarca ) ed al neoclassicismo.
Si tratta di un’arte sperimentale che è già andata oltre l’arte povera e l’arte di strada degli anni sessanta e settanta. Non accoglie le esagerazioni grevi di certi contemporanei ma assume un’informalità elegante e delicata.
Interessante l’inserimento di frasi simboliche ed ermetiche delle quali possiamo apprezzare pienamente solo l’armonia fonetica. Pare tuttavia che il tema fondamentale sia rivolto al miracolo del rinnovamento della vita così come della creatività dell’artista.











