In occasione della 11. Biennale di Venezia Sezione Architettura “Architecture Beyond Structure”
Introduzione
In occasione della 11. Biennale di Architettura “Architecture Beyond Structure”, si svolge la quinta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia. Quest’anno espongono anche un artista iraniano ed un’artista indiana oltre a un’artista canadese un artista austriaco ed a un artista russo naturalizzato in germania.
Buona anche la presenza di artisti veneti con 5 partecipazioni; e del resto d’italia con due partecipazioni.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona auto-celebrazione. Non servono quindi gli acronimi.
Espongono
- Soldatov Alex
- Malcangi Cataldo
- Morris Darlean
- Brombo Dino
- Greco Giovanni
- Troyer Giovanni
- Aghamohammadi Habibollah
- Zoccarato Maria Elisa
- Ravagnan Massimo
- Benetti Maurizio
- Tian Richard
- Kammermeier Yolanda Sousi
Opening
Gli Artisti
Soldatov Alex
Biografia: Alexej Soldatov è nato nel 1975 a Magnitogorsk in Russia. Ha conseguito il Diploma in materie artistiche presso il Liceo Artistico di Magnitogorsk. Ha insegnato materie artistiche presso la Scuola Media di Magnitogorsk quindi si è trasferito in Germania. Lì ha aperto il proprio studio e si è iscritto all’Accademia Statale d’Arte di Stoccarda. Ha insegnato quindi presso il Liceo Artistico di Stoccarda. Attualmente vive e lavora a Stoccarda.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: si dice che sia necessario andare oltre la pittura. Infatti molta arte contemporanea pare voler respingere anche solo l’idea della pittura. Tuttavia questo è uno dei molti esempi che dimostrano che essa sia ancora una preziosa forma d’arte. L’artista propone uno stile che richiama la pittura moderna tra ottocento e novecento, in particolare il cubismo e alcune forme di espressionismo. La qualità cromatica è ispirata all’opera di Egon Schiele, mentre il tratto si avvicina a quello di Braque, Macke, Feininger. Il linguaggio semantico è coerente con lo stile adoperato anche se ampiamente aggiornato. Interessante notare l’atmosfera di sospensione e di immobilismo che circonda la giovane coppia ottenuta grazie alle pose intime ed ai forti contrasti. Basilare per l’autore è l’uso corretto e diligente della forma espressiva, cosa che, per chi scrive, è nota di merito. Alla base della vera arte c’è sempre il duro lavoro; ma non è tutto. Se facciamo una ricerca tra le opere dell’artista riscontriamo l’attenzione per le tematiche esistenziali. Le stesse dei grandi maestri che egli ammira; ma con le intenzioni di un giovane uomo del duemila. Grazie al cielo nulla è nuovo sotto il sole; cambia solo il modo di vivere la vita e in questo caso, l’arte. Il dipinto svela la dolcezza del microcosmo affettivo della giovane coppia. L’amore sensuale come valore unificante e quotidiano rifugio.

Malcangi Cataldo
Biografia: Cataldo Malcangi ha frequentato il Corso Libero di Disegno e Pittura dal Vero presso l’Accademia di Belle Arti di Bari; quindi il Corso teorico-pratico di Iconografia presso la diocesi di Massa Marittima Piombino. È stato selezionato tra gli artisti del secondo premio internazionale di pittura “Arte Laguna” 2007, patrocinio Accademia belle arti di Venezia. Attualmente l’artista opera nel cuore della città di Torino dove approfondisce la ricerca-sperimentazione nel campo della pittura e della scultura.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: installazione o scultura. Nel panorama dell’arte contemporanea è nato il fenomeno della cosidetta installazione. Essa non è una scultura e non è pittura. Spesso si basa sulla giustapposizione di oggetti o apparati che svolgono qualche funzione. In questo caso si nota la scultura e l’installazione che ad essa è funzionale. L’artista fa luce su di sé. Pone se medesimo al centro dell’attenzione. Il proprio corpo e la propria essenza che in esso si manifesta lacerandolo e quasi decomponendolo. L’artista attende o è assorto in quieta contemplazione? L’artista si autocelebra o semplicemente si mette a nudo? La contemporaneità pone ormai quasi esclusivamente interrogativi sull’artista stesso che, come disse Warhol, gode almeno una volta dei suoi quindici minuti di popolarità. L’arte è il palcoscenico roboante affollato da indefinite figure umane che salutano sorridono e proseguono, come già le volle il Maestro Fellini. La Divinità che un tempo imponeva le sue tematiche e solo attraverso di esse il grande artista svelava il proprio talento è morta. Il Re è nudo ed anche l’artista si adatta. In questo contesto di generale livellamento il “creativo” cerca di recuperare una parvenza di sacralità e si mette in luce, oppure sarcasticamente ghigna di coloro i quali agognano tale privilegiata condizione.

Morris Darlean
Biografia: Darlean Morris vive e opera a St. Marys nell’Ontario Canada. E’ laureata alla McMaster University, ha una laurea in Scienze dell’Educazione alla University of Toronto, ha seguito un Master in Scienze Pedagogiche e conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze delle Arti e della Pedagogia alla University of Southern Mississippi. Nel 2005 Ha aperto il suo Studio a St. Marys. Ha partecipato a numerose esposizioni Collettive, ed ha realizzato esposizioni personali in Canada, negli Stati Uniti ed in Europa.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: sostanziale consonanza con quanto detto per Dino Brombo e per Francesca Donadio. Dal punto di vista formale l’effetto è complementare e i dipinti si compenetrano perfettamente. L’effetto cromatico che ottiene con questa opera è molto piacevole. Tuttavia il colore non riceve il trattamento raffinato che si riscontra nelle tele di Brombo e Donadio. Ciò in parte penalizza la lettura del dipinto che si semplifica riducendosi all’espressione contenutistica. Questa tempesta di passioni effettivamente è una tempesta. Il tratto è disordinato e discontinuo. Il riferimento a segni naturalistici pare richiamare l’esplosione il fuoco l’eruzione lavica. L’armonia è negata a favore della spinta puramente irrazionalistica incontrollata che, se trasmette il senso della passione non si fa tuttavia portatrice di alcun valore etico se non quello della passione stessa ma ciò può fuorviare in ordine all’oggetto della stessa. Il concetto è completamente interiorizzato facendo di questa opera una creazione squisitamente intimista.

Brombo Dino
Biografia: Dino Brombo ha sempre lavorato, fin dagli anni 50, da solitario, per suo esclusivo conto, non volendo incrementare l’esercito dei crostaiuoli. Negli anni 70 ha presentato, alla Bevilacqua La Masa, una sua opera che è stata regolarmente respinta. Oggi, rivedendo tale opera afferma che hanno fatto bene. L’artista si è dedicato a costruire dei pannelli decorativi e stucchi nella sua abitazione e di quella della sorella. Negli ultimi due anni Dino Brombo ha ripreso, a pieno ritmo, l’attività pittorica. Ha fatto una personale in Sottomarina nell’Agosto 2008. Partecipa, con due lavori, alla mostra indetta dal circolo culturale Renato Nardi, alla Giudecca.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: L’artista si muove sicuro nell’insidioso terreno dell’arte astratta. L’effetto cromatico che ottiene con questa opera è molto piacevole. I colori sono bilanciati e posseggono un intimo e misterioso ordine. Esiste più di un livello di lettura. Inizialmente appunto si apprezza l’equilibrio formale; quindi si avverte in esso un riferimento a segni naturalistici ed ecco apparire i riflessi di acqua e luce e fuoco. Oltre questo confine si estende la questione contenutistica. È una fuga irrazionalistica verso il segno, e il gesto puro. L’artista vuole sbarazzarsi delle sovrastrutture umane e giungere semmai all’istintualità alla semplice emozione visiva del fanciullo interiore. In tale indiscutibile tendenza si cela anche qualcos’altro. Nonostante la componente irrazionalistica il dipinto svela degli equilibri che noi intuiamo. Allora significa che un messaggio positivo giunge direttamente dal mondo dell’emozione. Essa è in grado di costituire per l’uomo un contesto comprensibile con il quale stabilire una nuova forma di convivenza. Essa potrebbe essere basata sulla poesia e sulla armonia degli elementi stessi.

Greco Giovanni
Biografia: Giovanni Greco è nato nel 1953 a Catania dove oggi vive e opera. Frequenta la Scuola del Nudo a Catania. Nel 1980 inizia la sua attività pittorica spinto da una forte passione per l’arte, in particolare per quella del ‘500 e del ‘600, che lo porta ad indagare la tecnica delle opere di Caravaggio, Poussin e soprattutto fiamminghi di Van Eyck, Brueghel, Bosch. Nello stesso tempo egli cerca di soddisfare la sua esigenza classicista occupandosi dell’arte ellenica. Egli ritiene infatti che in essa la perfezione estetica oltre che tecnica siano complete.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: il dipinto è una corretta e rispettosa citazione di grandi artisti rappresentanti rispettivamente di importanti periodi dell’arte antica e moderna. Seguire l’insegnamento di Maestri del passato è certo utile per comprendere e approfondire lo studio delle arti. È ciò che molti giovani artisti scordano di fare. Privi dell’umiltà per apprendere si illudono di essere geni dalla nascita e trascurano la fatica dello studio dell’applicazione e della ripetizione. Se costoro trovano la strada “giusta” sono anche immeritatamente glorificati e le loro creazioni ingolfano vari musei d’arte contemporanea. Tali fatti sono la fonte di tante sciagure per la contemporanea arte. Tuttavia preme considerare che tale semina risulta proficua solamente se poi l’artista si confronta con la propria personale mano e finge di dimenticare l’insegnamento ricevuto. È quello che poi ogni collezionista avveduto si attende dall’artista preferito. Risulta ottima la costruzione lessicale di questa tela che rende omaggio alle arti.

Troyer Giovanni
Biografia: Giovanni Troyer è nato a Venezia nel 1962. Ha studiato arte presso il Liceo Artistico di Treviso e ha conseguito la laurea in Architettura presso l’Università di Venezia.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: molti artisti si confrontano ogni giorno con gli scorci veneziani. Alcuni realizzano scenari classici, poetici, suggestivi. Altri trasformano la città con scenari apocalittici o ironizzano su temi di attualità. Certo è che questi luoghi sono fonte di notevole ispirazione e stimolo. Non potrebbe essere altrimenti data la densità di bellezza artistica ed architettonica. L’artista di origini austriache che presenta questa opera incentrata sull’Area Marciana, ci presenta una interpretazione ancora nuova. L’opera è frutto della elaborazione elettronica del disegno a china originale. Il lavoro necessario per ottenere questi effetti grafici e cromatici è impegnativo. Il risultato è sconcertante e suggestivo. Venezia pare avvolta in un’aura sinistra e sfavillante che colpisce e attrae. Le immaginifiche evoluzioni aeree si compenetrano con gli irrequieti riflessi dell’acqua sottostante. Le tinte contrastate degli edifici rivoltati al negativo accendono i contorni architettonici come neon futuribili. Eccellente ed equilibrato il senso di movimento che s’infrange contro la solidità strutturale. Il passato diventa futuro, il passato è il futuro in una contemporaneità che molti artisti disprezzano. Volgersi al passato è il diffuso sentimento che s’oppone ad una pretesa attualità di molta arte blasonata e ufficializzata da centri di potere che non hanno alcun nesso con la gente.

Aghamohammadi Habibollah
Biografia: Habibollah Aghamohammadi è nato a Tabriz in Iran. Ha studiato al college e si è laureato in legge all’Università di Tabriz. Egli è Consulente Legale per una Compagnia di Assicurazioni. I colori lo fanno impazzire nella senso che lo rendono felice e sereno. Per lui l’arte è amore. Quando riesce ad addolcire le sofferenze dei bimbi bisognosi per mezzo dell’arte, riafferma il proprio amore per ella. Egli ritiene che l’arte sia la strada maestra per vivere l’amore, per praticare la filantropia e infine per giungere a Dio.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: l’artista coltiva una grande passione per l’acquerello. Questa tecnica difficile e quindi poco utilizzata dalla gran massa degli artisti, per Aghamohammadi è pane quotidiano. I risultati sono eccellenti. L’acquerello è la tecnica del colore e della luce. In esso il segno è escluso o quanto meno ridotto al massimo. I colori sono protagonisti con tutte le loro sfumature e l’acqua li discerne e li riequilibra fluidamente in un ventaglio ricco di cangianze. Aghamohammadi coglie l’essenza e lo spirito dell’acquerello. Ne asseconda la mobilità e la trasparenza e l’onora con la vivacità dei colori e degli accostamenti. In questa particolare opera appare una caratteristica entusiasmante. Sussiste, infatti, un contrasto con la negazione del colore stesso. La grafite ed il grigio, assieme al fondo, creano un’ampia area di non colore da cui emerge improvviso il colore. Tutto ciò creato con discrezione, con delicatezza con grandissima cultura e umiltà. Il risultato è commovente per grazia e trasmette grande gioia se non addirittura una certa passione mistica. Ancora una volta si afferma che la bellezza è attorno a noi e nostro compito è quello d’uguagliarla, sublimarla, interiorizzarla. Un valore artistico che abbia fondamento e possa tramandarsi non può prescindere da una affermazione di bellezza.

Zoccarato Maria Elisa
Biografia: Maria Elisa Zoccarato è nata nel 1952 a Vigodarzere Padova. Ha conseguito il Diploma di Maturità Artistica all’Istituto Amedeo Modigliani di Padova. Dal 1996 collabora e dipinge al laboratorio artistico “Segno e Colore” di Cadoneghe. Nel 1998 frequenta un corso specialistico sull’affresco che ha consentito di acquisire la tecnica. Appassionandosi sempre di più su questa materia, realizza copie di grandi artisti riprese dai grandi maestri del passato, e opere di sua creazione. Durante questo percorso ha sentito sempre più l’esigenza di approfondire altre tecniche. L’artista ha partecipato a diverse manifestazioni d’arte nella città di Padova e d’intorni.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: Questo è un ottimo nudo. Titolo che richiama il libro di Khaled Hosseini. Eseguito con perizia e conoscenza della tecnica. E’ apprezzabile la variazione cromatica che asseconda il lirismo e la tensione della figura umana. Adeguato il riferimento alla grande pittura moderna. Lautrec, Boccioni, Klimt, paiono essere ispiratori di questo quadro. L’estetismo ostentato tuttavia si identifica con una visione attuale della sensualità femminile e pare che l’erotismo tenda a comprimere la psiche. Nel corpo della donna l’erotismo diviene una grande forza positiva che esige contemplazione e desidero, passione e dedizione assoluti. È un omaggio figurativo all’istintività dell’astrattismo che raffigurano altri artisti in questa collettiva. Il lato positivo dell’istintività umana che sfocia in quella caratteristica unica che è il sentimento erotico. Esso che è un abisso aperto sopra gioie e dolori e che può essere tanto discreto quanto opprimente, tanto superficiale quanto spirituale.

Ravagnan Massimo
Biografia: Massimo Ravagnan è diplomato Maestro d’Arte in Architettura ed Arredamento presso l’Istituto Statale d’Arte di Venezia. Vive e lavora a Mestre.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: In un contesto di sana ed elaborata tecnica pittorica si svolge questo tema enigmatico ed apocalittico. Riferimenti al fantasy all’esoterismo alla new age sono spiccati anche se si ritiene che per l’artista siano solamente un pretesto per rappresentare il soggetto. La Salute, monumento veneziano alla salvazione dalla peste, è simbolo di speranza di sicuro porto e rifugio per il vascello che rappresenta allegoricamente il microcosmo dell’artista stesso. Un omaggio a Venezia che si vuole sempre sull’orlo dell’annegamento e che invece qui diviene solido scoglio e punto fermo nella onnipresente furia degli elementi cupi e malevoli. Il vascello come vedete sorvola a vele ritratte tali corrotti elementi che forse non rappresentano una fonte naturalistica ma sono allegoria del male di vivere tutto umano. L’artista si pone al di là del bene e del male e di tutte le controversie dell’uomo, non vuole farsi influenzare o dirigere. Il vascello conosce la sua rotta. Non pare esservi un riferimento alla religiosità ma semmai al senso del sacro. L’artista ricerca valori di spiritualità e umiltà che hanno permesso ai nostri antenati di elevare tali grandi immortali esempi d’arte, sui quali si è basata una civiltà.

Benetti Maurizio
Biografia: Maurizio Benetti è nato nel 1946 a Venezia sull’Isola della Giudecca. Risiede attualmente in Friuli nel paese di Porcia. Egli alimenta con la pratica assidua la sua passione per la pittura e utilizza quanto appreso negli anni della sua formazione, alla Giudecca a contatto con quei Maestri che con umiltà pari alla loro grandezza dipingevano per ore all’aperto intenti a ritrarre gli antichi fasti della città dei Dogi.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: nel multiforme repertorio della pittura di Maurizio Benetti questo dipinto fa parte di un ciclo che rappresenta l’aspetto più maturo della sua poetica. In genere gli artisti trovano scampo nella natura ed è infatti il contenuto naturalistico di questa tela che più mi ha convinto oltre al significato dualistico che essa sottende. Accanto al grande omaggio che Benetti fa alla Dominante Venezia si sviluppa la fuga dai ceppi della prospettiva e della geometria per giungere ad una pittura originaria. Egli pare ricercare l’essenza stessa della pura espressione che travalica la forma e quindi lascia spazio all’istinto al gesto alla forza toccante del colore. Qui si demarca un segno di svolta e la natura diviene necessariamente l’interlocutrice e l’ispiratrice dell’emotività dell’artista. Ecco che egli si confronta con il mistero del dualismo. Un aspetto molto esplorato dall’umano che cerca giustificazione della propria esistenza nei segni presenti nel mondo. Il bene ed il male, il brutto ed il bello, la pace e la guerra, la volontà ed il nichilismo, il tutto ed il nulla, il giorno e la notte, il buio e la luce sono solo pochi esempi delle diatribe che hanno esaltato ed esaltano ancora molti animi. Sono questioni che poi hanno ricadute sulla religione, sulla politica e possono influenzare i destini di molti. Con questo tema egli si confronta ma senza la prassi positivista e umanizzante. Egli adotta invece il linguaggio dell’istinto dell’umore della emotività del colore e della percezione viva sanguigna, forse romantica ma con la graffiante rabbia espressionista viva nel gesto se non nei contenuti. Intravedo, nella vorticosa e disarticolata sequela semantica i riflessi del mare e dell’aria quando notte e giorno si equivalgono. Essi quindi sono paritetici pur nella loro asimmetria ponendo un dilemma equivalente sul quale non si ammette responso. L’equilibrio è quando ogni cosa è sospesa e forse è sospeso anche il senso morale. L’artista tuttavia cerca e vuole un senso morale ed è questo senso di sospensione che contrasta con il tutto che invece rotea verso la massima entropia, in quel subbuglio si trova l’artista; l’equilibrio è ciò contro cui egli s’imbatte periodicamente.

Tian Richard
Biografia: Richard Tian è nato a Innsbruck nel 1940. Crede fermamente nella dualità di ogni cosa, e coerentemente ha diviso in due la sua intera vita. Il lato materiale, che gli procura il cibo ed un confortevole riparo, con il lavoro nel campo dell’elettronica e la famiglia ( una moglie e una figlia ), e il lato spirituale con il quale ricerca, si esprime che lo porta a lunghi viaggi ed all’arte: la pittura e la scrittura. Ha esposto le sue opere principalmente negli USA.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: citazione del famoso dipinto di Edouard Manet “le dejeuner sur l’herbe”. Ogni cosa è la medesima se non per il fanciullo magro e nudo in primo piano che prende il posto della formosa e sempre nuda ragazza dell’originale. Evidente provocazione che non ha nulla a che fare con i contenuti del dipinto. Ho poco da dire in merito al dipinto stesso in quanto parlerei di un altro artista e non di Richard Tian. Ritengo che il centro della questione sia solamente la sostituzione del personaggio, in particolare del sesso del personaggio stesso. Se Manet prorompeva nella pittura neoclassica con il nuovo e liberatorio pensiero impressionista, Tian pare voglia riferirsi alla completa libertà dei costumi e quindi anche alla fungibilità del genere nella ricerca di ciò che è bello e piacevole nella vita.

Kammermeier Yolanda Sousa
Biografia: Yolanda Sousi Kammermeier è Laureata all’università di Bombay. Lo stile di Yolanda capace di creare l’effetto della ceramica sulla tela ha rapito l’attenzione di molti. Il contrasto e la brillantezza sono divenuti il marchio caratteristico delle sue opere, attira l’attenzione e fa avvertire la sottile trama che denuncia il supporto. Le sue opere si trovano in numerose collezioni in India ed all’estero.
Parere del Curatore dr. Nicola Eremita: in una cornice coloristica suggestiva ed efficacemente modulata si staglia il tratto. Esso è grafico più che pittorico. L’opera è un insieme complesso di simboli e simbolismi collocati con studiata compostezza. Tali contraddittori significati attorniano il volto umano lo ricoprono, lo trafiggono, lo distorcono, lo traducono in una icona che volge lo sguardo fisso allo spettatore. La sua espressione è basita atona senza slancio emotivo. Pare svuotata, pritava della sua stessa volontà. Pare che questi significati privino l’essere del suo medesimo significato, della sua essenza. I simboli che ognuno può riconoscere richiamano varie ideologie o dogmi o valori estetici e morali. In essi vi sono la religione, la politica, il lavoro, il male, l’arte, e così via. L’uomo appare tra gli equilibri di tali contenuti e nonostante sia egli l’autore d’ognuno ne rimane sopraffatto identificandosi in essi e perdendo il suo valore di individuo unico capace d’essere l’artefice del proprio destino. Il superuomo si dissolve in una babele di direzioni e weltanshauung; non è facile rimanere al di sopra delle parti, forse solo Dio, esistendo, potrebbe osare tanto e allora quel volto potrebbe essere proprio di Dio ma di un Dio distratto dal mondo dell’uomo. Un Dio che rimane lontano e indifferente. Tocca a noi esercitare il libero arbitrio ed affrontare la bilancia che peserà la nostra anima, raffigurata in alto a destra col simbolo ancestrale del sole.















































































































































































































































































































































































































































































