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VI Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia, 21 settembre – 12 ottobre 2013. Comunicato stampa

La Galleria d’Arte Terzo Millennio ha il piacere di presentare la mostra collettiva VI Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia in occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”. Opening sabato 21 settembre 2013 ore 18:00

partecipano alla VI Edizione gli Artisti:

  • Karin Abati
  • Rossella Fiorotto
  • Valeria Gubbati
  • Rossella Mocerino
  • Alessio Papa
  • Rossella Riboldi
  • Ella Sarkisyan

In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.

Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.

Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi rimane in secondo piano.

In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.

In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi. Introdurrà le opere il curatore dr. Nicola Eremita.

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VI Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia, 21 settembre – 12 ottobre 2013

In occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”

Introduzione

In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.

Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.

Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.

In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.

In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi.

Espongono

Opening

Gli artisti

Karin Abati

Biografia: Karin Abati è nata a Vienna nel 1944. Grazie al suo talento è stata ammessa alla scuola grafica Höhere Graphische Lehr und Versuchsanstalt di Vienna dopo una selezione per una borsa di studio. Nel 1963 si è trasferita a Monaco di Baviera dove ha praticato la professione di ballerina a teatro. Nel 1966 si è trasferita in Italia dove ha sposato il Sig. Domenico Abati. Nel 1967 ha avuto il suo primo figlio Lucio. Nel 1971 ha avuto il suo secondo figlio Biagio. Nel 1976 si è trasferita a Vienna dove ha lavorato fino al 1996 nel mondo dell’alta moda pur continuando a praticare la pittura ed il disegno.

Nel 1997, dopo la morte del marito, è stata pervasa da una rinnovata e forte passione per la pittura. Ha iniziato a frequentare dei corsi di pittura, in particolare alla scuola Zeichenfabrik di Vienna tenuti da Goda Palekaite.

Al momento Karin Abati è impegnata nella scrittura.

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: l’artista rivolge la sua attenzione al naturalismo e alla pop art saturando la pittura con contenuti e riferimenti alle fondamentali conquiste dell’uomo, la fisica, la tecnologia, la scienza ingenerale.

Convivono in queste tele visioni universali che paiono tuttavia riprese a distanze microscopiche. L’immaginario di Karin Abati si estende dall’arte ad ogni altro metodo di conoscenza della realtà sensibile; del resto l’arte è il primigenio mezzo di esplorazione del mondo e di relazione della coscienza con esso.

Felice ed elegante l’uso del colore e delle sfumature chiaroscurali.

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“Icebridge” acrilico su tela cm 80×90

Rossella Fiorotto

Biografia: Rossella Fiorotto è nata a Treviso nel 1970.

Nel 2002 ha iniziato a dedicarsi all’arte dipingendo le prime opere. Il suo intento era quello di dimostrare a tutte le persone a me vicine quello che la mia mente costantemente vedeva e percepiva.

Rossella sente la propria mente come uno specchio che riflette immagini, che ella riesce, con costanza e, soprattutto, concentrazione, a riprodurre su tela. Dopo dieci anni di continuo lavoro mentale e di esercizio nel disegno Rossella è giunta a questo risultato. Rossella Fiorotto è fiera dei suoi disegni ed è orgogliosa e felice del proprio lavoro artistico. Tutti dipinti di Rossella sono frutto esclusivo della sua mente e di quello che percepisce giorno dopo giorno.

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Rossella ci tiene molto a precisare che le sue opere sono l’originale frutto della sua mente.

Composizioni astratte che risalgono a percezioni della mente di Rossella. Percezioni visive, visioni, delle quali ella va fiera. Ella tuttavia non ci dice se queste percezioni siano piacevoli o meno, ci dice solamente che ama disegnarle, ama elaborarle sulla tela.

Il poeta Andrea Zanzotto scrisse una raccolta di poesie intitolata “fosfeni”, quei vaghi fantasmi di luce che rimangono alcuni secondi anche dopo che abbiamo serrato le palpebre.

Ebbene pare che in questo caso siamo davanti alla trasposizione di un fenomeno fisico nell’arte figurativa. Fantasmi di luce, echi di movimenti di particelle, che si materializzano sulla tela di Rossella Fiorotto e che, a volte, paiono ricordare il dinamismo di certi dipinti futuristi.

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“Intreccio dei volti” tecnica mista tempera e pastello su tela cm 120×100

Valeria Gubbati

Biografia: Valeria Gubbati vive e lavora a Mestre ( Venezia ). Ha frequentato gli Studi dei Maestri Corrado Amadi, Millo Bortoluzzi, Bruno Saetti, Cesare De Toni. È iscritta al movimento artistico “iosolismo” dell’Associazione Culturale Nabila Fluxus. È stata inserita nel Catalogo “Bolaffi Arte” e nell’Enciclopedia d’Arte Italiana Catalogo Generale Artisti dal ‘900 ad oggi. Pubblicata nella rivista “Urbis et Artis” bimestrale di Arte Cultura e Attualità.

Gubbati ha frequentato il corso di nudo presso la Galleria “Contatto”, partecipando all’esposizione finale; inoltre ha partecipato alla mostra d’arte “il nudo e l’astratto” a Venezia.

Opere di Valeria Gubbati sono apparse ne: Il Gazzettino Illustrato; La Nuova Venezia; Gente Veneta; Arte Triveneta; Il Secolo d’Italia.

Espone da parecchi anni, ha tenuto numerose personali nella Regione Veneto ed in diverse città italiane. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Ha partecipato a concorsi e manifestazioni d’arte tra le quali, il Premio Gazzera, il Premio Zelarino, il Premio Arcella, il Premio Guttuso e il Premio Archiutti, sempre segnalandosi con successo.

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ho particolarmente apprezzato il dipinto di Valeria Gubbati.

Vorrei inquadrarlo come fosse un graffito. Appena l’ho visto mi ha ricordato Jean-Michel Basquiat, la medesima forza; anche se esso cita l’arte oceanica. Certo l’artista, con la propria pittura, lancia un monito.

Quello di Basquiat forse era rivolto verso sé medesimo e la propria travagliata vita. Quello di Gubbati richiama al momento attuale, un presente difficile e contraddittorio.

Il Taonga di Gubbati non è propriamente una copia di un soggetto tipico dell’arte oceanica ma un riferimento formale, la modalità di rappresentazione infatti va ben oltre e lo colloca in un contesto di assoluta contemporaneità nella quale esso può fungere da elemento apotropaico.

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“Maschera rossa” olio su tela cm 70×135

Rossella Mocerino

Biografia: Nata in Toscana, BLUE ( soprannome di Rossella Mocerino ) vive a New York ma visita spesso la sua città d’ispirazione: Venezia. Espone negli Stati Uniti ed in Italia.

Ella racconta:”I miei dipinti parlano sempre di maschere e mascheramenti. Del resto non indossiamo tutti un travestimento ?
Se dovessimo trovarci senza, ci affretteremmo a trovarne uno che vada bene per noi. La magia è sempre dietro l’angolo. Sono appassionata d’arte, di Venezia, e certamente del colore blu.

Il soggetto “mascherato” è al centro del mio lavoro, perchè ho notato che siamo sempre pronti a giudicare il prossimo. Istintivamente ci facciamo un’impressione di una persona e spesso non cambiamo idea anche quando i fatti indicano il contrario. 
È più difficile esercitare il pregiudizio verso chi è mascherato.
 

Tante volte è impossibile esser sicuri anche del sesso della persona mascherata. In questo caso la maschera diventa un metodo di protezione dagli stereotipi. Inoltre la maschera crea il mistero che io preferisco. La maschera è sinonimo d’eleganza dei costumi e di originalità. La maschera è sinonimo di qualcosa d’inconsueto. Posso dire che i miei personaggi sono sempre mascherati. Inizialmente ho notato che al principio le mie figure portavano delle maschere ma ora la maschera è diventata proprio come una seconda pelle. Solamente gli occhi ci fanno comprendere che si tratta di soggetti viventi; ma quelli non si possono mascherare.”

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ha inteso aggiungere un brano personale che svela alcune motivazioni profonde della sua passione per il mascheramento.

La maschera come protezione della propria unicità. Condivisibile; ma ad esso va aggiunta anche la visione storicistica che colloca la maschera nel contesto di Venezia.

La maschera di Venezia non rappresenta demoni o divinità. Essa si umanizza e svolge un ruolo sociale. Essa è strumento di prestigio e di auto-celebrazione, momento di sospensione delle regole, momento di trasgressione; ma anche momento di dissacrazione del male, dell’orrore, della morte, della malattia.

La maschera veneziana ha superato l’illusione salvifica del divino e recita muta il canto carnascialesco di Lorenzo De’ Medici: chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza…

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“Moonlight shadow” olio su tavola di tela cm 41×51

Alessio Papa

Biografia: Alessio Papa nasce a Viterbo il 13 dicembre 1977. Frequenta il liceo artistico “Tuscia” di Viterbo e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di pittura, dove Alessio inizia a studiare il manierismo rinascimentale e il neomanierismo.

Conclude la sua carriera accademica nel 2004 discutendo una tesi di anatomia artistica “L’anatomia nei dipinti del Parmigianino”.

Nei suoi dipinti l’artista stravolge l’anatomia della figura umana, allungandola a volte anche in modo innaturale, caratteristica propria dei Grandi Maestri tardo-rinascimentali, periodo noto per l’attribuzione data dal Vasari di “arte della maniera” o “manierismo”.

L’artista ha partecipato a diversi concorsi artistici in Italia e all’estero riscuotendo sempre molto interesse da parte della critica e del pubblico e distinguendosi sempre per la tecnica, la creatività e per come elabora culturalmente i suoi lavori.

Alessio Papa ha svolto diverse mostre sia personali che collettive in varie parti del mondo ed è inserito in prestigiosi cataloghi d’arte.

Egli dice:
“Considero Arte tutto ciò che di bello c’è nello spirito umano, tutto ciò che l’uomo ha comunicato attraverso i secoli ai suoi simili, portandoli alla conoscenza del proprio io e ad unire i popoli tramite la cultura ed il sapere.
Facendo un’analisi della mia pittura si deduce una miscela fatta di storia, fantasia e senso del bello. Un percorso che parte dalla massima espressione artistica raggiunta nel Rinascimento e proiettata ai giorni nostri attraverso quella metafora mitologica della Classicità.
Un’arte che si pone come obiezione alle avanguardie odierne per entrare sensibilmente nell’animo e nella psico-emotività dello spettatore, cogliendo in lui quel richiamo alla curiosità della conoscenza e alla cattura completa tramite il cromatismo in quel mondo onirico dove l’essere umano tende a catapultarsi.”

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: L’artista ci presenta un’opera di pittura dalle forme che a prima vista potrebbero apparire semplicemente figurative. Tuttavia ad una più approfondita analisi, senza dover leggere le sue parole, si evince la sostanziale azione deformatrice attuata sulla forma naturale.

Papa ha cura di segnalare la propria appartenenza al genere manierista. Certamente egli intende l’interpretazione data al fenomeno artistico nei primi decenni del novecento, quando esso è stato pienamente compreso come l’intenzione schiettamente anti-classica, una rilettura che ha salvato dal biasimo molti grandi maestri dei secoli XVII e XVIII.

Ritengo in ciò di dare pienamente appoggio all’idea di pittura di Alessio Papa. Egli ancora una volta ribadisce che la pittura non è solamente un pretesto per veicolare un presunto messaggio morale ma anche l’atto di potenza dell’essere. Essere in quanto espressione di una capacità di vivere come artista perché dotato di qualcosa che non tutti possono possedere:
il talento e la padronanza della tecnica.

In quest’opera si percepisce la contemporaneità nell’uso del colore e nella deformazione delle forme, per nulla nostalgiche ma del tutto collocate nel nostro presente. Tale deformazione infatti pare essere più contigua alle arti dell’animazione che a quelle dell’antico periodo al quale si fa ideale riferimento.

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“Danae” olio su tela cm 70×100

Rossella Riboldi

Biografia: Rossella Riboldi è nata a Monza nel 1960. Laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano, Rossella è docente di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico P. Frisi di Monza. Mosaicista e relatrice in conferenze d’Arte.

Rossella sente l’opera come impianto, “costruzione”. Il suo intento è quello di esaltare la materia come veicolo di comunicazione sensoriale. Rossella ha un forte senso di appartenenza al mondo reale ( animali, oggetti, terre, affetti, cose ). Ella ritiene che il processo compositivo sia l’affascinante elemento primo della creazione artistica. L’accostamento di tasselli non eguali fra loro consente una frammentazione dell’opera dove regna l’immaginario. Il riciclo di elementi che appartengono ad un vissuto caricano di “storie” l’opera e rinascono a nuova vita.

Negli ultimi anni Rossella Riboldi ha collaborato con Renato Arrobbio e lo Studio Arteglass ed ha partecipato a mostre, fiere, convegni, premi con opere segnalate ed esposte in musei in Italia e all’Estero.

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: un dittico dal titolo Giallo-Rosso.

Opera che esalta il senso della materia. Il riuso e la raccolta dei materiali considerati morti è una delle più recenti innovazioni della tecnologia ma è stata, come sempre, preceduta dall’immaginario degli artisti che già con l’arte povera della fine degli anni sessanta avevano preannunciato quello che sarebbe diventata una esigenza della civiltà.

Rossella Riboldi effettua un’equilibrata composizione di tasselli di vetro di varie misure provenienti da negativi di produzione di vetreria d’arte e quindi di qualcosa che nasce già per una prospettiva particolare.

Questa prospettiva, spezzata, annichilita e respinta dalla produzione artigianale diviene il nucleo semantico del lavoro di Rossella. Diviene l’alfabeto morse della sua creazione con la quale spezza e moltiplica il concetto della complessità. Esso, per chi scrive, pare essere il nucleo centrale della motivazione di Rossella.

La complessità semantica e formale nella quale spesso si diluisce il significato stesso della vita reale.

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“giallo rosso” dittico tecnica mista mosaico in vetro cm 80x70x2

Ella Sarkisyan

Biografia: Nata in Germania l’artista Ella Sarkisyan ha vissuto in un ambiente ricco di stimoli creativi fin dalla prima infanzia.

Cresciuta in una famiglia di artisti, non ci si può certo sorprendere se Sarkisyan ha deciso di frequentare la Scuola d’Arte di Yerevan, in Armenia. Sarkisyan quindi ha proseguito i propri studi all’Università Statale di Yerevan, dove ha conseguito un master in Belle Arti.

In breve, dopo aver completato gli studi, Sarkisyan ha iniziato ad esporre le proprie opere in tutto il mondo. Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti nel 1995, ha iniziato ad esporre le proprie opere al Centro Armeno di Arte Contemporanea e Sperimentale, nel quale ha guadagnato il rispetto dei collezionisti e della critica.

Sarkisyan ha già esposto le sue opere in diverse gallerie negli Stati Uniti, comprensa la Harvest Art Gallery, la Hamilton Gallery a New York, e la Selkouth Fine Art Gallery.

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: come ella stessa ci riferisce; Ella Sarkisyan è ultima di una famiglia di artisti.

L’opera che ci presenta è un sunto di riferimenti simbolici. Una contaminazione di simboli e feticci che richiamano alla sensualità ed al misticismo alla letteratura ed all’abbandono a fantasie ed allucinazioni. Ossessioni evidenti per le ripetizioni di motivi a texture con colori e ricami oltre ad altri riferimenti alla cultura classica ed alla letteratura italiana ( Petrarca ) ed al neoclassicismo.

Si tratta di un’arte sperimentale che è già andata oltre l’arte povera e l’arte di strada degli anni sessanta e settanta. Non accoglie le esagerazioni grevi di certi contemporanei ma assume un’informalità elegante e delicata.

Interessante l’inserimento di frasi simboliche ed ermetiche delle quali possiamo apprezzare pienamente solo l’armonia fonetica. Pare tuttavia che il tema fondamentale sia rivolto al miracolo del rinnovamento della vita così come della creatività dell’artista.

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“Kazanova” tecnica mista cm 75×50

galleria terzo millennio venezia arte contemporanea ester crocetta polipess 55 biennale di venezia il palazzo enciclopedico massimilano gioni nicola eremita

Polipess, Ester Crocetta. Comunicato stampa.

LA GALLERIA D’ARTE TERZO MILLENNIO ha il piacere di presentare la mostra personale dell’Artista
ESTER CROCETTA in occasione della 55. Biennale di Venezia. VERNICE SABATO 31 AGOSTO 2013 ORE 18.00 31 Agosto | 15 Settembre 2013

POLIPESS VENICE OVER PAINTING

Mostra personale dell’Artista Ester Crocetta in occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”.
L’Artista Ester Crocetta presenta una raccolta delle sue multiformi e sgargianti opere pittoriche oltre ad alcune sculture e oggetti d’uso quotidiano. I lavori di quest’Artista scoppiano di vitalità ed energia; e sono caratterizzati da sincera connotazione fiabesca che ne esalta il misterioso contenuto.
In queste opere il subconscio travolge l’arte e nulla sarà più come prima. È la scoperta di un mondo affascinante, intrigante, di una nuova lente che vira la percezione di ogni realtà, si tratti di un paesaggio fisico o di un moto dell’anima.
Ester Crocetta di origini abruzzesi, seppur molto giovane, ha già mobilitato l’attenzione delle Istituzioni dell’Arte Nazionale e Internazionale, recentemente ha esposto presso il World Art Museum di Pechino ( Cina ).
Questo progetto espositivo è realizzato dall’Associazione Culturale ESSENZAMATERIA, insieme alla Galleria d’Arte III Millennio.
Introdurrà le opere il Direttore Artistico Dr. Nicola Eremita.

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Polipess, Ester Crocetta

Polipess over painting di Ester Crocetta, mostra personale in occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”, dal 31 agosto al 15 settembre 2013.

Biografia dell’artista

Ester Crocetta nasce a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara. Consegue la maturità artistica all’Istituto Statale d’Arte di Penne ( PE ). Nel 1996 esordisce alla sua prima mostra collettiva svoltasi a Pescara.

Da alcuni anni espone a livello nazionale e internazionale. Ha esposto le proprie opere in Cina al World Art Museum, uno dei più importanti musei di Pechino. Ester Crocetta ha ricevuto molti riconoscimenti da Accademie ed Enti Internazionali, tra i quali spicca il XXX Premio Internazionale “Medusa Aurea” a Roma e il Premio Presidenza PUL 2008, promosso dall’Università della Calabria di Cosenza.

Dal 2011 è socio fondatore della Fondazione Aria che ha indetto il Premio Territorio Abruzzo. Ha collaborato con Achille Bonito Oliva, Oliviero Toscani, Elio Fiorucci, Mario Botta.

Nel 2011 ha collaborato con il Ministero della Giustizia, Tribunale di Pescara in qualità di estimatore d’arte.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita

Osservando i dipinti di Ester Crocetta si viene inizialmente colpiti dalla fastosità nell’uso del colore. Assolutamente protagonista esso è usato come fosse un retino, con poca o nessuna licenza alle sfumature e al chiaroscuro. I dipinti di Crocetta divampano, urlano, sfrecciano, brillano. Quindi, una volta superato il primo e provocante impatto si ricerca qualche riferimento.

Il primo è di certo all’ormai articolata e profonda tradizione dell’illustrazione, all’arte dei Cartoons che negli ultimi cinquant’anni è divenuta una delle più vivaci espressioni delle cosiddette arti visuali. Appassionante e popolare e, quindi, per questo, di grande valore; l’arte dell’illustrazione si rivolge al cuore ed alla passione ma anche all’immaginazione infantile che dovrebbe accompagnarci sempre, soprattutto quando ci accostiamo alla regina delle arti: la pittura. Credo che Crocetta voglia introdurci nel suo mondo proprio attraverso queste smaglianti figure dinamiche ed empatiche che vivono il nostro tempo: le stupefacenti fantastiche illustrazioni.

Ella infatti allaccia immediatamente un dialogo con noi, che può anche e semplicemente rimanere fresco e superficialmente abbandonato alla contemplazione estetica, all’effetto cromatico al piacere decorativo.

Il secondo è un riferimento se vogliamo ancor più formale. I colori surreali piatti ed intransigenti così decisamente contornati, forse piombati, richiamano alla memoria le vetrate delle chiese gotiche ma tale citazione esige una maggiore attenzione. Infatti, per chi vuole proseguire, si aprono nuovi orizzonti.

Crocetta seppur sia rivolta alla contemporaneità, svolge il compito che è più caro ad un artista: essere tra i suoi simili, gli artisti quindi. L’Arte infatti non è, come si presume, una forma di comunicazione ma un modo di esistere. Credo che con ciò Crocetta voglia sedere al fianco di Matisse ed alle belve, ai pittori fauves della fine del diciannovesimo secolo. Con costoro ella si troverà sicuramente a suo agio.

Nelle sue opere non c’è rabbia non c’è il sangue espressionista ma c’è il furore primigenio della creazione. Si tratta di opere di acqua terra vento fuoco, non di ferro carbone silice plastica. Non ci sono anime lacerate ma organismi spirituali. Si può pensare all’impressionismo.

Questi organismi sono multiformi e scoppiano di energia vitale, richiamano visioni fiabesche e misteriose; esulano da problematiche laceranti e si rivolgono alle percezioni inconsce e primordiali; vogliono mantenere l’uomo in contatto con la vita.

Galleria delle opere

Polipess opening

Principali esposizioni personali e collettive

1996
PESCARA, CLUB PRIVATO Collettiva
1998
CHIETI, S. PASQUALE BAYLON Collettiva
2000
PESCARA, Villa celiera Collettiva
2005
PESCARA, Premio Penne
2007
ROMA, Premio Medusa Aurea A.I.A.M.
MASSAROSA, LUCCA, Premio Agor6agrave;
PESCARA, Collecorvino Collettiva
PESCARA, Premio Pescara
GENOVA, Saturarte Collettiva
PESCARA, Loreto Aprutino Personale
2008
ANCONA, Jesi “Donna chi sei?” Collettiva
PESCARA, Città S. Angelo Personale
PESCARA, Francavilla al Mare Collettiva
COSENZA, Università della Calabria Collettiva
COSENZA, Rossano Calabro Collettiva
AQUILA, Pratola Peligna, Premio

2009
GENOVA, S. Olcese, Collettiva
BERLINO, Stange Thing Collettiva
CHIETI, Miglianico Personale

2010
PECHINO, Surreal Dream Personale
PESCARA, Mediamuseum Personale

2011
RIMINI, Fiera Ecomondo Personale
PESCARA, Ministero della Giustizia, Stimatore opere d?arte
PERUGIA, Rocca Paolina Collettiva

2012
PESCARA, Invadenze di un Blu Collettiva
L’AQUILA, Biblioteca Provinciale, “3 stanze altrove” Personale

Progetti Speciali Wine&Wedding – etichette d’arte
Cantine Galasso e Chiusa Grande, etichette d?arte
Fondazione ARIA, Premio Territorio Abruzzo – staff

Studi Diploma maturità d’arte applicata Penne, PESCARA

www.estercrocetta.it

ILLUMInazioni bice curiger nicoleta stati valeria duca padiglioni nazionali padiglione moldavia venezia piazza san marco arte contemporanea nicola eremita

The world around me, Valeria Duca. Comunicato stampa.

54. Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia
Partecipazioni Nazionali Padiglione Repubblica di Moldavia

la Galleria d’Arte III Millennio ha l’onore di invitare la S.V. al Vernissage del Padiglione della Repubblica di Moldavia presso la propria sede espositiva in San Marco Rio Terà de le Colonne VENEZIA dalle ore 18 di Venerdì 03 Giugno 2011

Invito alla vernice

La Repubblica di Moldavia, ancora una volta, partecipa alla Biennale di Venezia presentando qui due artisti giovanissimi. Il Padiglione realizzato presso la Galleria d’Arte III Millennio ospita Nicoleta Stati, trentenne e Valeria Duca appena sedicenne. Potremo apprezzare un significativo omaggio alla pittura che richiama e si riallaccia alle più illustri correnti artistiche della fine dell’800 e dei primi del ‘900. L’Europa dell’Est dimostra sempre la sua particolare affezione per l’arte ed il talento.

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The world around me, Valeria Duca.

54. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “ILLUMInazioni”. Padiglione Nazionale per l’artista internazionale moldava mrs. Nicoleta Stati, dal 04 giugno al 27 novembre 2011. Opening 03 giugno ore 18.

Introduzione del curatore dr. Nicola Eremita

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Sono molto orgoglioso di ospitare in questa prestigiosa Galleria d’Arte il Padiglione della Repubblica di Moldavia. Già in passato la Galleria ha avuto l’opportunità di esporre opere di artisti provenienti dall’Est-Europa ed anche allora la soddisfazione è stata grande. Chi vive in questa parte del Continente Europeo, come ho già avuto modo di dire, considera l’arte qualcosa di veramente serio, qualcosa di utile alla ricerca della bellezza, ha mantenuto, se vogliamo, un senso di sacralità nei confronti dell’immaginazione e soprattutto di rispetto nei confronti del pubblico. Ritengo che i paesi slavi, e russi, saranno sicuramente tra i principali protagonisti di quel Rinascimento delle Arti che auspico. 

Vorrei ora sottolineare tre aspetti di questo padiglione.

  1. Esso ospita due giovanissime artiste, una, Valeria, è la più giovane artista che espone a questa edizione della Biennale.
  2. Insieme presentano opere che sono di pura pittura, olio su tela per intenderci.
  3. Il genere della loro pittura è ispirato alle più importanti correnti artistiche europee della fine dell’ottocento e dell’inizio del novecento.

Trovo molto consolatoria la sequenza di queste tre considerazioni. Le nuove generazioni che si dedicano all’arte figurativa hanno qui voluto ribadire il primato della pittura nell’arte. Si sono messe seriamente alla prova. Hanno quindi voluto rischiare perché questo modo di fare arte contemporanea oggi è anticonformista e controcorrente. Sembra paradossale quel che dico ma dal mio punto di vista questa è la realtà. Ciò è ancor vero se consideriamo che Valeria Duca e Nicoleta Stati hanno dichiarato la loro passione per l’impressionismo e l’espressionismo. Le loro opere sono un tributo a Pissarro, Schiele, Degas, Kokoschka, Cézanne, Utrillo, Pollock; ma anche al nostro Renato Guttuso.

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Valeria Duca è nata il 26 Giugno 1995 a Balti nella Repubblica di Moldavia.
Dal 2001 frequenta il Liceo della Creatività e della Inventiva “Prometeu-Prim”. Ha frequentato, tra il 2007 e il 2008, il corso privato del Prof. Victor Ursu Membro del Sindacato degli Artisti Plastici ( PAU ) della Repubblica di Moldavia. Quindi, dal 2008, ha seguito il corso privato del Maestro d’Arte Prof. Ion Serbinov Membro del Sindacato degli Artisti Plastici ( PAU ) della Repubblica di Moldavia. Nel 2010 ha seguito il corso privato dell’artista canadese Alexander Sheversky. Oltre che artista, Valeria Duca è anche una professionista sportiva; ha conquistato 25 medaglie di cui 18 d’oro nei vari campionati e tourneé nazionali e internazionali di Taekwondo WTF. Ha partecipato ai Campionati Mondiali, Europei, dei Paesi Balcanici (argento) è campionessa dei Giochi Olimpici del Tricolore tenutisi a Reggio Emilia Italia nel 2009. Per due volte campionessa nazionale. All’età di 8 anni ha eseguito il primo salto con il paracadute in tandem, dall’altezza di 2500 m. È la paracadutista più giovane della Repubblica Moldova. È la miglior sportiva degli anni 2007, 2008, 2009 nella categoria cadetti. Ha la cintura nera II DAN.

Opere in esposizione

The world around me opening 03 giugno 2011

Valeria Duca curriculum

Mostre personali

2008 Creazione plastica dei bambini di Chişinau, Centro Espositivo Constantin Brâncuşi – Moldavia 2009 La verità nella bocca dei bambini, il Museo Nazionale di Archeologia e Storia di Moldova – Moldavia
2009 Biblioteca Pubblica Târgovişte, Chişinau – Moldavia 2009 Salone Internazionale del Libro, XVIII-a edizione, Biblioteca Nazionale della Repubblica Moldova – Moldavia 2009 Astratto e non solo… L’ambasciata della Romania nella Repubblica Moldova – Moldavia 2009 Galleria d’Arte Amarillo Reggio Emilia – Italia 2009 Galleria d’Arte Amarillo e Spazio Cavour Reggio Emilia – Italia 2010 La galassia dei colori, Museo del Costume Popolare, Palazzo del Parlamento, Bucarest – Romania 2010 Festa dell’Insegnante, Liceo “Prometeu-prim” – Moldavia.

Mostre collettive

Partecipa a 20 mostre insieme ai pittori professionisti, dentro e oltre i confini del paese.

Premi

2007 / 2009 secondo posto nel Concorso Municipale di pittura per allievi, Chişinau 2009 Nominata nel Concorso di pittura improvvisata, Chişinău, 24 maggio 2009 Premio UAP della Repubblica Moldova nel Salone Internazionale del Libro per l’album di Valeria Duca, Pittura Grafica 2009 Vincitrice del Premio del settimanale “Letteratura e Arte” per l’esordio nell’arte 2010 Vincitore del Premio Speciale, Lettere e concorso artistico in occasione della Giornata Nazionale della Gioventù 2010, organizzati dal Ministero della Gioventù e dello Sport della Repubblica di Moldova.

Opere in collezioni pubbliche e private

Italia, Regina Pacis, Museo di Archeologia e Storia della Repubblica Moldova Museo del Costume popolare, Palazzo del Parlamento, Bucarest, Romania Museo del Villaggio, Bucarest, Romania Lituania, Repubblica Moldova, Romania, Stati Uniti d’America, Regno Unito.

Cataloghi

1. Valeria Duca. Pittura. Grafica. Catalogo. Chişinău, Casa Editrice Epigraf, 2009
2. Immagina ARTE in Fiera, Reggio Emilia, Italia, 2009
3. Un anno di arte nel segno di Amarillo Art, Reggio Emilia, Italia 2009 / 2010
4. “L’arte russa – 2010” Mosca, Russia, catalogo
5. “L’arte russa – 2011” Mosca, Russia, catalogo

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Cognition, Nicoleta Stati. Comunicato stampa

54. Esposizione Internazionale d’Arte Biennale di Venezia
Partecipazioni Nazionali Padiglione Repubblica di Moldavia

la Galleria d’Arte III Millennio ha l’onore di invitare la S.V. al Vernissage del Padiglione della Repubblica di Moldavia presso la propria sede espositiva in San Marco Rio Terà de le Colonne VENEZIA dalle ore 18 di Venerdì 03 Giugno 2011

Invito alla vernice

La Repubblica di Moldavia, ancora una volta, partecipa alla Biennale di Venezia presentando qui due artisti giovanissimi. Il Padiglione realizzato presso la Galleria d’Arte III Millennio ospita Nicoleta Stati, trentenne e Valeria Duca appena sedicenne. Potremo apprezzare un significativo omaggio alla pittura che richiama e si riallaccia alle più illustri correnti artistiche della fine dell’800 e dei primi del ‘900. L’Europa dell’Est dimostra sempre la sua particolare affezione per l’arte ed il talento.

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Cognition, Nicoleta Stati

54. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “ILLUMInazioni”. Padiglione Nazionale per l’artista internazionale moldava mrs. Nicoleta Stati, dal 04 giugno al 27 novembre 2011. Opening 03 giugno ore 18.

Introduzione del curatore dr. Nicola Eremita

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Sono molto orgoglioso di ospitare in questa prestigiosa Galleria d’Arte il Padiglione della Repubblica di Moldavia. Già in passato la Galleria ha avuto l’opportunità di esporre opere di artisti provenienti dall’Est-Europa ed anche allora la soddisfazione è stata grande. Chi vive in questa parte del Continente Europeo, come ho già avuto modo di dire, considera l’arte qualcosa di veramente serio, qualcosa di utile alla ricerca della bellezza, ha mantenuto, se vogliamo, un senso di sacralità nei confronti dell’immaginazione e soprattutto di rispetto nei confronti del pubblico. Ritengo che i paesi slavi, e russi, saranno sicuramente tra i principali protagonisti di quel Rinascimento delle Arti che auspico. 

Vorrei ora sottolineare tre aspetti di questo padiglione.

  1. Esso ospita due giovanissime artiste, una, Valeria, è la più giovane artista che espone a questa edizione della Biennale.
  2. Insieme presentano opere che sono di pura pittura, olio su tela per intenderci.
  3. Il genere della loro pittura è ispirato alle più importanti correnti artistiche europee della fine dell’ottocento e dell’inizio del novecento.

Trovo molto consolatoria la sequenza di queste tre considerazioni. Le nuove generazioni che si dedicano all’arte figurativa hanno qui voluto ribadire il primato della pittura nell’arte. Si sono messe seriamente alla prova. Hanno quindi voluto rischiare perché questo modo di fare arte contemporanea oggi è anticonformista e controcorrente. Sembra paradossale quel che dico ma dal mio punto di vista questa è la realtà. Ciò è ancor vero se consideriamo che Valeria Duca e Nicoleta Stati hanno dichiarato la loro passione per l’impressionismo e l’espressionismo. Le loro opere sono un tributo a Pissarro, Schiele, Degas, Kokoschka, Cézanne, Utrillo, Pollock; ma anche al nostro Renato Guttuso.

Nicoleta Stati nota biografica

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Nicoleta Stati è nata il 15 Giugno del 1981 a Chisinau nella Repubblica di Moldavia, dove ancora risiede.
Dal 1995 al 1999 ha studiato al Liceo Artistico “I. Vieru” di Chisinau; quindi si è trasferita in Italia ed ha studiato all’Istituto di Belle Arti “Paolo Toschi” di Parma ed all’Accademia di Belle Arti di Roma.
Durante il 1998 ha frequentato la Scuola Internazionale del College du Leman a Versoix in Svizzera.
Dal 2002 al 2006 Nicoleta Stati ha ampliato la sua preparazione accademica all’Accademia di Teatro Musica e Belle Arti di Chisinau; fino ad ottenere il diploma all’Università Pedagogica di Stato “Ion Creanga”. Dal 2011 è Direttrice del Consiglio della Repubblica del Liceo di Arti Plastiche “I. Vieru”

Opere in esposizione

Cognition opening 03 giugno 2011

Nicoleta Stati Curriculum

Mostre personali

1998 Accademia della Diplomazia Parigi – Francia 1999 Museo Nazionale di Belle Arti di Chisinau – Moldavia 2000 Galleria “Ioansen” Roma – Italia 2000 Central Painter’s House di Mosca – Federazione Russa
2001 Museo Nazionale di Belle Arti di Chisinau – Moldavia 2003 Sede delle Nazioni Unite di Chisinau – Moldavia 2005 Galleria “Adorama” di Chisinau – Moldavia 2007 International Film Festival “Salento Finibus Terrae” San Vito dei Normanni – Italia 2007 “Polo della Qualità” Marcianise Caserta – Italia 2011 “Ascom Building” Chisinau – Moldavia 2011 Parlamento Europeo Bruxelles – Belgio

Mostre collettive

1999 / 2010 Italia – Moldavia – Ungheria – Russia – Francia – Romania

Campi creativi

1998, 1999 – Vilkovo, Ucraina 1999 – Romea, Italia 1999 – Nebedag, Turkmenistan 1999 – Vaja, Ungheria 2000 – Turkmenbashi, Aschabat 2000 – Maramures, Romania 2001 – Vaja, Ungheria 2001 – Toscana, Italia 2001 – Maramures, Romania 2002 – Tulcea, Romania 2002 – Moldovitza, Romania 2003 – Sucevitza, Romania 2003 – Maramures, Romania 2004 – Sibiu, Romania 2005 – Sighisoara, Romania 2005 – Medias, Romania 2005 – Butuceni, Moldova 2006 – Nicolaevca, Moldova 2006 – Merghendeal, Romania 2006 – Sighisoara, Romania 2007 – Apold, Romania 2007 – Baia Mare, Romania 2010 – Sighisoara, Romania

Titoli

1999 – Secondo premio. Campo di Creazione, Vaja, Ungheria 2007 – Membro dell’Unione degli artisti plastici, Repubblica di Moldova 2007 – Premio speciale al Festival Internationale del Film “Salento Finibus Terrae

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Time’s Equal Sign, Lee Sun-Don. Comunicato stampa.

53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi”. Padiglione Nazionale per l’artista taiwanese di grande fama mr. Lee Sun-Don, dal 24 giugno al 24 settembre 2009. Opening 24 giugno ore 18.

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Il grande artista Lee Sun-Don sarà ospite della Galleria d’Arte III Millennio per una personale di lunga durata dal 24 Giugno al 24 Settembre. La mostra si svolgerà in occasione della 53ma Biennale di Venezia Sezione Arti Visive.

Grazie alla ospitalità della Galleria d’Arte III Millennio, nella Biennale troverà spazio anche la cultura e la religione del Buddha con una rappresentanza illustre quale quella di Lee Sun-Don. In un clima di grande attenzione verso la condizione umana dei monaci buddhisti e con il reale rischio che la millenaria cultura che costoro conservano possa essere dilapidata; il Curatore Nicola Eremita ha pensato che fosse doveroso lanciare un messaggio di attenzione verso chi opera per trasmettere quei valori alle generazioni future anche per mezzo dell’immaginazione dell’arte.

Saranno esposte alcune tra le più significative opere dell’artista taiwanese. Lee Sun-Don afferma: “se l’energia mistica delle mie opere è in grado di rendere la filosofia buddhista più direttamente accessibile, questo sarà sicuramente un ottimo sistema per onorare il Buddha”.

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La personale ed attuale ricerca semantica di Lee Sun-Don, non è avulsa dalla tipica espressività orientale che richiama varie simbologie ancestrali. Sono esposti numerosi dipinti ad olio su tela con effetti cromatici contrastanti e incantevoli illusioni ottiche che svelano la profonda e complessa cultura di questa fede e di questa filosofia.

L’artista, ponendosi con umiltà avanti alla monumentale e antica cultura buddhista, ne diviene messaggero tramite l’arte e la pittura. Le opere di Lee Sun-Don parlano direttamente al nostro subconscio. L’arte visiva infatti fa leva sull’intuito, l’istinto l’emotività e quindi è in grado di trasmettere con purezza dalla fonte originale. Come gli artisti che resero grandi le chiese cristiane, l’artista vuole rappresentare non solo l’aspetto iconografico ma anche i valori astratti che contraddistinguono la sua fede e conoscenza.

Il risultato è efficace e coinvolgente. Chiunque sappia qualcosa di questa preziosa cultura sarà affascinato ed emozionato dalle tele di Lee Sun-Don.

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Time’s Equal Sign, Lee Sun-Don

53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi”. Padiglione Nazionale per l’artista taiwanese di grande fama mr. Lee Sun-Don, dal 24 giugno al 24 settembre 2009. Opening 24 giugno ore 18.

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Taiwan estende la sua già importante partecipazione alla Biennale di Venezia presentando presso la Galleria d’Arte Terzo Millennio un padiglione collaterale a quello ufficiale del Palazzo delle Prigioni. Qui ospita le opere di Lee Sun-Don. Potremo apprezzare un’imponente raccolta di dipinti che sono ispirati alle affascinanti filosofie orientali.

Biografia

Lee Sun-Don è nato a Kaohsiung, Taiwan nel 1959. Ha studiato all’Università di Soochow, Taiwan e ha ottenuto la laurea in Scienze Matematiche. Attualmente egli è Direttore Aggiunto della Galleria di Cina; Professore Visitatore di Belle Arti, Terzo Patriarca del Buddhismo Forshang; Compositore e Pianista; Scrittore; Saggista Scientifico; Imprenditore Filantropico. Lee Sun-Don è il pioniere della “Pittura ad Olio dall’Energia Totemica”, un genere che è caratterizzato dal risveglio estetico della mente. Questo tipo di arte trascende l’orizzonte dell’arte contemporanea e quindi ha catturato grande attenzione tra gli addetti al settore in tutto il mondo.

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Opening 24 giugno 2009

Parere del curatore dr. Nicola Eremita

Nato nel 1959 a Kaosiung nell’isola di Taiwan, Lee Sun-Don non dimostra affatto cinquant’anni. Pare invece conservare la genuinità del bimbo per il quale tutto è possibile e ciò che non è ancora riuscito a fare dipende solamente dal fatto che non ha ancora trovato il modo di farlo. Questo artista è una persona ricchissima di interessi anche molto diversi tra loro. Ha studiato matematica ma anche musica, in particolare il pianoforte. Si dedica alla scrittura, in particolare a Novelle sulle Arti Marziali Zen. È un saggista scientifico avendo sviluppando grande interesse per le questioni legate alle origini dell’universo. È un filantropo, riservando parte dei suoi profitti ad iniziative umanitarie. Dal 1989 è legato alla filosofia buddhista. Tale appartenenza è un importante punto di svolta nella vita di Lee Sun-Don. Potremmo anche dire che l’artista Lee Sun-Don nasce propriamente nel 1989 alimentato dalla linfa vitale del Buddhismo. Egli letteralmente si rifugia in questa affascinante filosofia seguendo le orme del Maestro Yuan-Dao Bodhisattva dal quale ottiene il titolo di terzo Erede Dharma del Buddhismo Forshang. Fonda quindi il Centro Mondiale del Buddhismo Forshang grazie ad una serie di conferenze che si svolgono tra Taipei il Giappone e gli Stati Uniti. Dal 2006 Lee Sun-Don ha fatto il suo debutto come artista pittore esponendo le sue opere.

Di queste voglio ora dissertare. Osservando le opere si coglie immediatamente provenienza orientale; il tratto, le tonalità, le raffigurazioni sono decisamente orientali. La pittura cinese ha origini antichissime essendo nata nel periodo Zhou oltre mille anni prima di Cristo. Lee Sun-Don nella sua pittura coglie diverse fasi della storia dell’arte cinese.

Si riferisce alla Dinastia Hang nel periodo Zhou 1000 A.C.; in particolare al contatto della Dinastia Zhou con la Dinastia dei Re Shang. Fu allora infatti che apparvero le prime rappresentazioni totemiche. Lee Sun-Don pone al centro della sua pittura proprio le immagini totemiche. Quindi richiama la Dinastia Tang del 600/1000 D.C., momento di fioritura delle arti cui risalgono i dipinti delle grotte di Dunhuang; a queste si rifanno le iscrizioni calligrafiche che abbondano nelle sue tele.

Come nel passato, le iscrizioni hanno un ruolo decorativo ma non solo. Si introduce il tema del Buddha. Nella storia dell’arte cinese esso è una sovrastruttura di origine indiana risalente al IV secolo D.C.. Per Lee Sun-Don, il Buddha è il principio fondante e la motivazione stessa del dipingere. Quindi, se il linguaggio è radicato profondamente nella tradizione pittorica cinese, il messaggio originale è legato all’influenza della filosofia buddhista proveniente dall’India. Ecco che le iscrizioni calligrafiche acquistano non solo un ruolo decorativo ma anche il mezzo esplicito per trasmettere la parola del Buddha.

Questo è il nodo cruciale nell’analisi della pittura di Lee Sun-Don. Essa è quindi frutto di numerose contaminazioni di diversa arte cinese e di influenze esterne provenienti dalla iconografia religiosa indiana; ma non solo. L’artista dichiara che con la sua pittura ha intenzione di gettare un ponte verso l’occidente; ed in effetti molti critici d’arte considerano la sua opera molto vicina all’arte moderna e contemporanea occidentale; ma forse è sfuggito un dettaglio.

Lee Sun-Don dichiara che questo ponte è basato sulla tecnica della pittura ad olio. La pittura tradizionale cinese è basata su: pennello, china nera, colori a tempera e carta! Ma allora l’intento di Lee Sun-Don non è quello di rendere omaggio o di conformarsi all’arte occidentale; forse Lee Sun-Don non è qui per imitare l’arte occidentale o per dare alla critica occidentale lo spunto per seguire la moda di parlare bene dell’oriente. Forse Lee Sun-Don è qui per farci conoscere uno dei molteplici aspetti della cultura orientale, in particolare quello della millenaria cultura dell’arte figurativa. Egli non respinge alcuna delle tradizioni cinesi nell’arte, anzi, le fa proprie!

Egli, in omaggio alla cultura occidentale e per amore dell’arte occidentale, assume la tecnica della pittura ad olio che in occidente ha avuto grande fortuna nel passato. Quindi il suo omaggio non sarebbe propriamente nemmeno indirizzato all’arte contemporanea bensì all’arte moderna! L’arte contemporanea occidentale non ha nulla da spartire con le tele di Lee Sun-Don. Egli prima unisce diversi tratti storici dell’arte cinese; quindi veicola il messaggio del Buddha; quindi adopera la tecnica dell’olio su tela.

Tutto ciò non fa di Lee Sun-Don un artista occidentale od occidentalizzato ma ne conferma ancora la caratterizzazione orientale. Infatti, la contaminazione che, Lee Sun-Don propone con grande raffinatezza, esprime il principio dell’equilibrio armonioso! Un concetto sommamente cinese secondo il quale l’arte è il risultato della convivenza di tradizioni ed innovazioni, idee autoctone e straniere, significati religiosi e profani. Lee Sun-Don è un artista orientale di genere orientale che tratta la sua arte con lo spirito e con le intenzioni di un orientale.

Bene ha fatto chi ha paragonato Lee Sun-Don a Pablo Picasso. Infatti nulla dell’arte contemporanea occidentale traspare dalle sue tele. Magari si può affermare che molta arte moderna europea dalla seconda metà dell’ottocento è stata affascinata dai miti e dalle leggende provenienti dall’oriente. Molti artisti europei hanno tratto ispirazione dalle culture indiane e asiatiche. Molti di loro fuggivano fisicamente o spiritualmente in mondi lontani collocati su isole o foreste esotiche.

Molti artisti europei traevano dagli ideogrammi orientali lo spunto per le loro tele astratte! Nelle tele di Lee Sun-Don non vedo alcuna suggestione occidentale; vedo invece tanto oriente nelle tele degli artisti europei moderni come in quelle di Mario Eremita, artista tra pochi ancora rappresentante della vera bella pittura in questo continente.

Il genere della pittura di Lee Sun-Don è simbolista ed apotropaica. L’intento di trasmettere il messaggio del Buddha impone all’artista l’uso della metafora e del simbolo; arcaici strumenti per trasmettere con semplicità i principi religiosi e filosofici. La filosofia buddhista contiene numerosissimi simboli apotropaici che l’artista inserisce in ogni dipinto. Quindi questa pittura si dispiega nel ricco repertorio iconografico della tradizione buddhista e cinese unendo simboli religiosi a quelli pagani.

La farfalla, in cui Zhuangzi sogna di incarnarsi richiama alla mente lo spirito compassionevole che vuole immedesimarsi nell’altro, un processo che genera armonia e allontana le afflizioni.

Le figure con strumenti musicali tratte dalle grotte di Mogao a Dunhuang, ognuna con un suo significato allegorico ben preciso che servono a facilitare il cammino verso l’illuminazione.

Il culto della meraviglia; l’arte di meravigliarsi è cosa sempre più rara nel nostro occidente tanto smaliziato e disincantato da non essere capace di vedere più nulla e di annichilirsi in un’arte fatta di vuote ideologie politiche.

Il simbolo della fenice; non di origine buddhista ma qui fatto proprio dall’artista grazie sempre al principio dell’equilibrio armonioso. La fenice infatti è un simbolo pagano di origine egiziana e poi greca fatto proprio dalle famiglie imperiali cinesi. Lee Sun-Don la rappresenta per indicare il principio della magnificenza dello spirito quando esso è artefice del proprio destino.

La carpa, simbolo pagano di buon auspicio che nell’atto del salto diviene anche il simbolo del superamento dei propri limiti; un esempio verso l’illuminazione. Il Guan Zi Zai Bodhisattva in cui il bianco simboleggia il superamento del senso della vista essendo il tratto perso nel bianco.

Il simbolo del cerchio quale esempio di perfezione e continuità spazio temporale che si associa al messaggio della fede buddhista. Nella serie del Grande Risveglio Istantaneo pare intravvedere alcuni riferimenti all’arte concettuale ma ci inganniamo in quanto essa è fine a sé medesima mentre qui ci troviamo di fronte a segni che intendono un linguaggio ed un messaggio molto profondo e radicato in una immensa e antica cultura.

Infine la scultura del drago uno dei più importanti simboli dell’arte e delle tradizioni cinesi anch’esso sinonimo di fortuna e bontà

La serie dei vasi del tesoro

La serie dei Vasi del Tesoro è basata sulle tre virtù: la benedizione (il dono della fortuna), la purificazione (purificazione dalle afflizione e il karma) e la saggezza. Quando si possiedono tutte e tre le virtù, cos’altro si può pretendere?! Le immagini rosse sullo sfondo nero sono illustrazioni totemiche, sebbene siano misteriose.
Nella Serie dei Vasi del Tesoro, ogni pezzo ha le sue proprie caratteristiche e il suo gusto unico, fino a soddisfare le preferenze personali di ciascuno. Consideriamo per esempio questa opera in particolare, essa possiede cinque punti sotto il coperchio, ciò sta a significare che essa è il rifugio dei cinque elementi: il Buddha, gli insegnamenti, tutti gli esseri senzienti, il maestro e la natura istintuale — questa è l’entrata per esplorare il tesoro della verità.

La serie benedizione ricchezza poesia divinità cosmo

La grande serie dei risvegli io sono farfalla

“Io Sono Farfalla” è ispirato da Zhuangzi, un grande filosofo della Cina antica, meglio conosciuto come uno dei fondatori del Daoism. Zhuangzi un tempo sognò di essere una farfalla; una farfalla che danzava volando quà e là senza rendersi conto di essere Zhuangzi. Quando egli si risvegliò, provò lo stupore di Zhuangzi che immagina di essere una farfalla e lo stupore della farfalla che immagina di essere Zhuangzi. L’artista adopera questa metafora per trasmettere l’idea della trasformazione e dell’armonizzazione: per trasformare la rigida concezione secolare dell’esistenza umana ( la fama, la salute, lo stato sociale ), per vincere tutte le sfide e armonizzare l’universo. In aggiunta alle implicazioni della trasformazione e dell’armonizzazione, farfalla ( in cinese hu-die ), per la simbologia cinese è un gioco di parole che significa fortuna; la farfalla è quindi sinonimo di buoni auspici, per avere felicità, buona sorte, e prosperità. La farfalla posata sul piede di colui che pratica il Buddhismo, vuole significare che egli ha trovato la pace nella sua anima; i simboli totemici alla destra indicano le traiettorie di volo della farfalla.

La grande serie dei risvegli Terra Santa Dunhuang

La serie “Terra Santa – Dunhuang” si ispira ai graffiti delle Grotte di Dunhuang, che hanno impressionato profondamente l’artista che le visitò dozzine di volte anche nelle zone riservate esclusivamente all’osservazione dei professionisti. La serie è caratterizzata per l’unione tra il risvegliato e la divinità volante attraverso i segni totemici. Ogni divinità volante suona un singolare strumento che ha il proprio significato. Per esempio, il tamburo simboleggia il pulsare del paradiso e della terra, l’arpa simboleggia l’armonia dell’universo, il flauto la prudenza del mondo e il flauto di pan fatto col bamboo la distanza dalla vita mondana.

La grande serie dei risvegli la meraviglia attraverso la quiete e il movimento

In “La Meraviglia attraverso la Quiete ed il Movimento” l’artista raffigura una persona, una farfalla per simboleggiare il “Movimento” ed un vaso ed un ramoscello per simboleggiare la “Quiete”. La Quiete o il Movimento sono rappresentati come la cifra che segna la Meraviglia; l’opera quindi è intitolata “La Meraviglia attraverso la Quiete ed il Movimento”. Un dettaglio particolare è che solamente metà del vaso è dipinta, mentre l’altra è lasciata per rappresentare segni totemici e i ramoscelli. Il vaso di fiori è un vaso del tesoro, colmo d’acqua e virgulti. L’acqua simboleggia l’abbondanza e la vita terrena; i segni totemici simboleggiano la dottrina del Buddha, la dottrina Forshang e la vita spirituale. Tutto ciò indica che per avere abbondanza di fiori e frutti e salute e raggiungere la perfezione abbiamo bisogno sia della vita mondana che della vita spirituale.

La grande serie dei risvegli mentre cavalco il vento

“mentre cavalco il vento” è ispirata alla storia di Zhuang Zhou Mèng scritta da Zhuangzi, il filosofo, durante il periodo della Guerra delle Nazioni. L’artista si riferisce a quella storia per descrivere la condizione in cui l’individuo non è in balia della fama e della fortuna ma è naturalmente parte dell’universo e controlla le sue passioni. In questo dipinto la fenice è rappresentata immensa per simboleggare la condizione di magnificenza dell’anima e dello spirito che è artefice del proprio destino; ciò che è un onorevole traguardo della vita; e non nella condizione di annichilimento come quando si è in balia della fama e della fortuna. La fenice è anche il simbolo di buoni auspici sia presso le culture orientali che in quelle occidentali.

La grande serie dei risvegli il cancello del drago

“Il Cancello del Drago: la Trasformazione” è un’opera ispirata ad un’antica leggenda cinese “Le Carpe saltano sopra il Cancello del Drago.” Le carpe sono sempre state considerate un simbolo di buon auspicio fin dai tempi più antichi. Il salto della carpa suggerisce la contesa ardimentosa per il successo, e la volontà di oltrepassare i propri limiti. Le carpe colorate rappresentano l’abbondanza ed indicano che colui che colleziona questo dipinto oltrepasserà qualsiasi ostacolo per elevarsi. Nella serie del Cancello del Drago, l’acqua è rappresentata per mezzo di tecniche varie, come colori danzanti, onde, e serie di punti tratteggiati.

La serie dei colori dei colori

Questa è la nuova tecnica pittorica della Serie dei Colori nei Colori. Per cominciare, l’area nera somiglia alle foglie del loto, mentre l’area bianca rassomiglia abbastanza alla silhouette di una bella, con il viso che guarda in sù, la testa voltata a sinistra, il collo e la spalla verso la parte bassa a sinistra, ed i suoi occhi giusto sulla linea… “La Bella Incanta il Loto” la creatività si svela più nella divisione dello spazio, l’ingegnosa maestria della forza delle dita e del polso, combinata con l’impiego della profondità del chiaroscuro.

La serie del vecchio fortunato

La serie guan zi zai

Questa serie è ispirata a “Il Cuore Sutra” ed è quindi intitolata “la Serie Guan Zi Zai”. La più importante caratteristica di questa serie è l’uso della pittura bianca sulla tela bianca per delineare Guan Zi Zai Bodhisattva con la tecnica del “Bianco su Bianco”. Il pezzo “Trascendere oltre la Vista fino alla Consapevolezza” esprime l’assenza di contrasto nel mondo, alcun pensiero deriva dalla funzione dei sensi esclusa la gloria, la perfezione e la percezione del divino in ogni cosa. Quindi, le tre linee sul fondo simboleggiano la disciplina, la concentrazione e la saggezza ed i tre fiori di loto indicano la disciplina, la concentrazione e la saggezza della divinità.

La serie del risveglio istantaneo

La serie del Gande Risveglio Istantaneo è composta da sette opere. Sono tutte completate da un Totem Gestuale dalla tecnica dei Colori Danzanti. La parte più difficile nella creazione di questa serie è quella della realizzazione dei cerchi concentrici: la loro collocazione e la loro variegazione di colori determina lo spirito e la vitalita del dipinto, il suo slancio dinamico e la sua magnificenza. Quindi, ogni opera deve essere lungamente ponderata prima che sia data la prima pennellata sulla tela – un singolo errore renderà vana l’intera creazione. Quindi, la Serie del Grande Risveglio Instantaneories richiede più impegno degli altri dipinti. Il cerchio e la sfera sono le forme senza inizio né fine, per questo simboleggiano la perfezione e la concordia – In questo dipinto il cerchio rappresenta la perfettibilità del Buddhismo. Così come i segni totemici sparsi attorno, sono la rappresentazione visiva dell’insegnamento del Buddhismo.

Lo slancio

L’artista interiorizza propria l’immagine del drago dell’antica saggezza cinese degli Otto Diagrammi contenuta nel Libro dei Mutamenti, il più prezioso e stimato essere rappresentato dalla cosmologia cinese. La scultura “Slancio” è stata creata per diffondere ogni benedizione a chiunque possieda l’opera affinché possa prosperare, riuscire nella vita e sublimare nel trascendente.


Opening 24 giugno 2009