La Galleria d’Arte Terzo Millennio ha il piacere di presentare la mostra collettiva VI Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia in occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”. Opening sabato 21 settembre 2013 ore 18:00
partecipano alla VI Edizione gli Artisti:
Karin Abati
Rossella Fiorotto
Valeria Gubbati
Rossella Mocerino
Alessio Papa
Rossella Riboldi
Ella Sarkisyan
In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi rimane in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi. Introdurrà le opere il curatore dr. Nicola Eremita.
In occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”
Introduzione
In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi.
Biografia: Karin Abati è nata a Vienna nel 1944. Grazie al suo talento è stata ammessa alla scuola grafica Höhere Graphische Lehr und Versuchsanstalt di Vienna dopo una selezione per una borsa di studio. Nel 1963 si è trasferita a Monaco di Baviera dove ha praticato la professione di ballerina a teatro. Nel 1966 si è trasferita in Italia dove ha sposato il Sig. Domenico Abati. Nel 1967 ha avuto il suo primo figlio Lucio. Nel 1971 ha avuto il suo secondo figlio Biagio. Nel 1976 si è trasferita a Vienna dove ha lavorato fino al 1996 nel mondo dell’alta moda pur continuando a praticare la pittura ed il disegno.
Nel 1997, dopo la morte del marito, è stata pervasa da una rinnovata e forte passione per la pittura. Ha iniziato a frequentare dei corsi di pittura, in particolare alla scuola Zeichenfabrik di Vienna tenuti da Goda Palekaite.
Al momento Karin Abati è impegnata nella scrittura.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: l’artista rivolge la sua attenzione al naturalismo e alla pop art saturando la pittura con contenuti e riferimenti alle fondamentali conquiste dell’uomo, la fisica, la tecnologia, la scienza ingenerale.
Convivono in queste tele visioni universali che paiono tuttavia riprese a distanze microscopiche. L’immaginario di Karin Abati si estende dall’arte ad ogni altro metodo di conoscenza della realtà sensibile; del resto l’arte è il primigenio mezzo di esplorazione del mondo e di relazione della coscienza con esso.
Felice ed elegante l’uso del colore e delle sfumature chiaroscurali.
“Icebridge” acrilico su tela cm 80×90
Rossella Fiorotto
Biografia: Rossella Fiorotto è nata a Treviso nel 1970.
Nel 2002 ha iniziato a dedicarsi all’arte dipingendo le prime opere. Il suo intento era quello di dimostrare a tutte le persone a me vicine quello che la mia mente costantemente vedeva e percepiva.
Rossella sente la propria mente come uno specchio che riflette immagini, che ella riesce, con costanza e, soprattutto, concentrazione, a riprodurre su tela. Dopo dieci anni di continuo lavoro mentale e di esercizio nel disegno Rossella è giunta a questo risultato. Rossella Fiorotto è fiera dei suoi disegni ed è orgogliosa e felice del proprio lavoro artistico. Tutti dipinti di Rossella sono frutto esclusivo della sua mente e di quello che percepisce giorno dopo giorno.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Rossella ci tiene molto a precisare che le sue opere sono l’originale frutto della sua mente.
Composizioni astratte che risalgono a percezioni della mente di Rossella. Percezioni visive, visioni, delle quali ella va fiera. Ella tuttavia non ci dice se queste percezioni siano piacevoli o meno, ci dice solamente che ama disegnarle, ama elaborarle sulla tela.
Il poeta Andrea Zanzotto scrisse una raccolta di poesie intitolata “fosfeni”, quei vaghi fantasmi di luce che rimangono alcuni secondi anche dopo che abbiamo serrato le palpebre.
Ebbene pare che in questo caso siamo davanti alla trasposizione di un fenomeno fisico nell’arte figurativa. Fantasmi di luce, echi di movimenti di particelle, che si materializzano sulla tela di Rossella Fiorotto e che, a volte, paiono ricordare il dinamismo di certi dipinti futuristi.
“Intreccio dei volti” tecnica mista tempera e pastello su tela cm 120×100
Valeria Gubbati
Biografia: Valeria Gubbati vive e lavora a Mestre ( Venezia ). Ha frequentato gli Studi dei Maestri Corrado Amadi, Millo Bortoluzzi, Bruno Saetti, Cesare De Toni. È iscritta al movimento artistico “iosolismo” dell’Associazione Culturale Nabila Fluxus. È stata inserita nel Catalogo “Bolaffi Arte” e nell’Enciclopedia d’Arte Italiana Catalogo Generale Artisti dal ‘900 ad oggi. Pubblicata nella rivista “Urbis et Artis” bimestrale di Arte Cultura e Attualità.
Gubbati ha frequentato il corso di nudo presso la Galleria “Contatto”, partecipando all’esposizione finale; inoltre ha partecipato alla mostra d’arte “il nudo e l’astratto” a Venezia.
Opere di Valeria Gubbati sono apparse ne: Il Gazzettino Illustrato; La Nuova Venezia; Gente Veneta; Arte Triveneta; Il Secolo d’Italia.
Espone da parecchi anni, ha tenuto numerose personali nella Regione Veneto ed in diverse città italiane. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Ha partecipato a concorsi e manifestazioni d’arte tra le quali, il Premio Gazzera, il Premio Zelarino, il Premio Arcella, il Premio Guttuso e il Premio Archiutti, sempre segnalandosi con successo.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ho particolarmente apprezzato il dipinto di Valeria Gubbati.
Vorrei inquadrarlo come fosse un graffito. Appena l’ho visto mi ha ricordato Jean-Michel Basquiat, la medesima forza; anche se esso cita l’arte oceanica. Certo l’artista, con la propria pittura, lancia un monito.
Quello di Basquiat forse era rivolto verso sé medesimo e la propria travagliata vita. Quello di Gubbati richiama al momento attuale, un presente difficile e contraddittorio.
Il Taonga di Gubbati non è propriamente una copia di un soggetto tipico dell’arte oceanica ma un riferimento formale, la modalità di rappresentazione infatti va ben oltre e lo colloca in un contesto di assoluta contemporaneità nella quale esso può fungere da elemento apotropaico.
“Maschera rossa” olio su tela cm 70×135
Rossella Mocerino
Biografia: Nata in Toscana, BLUE ( soprannome di Rossella Mocerino ) vive a New York ma visita spesso la sua città d’ispirazione: Venezia. Espone negli Stati Uniti ed in Italia.
Ella racconta:”I miei dipinti parlano sempre di maschere e mascheramenti. Del resto non indossiamo tutti un travestimento ? Se dovessimo trovarci senza, ci affretteremmo a trovarne uno che vada bene per noi. La magia è sempre dietro l’angolo. Sono appassionata d’arte, di Venezia, e certamente del colore blu.
Il soggetto “mascherato” è al centro del mio lavoro, perchè ho notato che siamo sempre pronti a giudicare il prossimo. Istintivamente ci facciamo un’impressione di una persona e spesso non cambiamo idea anche quando i fatti indicano il contrario. È più difficile esercitare il pregiudizio verso chi è mascherato.
Tante volte è impossibile esser sicuri anche del sesso della persona mascherata. In questo caso la maschera diventa un metodo di protezione dagli stereotipi. Inoltre la maschera crea il mistero che io preferisco. La maschera è sinonimo d’eleganza dei costumi e di originalità. La maschera è sinonimo di qualcosa d’inconsueto. Posso dire che i miei personaggi sono sempre mascherati. Inizialmente ho notato che al principio le mie figure portavano delle maschere ma ora la maschera è diventata proprio come una seconda pelle. Solamente gli occhi ci fanno comprendere che si tratta di soggetti viventi; ma quelli non si possono mascherare.”
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ha inteso aggiungere un brano personale che svela alcune motivazioni profonde della sua passione per il mascheramento.
La maschera come protezione della propria unicità. Condivisibile; ma ad esso va aggiunta anche la visione storicistica che colloca la maschera nel contesto di Venezia.
La maschera di Venezia non rappresenta demoni o divinità. Essa si umanizza e svolge un ruolo sociale. Essa è strumento di prestigio e di auto-celebrazione, momento di sospensione delle regole, momento di trasgressione; ma anche momento di dissacrazione del male, dell’orrore, della morte, della malattia.
La maschera veneziana ha superato l’illusione salvifica del divino e recita muta il canto carnascialesco di Lorenzo De’ Medici: chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza…
“Moonlight shadow” olio su tavola di tela cm 41×51
Alessio Papa
Biografia: Alessio Papa nasce a Viterbo il 13 dicembre 1977. Frequenta il liceo artistico “Tuscia” di Viterbo e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di pittura, dove Alessio inizia a studiare il manierismo rinascimentale e il neomanierismo.
Conclude la sua carriera accademica nel 2004 discutendo una tesi di anatomia artistica “L’anatomia nei dipinti del Parmigianino”.
Nei suoi dipinti l’artista stravolge l’anatomia della figura umana, allungandola a volte anche in modo innaturale, caratteristica propria dei Grandi Maestri tardo-rinascimentali, periodo noto per l’attribuzione data dal Vasari di “arte della maniera” o “manierismo”.
L’artista ha partecipato a diversi concorsi artistici in Italia e all’estero riscuotendo sempre molto interesse da parte della critica e del pubblico e distinguendosi sempre per la tecnica, la creatività e per come elabora culturalmente i suoi lavori.
Alessio Papa ha svolto diverse mostre sia personali che collettive in varie parti del mondo ed è inserito in prestigiosi cataloghi d’arte.
Egli dice: “Considero Arte tutto ciò che di bello c’è nello spirito umano, tutto ciò che l’uomo ha comunicato attraverso i secoli ai suoi simili, portandoli alla conoscenza del proprio io e ad unire i popoli tramite la cultura ed il sapere. Facendo un’analisi della mia pittura si deduce una miscela fatta di storia, fantasia e senso del bello. Un percorso che parte dalla massima espressione artistica raggiunta nel Rinascimento e proiettata ai giorni nostri attraverso quella metafora mitologica della Classicità. Un’arte che si pone come obiezione alle avanguardie odierne per entrare sensibilmente nell’animo e nella psico-emotività dello spettatore, cogliendo in lui quel richiamo alla curiosità della conoscenza e alla cattura completa tramite il cromatismo in quel mondo onirico dove l’essere umano tende a catapultarsi.”
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: L’artista ci presenta un’opera di pittura dalle forme che a prima vista potrebbero apparire semplicemente figurative. Tuttavia ad una più approfondita analisi, senza dover leggere le sue parole, si evince la sostanziale azione deformatrice attuata sulla forma naturale.
Papa ha cura di segnalare la propria appartenenza al genere manierista. Certamente egli intende l’interpretazione data al fenomeno artistico nei primi decenni del novecento, quando esso è stato pienamente compreso come l’intenzione schiettamente anti-classica, una rilettura che ha salvato dal biasimo molti grandi maestri dei secoli XVII e XVIII.
Ritengo in ciò di dare pienamente appoggio all’idea di pittura di Alessio Papa. Egli ancora una volta ribadisce che la pittura non è solamente un pretesto per veicolare un presunto messaggio morale ma anche l’atto di potenza dell’essere. Essere in quanto espressione di una capacità di vivere come artista perché dotato di qualcosa che non tutti possono possedere: il talento e la padronanza della tecnica.
In quest’opera si percepisce la contemporaneità nell’uso del colore e nella deformazione delle forme, per nulla nostalgiche ma del tutto collocate nel nostro presente. Tale deformazione infatti pare essere più contigua alle arti dell’animazione che a quelle dell’antico periodo al quale si fa ideale riferimento.
“Danae” olio su tela cm 70×100
Rossella Riboldi
Biografia: Rossella Riboldi è nata a Monza nel 1960. Laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano, Rossella è docente di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico P. Frisi di Monza. Mosaicista e relatrice in conferenze d’Arte.
Rossella sente l’opera come impianto, “costruzione”. Il suo intento è quello di esaltare la materia come veicolo di comunicazione sensoriale. Rossella ha un forte senso di appartenenza al mondo reale ( animali, oggetti, terre, affetti, cose ). Ella ritiene che il processo compositivo sia l’affascinante elemento primo della creazione artistica. L’accostamento di tasselli non eguali fra loro consente una frammentazione dell’opera dove regna l’immaginario. Il riciclo di elementi che appartengono ad un vissuto caricano di “storie” l’opera e rinascono a nuova vita.
Negli ultimi anni Rossella Riboldi ha collaborato con Renato Arrobbio e lo Studio Arteglass ed ha partecipato a mostre, fiere, convegni, premi con opere segnalate ed esposte in musei in Italia e all’Estero.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: un dittico dal titolo Giallo-Rosso.
Opera che esalta il senso della materia. Il riuso e la raccolta dei materiali considerati morti è una delle più recenti innovazioni della tecnologia ma è stata, come sempre, preceduta dall’immaginario degli artisti che già con l’arte povera della fine degli anni sessanta avevano preannunciato quello che sarebbe diventata una esigenza della civiltà.
Rossella Riboldi effettua un’equilibrata composizione di tasselli di vetro di varie misure provenienti da negativi di produzione di vetreria d’arte e quindi di qualcosa che nasce già per una prospettiva particolare.
Questa prospettiva, spezzata, annichilita e respinta dalla produzione artigianale diviene il nucleo semantico del lavoro di Rossella. Diviene l’alfabeto morse della sua creazione con la quale spezza e moltiplica il concetto della complessità. Esso, per chi scrive, pare essere il nucleo centrale della motivazione di Rossella.
La complessità semantica e formale nella quale spesso si diluisce il significato stesso della vita reale.
“giallo rosso” dittico tecnica mista mosaico in vetro cm 80x70x2
Ella Sarkisyan
Biografia: Nata in Germania l’artista Ella Sarkisyan ha vissuto in un ambiente ricco di stimoli creativi fin dalla prima infanzia.
Cresciuta in una famiglia di artisti, non ci si può certo sorprendere se Sarkisyan ha deciso di frequentare la Scuola d’Arte di Yerevan, in Armenia. Sarkisyan quindi ha proseguito i propri studi all’Università Statale di Yerevan, dove ha conseguito un master in Belle Arti.
In breve, dopo aver completato gli studi, Sarkisyan ha iniziato ad esporre le proprie opere in tutto il mondo. Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti nel 1995, ha iniziato ad esporre le proprie opere al Centro Armeno di Arte Contemporanea e Sperimentale, nel quale ha guadagnato il rispetto dei collezionisti e della critica.
Sarkisyan ha già esposto le sue opere in diverse gallerie negli Stati Uniti, comprensa la Harvest Art Gallery, la Hamilton Gallery a New York, e la Selkouth Fine Art Gallery.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: come ella stessa ci riferisce; Ella Sarkisyan è ultima di una famiglia di artisti.
L’opera che ci presenta è un sunto di riferimenti simbolici. Una contaminazione di simboli e feticci che richiamano alla sensualità ed al misticismo alla letteratura ed all’abbandono a fantasie ed allucinazioni. Ossessioni evidenti per le ripetizioni di motivi a texture con colori e ricami oltre ad altri riferimenti alla cultura classica ed alla letteratura italiana ( Petrarca ) ed al neoclassicismo.
Si tratta di un’arte sperimentale che è già andata oltre l’arte povera e l’arte di strada degli anni sessanta e settanta. Non accoglie le esagerazioni grevi di certi contemporanei ma assume un’informalità elegante e delicata.
Interessante l’inserimento di frasi simboliche ed ermetiche delle quali possiamo apprezzare pienamente solo l’armonia fonetica. Pare tuttavia che il tema fondamentale sia rivolto al miracolo del rinnovamento della vita così come della creatività dell’artista.
53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi”. Padiglione Nazionale per l’artista taiwanese di grande fama mr. Lee Sun-Don, dal 24 giugno al 24 settembre 2009. Opening 24 giugno ore 18.
Taiwan estende la sua già importante partecipazione alla Biennale di Venezia presentando presso la Galleria d’Arte Terzo Millennio un padiglione collaterale a quello ufficiale del Palazzo delle Prigioni. Qui ospita le opere di Lee Sun-Don. Potremo apprezzare un’imponente raccolta di dipinti che sono ispirati alle affascinanti filosofie orientali.
Lee Sun-Don è nato a Kaohsiung, Taiwan nel 1959. Ha studiato all’Università di Soochow, Taiwan e ha ottenuto la laurea in Scienze Matematiche. Attualmente egli è Direttore Aggiunto della Galleria di Cina; Professore Visitatore di Belle Arti, Terzo Patriarca del Buddhismo Forshang; Compositore e Pianista; Scrittore; Saggista Scientifico; Imprenditore Filantropico. Lee Sun-Don è il pioniere della “Pittura ad Olio dall’Energia Totemica”, un genere che è caratterizzato dal risveglio estetico della mente. Questo tipo di arte trascende l’orizzonte dell’arte contemporanea e quindi ha catturato grande attenzione tra gli addetti al settore in tutto il mondo.
Nato nel 1959 a Kaosiung nell’isola di Taiwan, Lee Sun-Don non dimostra affatto cinquant’anni. Pare invece conservare la genuinità del bimbo per il quale tutto è possibile e ciò che non è ancora riuscito a fare dipende solamente dal fatto che non ha ancora trovato il modo di farlo. Questo artista è una persona ricchissima di interessi anche molto diversi tra loro. Ha studiato matematica ma anche musica, in particolare il pianoforte. Si dedica alla scrittura, in particolare a Novelle sulle Arti Marziali Zen. È un saggista scientifico avendo sviluppando grande interesse per le questioni legate alle origini dell’universo. È un filantropo, riservando parte dei suoi profitti ad iniziative umanitarie. Dal 1989 è legato alla filosofia buddhista. Tale appartenenza è un importante punto di svolta nella vita di Lee Sun-Don. Potremmo anche dire che l’artista Lee Sun-Don nasce propriamente nel 1989 alimentato dalla linfa vitale del Buddhismo. Egli letteralmente si rifugia in questa affascinante filosofia seguendo le orme del Maestro Yuan-Dao Bodhisattva dal quale ottiene il titolo di terzo Erede Dharma del Buddhismo Forshang. Fonda quindi il Centro Mondiale del Buddhismo Forshang grazie ad una serie di conferenze che si svolgono tra Taipei il Giappone e gli Stati Uniti. Dal 2006 Lee Sun-Don ha fatto il suo debutto come artista pittore esponendo le sue opere.
Di queste voglio ora dissertare. Osservando le opere si coglie immediatamente provenienza orientale; il tratto, le tonalità, le raffigurazioni sono decisamente orientali. La pittura cinese ha origini antichissime essendo nata nel periodo Zhou oltre mille anni prima di Cristo. Lee Sun-Don nella sua pittura coglie diverse fasi della storia dell’arte cinese.
Si riferisce alla Dinastia Hang nel periodo Zhou 1000 A.C.; in particolare al contatto della Dinastia Zhou con la Dinastia dei Re Shang. Fu allora infatti che apparvero le prime rappresentazioni totemiche. Lee Sun-Don pone al centro della sua pittura proprio le immagini totemiche. Quindi richiama la Dinastia Tang del 600/1000 D.C., momento di fioritura delle arti cui risalgono i dipinti delle grotte di Dunhuang; a queste si rifanno le iscrizioni calligrafiche che abbondano nelle sue tele.
Come nel passato, le iscrizioni hanno un ruolo decorativo ma non solo. Si introduce il tema del Buddha. Nella storia dell’arte cinese esso è una sovrastruttura di origine indiana risalente al IV secolo D.C.. Per Lee Sun-Don, il Buddha è il principio fondante e la motivazione stessa del dipingere. Quindi, se il linguaggio è radicato profondamente nella tradizione pittorica cinese, il messaggio originale è legato all’influenza della filosofia buddhista proveniente dall’India. Ecco che le iscrizioni calligrafiche acquistano non solo un ruolo decorativo ma anche il mezzo esplicito per trasmettere la parola del Buddha.
Questo è il nodo cruciale nell’analisi della pittura di Lee Sun-Don. Essa è quindi frutto di numerose contaminazioni di diversa arte cinese e di influenze esterne provenienti dalla iconografia religiosa indiana; ma non solo. L’artista dichiara che con la sua pittura ha intenzione di gettare un ponte verso l’occidente; ed in effetti molti critici d’arte considerano la sua opera molto vicina all’arte moderna e contemporanea occidentale; ma forse è sfuggito un dettaglio.
Lee Sun-Don dichiara che questo ponte è basato sulla tecnica della pittura ad olio. La pittura tradizionale cinese è basata su: pennello, china nera, colori a tempera e carta! Ma allora l’intento di Lee Sun-Don non è quello di rendere omaggio o di conformarsi all’arte occidentale; forse Lee Sun-Don non è qui per imitare l’arte occidentale o per dare alla critica occidentale lo spunto per seguire la moda di parlare bene dell’oriente. Forse Lee Sun-Don è qui per farci conoscere uno dei molteplici aspetti della cultura orientale, in particolare quello della millenaria cultura dell’arte figurativa. Egli non respinge alcuna delle tradizioni cinesi nell’arte, anzi, le fa proprie!
Egli, in omaggio alla cultura occidentale e per amore dell’arte occidentale, assume la tecnica della pittura ad olio che in occidente ha avuto grande fortuna nel passato. Quindi il suo omaggio non sarebbe propriamente nemmeno indirizzato all’arte contemporanea bensì all’arte moderna! L’arte contemporanea occidentale non ha nulla da spartire con le tele di Lee Sun-Don. Egli prima unisce diversi tratti storici dell’arte cinese; quindi veicola il messaggio del Buddha; quindi adopera la tecnica dell’olio su tela.
Tutto ciò non fa di Lee Sun-Don un artista occidentale od occidentalizzato ma ne conferma ancora la caratterizzazione orientale. Infatti, la contaminazione che, Lee Sun-Don propone con grande raffinatezza, esprime il principio dell’equilibrio armonioso! Un concetto sommamente cinese secondo il quale l’arte è il risultato della convivenza di tradizioni ed innovazioni, idee autoctone e straniere, significati religiosi e profani. Lee Sun-Don è un artista orientale di genere orientale che tratta la sua arte con lo spirito e con le intenzioni di un orientale.
Bene ha fatto chi ha paragonato Lee Sun-Don a Pablo Picasso. Infatti nulla dell’arte contemporanea occidentale traspare dalle sue tele. Magari si può affermare che molta arte moderna europea dalla seconda metà dell’ottocento è stata affascinata dai miti e dalle leggende provenienti dall’oriente. Molti artisti europei hanno tratto ispirazione dalle culture indiane e asiatiche. Molti di loro fuggivano fisicamente o spiritualmente in mondi lontani collocati su isole o foreste esotiche.
Molti artisti europei traevano dagli ideogrammi orientali lo spunto per le loro tele astratte! Nelle tele di Lee Sun-Don non vedo alcuna suggestione occidentale; vedo invece tanto oriente nelle tele degli artisti europei moderni come in quelle di Mario Eremita, artista tra pochi ancora rappresentante della vera bella pittura in questo continente.
Il genere della pittura di Lee Sun-Don è simbolista ed apotropaica. L’intento di trasmettere il messaggio del Buddha impone all’artista l’uso della metafora e del simbolo; arcaici strumenti per trasmettere con semplicità i principi religiosi e filosofici. La filosofia buddhista contiene numerosissimi simboli apotropaici che l’artista inserisce in ogni dipinto. Quindi questa pittura si dispiega nel ricco repertorio iconografico della tradizione buddhista e cinese unendo simboli religiosi a quelli pagani.
La farfalla, in cui Zhuangzi sogna di incarnarsi richiama alla mente lo spirito compassionevole che vuole immedesimarsi nell’altro, un processo che genera armonia e allontana le afflizioni.
Le figure con strumenti musicali tratte dalle grotte di Mogao a Dunhuang, ognuna con un suo significato allegorico ben preciso che servono a facilitare il cammino verso l’illuminazione.
Il culto della meraviglia; l’arte di meravigliarsi è cosa sempre più rara nel nostro occidente tanto smaliziato e disincantato da non essere capace di vedere più nulla e di annichilirsi in un’arte fatta di vuote ideologie politiche.
Il simbolo della fenice; non di origine buddhista ma qui fatto proprio dall’artista grazie sempre al principio dell’equilibrio armonioso. La fenice infatti è un simbolo pagano di origine egiziana e poi greca fatto proprio dalle famiglie imperiali cinesi. Lee Sun-Don la rappresenta per indicare il principio della magnificenza dello spirito quando esso è artefice del proprio destino.
La carpa, simbolo pagano di buon auspicio che nell’atto del salto diviene anche il simbolo del superamento dei propri limiti; un esempio verso l’illuminazione. Il Guan Zi Zai Bodhisattva in cui il bianco simboleggia il superamento del senso della vista essendo il tratto perso nel bianco.
Il simbolo del cerchio quale esempio di perfezione e continuità spazio temporale che si associa al messaggio della fede buddhista. Nella serie del Grande Risveglio Istantaneo pare intravvedere alcuni riferimenti all’arte concettuale ma ci inganniamo in quanto essa è fine a sé medesima mentre qui ci troviamo di fronte a segni che intendono un linguaggio ed un messaggio molto profondo e radicato in una immensa e antica cultura.
Infine la scultura del drago uno dei più importanti simboli dell’arte e delle tradizioni cinesi anch’esso sinonimo di fortuna e bontà
La serie dei vasi del tesoro
La serie dei Vasi del Tesoro è basata sulle tre virtù: la benedizione (il dono della fortuna), la purificazione (purificazione dalle afflizione e il karma) e la saggezza. Quando si possiedono tutte e tre le virtù, cos’altro si può pretendere?! Le immagini rosse sullo sfondo nero sono illustrazioni totemiche, sebbene siano misteriose. Nella Serie dei Vasi del Tesoro, ogni pezzo ha le sue proprie caratteristiche e il suo gusto unico, fino a soddisfare le preferenze personali di ciascuno. Consideriamo per esempio questa opera in particolare, essa possiede cinque punti sotto il coperchio, ciò sta a significare che essa è il rifugio dei cinque elementi: il Buddha, gli insegnamenti, tutti gli esseri senzienti, il maestro e la natura istintuale — questa è l’entrata per esplorare il tesoro della verità.
La serie benedizione ricchezza poesia divinità cosmo
La grande serie dei risvegli io sono farfalla
“Io Sono Farfalla” è ispirato da Zhuangzi, un grande filosofo della Cina antica, meglio conosciuto come uno dei fondatori del Daoism. Zhuangzi un tempo sognò di essere una farfalla; una farfalla che danzava volando quà e là senza rendersi conto di essere Zhuangzi. Quando egli si risvegliò, provò lo stupore di Zhuangzi che immagina di essere una farfalla e lo stupore della farfalla che immagina di essere Zhuangzi. L’artista adopera questa metafora per trasmettere l’idea della trasformazione e dell’armonizzazione: per trasformare la rigida concezione secolare dell’esistenza umana ( la fama, la salute, lo stato sociale ), per vincere tutte le sfide e armonizzare l’universo. In aggiunta alle implicazioni della trasformazione e dell’armonizzazione, farfalla ( in cinese hu-die ), per la simbologia cinese è un gioco di parole che significa fortuna; la farfalla è quindi sinonimo di buoni auspici, per avere felicità, buona sorte, e prosperità. La farfalla posata sul piede di colui che pratica il Buddhismo, vuole significare che egli ha trovato la pace nella sua anima; i simboli totemici alla destra indicano le traiettorie di volo della farfalla.
La grande serie dei risvegli Terra Santa Dunhuang
La serie “Terra Santa – Dunhuang” si ispira ai graffiti delle Grotte di Dunhuang, che hanno impressionato profondamente l’artista che le visitò dozzine di volte anche nelle zone riservate esclusivamente all’osservazione dei professionisti. La serie è caratterizzata per l’unione tra il risvegliato e la divinità volante attraverso i segni totemici. Ogni divinità volante suona un singolare strumento che ha il proprio significato. Per esempio, il tamburo simboleggia il pulsare del paradiso e della terra, l’arpa simboleggia l’armonia dell’universo, il flauto la prudenza del mondo e il flauto di pan fatto col bamboo la distanza dalla vita mondana.
La grande serie dei risvegli la meraviglia attraverso la quiete e il movimento
In “La Meraviglia attraverso la Quiete ed il Movimento” l’artista raffigura una persona, una farfalla per simboleggiare il “Movimento” ed un vaso ed un ramoscello per simboleggiare la “Quiete”. La Quiete o il Movimento sono rappresentati come la cifra che segna la Meraviglia; l’opera quindi è intitolata “La Meraviglia attraverso la Quiete ed il Movimento”. Un dettaglio particolare è che solamente metà del vaso è dipinta, mentre l’altra è lasciata per rappresentare segni totemici e i ramoscelli. Il vaso di fiori è un vaso del tesoro, colmo d’acqua e virgulti. L’acqua simboleggia l’abbondanza e la vita terrena; i segni totemici simboleggiano la dottrina del Buddha, la dottrina Forshang e la vita spirituale. Tutto ciò indica che per avere abbondanza di fiori e frutti e salute e raggiungere la perfezione abbiamo bisogno sia della vita mondana che della vita spirituale.
La grande serie dei risvegli mentre cavalco il vento
“mentre cavalco il vento” è ispirata alla storia di Zhuang Zhou Mèng scritta da Zhuangzi, il filosofo, durante il periodo della Guerra delle Nazioni. L’artista si riferisce a quella storia per descrivere la condizione in cui l’individuo non è in balia della fama e della fortuna ma è naturalmente parte dell’universo e controlla le sue passioni. In questo dipinto la fenice è rappresentata immensa per simboleggare la condizione di magnificenza dell’anima e dello spirito che è artefice del proprio destino; ciò che è un onorevole traguardo della vita; e non nella condizione di annichilimento come quando si è in balia della fama e della fortuna. La fenice è anche il simbolo di buoni auspici sia presso le culture orientali che in quelle occidentali.
La grande serie dei risvegli il cancello del drago
“Il Cancello del Drago: la Trasformazione” è un’opera ispirata ad un’antica leggenda cinese “Le Carpe saltano sopra il Cancello del Drago.” Le carpe sono sempre state considerate un simbolo di buon auspicio fin dai tempi più antichi. Il salto della carpa suggerisce la contesa ardimentosa per il successo, e la volontà di oltrepassare i propri limiti. Le carpe colorate rappresentano l’abbondanza ed indicano che colui che colleziona questo dipinto oltrepasserà qualsiasi ostacolo per elevarsi. Nella serie del Cancello del Drago, l’acqua è rappresentata per mezzo di tecniche varie, come colori danzanti, onde, e serie di punti tratteggiati.
La serie dei colori dei colori
Questa è la nuova tecnica pittorica della Serie dei Colori nei Colori. Per cominciare, l’area nera somiglia alle foglie del loto, mentre l’area bianca rassomiglia abbastanza alla silhouette di una bella, con il viso che guarda in sù, la testa voltata a sinistra, il collo e la spalla verso la parte bassa a sinistra, ed i suoi occhi giusto sulla linea… “La Bella Incanta il Loto” la creatività si svela più nella divisione dello spazio, l’ingegnosa maestria della forza delle dita e del polso, combinata con l’impiego della profondità del chiaroscuro.
La serie del vecchio fortunato
La serie guan zi zai
Questa serie è ispirata a “Il Cuore Sutra” ed è quindi intitolata “la Serie Guan Zi Zai”. La più importante caratteristica di questa serie è l’uso della pittura bianca sulla tela bianca per delineare Guan Zi Zai Bodhisattva con la tecnica del “Bianco su Bianco”. Il pezzo “Trascendere oltre la Vista fino alla Consapevolezza” esprime l’assenza di contrasto nel mondo, alcun pensiero deriva dalla funzione dei sensi esclusa la gloria, la perfezione e la percezione del divino in ogni cosa. Quindi, le tre linee sul fondo simboleggiano la disciplina, la concentrazione e la saggezza ed i tre fiori di loto indicano la disciplina, la concentrazione e la saggezza della divinità.
La serie del risveglio istantaneo
La serie del Gande Risveglio Istantaneo è composta da sette opere. Sono tutte completate da un Totem Gestuale dalla tecnica dei Colori Danzanti. La parte più difficile nella creazione di questa serie è quella della realizzazione dei cerchi concentrici: la loro collocazione e la loro variegazione di colori determina lo spirito e la vitalita del dipinto, il suo slancio dinamico e la sua magnificenza. Quindi, ogni opera deve essere lungamente ponderata prima che sia data la prima pennellata sulla tela – un singolo errore renderà vana l’intera creazione. Quindi, la Serie del Grande Risveglio Instantaneories richiede più impegno degli altri dipinti. Il cerchio e la sfera sono le forme senza inizio né fine, per questo simboleggiano la perfezione e la concordia – In questo dipinto il cerchio rappresenta la perfettibilità del Buddhismo. Così come i segni totemici sparsi attorno, sono la rappresentazione visiva dell’insegnamento del Buddhismo.
Lo slancio
L’artista interiorizza propria l’immagine del drago dell’antica saggezza cinese degli Otto Diagrammi contenuta nel Libro dei Mutamenti, il più prezioso e stimato essere rappresentato dalla cosmologia cinese. La scultura “Slancio” è stata creata per diffondere ogni benedizione a chiunque possieda l’opera affinché possa prosperare, riuscire nella vita e sublimare nel trascendente.
Causa la sciagurata alluvione del primo dicembre 2008 la Galleria d’Arte Terzo Millennio ha subito ingenti danni che l’hanno costretta alla chiusura per alcuni mesi.
All’interno dei locali si sono riversati oltre venti metri cubi d’acqua salsa e carica di agenti patogeni e colibatteri, l’acqua che scorre nei canali di Venezia insomma.
L’intero impianto elettrico è stato distrutto mentre alcune piastre della pavimentazione sono saltate, gli intonaci sono stati compromessi.
I lavori sono cominciati subito. Abbiamo dovuto completamente svuotare la Galleria e demolire alcune parti di muratura. Abbiamo dovuto sostituire tutti i cavi elettrici e nelle canaline abbiamo trovato oltre cento litri d’acqua salmastra.
Abbiamo quindi studiato diverse soluzioni fino a trovare un cavo speciale che resiste all’immersione. Abbiamo approfittato della chiusura per apportare anche altre migliorie allo spazio espositivo.
Il 21 Marzo abbiamo riaperto la Galleria inaugurando una bella mostra di scultura.
Artisti selezionati dalla Galleria d’Arte III Millennio in mostra presso lo Spazio Eventi Mondadori Sestiere San Marco, 1345 – Venezia.
La mostra ha un tema prestabilito che, secondo il Curatore dr. Nicola Eremita, si sposa molto bene con il periodo del Carnevale Veneziano ed in generale con la tradizione di sensualità, fortemente legata alla cultura ed alla letteratura.
Giacomo Casanova è l’esempio principale; ma non mancano molti altri esempi nella letteratura quali Giorgio Baffo, Pietro Aretino, Antonio Lamberti, Lord Byron, Bianca Cappello, Veronica Franco. Nell’arte figurativa molti si sono distinti: Tintoretto, Paris Bordone, Tiziano, Del Piombo, Faugeron, fino ai contemporanei Hugo Pratt, Milo Manara, Leone Frollo, Umberto Brunelleschi. Tutti loro hanno tratto ispirazione dalla vita libera e dalle usanze emancipate del popolo veneziano.
Questa mostra collettiva, che lascia libero il campo alle modalità tecniche espressive, è un omaggio ad una delle più antiche e caratteristiche tradizioni veneziane: la sensualità, la libertà dei costumi, il piacere.
Concetti che, se riflettiamo bene, sono prodromi della abilità nel commercio e nei rapporti politici e diplomatici.
Il Curatore, dott. Nicola Eremita, presenterà la mostra.
In occasione della 52. Biennale d’Arte Sezione Arti Visive “Pensa con i sensi, senti con la mente: l’arte al presente”
Introduzione
In occasione della 52. Biennale d’Arte Sezione Arti Visive “Pensa con i Sensi, Senti con la Mente”, si svolge la quarta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia. Quest’anno espongono un’artista tedesca, una romena, due ucraini, un’americana e due italiani.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona auto-celebrazione. Non servono quindi gli acronimi.
Alyna Ivanova Shchygoleva è nata nel 1951 a Lugansk in Ucraina. Ha studiato giornalismo all’Università M. Gorky di Rostov ed al Medical College di Lugansk. Ha lavorato come giornalista di radio e tv, come assistente nel reparto di radioterapia e oncologia dell’ospedale di Lugansk.
Espone dal 1980 in tutta europa. Dal 2002 vive in Italia. Le sue opere sono eseguite con fibre naturali con la tecnica mista textile, applique e quilt. Realizza arazzi e costumi che indossa in occasione delle performance d’artista. Prossima esibizione presso il centro Mondadori di Venezia San Marco febbraio 2008. Attualmente lavora ad un progetto fotografico.
Parere del curatore Nicola Eremita
Nei palazzi veneziani si possono ammirare molti arazzi, di grande valore. I commercianti veneziani erano amanti di questa forma d’arte che si prestava bene per arredare le immense pareti dei palazzi necessari a celebrare l’immagine della famiglia.
Alyna Shchygoleva si potrebbe riallacciare a questa antica tradizione ma solo superficialmente. La sua ricerca si esprime nel filato che è custode di valori forse perduti.
Queste opere hanno il sapore fiabesco dell’est, di antichi villaggi perduti. Essi conservano il tocco delle mani della donna sconosciuta che li ha lavorati. Non abbiamo più il sontuoso sfarzo degli arazzi veneziani, intessuti di fili di metallo prezioso; ma delicate composizioni di eccelsa abilità tessile dal forte intento rievocativo ed emozionale. Essi non celebrano avvenimenti e miti ma raccontano una fiaba sottovoce e la voce è elegante discreta e femminile.
La città d’oro, tecnica mista su tessuto cm 200×200
Carla Monti biografia
Carla Monti vive e opera nel proprio studio di Milano. Ha iniziato a dipingere all’Accademia Libera del Maestro Giacomo Gabbiani. Attualmente fa parte dell’associazione “La Bottega delle Arti” dei pittori Luisella Lissoni e Ettore Maiotti.
Prima delle manifestazioni artistiche si è data allo studio della composizione floreale e discipline orientali, frequentando la scuola di Ikebana del Maestro Houn Ohara conseguendo il Master. Realizza le sue opere ad olio su carta o su tavola. Si dedica anche all’acquarello.
Parere del curatore Nicola Eremita
Una tavola che è un omaggio a Morandi. L’artista ha saputo rendere con efficacia ed emotività l’atmosfera di tesa sospensione di immobililità sacrale del grande mondo delle piccole cose. Semplici oggetti che divengono ricchissime fonti di riflessione poetica, di contemplazione.
La luce che si rifrange sulle superfici, i riflessi i colori che sfumano nel chiaroscuro. Infine il colpo di genio: improvvisa e quasi impercettibile, incombe sopra ogni cosa lo slancio dinamico, la proiezione, dell’ombra della lampada antica.
È la fuga da quel mondo immobile che da quel mondo stesso è creata e non lo disprezza. È lo slancio creativo che genera dalla lunga e laboriosa meditazione, dal lento e continuo consumarsi delle setole intrise di colore. È il tempo dell’arte.
Lampada antica, olio su tavola cm 70×50
Diana Gavrilas biografia
Gabriela Diana Gavrilas è nata ad Oradea in Romania il 22 Agosto 1968. Tra il 1992 ed il 1998 ha studiato e si è laureata alla facoltà di arti plastiche dell’Università delle Arti e Design di Cluj-Napoca in Romania. Dal 1998 è docente presso l’Università di Oradea facoltà di arti plastiche, sezione pittura.
Dal 2002 al 2004 ha conseguito la borsa di studio “Vasile Parvan”, dei Ministeri degli Esteri della Cultura e della Ricerca Romeni, all’Accademia di Romania in Roma per il progetto “Miraggio nel Giardino di Bomarzo”. Nel 2004 ha concluso il dottorato di ricerca all’Università d’Arte e Design Cluj-Napoca dal titolo: “Giardino Francese”.
Parere del curatore Nicola Eremita
Susanna Tamaro in una recente intervista ha parlato del tempo che trascorre ad osservare un piccolo giardino. In particolare ella raccontava del tempo trascorso incantata dietro ai molteplici dettagli, ai colori, alle diverse forme di vita che in quel piccolo e ristretto ambiente possono convivere.
Ecco il dipinto di Gabriela, esso incarna quella stessa aura d’incanto. Gli occhi dell’artista hanno indugiato nel microcosmo variegato e misterioso che si trova dietro l’angolo e tutto’attorno a noi. Un luogo che, se a tutta prima pare confuso e insignificante, allo sguardo attento e al contemplativo, esso svela un universo di colori e di vita.
Sono state le persone così attente alle piccole cose, alle creature umili, che hanno fatto le più grandi scoperte nella scienza e le grandi opere nell’arte. Ricordiamo che Fidia scolpiva le figure anche dove nessuno mai le avrebbe potute ammirare. Il divino è in ogni luogo e il miracolo della vita è incommensurabile rispetto alla nostra immaginazione.
Dettaglio di giardino, olio su tela cm 140×100
Iva Milanova biografia
Iva Milanova è nata il 30 Ottobre 1970 a Sofia ha esposto in Italia Berlino e a Chicago. Nel 1998 ha ottenuto il Master di Storia dell’Arte e Archeologia Classica alla Humboldt University di Berlino. Il suo amore per la pittura nacque quando ella era ancora bambina.
Parere del curatore Nicola Eremita
Si rinnova l’apprezzamento per la piacevolissima e impegnativa pittura di Iva Milanova. Vorrei sottolineare la solarità di questo nudo femminile. Il riferimento alla gioia di vivere di Picasso appare più che evidente, come evidente risulta l’abilità narrativa e l’espressività sensuale di questa artista.
Desiderio Sehnsucht, olio su tela cm 80×120
Maria Camassa biografia
Maria Camassa è nata nel 1967 a Mesagne in provincia di Brindisi. Dal 1986 opera nel settore delle arti figurative. Dal 1986 al 1996 collabora con l’artista italiano Gino De Dominicis di cui ha organizzato una serie di mostre. Nel 1998 lavora presso la galleria d’arte “Venice Design” di Venezia.
Nel 1999 collabora con la Biennale di Venezia nel settore “Musica Danza Teatro” e segue il seminario di Musicologia con il Prof. Elio Matassi a cura dell’Università di Alti Studi di Estetica “Giacomo Leopardi” Nocera Terinese, in collaborazione con la Terza Università degli Studi di Roma e la Fondazione Rubettino.
Nel 2002 consegue la Laurea in Lettere e Filosofia ad indirizzo Storia dell’Arte presso l’Università Cà Foscari di Venezia argomento della tesi: “Arte e Pensiero. L’esperienza umana ed artistica di Gino De Dominicis”.
Parere del curatore Nicola Eremita
osservando questo quadro ritengo che esso possa essere ben collocato nel contesto della pittura romantica. Faccio riferimento alla pittura di William Turner e di William Blake. Le tinte scure e i contorni sfumati, le pose dinamiche e sfuggenti, richiamano formalmente questo tipo di pittura. Anche dal punto di vista simbolico il tema è collocato in quella grande e dirompente novità letteraria ed artistica che è ancora attuale e influente.
D’amore, olio su tela cm 39×25
Oleg Shchygolev biografia
Oleg Shchygolev è nato nel 1950 a Dnepropetrovsk in Ucraina. Ha studiato all’Art College di Dnepropetrovsk e quindi nel suo studio privato ricevendo molte commissioni dall’Unione Artistica di cui è membro dal 1985. Vive e lavora a Lugansk ed espone dal 1976 in tutta Europa. Sue opere sono presenti presso il Ministero della Cultura Ucraino, presso musei e gallerie di Lugansk e Kiev e presso collezioni private negli Stati Uniti e in Europa.
parere del curatore Nicola Eremita
La pittura di Oleg Shchygolev è realista, tuttavia in essa convivono anche altri caratteri che prendono l’aspetto della citazione. Per questo artista è fondamentale dar prova della propria preparazione accademica e della propria conoscenza tecnica e formale. La personale vena creativa quindi si arricchisce della profonda erudizione sedimentata negli anni di studio che non è stata solamente teoria ma anche confronto pratico con la difficoltà tecnica.
Osservando le sue tele notiamo che l’inconfondibile tratto ritaglia numerosi rimandi alla pittura di fine ‘800 e primo ‘900. Rousseau, Van Ghog, Gaugin, Matisse, Chagall e tanti altri maestri emergono in piccoli e grandi dettagli-citazione. Quasi l’artista volesse portarli tutti con sé nella sua immaginazione.
Sul fiume limpido, olio su tela cm 100×80
Rossella Mocerino biografia
Rossella Mocerino è nata in Toscana. Attualmente vive e opera a New York dove risiede in Greenwich Village. Ha studiato disegno alla Lega degli Studiosi dell’Arte di New York City, quindi anatomia con Robert Hale della Lega degli Studiosi d’Arte, quindi tempera con l’artista newyorkese Olivera Sajkovic, quindi storia dell’arte con Sarah Lawrence a Firenze.
Espone le sue opere nel Vecchio e nel Nuovo Mondo in mostre personali e collettive dal 1981.
Parere del curatore Nicola Eremita
per Rossella Mocerino la figura umana è al centro della ispirazione creativa. In particolare ella è rimasta affascinata dal mascheramento tipico del carnevale veneziano che, nonostante la sua unicità ed originalità, affonda le radici in una tradizione atavica e ancestrale.
Tale manifestazione, collocata nel contesto storico ed architettonico nonché naturalistico di Venezia, diviene una miscela ricca di riferimenti e stimoli di riflessione e spunto per la creazione. Difficile non rimanere irretiti. Ecco quindi le maschere veneziane attraverso la lente ed il filtro dell’immaginazione di Rossella Mocerino.
Il dramma della esistenza si colora ed il mistero del mascheramento travisa e inganna il tempo, la decadenza, la storia; così osserviamo queste figure celate colte in una atmosfera sospesa e priva di riferimenti spazio temporali.
mostra personale e performance teatrale Lisette Caputo & Chiarastella Seravalle
Biografia
Lisette Caputo è nata a Venezia, città in cui tutt’ora vive ed opera come artista.
Chiarastella Seravalle è nata a Venezia.
Diplomata all’Accademia Dei Filodrammatici di Milano. Vive e lavora tra Venezia e Milano. Attrice professionista, con registi quali Gabriele Lavia, Ruggero Cappuccio, Giuseppe Emiliani, Andrèe Ruth Shammah, Massimo Navone. Doppiatrice di film e cartoni animati, ha lavorato in radio con Fabio Volo e con la radio svizzera TSI. Ha recitato con G.P Tescari e altri registi cinematografici. Ha partecipato a numerosi programmi presso la Televisione Italiana e la Televisione Svizzera.
Parere del curatore Nicola Eremita
Questa particolare mostra di Lisette Caputo, con performance di Chiarastella Seravalle, si discosta sensibilmente da tutte le precedenti esposizioni che si sono svolte in questa galleria.
Ho voluto promuoverla perché essa coniuga alla più contemporanea modalità espressiva, molteplici e non banali riferimenti ad alcuni aspetti della cultura delle religioni, in particolare della religione ebraica e di quella cristiana.
Vediamo tutti i giorni quali reazioni provoca la manifestazione di appartenenze religiose o la manifestazione di atti o spettacoli con riferimenti anche vaghi alla religione ed ai suoi significati. È evidente che questo nostro rapporto con lo spirito e con l’aldilà sia un aspetto della umana natura che resta sensibile e legato all’emotività ed alla irrazionalità più intense e sanguigne.
Abbiamo ipotecato la vita ultraterrena e le rate di questo prestito hanno interessi molti alti e sono al di là dal terminare. L’artista ha il difficile compito ti toccare o attraversare queste acque che spesso sono torbide ed a volte rivelano sfavillante trasparenza.
Lisette Caputo ha fatto un lavoro di ricostruzione immaginifica delle figure degli Arcangeli utilizzando materiale di recupero e tecnica mista, pittura e china.
Il risultato sono una serie di opere che raffigurano: Metatron, Raziel, Bianel, Hesediel, Camael, Rephael, Haniel, Michael, Gabriel, Sandalphon.
Metatron è l’inviato speciale della Divinità per tutte le questioni che attengono al nostro mondo, egli determina l’unione fra desiderio e ragione, allo scopo di proiettare le realtà astratte dai mondi superni ai mondi inferiori. Quest’Arcangelo ci offre la conoscenza, ci rivela l’obiettivo, il fine, i progetti della Divinità.Raziel l’Arcangelo Raziel è, per gli esseri umani, l’aspetto comprensibile, visibile, della Divinità. Egli è colui che trasmette le Virtù Divine, il Cammino che conduce al Creatore dell’Universo; egli applica concretamente e visibilmente la volontà invisibile. Raziel è l’Iniziatore, la scintilla attiva e permanente destinata ad accendere, ad infiammare la nostra coscienza.Binael È l’Ordinatore dell’Universo nella duplice valenza del termine, ordina e mette in ordine. Egli trasforma le energie cosmiche in Leggi che permettono il funzionamento dell’Universo e, di conseguenza, consente agli Umani di scoprire innanzitutto le Leggi in questione, trasmette la conoscenza.Hesediel È il figlio del Pensiero Divino, trasmesso da Metatron, Raziel e Binael, nonché il portatore della Suprema Volontà Divina. Mette a frutto questo grano nel mondo dei sentimenti, intesi come desiderio imperioso che sprona la persona alla conquista della felicità. Nelle energie elargite dall’Arcangelo Hesediel, sono presenti i poteri dei sentimenti, che ci spingono alla conquista di tutto ciò che esiste sulla terra. A lungo termine questo Arcangelo è anche apportatore di Giustizia, di ciò che ci indurrà alla rinuncia del superfluo, di ogni forma di futile abbondanza.Camael nel dispiegamento della vita, quale appare nella Bibbia, le forze guidate da Camael sono quelle che hanno causato l’espulsione di Adamo dal Paradiso Terrestre, retto da Hesediel, dopo che egli aveva ceduto alle lusinghe degli Angeli dell’abisso. Camael è incaricato di condurre l’umanità, tramite il suo lavoro, alla volta del lussureggiante Paradiso Perduto. Egli ci introduce alla conoscenza delle leggi del mondo non attraverso l’illuminazione divina, ma tramite l’esperienza del loro funzionamento.Rephael Rephael ed i suoi Angeli Solari sono i depositari della nostra coscienza, ovvero dell’accumulo di saggezza e sapere acquisiti lungo l’arco delle nostre esperienze. Grazie alla forza di questo Arcangelo la nostra scintilla divina interiore, ha la possibilità di agire. Noi dobbiamo chiedere a Rephael di far sì che il nostro Dio interiore possa farsi udire alle nostre orecchie. Nel corpo umano Rephael è rappresentato dal cuore, così come il cuore, Rephael ha il compito di alimentare e di purificare i nostri desideri.Haniel L’amore che ci viene concesso da Haniel consiste nel desiderio di incorporare ogni cosa in noi stessi, ovvero di possedere tutto e di goderne. Haniel è l’amministratore di questa energia, di questo desiderio che si esprime per mezzo dei cinque sensi. Si tratta di una conoscenza che penetra in noi per via sensoriale. L’Arcangelo Haniel e gli Angeli principali esaltano, magnificano la realtà per far sì che l’uomo giunga alla conoscenza.Michael l’Arcangelo Michael è l’entità celeste di cui si serve il Creatore per esprimere il proprio pensiero nel mondo tangibile. Michael agisce sul mondo dell’azione. Quindi prima il pensiero è stato generato, poi rettificato eliminando tutti gli apporti perversi che la nostra natura emotiva cercava di aggiungervi. Ora, infine, tale pensiero si appresta con Michael a balzare sulla terra, affinché tutto vi sia disposto secondo l’ordine delle cose adottato ed invalso lassù.Gabriel Egli ed i suoi otto Angeli sono consacrati ad attività di fecondazione e cristallizzazione. Gabriel infatti concentra la totalità degli impulsi provenienti da tutti gli altri Arcangeli per convertirli in immagini all’interno degli umani. Tali pulsioni vengono integrate all’organismo umano grazie a particolari centri ricettivi che, nella terminologia induista prendono il nome di Chakra, ruota. La porzione delle energie che viene da noi incorporata si tramuta in atti, in azioni. Né si tratta di azioni indefinite, al contrario, esse corrispondono alla lettera alla potenzialità specifica dell’energia ricevuta.Sandalphon È il decimo Arcangelo ed è preposto alla sfera energetica della terra. L’esoterismo assegna a Sandalphon la qualifica di Angelo-Principe più che quella di Arcangelo. Egli esercita la sua influenza attraverso gli elementi Fuoco, Aria, Acqua, Terra. Potremmo assimilare l’Arcangelo Sandalphon al Plutone della mitologia classica. Egli presiede agli elementi materiali tramite creature immateriali cui la tradizione ha attribuito la denominazione di Elementali. Si tratta delle salamandre per il fuoco, delle ondine per l’acqua, delle silfidi per l’aria e degli gnomi per la terra.
Notizie sugli Arcangeli
L’area di attività degli Arcangeli è il mondo etereo: esso è formato dal riflesso delle sfere superiori e, in tal modo, ha la possibilità di fungere da punto di congiunzione tra la nostra terra in senso fisico ed i mondi spirituali. Per giungere alla conoscenza dei nomi angelici ci si deve addentrare nella sacra scienza dei Rabbini. Nessuna scrittura ufficialmente accettata dal cristianesimo ci ha tramandato quei nomi.
Teniamo presente che il culto degli Angeli è iniziato nelle Sinagoghe per poi passare al Cristianesimo.
Lisette Caputo ha una particolare predilezione per la Cabala. Ella ha avuto sei maestri Rabbini ed ha letto lo Zohar, testo sacro della Cabala cui si rifà il suo immaginario e la sua weltanschauung. Cabala o Cabalah o Kabala o Kabbala o Qabalah significa conoscenza, ricezione, rivelazione. Più precisamente il termine significa ciò che viene tramandato oralmente e che diventa “tradizione”. È una raccolta di testi mistici, frutto della cultura ebraica, per lo più segreti trasmessi da una generazione all’altra di maestri e di studiosi: può essere definita come la dottrina esoterica ebraica. Secondo Ginsburg essa è la scienza degli Angeli che essi comunicarono all’uomo dopo la caduta di Adamo, per fornirgli gli archetipi ed i mezzi per riconquistare il giardino perduto. Eliphas Levi cita il libro apocrifo di Enoch in cui si narra che alcuni Angeli caddero dal cielo per amare le figlie della terra ed unirsi a loro.
La Cabala diviene una scienza divina e l’uomo è come un Angelo decaduto che deve riscattarsi e riscoprire la scienza perduta. Qui si riscontrano le motivazioni profonde delle opere di Lisette. Il riscatto dell’uomo per assurgere nuovamente al divino.
Un senso di travaglio e di smarrimento s’insinua nelle opere di Lisette. Gli Angeli sono forme gestuali e semantiche, tracce appena accennate o geroglifici o katakana o hiragana o romani o kanji, in equilibrio tra rigore formale e slancio emotivo e mistica esaltazione. Forme fatte dall’uomo con una sottile vena divina.
Ed ecco il punto di contatto con la performance di Chiarastella Seravalle. Il fatto umano nella sua distanza dalla legge divina, nel rischio del tradimento della legge divina in equilibrio sull’abisso della dannazione del male, del fratricidio, della distruzione fisica e morale. La simbologia mistica e l’iconografia religiosa, peraltro appena abbozzata, sono lo sfondo, il media, la Cabala indica la posizione della nostra specie nella natura forse voluta da Dio.
La Cabala diviene rivelazione della condizione umana. Dio è lo spettatore del nostro miracolo: noi, che insistiamo nella nostra vita appesa ad un filo ma vissuta come se fossimo immortali, noi che barcolliamo sul filo sopra il precipizio e recitiamo la nostra incrollabile sicurezza e fede nella salvazione ma non ci rendiamo conto che allo stesso tempo stiamo tagliando quell’unico filo che ci sostiene.
Quell’unico filo che ci sostiene e che tutto muove è l’amore, ed è questo il principio alla base della creatività di Lisette Caputo e Chiarastella Seravalle.
Festa di Carnevale alla Galleria d’arte III Millennio sabato 9 febbraio 2013 dalle 15 alle 19.
Un simpatico pomeriggio alla Galleria in occasione del Carnevale di Venezia. Abbiamo assaggiato i Crostoi e i Zaeti ed abbiamo bevuto Sangria in quantità.
Un’occasione per passare insieme dei momenti di relax e di riflessione sull’arte contemporanea e sulle opere di Mario Eremita
Auguri di Natale 2012, 8 dicembre dalle 15 alle 19
Ci siamo incontrati con i nostri amici, la sera dell’8 Dicembre 2012 per farci gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo. Giorgia ha preparato per noi un’incredibile varietà di biscotti. Tutti buonissimi!!
Un’occasione per passare insieme dei momenti di relax e di riflessione sull’arte contemporanea e sulle opere di Mario Eremita.