La Galleria d’Arte Terzo Millennio ha il piacere di presentare la mostra collettiva VI Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia in occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”. Opening sabato 21 settembre 2013 ore 18:00
partecipano alla VI Edizione gli Artisti:
Karin Abati
Rossella Fiorotto
Valeria Gubbati
Rossella Mocerino
Alessio Papa
Rossella Riboldi
Ella Sarkisyan
In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi rimane in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi. Introdurrà le opere il curatore dr. Nicola Eremita.
Polipess over painting di Ester Crocetta, mostra personale in occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”, dal 31 agosto al 15 settembre 2013.
Biografia dell’artista
Ester Crocetta nasce a Loreto Aprutino, in provincia di Pescara. Consegue la maturità artistica all’Istituto Statale d’Arte di Penne ( PE ). Nel 1996 esordisce alla sua prima mostra collettiva svoltasi a Pescara.
Da alcuni anni espone a livello nazionale e internazionale. Ha esposto le proprie opere in Cina al World Art Museum, uno dei più importanti musei di Pechino. Ester Crocetta ha ricevuto molti riconoscimenti da Accademie ed Enti Internazionali, tra i quali spicca il XXX Premio Internazionale “Medusa Aurea” a Roma e il Premio Presidenza PUL 2008, promosso dall’Università della Calabria di Cosenza.
Dal 2011 è socio fondatore della Fondazione Aria che ha indetto il Premio Territorio Abruzzo. Ha collaborato con Achille Bonito Oliva, Oliviero Toscani, Elio Fiorucci, Mario Botta.
Nel 2011 ha collaborato con il Ministero della Giustizia, Tribunale di Pescara in qualità di estimatore d’arte.
Osservando i dipinti di Ester Crocetta si viene inizialmente colpiti dalla fastosità nell’uso del colore. Assolutamente protagonista esso è usato come fosse un retino, con poca o nessuna licenza alle sfumature e al chiaroscuro. I dipinti di Crocetta divampano, urlano, sfrecciano, brillano. Quindi, una volta superato il primo e provocante impatto si ricerca qualche riferimento.
Il primo è di certo all’ormai articolata e profonda tradizione dell’illustrazione, all’arte dei Cartoons che negli ultimi cinquant’anni è divenuta una delle più vivaci espressioni delle cosiddette arti visuali. Appassionante e popolare e, quindi, per questo, di grande valore; l’arte dell’illustrazione si rivolge al cuore ed alla passione ma anche all’immaginazione infantile che dovrebbe accompagnarci sempre, soprattutto quando ci accostiamo alla regina delle arti: la pittura. Credo che Crocetta voglia introdurci nel suo mondo proprio attraverso queste smaglianti figure dinamiche ed empatiche che vivono il nostro tempo: le stupefacenti fantastiche illustrazioni.
Ella infatti allaccia immediatamente un dialogo con noi, che può anche e semplicemente rimanere fresco e superficialmente abbandonato alla contemplazione estetica, all’effetto cromatico al piacere decorativo.
Il secondo è un riferimento se vogliamo ancor più formale. I colori surreali piatti ed intransigenti così decisamente contornati, forse piombati, richiamano alla memoria le vetrate delle chiese gotiche ma tale citazione esige una maggiore attenzione. Infatti, per chi vuole proseguire, si aprono nuovi orizzonti.
Crocetta seppur sia rivolta alla contemporaneità, svolge il compito che è più caro ad un artista: essere tra i suoi simili, gli artisti quindi. L’Arte infatti non è, come si presume, una forma di comunicazione ma un modo di esistere. Credo che con ciò Crocetta voglia sedere al fianco di Matisse ed alle belve, ai pittori fauves della fine del diciannovesimo secolo. Con costoro ella si troverà sicuramente a suo agio.
Nelle sue opere non c’è rabbia non c’è il sangue espressionista ma c’è il furore primigenio della creazione. Si tratta di opere di acqua terra vento fuoco, non di ferro carbone silice plastica. Non ci sono anime lacerate ma organismi spirituali. Si può pensare all’impressionismo.
Questi organismi sono multiformi e scoppiano di energia vitale, richiamano visioni fiabesche e misteriose; esulano da problematiche laceranti e si rivolgono alle percezioni inconsce e primordiali; vogliono mantenere l’uomo in contatto con la vita.
53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi”. Padiglione Nazionale per l’artista taiwanese di grande fama mr. Lee Sun-Don, dal 24 giugno al 24 settembre 2009. Opening 24 giugno ore 18.
Il grande artista Lee Sun-Don sarà ospite della Galleria d’Arte III Millennio per una personale di lunga durata dal 24 Giugno al 24 Settembre. La mostra si svolgerà in occasione della 53ma Biennale di Venezia Sezione Arti Visive.
Grazie alla ospitalità della Galleria d’Arte III Millennio, nella Biennale troverà spazio anche la cultura e la religione del Buddha con una rappresentanza illustre quale quella di Lee Sun-Don. In un clima di grande attenzione verso la condizione umana dei monaci buddhisti e con il reale rischio che la millenaria cultura che costoro conservano possa essere dilapidata; il Curatore Nicola Eremita ha pensato che fosse doveroso lanciare un messaggio di attenzione verso chi opera per trasmettere quei valori alle generazioni future anche per mezzo dell’immaginazione dell’arte.
Saranno esposte alcune tra le più significative opere dell’artista taiwanese. Lee Sun-Don afferma: “se l’energia mistica delle mie opere è in grado di rendere la filosofia buddhista più direttamente accessibile, questo sarà sicuramente un ottimo sistema per onorare il Buddha”.
La personale ed attuale ricerca semantica di Lee Sun-Don, non è avulsa dalla tipica espressività orientale che richiama varie simbologie ancestrali. Sono esposti numerosi dipinti ad olio su tela con effetti cromatici contrastanti e incantevoli illusioni ottiche che svelano la profonda e complessa cultura di questa fede e di questa filosofia.
L’artista, ponendosi con umiltà avanti alla monumentale e antica cultura buddhista, ne diviene messaggero tramite l’arte e la pittura. Le opere di Lee Sun-Don parlano direttamente al nostro subconscio. L’arte visiva infatti fa leva sull’intuito, l’istinto l’emotività e quindi è in grado di trasmettere con purezza dalla fonte originale. Come gli artisti che resero grandi le chiese cristiane, l’artista vuole rappresentare non solo l’aspetto iconografico ma anche i valori astratti che contraddistinguono la sua fede e conoscenza.
Il risultato è efficace e coinvolgente. Chiunque sappia qualcosa di questa preziosa cultura sarà affascinato ed emozionato dalle tele di Lee Sun-Don.
VI ASPETTIAMO IN GALLERIA: OPENING MERCOLEDI’ 24 GIUGNO DALL 18 ALLE 21.
53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi”. Padiglione Nazionale per l’artista taiwanese di grande fama mr. Lee Sun-Don, dal 24 giugno al 24 settembre 2009. Opening 24 giugno ore 18.
Taiwan estende la sua già importante partecipazione alla Biennale di Venezia presentando presso la Galleria d’Arte Terzo Millennio un padiglione collaterale a quello ufficiale del Palazzo delle Prigioni. Qui ospita le opere di Lee Sun-Don. Potremo apprezzare un’imponente raccolta di dipinti che sono ispirati alle affascinanti filosofie orientali.
Lee Sun-Don è nato a Kaohsiung, Taiwan nel 1959. Ha studiato all’Università di Soochow, Taiwan e ha ottenuto la laurea in Scienze Matematiche. Attualmente egli è Direttore Aggiunto della Galleria di Cina; Professore Visitatore di Belle Arti, Terzo Patriarca del Buddhismo Forshang; Compositore e Pianista; Scrittore; Saggista Scientifico; Imprenditore Filantropico. Lee Sun-Don è il pioniere della “Pittura ad Olio dall’Energia Totemica”, un genere che è caratterizzato dal risveglio estetico della mente. Questo tipo di arte trascende l’orizzonte dell’arte contemporanea e quindi ha catturato grande attenzione tra gli addetti al settore in tutto il mondo.
Nato nel 1959 a Kaosiung nell’isola di Taiwan, Lee Sun-Don non dimostra affatto cinquant’anni. Pare invece conservare la genuinità del bimbo per il quale tutto è possibile e ciò che non è ancora riuscito a fare dipende solamente dal fatto che non ha ancora trovato il modo di farlo. Questo artista è una persona ricchissima di interessi anche molto diversi tra loro. Ha studiato matematica ma anche musica, in particolare il pianoforte. Si dedica alla scrittura, in particolare a Novelle sulle Arti Marziali Zen. È un saggista scientifico avendo sviluppando grande interesse per le questioni legate alle origini dell’universo. È un filantropo, riservando parte dei suoi profitti ad iniziative umanitarie. Dal 1989 è legato alla filosofia buddhista. Tale appartenenza è un importante punto di svolta nella vita di Lee Sun-Don. Potremmo anche dire che l’artista Lee Sun-Don nasce propriamente nel 1989 alimentato dalla linfa vitale del Buddhismo. Egli letteralmente si rifugia in questa affascinante filosofia seguendo le orme del Maestro Yuan-Dao Bodhisattva dal quale ottiene il titolo di terzo Erede Dharma del Buddhismo Forshang. Fonda quindi il Centro Mondiale del Buddhismo Forshang grazie ad una serie di conferenze che si svolgono tra Taipei il Giappone e gli Stati Uniti. Dal 2006 Lee Sun-Don ha fatto il suo debutto come artista pittore esponendo le sue opere.
Di queste voglio ora dissertare. Osservando le opere si coglie immediatamente provenienza orientale; il tratto, le tonalità, le raffigurazioni sono decisamente orientali. La pittura cinese ha origini antichissime essendo nata nel periodo Zhou oltre mille anni prima di Cristo. Lee Sun-Don nella sua pittura coglie diverse fasi della storia dell’arte cinese.
Si riferisce alla Dinastia Hang nel periodo Zhou 1000 A.C.; in particolare al contatto della Dinastia Zhou con la Dinastia dei Re Shang. Fu allora infatti che apparvero le prime rappresentazioni totemiche. Lee Sun-Don pone al centro della sua pittura proprio le immagini totemiche. Quindi richiama la Dinastia Tang del 600/1000 D.C., momento di fioritura delle arti cui risalgono i dipinti delle grotte di Dunhuang; a queste si rifanno le iscrizioni calligrafiche che abbondano nelle sue tele.
Come nel passato, le iscrizioni hanno un ruolo decorativo ma non solo. Si introduce il tema del Buddha. Nella storia dell’arte cinese esso è una sovrastruttura di origine indiana risalente al IV secolo D.C.. Per Lee Sun-Don, il Buddha è il principio fondante e la motivazione stessa del dipingere. Quindi, se il linguaggio è radicato profondamente nella tradizione pittorica cinese, il messaggio originale è legato all’influenza della filosofia buddhista proveniente dall’India. Ecco che le iscrizioni calligrafiche acquistano non solo un ruolo decorativo ma anche il mezzo esplicito per trasmettere la parola del Buddha.
Questo è il nodo cruciale nell’analisi della pittura di Lee Sun-Don. Essa è quindi frutto di numerose contaminazioni di diversa arte cinese e di influenze esterne provenienti dalla iconografia religiosa indiana; ma non solo. L’artista dichiara che con la sua pittura ha intenzione di gettare un ponte verso l’occidente; ed in effetti molti critici d’arte considerano la sua opera molto vicina all’arte moderna e contemporanea occidentale; ma forse è sfuggito un dettaglio.
Lee Sun-Don dichiara che questo ponte è basato sulla tecnica della pittura ad olio. La pittura tradizionale cinese è basata su: pennello, china nera, colori a tempera e carta! Ma allora l’intento di Lee Sun-Don non è quello di rendere omaggio o di conformarsi all’arte occidentale; forse Lee Sun-Don non è qui per imitare l’arte occidentale o per dare alla critica occidentale lo spunto per seguire la moda di parlare bene dell’oriente. Forse Lee Sun-Don è qui per farci conoscere uno dei molteplici aspetti della cultura orientale, in particolare quello della millenaria cultura dell’arte figurativa. Egli non respinge alcuna delle tradizioni cinesi nell’arte, anzi, le fa proprie!
Egli, in omaggio alla cultura occidentale e per amore dell’arte occidentale, assume la tecnica della pittura ad olio che in occidente ha avuto grande fortuna nel passato. Quindi il suo omaggio non sarebbe propriamente nemmeno indirizzato all’arte contemporanea bensì all’arte moderna! L’arte contemporanea occidentale non ha nulla da spartire con le tele di Lee Sun-Don. Egli prima unisce diversi tratti storici dell’arte cinese; quindi veicola il messaggio del Buddha; quindi adopera la tecnica dell’olio su tela.
Tutto ciò non fa di Lee Sun-Don un artista occidentale od occidentalizzato ma ne conferma ancora la caratterizzazione orientale. Infatti, la contaminazione che, Lee Sun-Don propone con grande raffinatezza, esprime il principio dell’equilibrio armonioso! Un concetto sommamente cinese secondo il quale l’arte è il risultato della convivenza di tradizioni ed innovazioni, idee autoctone e straniere, significati religiosi e profani. Lee Sun-Don è un artista orientale di genere orientale che tratta la sua arte con lo spirito e con le intenzioni di un orientale.
Bene ha fatto chi ha paragonato Lee Sun-Don a Pablo Picasso. Infatti nulla dell’arte contemporanea occidentale traspare dalle sue tele. Magari si può affermare che molta arte moderna europea dalla seconda metà dell’ottocento è stata affascinata dai miti e dalle leggende provenienti dall’oriente. Molti artisti europei hanno tratto ispirazione dalle culture indiane e asiatiche. Molti di loro fuggivano fisicamente o spiritualmente in mondi lontani collocati su isole o foreste esotiche.
Molti artisti europei traevano dagli ideogrammi orientali lo spunto per le loro tele astratte! Nelle tele di Lee Sun-Don non vedo alcuna suggestione occidentale; vedo invece tanto oriente nelle tele degli artisti europei moderni come in quelle di Mario Eremita, artista tra pochi ancora rappresentante della vera bella pittura in questo continente.
Il genere della pittura di Lee Sun-Don è simbolista ed apotropaica. L’intento di trasmettere il messaggio del Buddha impone all’artista l’uso della metafora e del simbolo; arcaici strumenti per trasmettere con semplicità i principi religiosi e filosofici. La filosofia buddhista contiene numerosissimi simboli apotropaici che l’artista inserisce in ogni dipinto. Quindi questa pittura si dispiega nel ricco repertorio iconografico della tradizione buddhista e cinese unendo simboli religiosi a quelli pagani.
La farfalla, in cui Zhuangzi sogna di incarnarsi richiama alla mente lo spirito compassionevole che vuole immedesimarsi nell’altro, un processo che genera armonia e allontana le afflizioni.
Le figure con strumenti musicali tratte dalle grotte di Mogao a Dunhuang, ognuna con un suo significato allegorico ben preciso che servono a facilitare il cammino verso l’illuminazione.
Il culto della meraviglia; l’arte di meravigliarsi è cosa sempre più rara nel nostro occidente tanto smaliziato e disincantato da non essere capace di vedere più nulla e di annichilirsi in un’arte fatta di vuote ideologie politiche.
Il simbolo della fenice; non di origine buddhista ma qui fatto proprio dall’artista grazie sempre al principio dell’equilibrio armonioso. La fenice infatti è un simbolo pagano di origine egiziana e poi greca fatto proprio dalle famiglie imperiali cinesi. Lee Sun-Don la rappresenta per indicare il principio della magnificenza dello spirito quando esso è artefice del proprio destino.
La carpa, simbolo pagano di buon auspicio che nell’atto del salto diviene anche il simbolo del superamento dei propri limiti; un esempio verso l’illuminazione. Il Guan Zi Zai Bodhisattva in cui il bianco simboleggia il superamento del senso della vista essendo il tratto perso nel bianco.
Il simbolo del cerchio quale esempio di perfezione e continuità spazio temporale che si associa al messaggio della fede buddhista. Nella serie del Grande Risveglio Istantaneo pare intravvedere alcuni riferimenti all’arte concettuale ma ci inganniamo in quanto essa è fine a sé medesima mentre qui ci troviamo di fronte a segni che intendono un linguaggio ed un messaggio molto profondo e radicato in una immensa e antica cultura.
Infine la scultura del drago uno dei più importanti simboli dell’arte e delle tradizioni cinesi anch’esso sinonimo di fortuna e bontà
La serie dei vasi del tesoro
La serie dei Vasi del Tesoro è basata sulle tre virtù: la benedizione (il dono della fortuna), la purificazione (purificazione dalle afflizione e il karma) e la saggezza. Quando si possiedono tutte e tre le virtù, cos’altro si può pretendere?! Le immagini rosse sullo sfondo nero sono illustrazioni totemiche, sebbene siano misteriose. Nella Serie dei Vasi del Tesoro, ogni pezzo ha le sue proprie caratteristiche e il suo gusto unico, fino a soddisfare le preferenze personali di ciascuno. Consideriamo per esempio questa opera in particolare, essa possiede cinque punti sotto il coperchio, ciò sta a significare che essa è il rifugio dei cinque elementi: il Buddha, gli insegnamenti, tutti gli esseri senzienti, il maestro e la natura istintuale — questa è l’entrata per esplorare il tesoro della verità.
La serie benedizione ricchezza poesia divinità cosmo
La grande serie dei risvegli io sono farfalla
“Io Sono Farfalla” è ispirato da Zhuangzi, un grande filosofo della Cina antica, meglio conosciuto come uno dei fondatori del Daoism. Zhuangzi un tempo sognò di essere una farfalla; una farfalla che danzava volando quà e là senza rendersi conto di essere Zhuangzi. Quando egli si risvegliò, provò lo stupore di Zhuangzi che immagina di essere una farfalla e lo stupore della farfalla che immagina di essere Zhuangzi. L’artista adopera questa metafora per trasmettere l’idea della trasformazione e dell’armonizzazione: per trasformare la rigida concezione secolare dell’esistenza umana ( la fama, la salute, lo stato sociale ), per vincere tutte le sfide e armonizzare l’universo. In aggiunta alle implicazioni della trasformazione e dell’armonizzazione, farfalla ( in cinese hu-die ), per la simbologia cinese è un gioco di parole che significa fortuna; la farfalla è quindi sinonimo di buoni auspici, per avere felicità, buona sorte, e prosperità. La farfalla posata sul piede di colui che pratica il Buddhismo, vuole significare che egli ha trovato la pace nella sua anima; i simboli totemici alla destra indicano le traiettorie di volo della farfalla.
La grande serie dei risvegli Terra Santa Dunhuang
La serie “Terra Santa – Dunhuang” si ispira ai graffiti delle Grotte di Dunhuang, che hanno impressionato profondamente l’artista che le visitò dozzine di volte anche nelle zone riservate esclusivamente all’osservazione dei professionisti. La serie è caratterizzata per l’unione tra il risvegliato e la divinità volante attraverso i segni totemici. Ogni divinità volante suona un singolare strumento che ha il proprio significato. Per esempio, il tamburo simboleggia il pulsare del paradiso e della terra, l’arpa simboleggia l’armonia dell’universo, il flauto la prudenza del mondo e il flauto di pan fatto col bamboo la distanza dalla vita mondana.
La grande serie dei risvegli la meraviglia attraverso la quiete e il movimento
In “La Meraviglia attraverso la Quiete ed il Movimento” l’artista raffigura una persona, una farfalla per simboleggiare il “Movimento” ed un vaso ed un ramoscello per simboleggiare la “Quiete”. La Quiete o il Movimento sono rappresentati come la cifra che segna la Meraviglia; l’opera quindi è intitolata “La Meraviglia attraverso la Quiete ed il Movimento”. Un dettaglio particolare è che solamente metà del vaso è dipinta, mentre l’altra è lasciata per rappresentare segni totemici e i ramoscelli. Il vaso di fiori è un vaso del tesoro, colmo d’acqua e virgulti. L’acqua simboleggia l’abbondanza e la vita terrena; i segni totemici simboleggiano la dottrina del Buddha, la dottrina Forshang e la vita spirituale. Tutto ciò indica che per avere abbondanza di fiori e frutti e salute e raggiungere la perfezione abbiamo bisogno sia della vita mondana che della vita spirituale.
La grande serie dei risvegli mentre cavalco il vento
“mentre cavalco il vento” è ispirata alla storia di Zhuang Zhou Mèng scritta da Zhuangzi, il filosofo, durante il periodo della Guerra delle Nazioni. L’artista si riferisce a quella storia per descrivere la condizione in cui l’individuo non è in balia della fama e della fortuna ma è naturalmente parte dell’universo e controlla le sue passioni. In questo dipinto la fenice è rappresentata immensa per simboleggare la condizione di magnificenza dell’anima e dello spirito che è artefice del proprio destino; ciò che è un onorevole traguardo della vita; e non nella condizione di annichilimento come quando si è in balia della fama e della fortuna. La fenice è anche il simbolo di buoni auspici sia presso le culture orientali che in quelle occidentali.
La grande serie dei risvegli il cancello del drago
“Il Cancello del Drago: la Trasformazione” è un’opera ispirata ad un’antica leggenda cinese “Le Carpe saltano sopra il Cancello del Drago.” Le carpe sono sempre state considerate un simbolo di buon auspicio fin dai tempi più antichi. Il salto della carpa suggerisce la contesa ardimentosa per il successo, e la volontà di oltrepassare i propri limiti. Le carpe colorate rappresentano l’abbondanza ed indicano che colui che colleziona questo dipinto oltrepasserà qualsiasi ostacolo per elevarsi. Nella serie del Cancello del Drago, l’acqua è rappresentata per mezzo di tecniche varie, come colori danzanti, onde, e serie di punti tratteggiati.
La serie dei colori dei colori
Questa è la nuova tecnica pittorica della Serie dei Colori nei Colori. Per cominciare, l’area nera somiglia alle foglie del loto, mentre l’area bianca rassomiglia abbastanza alla silhouette di una bella, con il viso che guarda in sù, la testa voltata a sinistra, il collo e la spalla verso la parte bassa a sinistra, ed i suoi occhi giusto sulla linea… “La Bella Incanta il Loto” la creatività si svela più nella divisione dello spazio, l’ingegnosa maestria della forza delle dita e del polso, combinata con l’impiego della profondità del chiaroscuro.
La serie del vecchio fortunato
La serie guan zi zai
Questa serie è ispirata a “Il Cuore Sutra” ed è quindi intitolata “la Serie Guan Zi Zai”. La più importante caratteristica di questa serie è l’uso della pittura bianca sulla tela bianca per delineare Guan Zi Zai Bodhisattva con la tecnica del “Bianco su Bianco”. Il pezzo “Trascendere oltre la Vista fino alla Consapevolezza” esprime l’assenza di contrasto nel mondo, alcun pensiero deriva dalla funzione dei sensi esclusa la gloria, la perfezione e la percezione del divino in ogni cosa. Quindi, le tre linee sul fondo simboleggiano la disciplina, la concentrazione e la saggezza ed i tre fiori di loto indicano la disciplina, la concentrazione e la saggezza della divinità.
La serie del risveglio istantaneo
La serie del Gande Risveglio Istantaneo è composta da sette opere. Sono tutte completate da un Totem Gestuale dalla tecnica dei Colori Danzanti. La parte più difficile nella creazione di questa serie è quella della realizzazione dei cerchi concentrici: la loro collocazione e la loro variegazione di colori determina lo spirito e la vitalita del dipinto, il suo slancio dinamico e la sua magnificenza. Quindi, ogni opera deve essere lungamente ponderata prima che sia data la prima pennellata sulla tela – un singolo errore renderà vana l’intera creazione. Quindi, la Serie del Grande Risveglio Instantaneories richiede più impegno degli altri dipinti. Il cerchio e la sfera sono le forme senza inizio né fine, per questo simboleggiano la perfezione e la concordia – In questo dipinto il cerchio rappresenta la perfettibilità del Buddhismo. Così come i segni totemici sparsi attorno, sono la rappresentazione visiva dell’insegnamento del Buddhismo.
Lo slancio
L’artista interiorizza propria l’immagine del drago dell’antica saggezza cinese degli Otto Diagrammi contenuta nel Libro dei Mutamenti, il più prezioso e stimato essere rappresentato dalla cosmologia cinese. La scultura “Slancio” è stata creata per diffondere ogni benedizione a chiunque possieda l’opera affinché possa prosperare, riuscire nella vita e sublimare nel trascendente.
Mostra collettiva in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.
Il gruppo di artisti Officina Lombarda coglie l’occasione della 53. Biennale di Venezia per esporre alcune delle più significative opere.
dieci artisti Lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.
Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di autori che conoscono il mestiere dell’artista.
Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.
Qui pare si voglia riaffermare il valore della pittura e della scultura nel loro più canonico significato ponendosi quindi in un certo contrasto con le più recenti usanze di questo vago e sfuggente mondo. Il medesimo titolo dato alla mostra non nasconde una vena polemica.
Espongono:
FRANCESCA ANASTASI, VANNI BELLEA, GLADYS COLMENARES, ANTONIO FITTIPALDI, MASSIMO FONTANA, LUCA GHIELMI, RUGGERO MARRANI, EZIO PINCIROLI, GIUSEPPE SASSI, MARIDA TAGLIABUE.
Mostra collettiva di dieci artisti internazionali in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.
dieci artisti lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.
Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di dieci autori che conoscono il mestiere dell’artista.
Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.
Biografia: dentro al momento storico, una libera traiettoria di creatività punta sia sulla sperimentazione soggettiva, sia sull’allusività citazionale. L’artista trasforma l’idea stessa di ‘rappresentazione’ nel consistente aumento degli spessori, dove ogni parvenza di forma è pronta a disperdersi in effetti materici e nella forte sensorialità dei rossi. Le opere testimoniano l’avanzamento verso la tridimensionalità vissuta nel disarticolarsi della superficie con inserimenti di ferro, lamiere e altro di recupero, così come la precarietà esistenziale è sigla delle sculture in un legno ferito da mille graffi.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: molto più che per Colmenares ecco qui una vera e propria citazione del Depero; ma forse e più ancora, dell’arte cosidetta concettuale stante l’utilizzo di materiali di risulta o non “attinenti”. L’opera è molto piacevole alla visione per il suo equilibrio formale di pieni e vuoti e di volumi e superfici piatte. Bene anche l’impianto scenografico che si snoda in quattro livelli o quinte teatrali. Anche in questa si respirano anni lontani, nostalgie e rimembranze di un periodo collocato all’inizio del XX secolo.
Biografia: nasce nel 1983 a Varese dove tuttora vive e lavora. Dopo il diploma al Liceo Artistico “A. Frattini” di Varese, la giovane artista segue i corsi dell’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Lavora dal 2003 come progettista d’ interni per uno Studio di Architettura: lo stretto contatto con il panorama del design introduce nella sua pittura un elemento di costante innovazione.
Partendo dall’osservazione, accompagnata dalla continua rielaborazione personale, giunge ad una pittura ricca di materia e colore e decisamente libera da vincoli accademici. Nel dipingere predilige l’uso di acrilici “mixati” ai più svariati materiali, dalla sabbia alla stoffa, da scarti di metalli ad avanzi di stampi plastici. Tutto questo crea un sottile dialogo tra materia e colore, per uno stile originale ed informale, che richiama l’astrattismo.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: l’opera rammenta lo stile di Osvaldo Licini. Il segno infatti denota quel senso astratto ed informale e la prevalenza del colore proprio sulla forma. Ancora si legge un’amabile punta di ironia. Il tema che il titolo sancisce ricalca anch’esso la strada del Maestro Marchigiano ed infatti la tela è colma di quel surrealismo fantastico che la rende molto piacevole e divertente. La tela s’inquadra quindi con risolutezza nella corrente astrattista degli anni trenta ma non italiana bensì più vicina alla scuola di Kandinskij. Il tratto è delicato, posato con accuratezza.
“viaggio nel tempo” tecnica mista cm 100×70 2006
Ezio Pinciroli
Biografia: “..Ogni sogno ed ogni emozione estrapolata dal mio inconscio, per quanto stravagante, si traducono in una convincente sensazione pittorica”.
L’artista, che vive e lavora a Legnano, inizia a dipingere prima su basi figurative ed impressioniste, poi con il disegno e la poesia approda all’astrattismo. Verso la metà degli anni ottanta affianca alla pittura anche scultura, fotografia e letteratura, scrivendo due romanzi di carattere sociale: “Gente di primavera” e “Per un passo in paradiso”.
Artista a tutto tondo, viaggia molto sia per piacere che per studiare nuove forme, colori e luci, in particolare dagli ’90, quando la sua pittura si avvicina all’informale, con un’esaltazione della casualità segnica e materia, privilegiando il colore Oro.
Tra le molte mostre, ha esposto al Circolo della Stampa di Milano, all’Espace Fontevielle di Montecarlo, a Bruxelles, a Malpensa Arte, a Piacenza, a Padova, a Varese ( Antico Chiostro di S. Antonino ), al Museo Pagani di Castellanza ( Va ) e a Lecco.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: astratto si ma con un certo intento impressionista. Egli dice infatti di voler dar sfogo alle proprie emozioni e trasformare quindi la forma astratta in una sensazione, non in un concetto. Nulla di più romantico. E questo dipinto, più che una forma astratta potrebbe intendersi come un fenomeno naturale, una nebbia d’oro, una cascata aurifera, desiderio di perdersi in una preziosa emozione, seppur impalpabile ed effimera. Forse l’astrattismo qui va messo un poco da parte; prevale un romantico impressionismo.
“la leggerezza” malta acrilica e smalto su tela cm 40×40 2008
Sassi Giuseppe
Biografia: l’artista affronta tematiche diverse in un linguaggio personale e incisivo, dove si fondono istanze figurali e astrazioni metaforiche, vivacemente ritmate in guizzanti cromie. Un’arte poliedrica, la sua, affidata a una grande sensibilità e vivo senso del colore, per raccontare il suo tempo interiore.
Il tratto sicuro della forma rimanda a un sapiente equilibrio spaziale e prospettico, che talora sfuma per lasciare spazio all’istintualità timbrica di colore e materia che riportano a stati d’animo intensi.
Molteplici le mostre a cui ha partecipato, a Roma, Parigi, St Moritz, Milano e in altri luoghi della Lombardia, a Cuneo, in Puglia e via dicendo. Molti i premi ricevuti un pò in tutta Italia. Sue opere si trovano in permanenza a Bratislava, in Slovacchia e al Museo di Teglio.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: anche questa opera richiama i valori dell’impressionismo. Questo nostalgico paesaggio è cristallizzato, immobilizzata in un tempo mai passato. L’artista mette il colore al servizio della sua sensibilità. Egli immortala le proprie emozioni nella natura antropizzata con efficacia. Il tema è difficile, perché banalizzato oggi dalla fotografia e dalle infinite riproduzioni delle bancarelle. Ricordiamo tuttavia che l’arte non necessita di alcun luogo per essere ammirata, se essa è bella.
“Lago di Lugano” olio a spatola su tela cm 100×70 2005
Colmenares Gladys
Biografia: “sculture, pannelli, installazioni, dipinti. Gladys Colmenares, nata a Caracas, in Venezuela, si presenta con un repertorio di opere dove la libertà espressiva sprigionata attraverso le colorazioni vivaci e multiformi cattura l’attenzione di chi guarda, sulle stesse frequenze della magia del momento creativo fissato per sempre nell’opera d’arte.
Spesso sono”assemblages”, formati da pannelli colorati, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti, bamboline, piccole figure in legno o plastica, scovate nei mercatini o di quelle che si trovano nelle merendine e nelle uova di Pasqua.Talora sono “installazioni”: così come nelle pitture-oggetto o negli assemblaggi, è ben presente l’aspetto ludico.
Sono grandi o piccoli manufatti in cui si incontrano surrealtà, divertimento, invenzione; possono essere letti e compresi da tutti, grazie alla gioia visiva che sanno dare, irripetibili, pieni di felicità e di colore. Nei “dipinti”, una straordinaria capacità di elaborazione tematica consente di affrontare, in un linguaggio molto personale, l’astrazione e le istanze metaforiche ritmate in guizzanti cromatismi.”
Così scrive dell’artista il critico Fabrizia Buzio Negri Nell’ambito della sua carriera artistica ha allestito numerose mostre personali e collettive, a Londra, Caracas, Praga, Brescia, Milano, Bologna, Varese, riscuotendo ampio successo da parte del pubblico e dalla critica, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: qualcosa della creatività immaginifica di Depero lascia le sue traccie ma depurata da qualsiasi intento drammatico. Intravvedo la generazione pop degli anni sessanta magari in qualche accostamento con prodotti di uso comune; ma sempre filtrati dal punto di vista soffusamente fauves.
In realtà prevale la componente naif con una fortissima caratterizzazione etnica; questo è evidente dall’uso del colore e dalla mano che pare danzare più che dipingere. Questo modo di esprimersi richiama con ardore la cultura afro-americana e delle americhe del sud. I risultati sono: opere che trasmettono messaggi estremamente positivi ed ottimistici; un esplicito richiamo alla sensualità; un’aperta passione per l’infanzia; il desiderio di trasmettere agli altri la passione per il movimento ed il ritmo.
“standing not hanging” tecnica mista su legno e plexiglass cm 35×24 2008
Ghielmi Luca
Biografia: ingegnere aeronautico, dipinge con assiduità dal 1990. Amante dell’espressionismo e delle sue derivazioni, privilegia la gestualità rimanendo saldamente figurativo. Egli sente la necessità che la vita entri di prepotenza dentro le sue opere, per trasmettere altre emozioni nel ritmo del non-colore.
Nasce così una sorta di stenografia bruciata dall’ansia di una visione velocizzata sulla carta di giornale nel senso di un “presto”musicale e nel gesto audace dell’olio, dello smalto industriale e del pennarello. È il “quotidiano” di un viaggio esistenziale che stringe cinematograficamente su interni e annotazioni di situazioni particolari.
È stato selezionato per la mostra al “Salon des Artistes Européennes de Bejing” nella Città Proibita a Pechino. Ha esposto a San Pietroburgo, Bologna, Milano, Varese e in Svizzera nel Canton Ticino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ancora un’opera neoespressionista forse ancor più caratteristica. I cromatismi pare vogliano richiamare la rappresentazione rabbiosa di Vedova mentre le inserzioni di giornale potrebbero essere una citazione di Mimmo Rotella. Il genere espressionista tende sempre a ricevere reazioni contrastanti nel pubblico; amato od odiato senza vie di mezzo. Il rischio che affrontare questo genere comporta suggerisce sempre all’artista di rifarsi o di citare maestri affermati. Così è qui come anche in altre opere di questa mostra.
“still life with fork” smalto industriale su quotidiano francese cm 57×40 2009
Tagliabue Marida
Biografia: ha l’Africa nel cuore, un mondo di accensioni coloristiche improvvise, che riprendono senza limiti ispirativi brani di culture piene di mistero, ossessioni ricorrenti nei contorni decisi delle figure, nelle astrazioni simboliche di una primordialità vicina a tanta arte contemporanea. Tra danze tribali, suoni di tam-tam, animali dalla fierezza inaudita, forme geometriche di un ritmico design dalle mille sfaccettature, la pittura dell’artista va a catturare, in una immedesimazione passionale, esperienze sensoriali vissute in una sorta di ultrasensitività accentuata sulle tele dal fondo color terra bruciata e dai timbri coloristici più esaltanti del Continente Nero.
L’artista ha esposto con successo in molte mostre, a Milano, Locarno, St. Moritz e in altre gallerie della Svizzera e di recente al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Marrakech.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ecco infine Rousseau; mancava solamente la sua citazione per concludere questa rassegna. La naturalezza ferina ripropone nel gesto e nei valori sottesi il grande maestro francese. Rappresentare in questo caso equivale a possedere ed emulare. In un gioco di transfer freudiano la pittrice si immedesima nella bestia feroce.
Il soggetto non è creato per semplice ammirazione o funzionalità estetica. Non è il vello dorato del ghepardo non è il senso decorativo ad interessare l’autore. Ella infatti crea il feticcio con il quale magicamente assorbirne le qualità. L’artista cerca l’essenza della bestia, la sua dote selvaggia. Cerca lo spirito che incarna quel corpo che spira in quei luoghi. Interiorizzazione del soggetto, pratica antica dell’arte giapponese.
“pausa di riflessione” acrilico e oro su tela cm 100×100 2008
Fontana Massimo
Biografia: apprese le prime tecniche del disegno e della pittura, nel corso degli anni ha dedicato molto del suo tempo alla sperimentazione pittorica, specialmente alla ricerca del bilanciamento del colore. Oggi le sue tele hanno una comunicatività immediata, con una materia ricca di fermenti e un segno forte, esaltante, a volte angoscioso, a volte ludico, che si avvicina a un graffitismo di frontiera.
È ardita mescolanza di tendenze moderne e arcaici riferimenti nei quali non esistono regole e schemi, ma solo la necessità di comunicare liberamente gioie, paure, dubbi esistenziali. Riccardo Fassi con Enrico Rava hanno usato un’opera di Fontana come cover per il Cd “SEVEN PIECES FOR LARGE ENSEMBLE”, edito da Splasc(H) Records nel 2007.
Ha esposto con molte personali di grande impatto, in Svizzera, a Chiasso, a Locarno, a Lugano alla UBS Bank, nell’Ospedale Regionale e alla Galleria Blu Art Vezia, a “La Posteria” di Milano, a Varese in varie sedi istituzionali, a Villa Pomini di Castellanza ( Va ).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: pittura emotiva abbandonata alla pura istintualità. Questo aspetto potrebbe accostare la mano di questo autore al neo-espressionismo. Quindi già più recente rispetto alle opere viste prima, mi rifeisco infatti già agli anni ottanta del XX secolo. Tutto lo fa supporre. La tela esprime un’immagine mentale e visionaria, il colore è al centro della composizione e non è diluito. I contrasti sono forti.
“ghost” tecnica mista su tela cm 120×100 2009
Marrani Ruggero
Biografia: ha compiuto gli studi universitari presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia; è stato allievo del Maestro Gerardo Dottori, aerofuturista. Titolare della cattedra di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Varese. Fino al 1980 si dedica prevalentemente alla pittura. Da quella data, inizia lo studio della ceramica. La sua ricerca è rivolta soprattutto all’osservazione delle planimetrie cartacee e delle vedute aeree. È nata così la sua AEROSCULTURA.
Nella realizzazione di ogni opera, partendo dalla forma perimetrale della base in legno, il progetto segue uno schema geometrico che dà la forma alla terracotta, per creare un “UNICUM” tra base d’appoggio e scultura. Marrani ha realizzato anche vari allestimenti ambientali. La ricerca odierna ha sviluppato una soluzione artistica particolare che ha chiamato “INTERATTIVA”.
Le nuove sculture coinvolgono l’osservatore e lo stimolano ad intervenire e modificare l’opera. Numerosissime e sono le mostre personali e sue opere si trovano in varie strutture pubbliche. Ogni riferimento artistico può essere richiesto alla Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (Va), all’Archivio per l’Arte Italiana del Novecento di Firenze, al Museo Internazionale di Design Ceramico di Laveno Mombello ( Va ) e al Civico Museo d’Arte Moderna” in Maccagno (VA).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: sono cose che hanno avuto origine all’inizio del secolo; quando la produzione industriale ha suggestionato gli animi sensibili di molti uomini che vedevano il mondo cambiare e volevano dare il loro contributo nel campo delle arti.
Una lunga scia che si snoda dall’art nouveau al futurismoe alle arti applicate di Depero alle opere demenziali di Manzoni alle installazioni di Beyus fino ai monitors dei nostri più recenti tempi.
Dalla rivoluzione informatica potrebbe offrirsi questa chance per la Scultura Interattiva; forse l’unico vero esempio qui di opera che si lega al passato solamente per il fatto di interpretare il proprio presente.
“scultura interattiva curva + sfera = equilibrio” terracotta policroma e raku cm 40x40x58 2009
Bellea Vanni
Biografia: dal 1978 dipinge attuando una ricerca di forma e colore che riguarda una scomposizione tra il ludico e il favolistico della realtà. Nel procedere combinatorio del “puzzle”, tessere e campiture implodono ed esplodono a piacimento in una illusione di ottica frantumata, con la fantasia che tutto divora in una pittura rimbalzante nelle rifrazioni della luce di un caleidoscopio.
È finalista al “PREMIO ARTE MONDADORI 2001”; due sue opere sono pubblicate nell’enciclopedia della pittura moderna italiana n. 42 edita da Mondatori. Molte le esposizioni, alcune anche all’estero di cui un paio a Parigi. È stato selezionato per esporre alla Maison de la Culture Européenne, all’interno della Città Proibita a Pechino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: opera che potrebbe essere esposta in una mostra dei primi del novecento a Parigi. È collocabile pienamente nel contesto della corrente cubista e con orgoglio ne richiama il senso nella forma ed anche nella combinazione coloristica. Il senso di pieno che questo dipinto trasmette è angoscioso.
Si ha la sensazione di essere travolti dalla massa corpulenta oppure di essere assorbiti dagli strabordanti volumi. Questa struttura di materia si avvicenda ad un’altra e poi da un’altra sarà sostituita. Così via come in una sequenza cinematografica o in una rovinosa frana di scenari cubici. Solamente un piccolo e timido sole sembra rimanere punto fisso nella scena.
“nel momento in cui la luna è più lontana” olio su pannello di legno cm 70×100 2008
Dopo le terribili alluvioni mareali ed in occasione dei dieci anni della Galleria, abbiamo rinnovato tutta la sala espositiva, inauguriamo il 1 maggio 2011 alle ore 18.
A causa delle acque grandi del 2008, 2009, 2010 la Galleria d’Arte Terzo Millennio è stata seriamente danneggiata dalle inondazioni/alluvioni. Abbiamo quindi dovuto rinnovare tutto l’impianto elettrico e le attrezzature interne, approfittando per inserire alcune migliorie estetiche.
Dopo terribili alluvioni mareali ed in occasione dei dieci anni della Galleria, abbiamo rinnovato tutta la sala espositiva, inauguriamo il 1 maggio 2011 alle ore 18.
A causa delle acque grande del 2008, 2009, 2010 la Galleria d’Arte Terzo Millennio è stata seriamente danneggiata dalle inondazioni/alluvioni. Abbiamo quindi dovuto rinnovare tutto l’impianto elettrico e le attrezzature interne, approfittando di inserire alcune migliorie estetiche.
Questa storia è qualcosa che riguarda l’intimità di Venezia. Quando si bagna, quando si asciuga, quando il suo ciclo diventa instabile e incontrollabile e travolge con sé le speranze di chi ha osato e osa viverci.
È una storia fatta di sottili tranelli; di un luogo che pochi conoscono e di cui molti parlano con parole di ammirazione, incantante e distratte dalla bellezza e così incapaci di comprenderne la segreta insidia.
A molti pare che, chi viva qui, sia parte di un mondo distante dalla realtà assorto nei suoi privilegi, nelle sue ricchezze che per definizione possieda; magari per il solo fatto di aver bottega a Venezia.
Pochi comprendono le difficoltà ed i rischi di chi sceglie, per spirito d’impresa o spinto dai propri sogni più che dalle proprie possibilità, d’intraprendere un’avventura di vita e di lavoro a Venezia.
Ancor meno comprendono l’immenso divario che sussiste tra la città che, per come fu costruita, incarna un modo d’intendere la vita; ed i suoi attuali amministratori che, eletti con voti di Mestre e Marghera, hanno una sensibilità diametralmente opposta.
In queste distanze incolmabili, in queste solitudini secolari che dividono Venezia dalla quotidianità, si collocano i fatti di cui voglio parlare.
Venezia convive forzosamente con le cosidette maree eccezionali da ormai un secolo; e la classe dirigente di cui sopra, politicamente demotivata, non ha posto rimedio a tale rovinosa sciagura per 5 lunghi decenni. Da quando, cioè si verificò in era moderna un grande e catastrofico evento quale fu quello del 1966.
Questi fatti tuttavia sono i limiti estremi di un fenomeno quotidiano, che penetra e distrugge la tenacia di chi vive a Venezia, demolendone lo spirito e persuadendo alla rinuncia; e ciò accade principalmente a quella parte di popolazione più debole e delicata che costituisce il vero tessuto sociale.
Poi ci sono quelli che resistono o che addirittura vengono qui da fuori a seminare, con il proprio lavoro, gli speranzosi frutti di una forse illusoria rinascita.
La marea oscilla mediamente tra un massimo di 80 cm sopra il medio mare ed un minimo di 50 cm sotto il medio mare. Il medio mare è un termine di riferimento convenzionale misurato dal mareografo di Punta della Dogana nel 1897.
Il 30 Novembre 2008 alle ore 20 ricevo messaggio sms dal Centro Segnalazione Maree in cui s’indica il massimo di marea di cm 110 per l’alba del 1 Dicembre 2008.
Essendo tale livello di marea non in grado di allagare la Galleria d’Arte III Millennio e l’adiacente Foresteria, essendo entrambe a 120 cm sopra il medio mare, per pura precauzione installo le opportune paratie ma non rimuovo le opere, gli impianti e l’arredo dalle collocazioni più basse. La sera del 30 Novembre mi reco quindi fuori Venezia.
La mattina del 1 Dicembre 2008 rientro in sede alle ore 10 e non posso fare altro che constatare che le paratie non hanno retto alla massa d’acqua e che il piano terra della Galleria e quello della Foresteria sono interamente allagati. La marea ha infatti raggiunto un massimo sopra il medio mare di almeno cm 159.
La prova di quel che dico è nella foto della borchia presente al’Hotel Cavalletto che indica il massimo di marea raggiunto nel 1966 esso è a circa 35 centimentri dal livello dell’acqua. Se il livello massimo di marea del 1966 fu di cm 194 significa che il 1 Dicembre la marea raggiunse almeno 159 cm. Il Comune di Venezia ha dichiarato ufficialmente 156 cm.
Che dire? Il servizio, in un periodo dell’anno notoriamente a rischio di eventi eccezionali non è messo nelle condizioni di effettuare aggiornamenti costanti sullo stato delle acque e quindi di informare tempestivamente la cittadinanza interessata.
A pensar male sembra che tutto sia opportunamente gestito con trascuratezza proprio per indurre la rinuncia ad iniziative private di qualsiasi tipo: vuoi di residenzialità, vuoi di commercio di beni e servizi, vuoi di valenza culturale artistica o di semplice valenza sociale.
La situazione che si presenta è molto pesante. L’acqua che allaga i locali è salmastra ed anche fradicia di liquami fognarii e di rifiuti urbani. Essa s’insinua nell’impianto elettrico distruggendolo. Quindi raggiunge i motori degli elettrodomestici della foresteria distruggendo pure questi. Nel frattempo ha già sorpraffatto alcune opere di scultura e di pittura oltre ad una vetrina a fibre ottiche, danneggiando anch’essa gravemente.
Nel giro di un paio d’ore l’acqua si ritira lasciando i suoi miasmi. Nelle ore e nei giorni seguenti si manifestano i danni nascosti: porzioni di intonaco cadono a pezzi a causa del sale che cristallizza e spacca la calce; ma anche alcune porzioni di parete sono compromesse. Quindi iniziano a distaccarsi parti di pavimento per il medesimo effetto del sale che fa scoppiare i leganti.
Dopo alcune settimane, durante le quali abbiamo atteso che il ciclo di maree eccezionali si placasse, abbiamo iniziato i lavori di recupero. A Giugno 2009 abbiamo reso la Galleria in grado di accogliere il Padiglione della Biennale per Taiwan; ma i lavori di completo recupero si sono ultimati solamente a Maggio del 2011 e qui potete ammirare il risultato.
Nonostante tutto, tra mille difficoltà e nell’indifferenza e nell’incomprensione di molti, noi resistiamo e portiamo avanti la nostra professione di divulgatori dell’arte; perchè siamo umanisti, cioè uomini infiniti e sappiamo che l’arte è l’unica speranza di riscatto per l’uomo.
A fronte di danni stimati per oltre € 40.000 abbiamo ricevuto, dopo oltre due anni, circa € 15.000 ovviamente insufficienti a coprire le perdite.
Causa la sciagurata alluvione del primo dicembre 2008 la Galleria d’Arte Terzo Millennio ha subito ingenti danni che l’hanno costretta alla chiusura per alcuni mesi.
All’interno dei locali si sono riversati oltre venti metri cubi d’acqua salsa e carica di agenti patogeni e colibatteri, l’acqua che scorre nei canali di Venezia insomma.
L’intero impianto elettrico è stato distrutto mentre alcune piastre della pavimentazione sono saltate, gli intonaci sono stati compromessi.
I lavori sono cominciati subito. Abbiamo dovuto completamente svuotare la Galleria e demolire alcune parti di muratura. Abbiamo dovuto sostituire tutti i cavi elettrici e nelle canaline abbiamo trovato oltre cento litri d’acqua salmastra.
Abbiamo quindi studiato diverse soluzioni fino a trovare un cavo speciale che resiste all’immersione. Abbiamo approfittato della chiusura per apportare anche altre migliorie allo spazio espositivo.
Il 21 Marzo abbiamo riaperto la Galleria inaugurando una bella mostra di scultura.
Terzo Premio Internazionale d’Arte ARTELAGUNA Sezione Speciale Sculura, mostra collettiva dal 21 marzo al 04 aprile 2009 presso Galleria d’Arte Terzo Millennio. Comunicato Stampa.
Personale congiunta per 2 dei migliori artisti che hanno partecipato al premio Artelaguna edizione 2008.
Le opere di questi due giovanissimi artisti si distinguono per la loro eleganza, delicatezza e ricchezza di contenuti.
Annalù presenta tele con inserti in fibra di vetro e carta molto personali. Lo stile è di pregiata delicatezza ed eleganza. Il tema della farfalla, proposto come sfondo-textura e come strumento per travalicare il confine della superficie piatta, risulta originale e seducente. Questo piccolo insetto incarna nell’immaginario dell’artista, riferimenti alla gioia di vivere ed alla fugacità della vita stessa.
Joan Priego Garcia, presenta alcune massicce sculture in legno di pino di stile figurativo. Un San Sebastiano ed altre figure di spiccato intento ironico. L’artista è molto giovane e si ispira alla Transavanguardia italiana.
Il curatore, dr. Nicola Eremita, presenterà la mostra.
VI ASPETTIAMO IN GALLERIA SABATO 21 MARZO ALLE ORE 18