Mostra collettiva di dieci artisti internazionali in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.
dieci artisti lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.
Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di dieci autori che conoscono il mestiere dell’artista.
Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.
Gli artisti di Officina Lombarda
- Fittipaldi Antonio
- Pinciroli Ezio
- Anastasi Francesca
- Sassi Giuseppe
- Colmenares Gladys
- Ghielmi Luca
- Tagliabue Marida
- Fontana Massimo
- Marrani Ruggero
- Bellea Vanni
Galleria delle opere
Opening 06 giugno 2009
Gli Artisti Espositori
Fittipaldi Antonio
Biografia: dentro al momento storico, una libera traiettoria di creatività punta sia sulla sperimentazione soggettiva, sia sull’allusività citazionale. L’artista trasforma l’idea stessa di ‘rappresentazione’ nel consistente aumento degli spessori, dove ogni parvenza di forma è pronta a disperdersi in effetti materici e nella forte sensorialità dei rossi. Le opere testimoniano l’avanzamento verso la tridimensionalità vissuta nel disarticolarsi della superficie con inserimenti di ferro, lamiere e altro di recupero, così come la precarietà esistenziale è sigla delle sculture in un legno ferito da mille graffi.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: molto più che per Colmenares ecco qui una vera e propria citazione del Depero; ma forse e più ancora, dell’arte cosidetta concettuale stante l’utilizzo di materiali di risulta o non “attinenti”. L’opera è molto piacevole alla visione per il suo equilibrio formale di pieni e vuoti e di volumi e superfici piatte. Bene anche l’impianto scenografico che si snoda in quattro livelli o quinte teatrali. Anche in questa si respirano anni lontani, nostalgie e rimembranze di un periodo collocato all’inizio del XX secolo.

Anastasi Francesca
Biografia: nasce nel 1983 a Varese dove tuttora vive e lavora. Dopo il diploma al Liceo Artistico “A. Frattini” di Varese, la giovane artista segue i corsi dell’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Lavora dal 2003 come progettista d’ interni per uno Studio di Architettura: lo stretto contatto con il panorama del design introduce nella sua pittura un elemento di costante innovazione.
Partendo dall’osservazione, accompagnata dalla continua rielaborazione personale, giunge ad una pittura ricca di materia e colore e decisamente libera da vincoli accademici. Nel dipingere predilige l’uso di acrilici “mixati” ai più svariati materiali, dalla sabbia alla stoffa, da scarti di metalli ad avanzi di stampi plastici. Tutto questo crea un sottile dialogo tra materia e colore, per uno stile originale ed informale, che richiama l’astrattismo.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: l’opera rammenta lo stile di Osvaldo Licini. Il segno infatti denota quel senso astratto ed informale e la prevalenza del colore proprio sulla forma. Ancora si legge un’amabile punta di ironia. Il tema che il titolo sancisce ricalca anch’esso la strada del Maestro Marchigiano ed infatti la tela è colma di quel surrealismo fantastico che la rende molto piacevole e divertente. La tela s’inquadra quindi con risolutezza nella corrente astrattista degli anni trenta ma non italiana bensì più vicina alla scuola di Kandinskij. Il tratto è delicato, posato con accuratezza.

Ezio Pinciroli
Biografia: “..Ogni sogno ed ogni emozione estrapolata dal mio inconscio, per quanto stravagante, si traducono in una convincente sensazione pittorica”.
L’artista, che vive e lavora a Legnano, inizia a dipingere prima su basi figurative ed impressioniste, poi con il disegno e la poesia approda all’astrattismo. Verso la metà degli anni ottanta affianca alla pittura anche scultura, fotografia e letteratura, scrivendo due romanzi di carattere sociale: “Gente di primavera” e “Per un passo in paradiso”.
Artista a tutto tondo, viaggia molto sia per piacere che per studiare nuove forme, colori e luci, in particolare dagli ’90, quando la sua pittura si avvicina all’informale, con un’esaltazione della casualità segnica e materia, privilegiando il colore Oro.
Tra le molte mostre, ha esposto al Circolo della Stampa di Milano, all’Espace Fontevielle di Montecarlo, a Bruxelles, a Malpensa Arte, a Piacenza, a Padova, a Varese ( Antico Chiostro di S. Antonino ), al Museo Pagani di Castellanza ( Va ) e a Lecco.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: astratto si ma con un certo intento impressionista. Egli dice infatti di voler dar sfogo alle proprie emozioni e trasformare quindi la forma astratta in una sensazione, non in un concetto. Nulla di più romantico. E questo dipinto, più che una forma astratta potrebbe intendersi come un fenomeno naturale, una nebbia d’oro, una cascata aurifera, desiderio di perdersi in una preziosa emozione, seppur impalpabile ed effimera. Forse l’astrattismo qui va messo un poco da parte; prevale un romantico impressionismo.

Sassi Giuseppe
Biografia: l’artista affronta tematiche diverse in un linguaggio personale e incisivo, dove si fondono istanze figurali e astrazioni metaforiche, vivacemente ritmate in guizzanti cromie. Un’arte poliedrica, la sua, affidata a una grande sensibilità e vivo senso del colore, per raccontare il suo tempo interiore.
Il tratto sicuro della forma rimanda a un sapiente equilibrio spaziale e prospettico, che talora sfuma per lasciare spazio all’istintualità timbrica di colore e materia che riportano a stati d’animo intensi.
Molteplici le mostre a cui ha partecipato, a Roma, Parigi, St Moritz, Milano e in altri luoghi della Lombardia, a Cuneo, in Puglia e via dicendo. Molti i premi ricevuti un pò in tutta Italia. Sue opere si trovano in permanenza a Bratislava, in Slovacchia e al Museo di Teglio.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: anche questa opera richiama i valori dell’impressionismo. Questo nostalgico paesaggio è cristallizzato, immobilizzata in un tempo mai passato. L’artista mette il colore al servizio della sua sensibilità. Egli immortala le proprie emozioni nella natura antropizzata con efficacia. Il tema è difficile, perché banalizzato oggi dalla fotografia e dalle infinite riproduzioni delle bancarelle. Ricordiamo tuttavia che l’arte non necessita di alcun luogo per essere ammirata, se essa è bella.

Colmenares Gladys
Biografia: “sculture, pannelli, installazioni, dipinti. Gladys Colmenares, nata a Caracas, in Venezuela, si presenta con un repertorio di opere dove la libertà espressiva sprigionata attraverso le colorazioni vivaci e multiformi cattura l’attenzione di chi guarda, sulle stesse frequenze della magia del momento creativo fissato per sempre nell’opera d’arte.
Spesso sono”assemblages”, formati da pannelli colorati, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti, bamboline, piccole figure in legno o plastica, scovate nei mercatini o di quelle che si trovano nelle merendine e nelle uova di Pasqua.Talora sono “installazioni”: così come nelle pitture-oggetto o negli assemblaggi, è ben presente l’aspetto ludico.
Sono grandi o piccoli manufatti in cui si incontrano surrealtà, divertimento, invenzione; possono essere letti e compresi da tutti, grazie alla gioia visiva che sanno dare, irripetibili, pieni di felicità e di colore. Nei “dipinti”, una straordinaria capacità di elaborazione tematica consente di affrontare, in un linguaggio molto personale, l’astrazione e le istanze metaforiche ritmate in guizzanti cromatismi.”
Così scrive dell’artista il critico Fabrizia Buzio Negri Nell’ambito della sua carriera artistica ha allestito numerose mostre personali e collettive, a Londra, Caracas, Praga, Brescia, Milano, Bologna, Varese, riscuotendo ampio successo da parte del pubblico e dalla critica, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: qualcosa della creatività immaginifica di Depero lascia le sue traccie ma depurata da qualsiasi intento drammatico. Intravvedo la generazione pop degli anni sessanta magari in qualche accostamento con prodotti di uso comune; ma sempre filtrati dal punto di vista soffusamente fauves.
In realtà prevale la componente naif con una fortissima caratterizzazione etnica; questo è evidente dall’uso del colore e dalla mano che pare danzare più che dipingere. Questo modo di esprimersi richiama con ardore la cultura afro-americana e delle americhe del sud. I risultati sono: opere che trasmettono messaggi estremamente positivi ed ottimistici; un esplicito richiamo alla sensualità; un’aperta passione per l’infanzia; il desiderio di trasmettere agli altri la passione per il movimento ed il ritmo.

Ghielmi Luca
Biografia: ingegnere aeronautico, dipinge con assiduità dal 1990. Amante dell’espressionismo e delle sue derivazioni, privilegia la gestualità rimanendo saldamente figurativo. Egli sente la necessità che la vita entri di prepotenza dentro le sue opere, per trasmettere altre emozioni nel ritmo del non-colore.
Nasce così una sorta di stenografia bruciata dall’ansia di una visione velocizzata sulla carta di giornale nel senso di un “presto”musicale e nel gesto audace dell’olio, dello smalto industriale e del pennarello. È il “quotidiano” di un viaggio esistenziale che stringe cinematograficamente su interni e annotazioni di situazioni particolari.
È stato selezionato per la mostra al “Salon des Artistes Européennes de Bejing” nella Città Proibita a Pechino. Ha esposto a San Pietroburgo, Bologna, Milano, Varese e in Svizzera nel Canton Ticino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ancora un’opera neoespressionista forse ancor più caratteristica. I cromatismi pare vogliano richiamare la rappresentazione rabbiosa di Vedova mentre le inserzioni di giornale potrebbero essere una citazione di Mimmo Rotella. Il genere espressionista tende sempre a ricevere reazioni contrastanti nel pubblico; amato od odiato senza vie di mezzo. Il rischio che affrontare questo genere comporta suggerisce sempre all’artista di rifarsi o di citare maestri affermati. Così è qui come anche in altre opere di questa mostra.

Tagliabue Marida
Biografia: ha l’Africa nel cuore, un mondo di accensioni coloristiche improvvise, che riprendono senza limiti ispirativi brani di culture piene di mistero, ossessioni ricorrenti nei contorni decisi delle figure, nelle astrazioni simboliche di una primordialità vicina a tanta arte contemporanea. Tra danze tribali, suoni di tam-tam, animali dalla fierezza inaudita, forme geometriche di un ritmico design dalle mille sfaccettature, la pittura dell’artista va a catturare, in una immedesimazione passionale, esperienze sensoriali vissute in una sorta di ultrasensitività accentuata sulle tele dal fondo color terra bruciata e dai timbri coloristici più esaltanti del Continente Nero.
L’artista ha esposto con successo in molte mostre, a Milano, Locarno, St. Moritz e in altre gallerie della Svizzera e di recente al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Marrakech.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ecco infine Rousseau; mancava solamente la sua citazione per concludere questa rassegna. La naturalezza ferina ripropone nel gesto e nei valori sottesi il grande maestro francese. Rappresentare in questo caso equivale a possedere ed emulare. In un gioco di transfer freudiano la pittrice si immedesima nella bestia feroce.
Il soggetto non è creato per semplice ammirazione o funzionalità estetica. Non è il vello dorato del ghepardo non è il senso decorativo ad interessare l’autore. Ella infatti crea il feticcio con il quale magicamente assorbirne le qualità. L’artista cerca l’essenza della bestia, la sua dote selvaggia. Cerca lo spirito che incarna quel corpo che spira in quei luoghi. Interiorizzazione del soggetto, pratica antica dell’arte giapponese.

Fontana Massimo
Biografia: apprese le prime tecniche del disegno e della pittura, nel corso degli anni ha dedicato molto del suo tempo alla sperimentazione pittorica, specialmente alla ricerca del bilanciamento del colore. Oggi le sue tele hanno una comunicatività immediata, con una materia ricca di fermenti e un segno forte, esaltante, a volte angoscioso, a volte ludico, che si avvicina a un graffitismo di frontiera.
È ardita mescolanza di tendenze moderne e arcaici riferimenti nei quali non esistono regole e schemi, ma solo la necessità di comunicare liberamente gioie, paure, dubbi esistenziali. Riccardo Fassi con Enrico Rava hanno usato un’opera di Fontana come cover per il Cd “SEVEN PIECES FOR LARGE ENSEMBLE”, edito da Splasc(H) Records nel 2007.
Ha esposto con molte personali di grande impatto, in Svizzera, a Chiasso, a Locarno, a Lugano alla UBS Bank, nell’Ospedale Regionale e alla Galleria Blu Art Vezia, a “La Posteria” di Milano, a Varese in varie sedi istituzionali, a Villa Pomini di Castellanza ( Va ).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: pittura emotiva abbandonata alla pura istintualità. Questo aspetto potrebbe accostare la mano di questo autore al neo-espressionismo. Quindi già più recente rispetto alle opere viste prima, mi rifeisco infatti già agli anni ottanta del XX secolo. Tutto lo fa supporre. La tela esprime un’immagine mentale e visionaria, il colore è al centro della composizione e non è diluito. I contrasti sono forti.

Marrani Ruggero
Biografia: ha compiuto gli studi universitari presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia; è stato allievo del Maestro Gerardo Dottori, aerofuturista. Titolare della cattedra di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Varese. Fino al 1980 si dedica prevalentemente alla pittura. Da quella data, inizia lo studio della ceramica. La sua ricerca è rivolta soprattutto all’osservazione delle planimetrie cartacee e delle vedute aeree. È nata così la sua AEROSCULTURA.
Nella realizzazione di ogni opera, partendo dalla forma perimetrale della base in legno, il progetto segue uno schema geometrico che dà la forma alla terracotta, per creare un “UNICUM” tra base d’appoggio e scultura. Marrani ha realizzato anche vari allestimenti ambientali. La ricerca odierna ha sviluppato una soluzione artistica particolare che ha chiamato “INTERATTIVA”.
Le nuove sculture coinvolgono l’osservatore e lo stimolano ad intervenire e modificare l’opera. Numerosissime e sono le mostre personali e sue opere si trovano in varie strutture pubbliche. Ogni riferimento artistico può essere richiesto alla Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (Va), all’Archivio per l’Arte Italiana del Novecento di Firenze, al Museo Internazionale di Design Ceramico di Laveno Mombello ( Va ) e al Civico Museo d’Arte Moderna” in Maccagno (VA).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: sono cose che hanno avuto origine all’inizio del secolo; quando la produzione industriale ha suggestionato gli animi sensibili di molti uomini che vedevano il mondo cambiare e volevano dare il loro contributo nel campo delle arti.
Una lunga scia che si snoda dall’art nouveau al futurismoe alle arti applicate di Depero alle opere demenziali di Manzoni alle installazioni di Beyus fino ai monitors dei nostri più recenti tempi.
Dalla rivoluzione informatica potrebbe offrirsi questa chance per la Scultura Interattiva; forse l’unico vero esempio qui di opera che si lega al passato solamente per il fatto di interpretare il proprio presente.

Bellea Vanni
Biografia: dal 1978 dipinge attuando una ricerca di forma e colore che riguarda una scomposizione tra il ludico e il favolistico della realtà. Nel procedere combinatorio del “puzzle”, tessere e campiture implodono ed esplodono a piacimento in una illusione di ottica frantumata, con la fantasia che tutto divora in una pittura rimbalzante nelle rifrazioni della luce di un caleidoscopio.
È finalista al “PREMIO ARTE MONDADORI 2001”; due sue opere sono pubblicate nell’enciclopedia della pittura moderna italiana n. 42 edita da Mondatori. Molte le esposizioni, alcune anche all’estero di cui un paio a Parigi. È stato selezionato per esporre alla Maison de la Culture Européenne, all’interno della Città Proibita a Pechino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: opera che potrebbe essere esposta in una mostra dei primi del novecento a Parigi. È collocabile pienamente nel contesto della corrente cubista e con orgoglio ne richiama il senso nella forma ed anche nella combinazione coloristica. Il senso di pieno che questo dipinto trasmette è angoscioso.
Si ha la sensazione di essere travolti dalla massa corpulenta oppure di essere assorbiti dagli strabordanti volumi. Questa struttura di materia si avvicenda ad un’altra e poi da un’altra sarà sostituita. Così via come in una sequenza cinematografica o in una rovinosa frana di scenari cubici. Solamente un piccolo e timido sole sembra rimanere punto fisso nella scena.






























































































































