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Officina Lombarda “In Out Biennale”

Mostra collettiva di dieci artisti internazionali in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.

dieci artisti lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.

Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di dieci autori che conoscono il mestiere dell’artista.

Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.

Gli artisti di Officina Lombarda

Galleria delle opere

Opening 06 giugno 2009

Gli Artisti Espositori

Fittipaldi Antonio

Biografia: dentro al momento storico, una libera traiettoria di creatività punta sia sulla sperimentazione soggettiva, sia sull’allusività citazionale. L’artista trasforma l’idea stessa di ‘rappresentazione’ nel consistente aumento degli spessori, dove ogni parvenza di forma è pronta a disperdersi in effetti materici e nella forte sensorialità dei rossi. Le opere testimoniano l’avanzamento verso la tridimensionalità vissuta nel disarticolarsi della superficie con inserimenti di ferro, lamiere e altro di recupero, così come la precarietà esistenziale è sigla delle sculture in un legno ferito da mille graffi.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: molto più che per Colmenares ecco qui una vera e propria citazione del Depero; ma forse e più ancora, dell’arte cosidetta concettuale stante l’utilizzo di materiali di risulta o non “attinenti”. L’opera è molto piacevole alla visione per il suo equilibrio formale di pieni e vuoti e di volumi e superfici piatte. Bene anche l’impianto scenografico che si snoda in quattro livelli o quinte teatrali. Anche in questa si respirano anni lontani, nostalgie e rimembranze di un periodo collocato all’inizio del XX secolo.

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“idee raccolte” pittoscultura legno metallo colori acrilici corda cm 38x34x10 2009

Anastasi Francesca

Biografia: nasce nel 1983 a Varese dove tuttora vive e lavora. Dopo il diploma al Liceo Artistico “A. Frattini” di Varese, la giovane artista segue i corsi dell’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Lavora dal 2003 come progettista d’ interni per uno Studio di Architettura: lo stretto contatto con il panorama del design introduce nella sua pittura un elemento di costante innovazione.

Partendo dall’osservazione, accompagnata dalla continua rielaborazione personale, giunge ad una pittura ricca di materia e colore e decisamente libera da vincoli accademici. Nel dipingere predilige l’uso di acrilici “mixati” ai più svariati materiali, dalla sabbia alla stoffa, da scarti di metalli ad avanzi di stampi plastici. Tutto questo crea un sottile dialogo tra materia e colore, per uno stile originale ed informale, che richiama l’astrattismo.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: l’opera rammenta lo stile di Osvaldo Licini. Il segno infatti denota quel senso astratto ed informale e la prevalenza del colore proprio sulla forma. Ancora si legge un’amabile punta di ironia. Il tema che il titolo sancisce ricalca anch’esso la strada del Maestro Marchigiano ed infatti la tela è colma di quel surrealismo fantastico che la rende molto piacevole e divertente. La tela s’inquadra quindi con risolutezza nella corrente astrattista degli anni trenta ma non italiana bensì più vicina alla scuola di Kandinskij. Il tratto è delicato, posato con accuratezza.

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“viaggio nel tempo” tecnica mista cm 100×70 2006

Ezio Pinciroli

Biografia: “..Ogni sogno ed ogni emozione estrapolata dal mio inconscio, per quanto stravagante, si traducono in una convincente sensazione pittorica”.

L’artista, che vive e lavora a Legnano, inizia a dipingere prima su basi figurative ed impressioniste, poi con il disegno e la poesia approda all’astrattismo. Verso la metà degli anni ottanta affianca alla pittura anche scultura, fotografia e letteratura, scrivendo due romanzi di carattere sociale: “Gente di primavera” e “Per un passo in paradiso”.

Artista a tutto tondo, viaggia molto sia per piacere che per studiare nuove forme, colori e luci, in particolare dagli ’90, quando la sua pittura si avvicina all’informale, con un’esaltazione della casualità segnica e materia, privilegiando il colore Oro.

Tra le molte mostre, ha esposto al Circolo della Stampa di Milano, all’Espace Fontevielle di Montecarlo, a Bruxelles, a Malpensa Arte, a Piacenza, a Padova, a Varese ( Antico Chiostro di S. Antonino ), al Museo Pagani di Castellanza ( Va ) e a Lecco.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: astratto si ma con un certo intento impressionista. Egli dice infatti di voler dar sfogo alle proprie emozioni e trasformare quindi la forma astratta in una sensazione, non in un concetto. Nulla di più romantico. E questo dipinto, più che una forma astratta potrebbe intendersi come un fenomeno naturale, una nebbia d’oro, una cascata aurifera, desiderio di perdersi in una preziosa emozione, seppur impalpabile ed effimera. Forse l’astrattismo qui va messo un poco da parte; prevale un romantico impressionismo.

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“la leggerezza” malta acrilica e smalto su tela cm 40×40 2008

Sassi Giuseppe

Biografia: l’artista affronta tematiche diverse in un linguaggio personale e incisivo, dove si fondono istanze figurali e astrazioni metaforiche, vivacemente ritmate in guizzanti cromie. Un’arte poliedrica, la sua, affidata a una grande sensibilità e vivo senso del colore, per raccontare il suo tempo interiore.

Il tratto sicuro della forma rimanda a un sapiente equilibrio spaziale e prospettico, che talora sfuma per lasciare spazio all’istintualità timbrica di colore e materia che riportano a stati d’animo intensi.

Molteplici le mostre a cui ha partecipato, a Roma, Parigi, St Moritz, Milano e in altri luoghi della Lombardia, a Cuneo, in Puglia e via dicendo. Molti i premi ricevuti un pò in tutta Italia. Sue opere si trovano in permanenza a Bratislava, in Slovacchia e al Museo di Teglio.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: anche questa opera richiama i valori dell’impressionismo. Questo nostalgico paesaggio è cristallizzato, immobilizzata in un tempo mai passato. L’artista mette il colore al servizio della sua sensibilità. Egli immortala le proprie emozioni nella natura antropizzata con efficacia. Il tema è difficile, perché banalizzato oggi dalla fotografia e dalle infinite riproduzioni delle bancarelle. Ricordiamo tuttavia che l’arte non necessita di alcun luogo per essere ammirata, se essa è bella.

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“Lago di Lugano” olio a spatola su tela cm 100×70 2005

Colmenares Gladys

Biografia: “sculture, pannelli, installazioni, dipinti. Gladys Colmenares, nata a Caracas, in Venezuela, si presenta con un repertorio di opere dove la libertà espressiva sprigionata attraverso le colorazioni vivaci e multiformi cattura l’attenzione di chi guarda, sulle stesse frequenze della magia del momento creativo fissato per sempre nell’opera d’arte.

Spesso sono”assemblages”, formati da pannelli colorati, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti, bamboline, piccole figure in legno o plastica, scovate nei mercatini o di quelle che si trovano nelle merendine e nelle uova di Pasqua.Talora sono “installazioni”: così come nelle pitture-oggetto o negli assemblaggi, è ben presente l’aspetto ludico.

Sono grandi o piccoli manufatti in cui si incontrano surrealtà, divertimento, invenzione; possono essere letti e compresi da tutti, grazie alla gioia visiva che sanno dare, irripetibili, pieni di felicità e di colore. Nei “dipinti”, una straordinaria capacità di elaborazione tematica consente di affrontare, in un linguaggio molto personale, l’astrazione e le istanze metaforiche ritmate in guizzanti cromatismi.”

Così scrive dell’artista il critico Fabrizia Buzio Negri Nell’ambito della sua carriera artistica ha allestito numerose mostre personali e collettive, a Londra, Caracas, Praga, Brescia, Milano, Bologna, Varese, riscuotendo ampio successo da parte del pubblico e dalla critica, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: qualcosa della creatività immaginifica di Depero lascia le sue traccie ma depurata da qualsiasi intento drammatico. Intravvedo la generazione pop degli anni sessanta magari in qualche accostamento con prodotti di uso comune; ma sempre filtrati dal punto di vista soffusamente fauves.

In realtà prevale la componente naif con una fortissima caratterizzazione etnica; questo è evidente dall’uso del colore e dalla mano che pare danzare più che dipingere. Questo modo di esprimersi richiama con ardore la cultura afro-americana e delle americhe del sud. I risultati sono: opere che trasmettono messaggi estremamente positivi ed ottimistici; un esplicito richiamo alla sensualità; un’aperta passione per l’infanzia; il desiderio di trasmettere agli altri la passione per il movimento ed il ritmo.

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“standing not hanging” tecnica mista su legno e plexiglass cm 35×24 2008

Ghielmi Luca

Biografia: ingegnere aeronautico, dipinge con assiduità dal 1990. Amante dell’espressionismo e delle sue derivazioni, privilegia la gestualità rimanendo saldamente figurativo. Egli sente la necessità che la vita entri di prepotenza dentro le sue opere, per trasmettere altre emozioni nel ritmo del non-colore.

Nasce così una sorta di stenografia bruciata dall’ansia di una visione velocizzata sulla carta di giornale nel senso di un “presto”musicale e nel gesto audace dell’olio, dello smalto industriale e del pennarello. È il “quotidiano” di un viaggio esistenziale che stringe cinematograficamente su interni e annotazioni di situazioni particolari.

È stato selezionato per la mostra al “Salon des Artistes Européennes de Bejing” nella Città Proibita a Pechino. Ha esposto a San Pietroburgo, Bologna, Milano, Varese e in Svizzera nel Canton Ticino.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ancora un’opera neoespressionista forse ancor più caratteristica. I cromatismi pare vogliano richiamare la rappresentazione rabbiosa di Vedova mentre le inserzioni di giornale potrebbero essere una citazione di Mimmo Rotella. Il genere espressionista tende sempre a ricevere reazioni contrastanti nel pubblico; amato od odiato senza vie di mezzo. Il rischio che affrontare questo genere comporta suggerisce sempre all’artista di rifarsi o di citare maestri affermati. Così è qui come anche in altre opere di questa mostra.

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“still life with fork” smalto industriale su quotidiano francese cm 57×40 2009

Tagliabue Marida

Biografia: ha l’Africa nel cuore, un mondo di accensioni coloristiche improvvise, che riprendono senza limiti ispirativi brani di culture piene di mistero, ossessioni ricorrenti nei contorni decisi delle figure, nelle astrazioni simboliche di una primordialità vicina a tanta arte contemporanea. Tra danze tribali, suoni di tam-tam, animali dalla fierezza inaudita, forme geometriche di un ritmico design dalle mille sfaccettature, la pittura dell’artista va a catturare, in una immedesimazione passionale, esperienze sensoriali vissute in una sorta di ultrasensitività accentuata sulle tele dal fondo color terra bruciata e dai timbri coloristici più esaltanti del Continente Nero.

L’artista ha esposto con successo in molte mostre, a Milano, Locarno, St. Moritz e in altre gallerie della Svizzera e di recente al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Marrakech.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ecco infine Rousseau; mancava solamente la sua citazione per concludere questa rassegna. La naturalezza ferina ripropone nel gesto e nei valori sottesi il grande maestro francese. Rappresentare in questo caso equivale a possedere ed emulare. In un gioco di transfer freudiano la pittrice si immedesima nella bestia feroce.

Il soggetto non è creato per semplice ammirazione o funzionalità estetica. Non è il vello dorato del ghepardo non è il senso decorativo ad interessare l’autore. Ella infatti crea il feticcio con il quale magicamente assorbirne le qualità. L’artista cerca l’essenza della bestia, la sua dote selvaggia. Cerca lo spirito che incarna quel corpo che spira in quei luoghi. Interiorizzazione del soggetto, pratica antica dell’arte giapponese.

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“pausa di riflessione” acrilico e oro su tela cm 100×100 2008

Fontana Massimo

Biografia: apprese le prime tecniche del disegno e della pittura, nel corso degli anni ha dedicato molto del suo tempo alla sperimentazione pittorica, specialmente alla ricerca del bilanciamento del colore. Oggi le sue tele hanno una comunicatività immediata, con una materia ricca di fermenti e un segno forte, esaltante, a volte angoscioso, a volte ludico, che si avvicina a un graffitismo di frontiera.

È ardita mescolanza di tendenze moderne e arcaici riferimenti nei quali non esistono regole e schemi, ma solo la necessità di comunicare liberamente gioie, paure, dubbi esistenziali. Riccardo Fassi con Enrico Rava hanno usato un’opera di Fontana come cover per il Cd “SEVEN PIECES FOR LARGE ENSEMBLE”, edito da Splasc(H) Records nel 2007.

Ha esposto con molte personali di grande impatto, in Svizzera, a Chiasso, a Locarno, a Lugano alla UBS Bank, nell’Ospedale Regionale e alla Galleria Blu Art Vezia, a “La Posteria” di Milano, a Varese in varie sedi istituzionali, a Villa Pomini di Castellanza ( Va ).

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: pittura emotiva abbandonata alla pura istintualità. Questo aspetto potrebbe accostare la mano di questo autore al neo-espressionismo. Quindi già più recente rispetto alle opere viste prima, mi rifeisco infatti già agli anni ottanta del XX secolo. Tutto lo fa supporre. La tela esprime un’immagine mentale e visionaria, il colore è al centro della composizione e non è diluito. I contrasti sono forti.

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“ghost” tecnica mista su tela cm 120×100 2009

Marrani Ruggero

Biografia: ha compiuto gli studi universitari presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia; è stato allievo del Maestro Gerardo Dottori, aerofuturista. Titolare della cattedra di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Varese. Fino al 1980 si dedica prevalentemente alla pittura. Da quella data, inizia lo studio della ceramica. La sua ricerca è rivolta soprattutto all’osservazione delle planimetrie cartacee e delle vedute aeree. È nata così la sua AEROSCULTURA.

Nella realizzazione di ogni opera, partendo dalla forma perimetrale della base in legno, il progetto segue uno schema geometrico che dà la forma alla terracotta, per creare un “UNICUM” tra base d’appoggio e scultura. Marrani ha realizzato anche vari allestimenti ambientali. La ricerca odierna ha sviluppato una soluzione artistica particolare che ha chiamato “INTERATTIVA”.

Le nuove sculture coinvolgono l’osservatore e lo stimolano ad intervenire e modificare l’opera. Numerosissime e sono le mostre personali e sue opere si trovano in varie strutture pubbliche. Ogni riferimento artistico può essere richiesto alla Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (Va), all’Archivio per l’Arte Italiana del Novecento di Firenze, al Museo Internazionale di Design Ceramico di Laveno Mombello ( Va ) e al Civico Museo d’Arte Moderna” in Maccagno (VA).

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: sono cose che hanno avuto origine all’inizio del secolo; quando la produzione industriale ha suggestionato gli animi sensibili di molti uomini che vedevano il mondo cambiare e volevano dare il loro contributo nel campo delle arti.

Una lunga scia che si snoda dall’art nouveau al futurismoe alle arti applicate di Depero alle opere demenziali di Manzoni alle installazioni di Beyus fino ai monitors dei nostri più recenti tempi.

Dalla rivoluzione informatica potrebbe offrirsi questa chance per la Scultura Interattiva; forse l’unico vero esempio qui di opera che si lega al passato solamente per il fatto di interpretare il proprio presente.

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“scultura interattiva curva + sfera = equilibrio” terracotta policroma e raku cm 40x40x58 2009

Bellea Vanni

Biografia: dal 1978 dipinge attuando una ricerca di forma e colore che riguarda una scomposizione tra il ludico e il favolistico della realtà. Nel procedere combinatorio del “puzzle”, tessere e campiture implodono ed esplodono a piacimento in una illusione di ottica frantumata, con la fantasia che tutto divora in una pittura rimbalzante nelle rifrazioni della luce di un caleidoscopio.

È finalista al “PREMIO ARTE MONDADORI 2001”; due sue opere sono pubblicate nell’enciclopedia della pittura moderna italiana n. 42 edita da Mondatori. Molte le esposizioni, alcune anche all’estero di cui un paio a Parigi. È stato selezionato per esporre alla Maison de la Culture Européenne, all’interno della Città Proibita a Pechino.

Parere del direttore dr. Nicola Eremita: opera che potrebbe essere esposta in una mostra dei primi del novecento a Parigi. È collocabile pienamente nel contesto della corrente cubista e con orgoglio ne richiama il senso nella forma ed anche nella combinazione coloristica. Il senso di pieno che questo dipinto trasmette è angoscioso.

Si ha la sensazione di essere travolti dalla massa corpulenta oppure di essere assorbiti dagli strabordanti volumi. Questa struttura di materia si avvicenda ad un’altra e poi da un’altra sarà sostituita. Così via come in una sequenza cinematografica o in una rovinosa frana di scenari cubici. Solamente un piccolo e timido sole sembra rimanere punto fisso nella scena.

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“nel momento in cui la luna è più lontana” olio su pannello di legno cm 70×100 2008

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Reopening Galleria d’Arte Terzo Millennio marzo 2009

Causa la sciagurata alluvione del primo dicembre 2008 la Galleria d’Arte Terzo Millennio ha subito ingenti danni che l’hanno costretta alla chiusura per alcuni mesi.

All’interno dei locali si sono riversati oltre venti metri cubi d’acqua salsa e carica di agenti patogeni e colibatteri, l’acqua che scorre nei canali di Venezia insomma.

L’intero impianto elettrico è stato distrutto mentre alcune piastre della pavimentazione sono saltate, gli intonaci sono stati compromessi.

I lavori sono cominciati subito. Abbiamo dovuto completamente svuotare la Galleria e demolire alcune parti di muratura. Abbiamo dovuto sostituire tutti i cavi elettrici e nelle canaline abbiamo trovato oltre cento litri d’acqua salmastra.

Abbiamo quindi studiato diverse soluzioni fino a trovare un cavo speciale che resiste all’immersione. Abbiamo approfittato della chiusura per apportare anche altre migliorie allo spazio espositivo.

Il 21 Marzo abbiamo riaperto la Galleria inaugurando una bella mostra di scultura.

Galleria immagini

terzo premio internazionale arte artelaguna sezione speciale scultura 2009 galleria d'arte terzo millennio venezia san marco joan priego garcia annalù nicola eremita

Terzo Premio Internazionale d’Arte ARTELAGUNA, comunicato stampa

Terzo Premio Internazionale d’Arte ARTELAGUNA Sezione Speciale Sculura, mostra collettiva dal 21 marzo al 04 aprile 2009 presso Galleria d’Arte Terzo Millennio. Comunicato Stampa.

Personale congiunta per 2 dei migliori artisti che hanno partecipato al premio Artelaguna edizione 2008.

Le opere di questi due giovanissimi artisti si distinguono per la loro eleganza, delicatezza e ricchezza di contenuti.

Annalù presenta tele con inserti in fibra di vetro e carta molto personali. Lo stile è di pregiata delicatezza ed eleganza. Il tema della farfalla, proposto come sfondo-textura e come strumento per travalicare il confine della superficie piatta, risulta originale e seducente. Questo piccolo insetto incarna nell’immaginario dell’artista, riferimenti alla gioia di vivere ed alla fugacità della vita stessa.

Joan Priego Garcia, presenta alcune massicce sculture in legno di pino di stile figurativo. Un San Sebastiano ed altre figure di spiccato intento ironico. L’artista è molto giovane e si ispira alla Transavanguardia italiana.

Il curatore, dr. Nicola Eremita, presenterà la mostra.

VI ASPETTIAMO IN GALLERIA SABATO 21 MARZO ALLE ORE 18

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Terzo Premio Internazionale d’Arte ARTELAGUNA

Terzo Premio Internazionale d’Arte ARTELAGUNA Sezione Speciale Scultura, mostra collettiva dal 21 marzo al 04 aprile 2009 presso Galleria d’Arte Terzo Millennio.

Introduzione del curatore dr. Nicola Eremita

Ancora una volta Artelaguna premia giovani artisti con mostre personali e collettive presso le migliori Gallerie d’Arte. Dopo la grande esposizione di fotografia del 2007 ecco una mostra personale congiunta di due giovanissimi artisti che operano nel campo della scultura e della tecnica mista. Gli artisti sono stati scelti dal Direttore Artistico della Galleria Nicola Eremita all’interno della rosa di numerosi altri selezionati per il Premio Artelaguna. Le opere di questi due giovanissimi artisti si distinguono per la loro eleganza, delicatezza e ricchezza di contenuti.

Gli artisti selezionati dal curatore dr. Nicola Eremita

  • Annalù
  • Joan Priego Garcia

Annalù

Biografia: Annalù è nata a San Donà di Piave nel 1976 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha esposto presso sedi museali ed importanti gallerie italiane.

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Annalù presenta tecniche miste su tavola con inserti in fibra di vetro carbone grafite sabbia e carta molto personali. Il tema della farfalla, proposto come sfondo-textura e come strumento per travalicare il confine della superficie piatta, risulta originale e seducente. Questo piccolo insetto incarna nell’immaginario dell’artista, riferimenti alla gioia di vivere ed alla fugacità della vita stessa.


Joan Priego Garcia

Biografia: Joan Priego è nato a Barcellona nel 1969. Egli è scultore e filosofo. Attualmente sta conseguendo il dottorato in estetica.

Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Joan Priego Garcia, presenta alcune massicce sculture in legno di pino, in resina ed in terracotta di stile figurativo. Un San Sebastiano ed altre figure di spiccato intento ironico. L’artista è molto giovane e si ispira alla Transavanguardia italiana. Le provocazioni toccano i temi della omosessualità con il San Sebastiano, quello della speculazione capitalistica con questo interessante salvadanaio autoritratto di capitalista, quello della psicanalisi e della censura castrante. Non manca anche la citazione del Giacometti, forse un poco forzata ma certo provocatoria ed ardita.


Opening 21 marzo 2009

soldatov malcangi morris brombo greco troyer aghamohammadi zoccarato ravagnan benetti tian kammermeier donadio galleria d'arte terzo millennio collettiva biennale di venezia arte contemporanea nicola eremita

V Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia, 18 ottobre – 06 novembre 2008

In occasione della 11. Biennale di Venezia Sezione Architettura “Architecture Beyond Structure”

Introduzione

In occasione della 11. Biennale di Architettura “Architecture Beyond Structure”, si svolge la quinta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia. Quest’anno espongono anche un artista iraniano ed un’artista indiana oltre a un’artista canadese un artista austriaco ed a un artista russo naturalizzato in germania.

Buona anche la presenza di artisti veneti con 5 partecipazioni; e del resto d’italia con due partecipazioni.

Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.

Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.

In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.

In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona auto-celebrazione. Non servono quindi gli acronimi.

Espongono

Opening

Gli Artisti

Soldatov Alex

Biografia: Alexej Soldatov è nato nel 1975 a Magnitogorsk in Russia. Ha conseguito il Diploma in materie artistiche presso il Liceo Artistico di Magnitogorsk. Ha insegnato materie artistiche presso la Scuola Media di Magnitogorsk quindi si è trasferito in Germania. Lì ha aperto il proprio studio e si è iscritto all’Accademia Statale d’Arte di Stoccarda. Ha insegnato quindi presso il Liceo Artistico di Stoccarda. Attualmente vive e lavora a Stoccarda.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: si dice che sia necessario andare oltre la pittura. Infatti molta arte contemporanea pare voler respingere anche solo l’idea della pittura. Tuttavia questo è uno dei molti esempi che dimostrano che essa sia ancora una preziosa forma d’arte. L’artista propone uno stile che richiama la pittura moderna tra ottocento e novecento, in particolare il cubismo e alcune forme di espressionismo. La qualità cromatica è ispirata all’opera di Egon Schiele, mentre il tratto si avvicina a quello di Braque, Macke, Feininger. Il linguaggio semantico è coerente con lo stile adoperato anche se ampiamente aggiornato. Interessante notare l’atmosfera di sospensione e di immobilismo che circonda la giovane coppia ottenuta grazie alle pose intime ed ai forti contrasti. Basilare per l’autore è l’uso corretto e diligente della forma espressiva, cosa che, per chi scrive, è nota di merito. Alla base della vera arte c’è sempre il duro lavoro; ma non è tutto. Se facciamo una ricerca tra le opere dell’artista riscontriamo l’attenzione per le tematiche esistenziali. Le stesse dei grandi maestri che egli ammira; ma con le intenzioni di un giovane uomo del duemila. Grazie al cielo nulla è nuovo sotto il sole; cambia solo il modo di vivere la vita e in questo caso, l’arte. Il dipinto svela la dolcezza del microcosmo affettivo della giovane coppia. L’amore sensuale come valore unificante e quotidiano rifugio.

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“ti voglio bene”, olio su tela cm 94×80

Malcangi Cataldo

Biografia: Cataldo Malcangi ha frequentato il Corso Libero di Disegno e Pittura dal Vero presso l’Accademia di Belle Arti di Bari; quindi il Corso teorico-pratico di Iconografia presso la diocesi di Massa Marittima Piombino. È stato selezionato tra gli artisti del secondo premio internazionale di pittura “Arte Laguna” 2007, patrocinio Accademia belle arti di Venezia. Attualmente l’artista opera nel cuore della città di Torino dove approfondisce la ricerca-sperimentazione nel campo della pittura e della scultura.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: installazione o scultura. Nel panorama dell’arte contemporanea è nato il fenomeno della cosidetta installazione. Essa non è una scultura e non è pittura. Spesso si basa sulla giustapposizione di oggetti o apparati che svolgono qualche funzione. In questo caso si nota la scultura e l’installazione che ad essa è funzionale. L’artista fa luce su di sé. Pone se medesimo al centro dell’attenzione. Il proprio corpo e la propria essenza che in esso si manifesta lacerandolo e quasi decomponendolo. L’artista attende o è assorto in quieta contemplazione? L’artista si autocelebra o semplicemente si mette a nudo? La contemporaneità pone ormai quasi esclusivamente interrogativi sull’artista stesso che, come disse Warhol, gode almeno una volta dei suoi quindici minuti di popolarità. L’arte è il palcoscenico roboante affollato da indefinite figure umane che salutano sorridono e proseguono, come già le volle il Maestro Fellini. La Divinità che un tempo imponeva le sue tematiche e solo attraverso di esse il grande artista svelava il proprio talento è morta. Il Re è nudo ed anche l’artista si adatta. In questo contesto di generale livellamento il “creativo” cerca di recuperare una parvenza di sacralità e si mette in luce, oppure sarcasticamente ghigna di coloro i quali agognano tale privilegiata condizione.

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“lux mea”, scultura policarbonato plexiglass cm 34x34x30

Morris Darlean

Biografia: Darlean Morris vive e opera a St. Marys nell’Ontario Canada. E’ laureata alla McMaster University, ha una laurea in Scienze dell’Educazione alla University of Toronto, ha seguito un Master in Scienze Pedagogiche e conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze delle Arti e della Pedagogia alla University of Southern Mississippi. Nel 2005 Ha aperto il suo Studio a St. Marys. Ha partecipato a numerose esposizioni Collettive, ed ha realizzato esposizioni personali in Canada, negli Stati Uniti ed in Europa.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: sostanziale consonanza con quanto detto per Dino Brombo e per Francesca Donadio. Dal punto di vista formale l’effetto è complementare e i dipinti si compenetrano perfettamente. L’effetto cromatico che ottiene con questa opera è molto piacevole. Tuttavia il colore non riceve il trattamento raffinato che si riscontra nelle tele di Brombo e Donadio. Ciò in parte penalizza la lettura del dipinto che si semplifica riducendosi all’espressione contenutistica. Questa tempesta di passioni effettivamente è una tempesta. Il tratto è disordinato e discontinuo. Il riferimento a segni naturalistici pare richiamare l’esplosione il fuoco l’eruzione lavica. L’armonia è negata a favore della spinta puramente irrazionalistica incontrollata che, se trasmette il senso della passione non si fa tuttavia portatrice di alcun valore etico se non quello della passione stessa ma ciò può fuorviare in ordine all’oggetto della stessa. Il concetto è completamente interiorizzato facendo di questa opera una creazione squisitamente intimista.

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“tempesta di passioni” acrilico su alluminio cm 32×32

Brombo Dino

Biografia: Dino Brombo ha sempre lavorato, fin dagli anni 50, da solitario, per suo esclusivo conto, non volendo incrementare l’esercito dei crostaiuoli. Negli anni 70 ha presentato, alla Bevilacqua La Masa, una sua opera che è stata regolarmente respinta. Oggi, rivedendo tale opera afferma che hanno fatto bene. L’artista si è dedicato a costruire dei pannelli decorativi e stucchi nella sua abitazione e di quella della sorella. Negli ultimi due anni Dino Brombo ha ripreso, a pieno ritmo, l’attività pittorica. Ha fatto una personale in Sottomarina nell’Agosto 2008. Partecipa, con due lavori, alla mostra indetta dal circolo culturale Renato Nardi, alla Giudecca.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: L’artista si muove sicuro nell’insidioso terreno dell’arte astratta. L’effetto cromatico che ottiene con questa opera è molto piacevole. I colori sono bilanciati e posseggono un intimo e misterioso ordine. Esiste più di un livello di lettura. Inizialmente appunto si apprezza l’equilibrio formale; quindi si avverte in esso un riferimento a segni naturalistici ed ecco apparire i riflessi di acqua e luce e fuoco. Oltre questo confine si estende la questione contenutistica. È una fuga irrazionalistica verso il segno, e il gesto puro. L’artista vuole sbarazzarsi delle sovrastrutture umane e giungere semmai all’istintualità alla semplice emozione visiva del fanciullo interiore. In tale indiscutibile tendenza si cela anche qualcos’altro. Nonostante la componente irrazionalistica il dipinto svela degli equilibri che noi intuiamo. Allora significa che un messaggio positivo giunge direttamente dal mondo dell’emozione. Essa è in grado di costituire per l’uomo un contesto comprensibile con il quale stabilire una nuova forma di convivenza. Essa potrebbe essere basata sulla poesia e sulla armonia degli elementi stessi.

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“bizzarrie”, idroresine in impasto su truciolato cm 50×70

Greco Giovanni

Biografia: Giovanni Greco è nato nel 1953 a Catania dove oggi vive e opera. Frequenta la Scuola del Nudo a Catania. Nel 1980 inizia la sua attività pittorica spinto da una forte passione per l’arte, in particolare per quella del ‘500 e del ‘600, che lo porta ad indagare la tecnica delle opere di Caravaggio, Poussin e soprattutto fiamminghi di Van Eyck, Brueghel, Bosch. Nello stesso tempo egli cerca di soddisfare la sua esigenza classicista occupandosi dell’arte ellenica. Egli ritiene infatti che in essa la perfezione estetica oltre che tecnica siano complete.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: il dipinto è una corretta e rispettosa citazione di grandi artisti rappresentanti rispettivamente di importanti periodi dell’arte antica e moderna. Seguire l’insegnamento di Maestri del passato è certo utile per comprendere e approfondire lo studio delle arti. È ciò che molti giovani artisti scordano di fare. Privi dell’umiltà per apprendere si illudono di essere geni dalla nascita e trascurano la fatica dello studio dell’applicazione e della ripetizione. Se costoro trovano la strada “giusta” sono anche immeritatamente glorificati e le loro creazioni ingolfano vari musei d’arte contemporanea. Tali fatti sono la fonte di tante sciagure per la contemporanea arte. Tuttavia preme considerare che tale semina risulta proficua solamente se poi l’artista si confronta con la propria personale mano e finge di dimenticare l’insegnamento ricevuto. È quello che poi ogni collezionista avveduto si attende dall’artista preferito. Risulta ottima la costruzione lessicale di questa tela che rende omaggio alle arti.

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“tratti d’unione”, olio su tela cm 60×50

Troyer Giovanni

Biografia: Giovanni Troyer è nato a Venezia nel 1962. Ha studiato arte presso il Liceo Artistico di Treviso e ha conseguito la laurea in Architettura presso l’Università di Venezia.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: molti artisti si confrontano ogni giorno con gli scorci veneziani. Alcuni realizzano scenari classici, poetici, suggestivi. Altri trasformano la città con scenari apocalittici o ironizzano su temi di attualità. Certo è che questi luoghi sono fonte di notevole ispirazione e stimolo. Non potrebbe essere altrimenti data la densità di bellezza artistica ed architettonica. L’artista di origini austriache che presenta questa opera incentrata sull’Area Marciana, ci presenta una interpretazione ancora nuova. L’opera è frutto della elaborazione elettronica del disegno a china originale. Il lavoro necessario per ottenere questi effetti grafici e cromatici è impegnativo. Il risultato è sconcertante e suggestivo. Venezia pare avvolta in un’aura sinistra e sfavillante che colpisce e attrae. Le immaginifiche evoluzioni aeree si compenetrano con gli irrequieti riflessi dell’acqua sottostante. Le tinte contrastate degli edifici rivoltati al negativo accendono i contorni architettonici come neon futuribili. Eccellente ed equilibrato il senso di movimento che s’infrange contro la solidità strutturale. Il passato diventa futuro, il passato è il futuro in una contemporaneità che molti artisti disprezzano. Volgersi al passato è il diffuso sentimento che s’oppone ad una pretesa attualità di molta arte blasonata e ufficializzata da centri di potere che non hanno alcun nesso con la gente.

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“Venezia 0801c”, disegno a china digitalizzato cm 55×75

Aghamohammadi Habibollah

Biografia: Habibollah Aghamohammadi è nato a Tabriz in Iran. Ha studiato al college e si è laureato in legge all’Università di Tabriz. Egli è Consulente Legale per una Compagnia di Assicurazioni. I colori lo fanno impazzire nella senso che lo rendono felice e sereno. Per lui l’arte è amore. Quando riesce ad addolcire le sofferenze dei bimbi bisognosi per mezzo dell’arte, riafferma il proprio amore per ella. Egli ritiene che l’arte sia la strada maestra per vivere l’amore, per praticare la filantropia e infine per giungere a Dio.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: l’artista coltiva una grande passione per l’acquerello. Questa tecnica difficile e quindi poco utilizzata dalla gran massa degli artisti, per Aghamohammadi è pane quotidiano. I risultati sono eccellenti. L’acquerello è la tecnica del colore e della luce. In esso il segno è escluso o quanto meno ridotto al massimo. I colori sono protagonisti con tutte le loro sfumature e l’acqua li discerne e li riequilibra fluidamente in un ventaglio ricco di cangianze. Aghamohammadi coglie l’essenza e lo spirito dell’acquerello. Ne asseconda la mobilità e la trasparenza e l’onora con la vivacità dei colori e degli accostamenti. In questa particolare opera appare una caratteristica entusiasmante. Sussiste, infatti, un contrasto con la negazione del colore stesso. La grafite ed il grigio, assieme al fondo, creano un’ampia area di non colore da cui emerge improvviso il colore. Tutto ciò creato con discrezione, con delicatezza con grandissima cultura e umiltà. Il risultato è commovente per grazia e trasmette grande gioia se non addirittura una certa passione mistica. Ancora una volta si afferma che la bellezza è attorno a noi e nostro compito è quello d’uguagliarla, sublimarla, interiorizzarla. Un valore artistico che abbia fondamento e possa tramandarsi non può prescindere da una affermazione di bellezza.

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“grigio”, acquarello su carta

Zoccarato Maria Elisa

Biografia: Maria Elisa Zoccarato è nata nel 1952 a Vigodarzere Padova. Ha conseguito il Diploma di Maturità Artistica all’Istituto Amedeo Modigliani di Padova. Dal 1996 collabora e dipinge al laboratorio artistico “Segno e Colore” di Cadoneghe. Nel 1998 frequenta un corso specialistico sull’affresco che ha consentito di acquisire la tecnica. Appassionandosi sempre di più su questa materia, realizza copie di grandi artisti riprese dai grandi maestri del passato, e opere di sua creazione. Durante questo percorso ha sentito sempre più l’esigenza di approfondire altre tecniche. L’artista ha partecipato a diverse manifestazioni d’arte nella città di Padova e d’intorni.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: Questo è un ottimo nudo. Titolo che richiama il libro di Khaled Hosseini. Eseguito con perizia e conoscenza della tecnica. E’ apprezzabile la variazione cromatica che asseconda il lirismo e la tensione della figura umana. Adeguato il riferimento alla grande pittura moderna. Lautrec, Boccioni, Klimt, paiono essere ispiratori di questo quadro. L’estetismo ostentato tuttavia si identifica con una visione attuale della sensualità femminile e pare che l’erotismo tenda a comprimere la psiche. Nel corpo della donna l’erotismo diviene una grande forza positiva che esige contemplazione e desidero, passione e dedizione assoluti. È un omaggio figurativo all’istintività dell’astrattismo che raffigurano altri artisti in questa collettiva. Il lato positivo dell’istintività umana che sfocia in quella caratteristica unica che è il sentimento erotico. Esso che è un abisso aperto sopra gioie e dolori e che può essere tanto discreto quanto opprimente, tanto superficiale quanto spirituale.

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“mille soli soli splendenti”, olio acrilico foglia smiloro cm 70×120

Ravagnan Massimo

Biografia: Massimo Ravagnan è diplomato Maestro d’Arte in Architettura ed Arredamento presso l’Istituto Statale d’Arte di Venezia. Vive e lavora a Mestre.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: In un contesto di sana ed elaborata tecnica pittorica si svolge questo tema enigmatico ed apocalittico. Riferimenti al fantasy all’esoterismo alla new age sono spiccati anche se si ritiene che per l’artista siano solamente un pretesto per rappresentare il soggetto. La Salute, monumento veneziano alla salvazione dalla peste, è simbolo di speranza di sicuro porto e rifugio per il vascello che rappresenta allegoricamente il microcosmo dell’artista stesso. Un omaggio a Venezia che si vuole sempre sull’orlo dell’annegamento e che invece qui diviene solido scoglio e punto fermo nella onnipresente furia degli elementi cupi e malevoli. Il vascello come vedete sorvola a vele ritratte tali corrotti elementi che forse non rappresentano una fonte naturalistica ma sono allegoria del male di vivere tutto umano. L’artista si pone al di là del bene e del male e di tutte le controversie dell’uomo, non vuole farsi influenzare o dirigere. Il vascello conosce la sua rotta. Non pare esservi un riferimento alla religiosità ma semmai al senso del sacro. L’artista ricerca valori di spiritualità e umiltà che hanno permesso ai nostri antenati di elevare tali grandi immortali esempi d’arte, sui quali si è basata una civiltà.

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“il messaggero”, olio su tela cm 80×120

Benetti Maurizio

Biografia: Maurizio Benetti è nato nel 1946 a Venezia sull’Isola della Giudecca. Risiede attualmente in Friuli nel paese di Porcia.  Egli alimenta con la pratica assidua la sua passione per la pittura e utilizza quanto appreso negli anni della sua formazione, alla Giudecca a contatto con quei Maestri che con umiltà pari alla loro grandezza dipingevano per ore all’aperto intenti a ritrarre gli antichi fasti della città dei Dogi.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: nel multiforme repertorio della pittura di Maurizio Benetti questo dipinto fa parte di un ciclo che rappresenta l’aspetto più maturo della sua poetica. In genere gli artisti trovano scampo nella natura ed è infatti il contenuto naturalistico di questa tela che più mi ha convinto oltre al significato dualistico che essa sottende. Accanto al grande omaggio che Benetti fa alla Dominante Venezia si sviluppa la fuga dai ceppi della prospettiva e della geometria per giungere ad una pittura originaria. Egli pare ricercare l’essenza stessa della pura espressione che travalica la forma e quindi lascia spazio all’istinto al gesto alla forza toccante del colore. Qui si demarca un segno di svolta e la natura diviene necessariamente l’interlocutrice e l’ispiratrice dell’emotività dell’artista. Ecco che egli si confronta con il mistero del dualismo. Un aspetto molto esplorato dall’umano che cerca giustificazione della propria esistenza nei segni presenti nel mondo. Il bene ed il male, il brutto ed il bello, la pace e la guerra, la volontà ed il nichilismo, il tutto ed il nulla, il giorno e la notte, il buio e la luce sono solo pochi esempi delle diatribe che hanno esaltato ed esaltano ancora molti animi. Sono questioni che poi hanno ricadute sulla religione, sulla politica e possono influenzare i destini di molti. Con questo tema egli si confronta ma senza la prassi positivista e umanizzante. Egli adotta invece il linguaggio dell’istinto dell’umore della emotività del colore e della percezione viva sanguigna, forse romantica ma con la graffiante rabbia espressionista viva nel gesto se non nei contenuti. Intravedo, nella vorticosa e disarticolata sequela semantica i riflessi del mare e dell’aria quando notte e giorno si equivalgono. Essi quindi sono paritetici pur nella loro asimmetria ponendo un dilemma equivalente sul quale non si ammette responso. L’equilibrio è quando ogni cosa è sospesa e forse è sospeso anche il senso morale. L’artista tuttavia cerca e vuole un senso morale ed è questo senso di sospensione che contrasta con il tutto che invece rotea verso la massima entropia, in quel subbuglio si trova l’artista; l’equilibrio è ciò contro cui egli s’imbatte periodicamente.

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“solstitium”, olio su tela cm 100×80

Tian Richard

Biografia: Richard Tian è nato a Innsbruck nel 1940. Crede fermamente nella dualità di ogni cosa, e coerentemente ha diviso in due la sua intera vita. Il lato materiale, che gli procura il cibo ed un confortevole riparo, con il lavoro nel campo dell’elettronica e la famiglia ( una moglie e una figlia ), e il lato spirituale con il quale ricerca, si esprime che lo porta a lunghi viaggi ed all’arte: la pittura e la scrittura. Ha esposto le sue opere principalmente negli USA.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: citazione del famoso dipinto di Edouard Manet “le dejeuner sur l’herbe”. Ogni cosa è la medesima se non per il fanciullo magro e nudo in primo piano che prende il posto della formosa e sempre nuda ragazza dell’originale. Evidente provocazione che non ha nulla a che fare con i contenuti del dipinto. Ho poco da dire in merito al dipinto stesso in quanto parlerei di un altro artista e non di Richard Tian. Ritengo che il centro della questione sia solamente la sostituzione del personaggio, in particolare del sesso del personaggio stesso. Se Manet prorompeva nella pittura neoclassica con il nuovo e liberatorio pensiero impressionista, Tian pare voglia riferirsi alla completa libertà dei costumi e quindi anche alla fungibilità del genere nella ricerca di ciò che è bello e piacevole nella vita.

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“deja vu”, acrilico su carta cm 56×76

Kammermeier Yolanda Sousa

Biografia: Yolanda Sousi Kammermeier è Laureata all’università di Bombay. Lo stile di Yolanda capace di creare l’effetto della ceramica sulla tela ha rapito l’attenzione di molti. Il contrasto e la brillantezza sono divenuti il marchio caratteristico delle sue opere, attira l’attenzione e fa avvertire la sottile trama che denuncia il supporto. Le sue opere si trovano in numerose collezioni in India ed all’estero.

Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: in una cornice coloristica suggestiva ed efficacemente modulata si staglia il tratto. Esso è grafico più che pittorico. L’opera è un insieme complesso di simboli e simbolismi collocati con studiata compostezza. Tali contraddittori significati attorniano il volto umano lo ricoprono, lo trafiggono, lo distorcono, lo traducono in una icona che volge lo sguardo fisso allo spettatore. La sua espressione è basita atona senza slancio emotivo. Pare svuotata, pritava della sua stessa volontà. Pare che questi significati privino l’essere del suo medesimo significato, della sua essenza. I simboli che ognuno può riconoscere richiamano varie ideologie o dogmi o valori estetici e morali. In essi vi sono la religione, la politica, il lavoro, il male, l’arte, e così via. L’uomo appare tra gli equilibri di tali contenuti e nonostante sia egli l’autore d’ognuno ne rimane sopraffatto identificandosi in essi e perdendo il suo valore di individuo unico capace d’essere l’artefice del proprio destino. Il superuomo si dissolve in una babele di direzioni e weltanshauung; non è facile rimanere al di sopra delle parti, forse solo Dio, esistendo, potrebbe osare tanto e allora quel volto potrebbe essere proprio di Dio ma di un Dio distratto dal mondo dell’uomo. Un Dio che rimane lontano e indifferente. Tocca a noi esercitare il libero arbitrio ed affrontare la bilancia che peserà la nostra anima, raffigurata in alto a destra col simbolo ancestrale del sole.

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“moto d’equilibrio” acquarello e pastelli su carta artigianale cm 60×50