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IV Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia 08 – 30 settembre 2007.

In occasione della 52. Biennale d’Arte Sezione Arti Visive “Pensa con i sensi, senti con la mente: l’arte al presente”

Introduzione

In occasione della 52. Biennale d’Arte Sezione Arti Visive “Pensa con i Sensi, Senti con la Mente”, si svolge la quarta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia. Quest’anno espongono un’artista tedesca, una romena, due ucraini, un’americana e due italiani.

Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.

Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.

In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.

In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona auto-celebrazione. Non servono quindi gli acronimi.

Espongono

Opening

Gli artisti

Alyna Shchygoleva biografia

Alyna Ivanova Shchygoleva è nata nel 1951 a Lugansk in Ucraina. Ha studiato giornalismo all’Università M. Gorky di Rostov ed al Medical College di Lugansk. Ha lavorato come giornalista di radio e tv, come assistente nel reparto di radioterapia e oncologia dell’ospedale di Lugansk.

Espone dal 1980 in tutta europa. Dal 2002 vive in Italia. Le sue opere sono eseguite con fibre naturali con la tecnica mista textile, applique e quilt. Realizza arazzi e costumi che indossa in occasione delle performance d’artista. Prossima esibizione presso il centro Mondadori di Venezia San Marco febbraio 2008. Attualmente lavora ad un progetto fotografico.

Parere del curatore Nicola Eremita

Nei palazzi veneziani si possono ammirare molti arazzi, di grande valore. I commercianti veneziani erano amanti di questa forma d’arte che si prestava bene per arredare le immense pareti dei palazzi necessari a celebrare l’immagine della famiglia.

Alyna Shchygoleva si potrebbe riallacciare a questa antica tradizione ma solo superficialmente. La sua ricerca si esprime nel filato che è custode di valori forse perduti.

Queste opere hanno il sapore fiabesco dell’est, di antichi villaggi perduti. Essi conservano il tocco delle mani della donna sconosciuta che li ha lavorati. Non abbiamo più il sontuoso sfarzo degli arazzi veneziani, intessuti di fili di metallo prezioso; ma delicate composizioni di eccelsa abilità tessile dal forte intento rievocativo ed emozionale. Essi non celebrano avvenimenti e miti ma raccontano una fiaba sottovoce e la voce è elegante discreta e femminile.

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La città d’oro, tecnica mista su tessuto cm 200×200

Carla Monti biografia

Carla Monti vive e opera nel proprio studio di Milano. Ha iniziato a dipingere all’Accademia Libera del Maestro Giacomo Gabbiani. Attualmente fa parte dell’associazione “La Bottega delle Arti” dei pittori Luisella Lissoni e Ettore Maiotti.

Prima delle manifestazioni artistiche si è data allo studio della composizione floreale e discipline orientali, frequentando la scuola di Ikebana del Maestro Houn Ohara conseguendo il Master. Realizza le sue opere ad olio su carta o su tavola. Si dedica anche all’acquarello.

Parere del curatore Nicola Eremita

Una tavola che è un omaggio a Morandi. L’artista ha saputo rendere con efficacia ed emotività l’atmosfera di tesa sospensione di immobililità sacrale del grande mondo delle piccole cose. Semplici oggetti che divengono ricchissime fonti di riflessione poetica, di contemplazione.

La luce che si rifrange sulle superfici, i riflessi i colori che sfumano nel chiaroscuro. Infine il colpo di genio: improvvisa e quasi impercettibile, incombe sopra ogni cosa lo slancio dinamico, la proiezione, dell’ombra della lampada antica.

È la fuga da quel mondo immobile che da quel mondo stesso è creata e non lo disprezza. È lo slancio creativo che genera dalla lunga e laboriosa meditazione, dal lento e continuo consumarsi delle setole intrise di colore. È il tempo dell’arte.

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Lampada antica, olio su tavola cm 70×50

Diana Gavrilas biografia

Gabriela Diana Gavrilas è nata ad Oradea in Romania il 22 Agosto 1968. Tra il 1992 ed il 1998 ha studiato e si è laureata alla facoltà di arti plastiche dell’Università delle Arti e Design di Cluj-Napoca in Romania. Dal 1998 è docente presso l’Università di Oradea facoltà di arti plastiche, sezione pittura.

Dal 2002 al 2004 ha conseguito la borsa di studio “Vasile Parvan”, dei Ministeri degli Esteri della Cultura e della Ricerca Romeni, all’Accademia di Romania in Roma per il progetto “Miraggio nel Giardino di Bomarzo”. Nel 2004 ha concluso il dottorato di ricerca all’Università d’Arte e Design Cluj-Napoca dal titolo: “Giardino Francese”.

Parere del curatore Nicola Eremita

Susanna Tamaro in una recente intervista ha parlato del tempo che trascorre ad osservare un piccolo giardino. In particolare ella raccontava del tempo trascorso incantata dietro ai molteplici dettagli, ai colori, alle diverse forme di vita che in quel piccolo e ristretto ambiente possono convivere.

Ecco il dipinto di Gabriela, esso incarna quella stessa aura d’incanto. Gli occhi dell’artista hanno indugiato nel microcosmo variegato e misterioso che si trova dietro l’angolo e tutto’attorno a noi. Un luogo che, se a tutta prima pare confuso e insignificante, allo sguardo attento e al contemplativo, esso svela un universo di colori e di vita.

Sono state le persone così attente alle piccole cose, alle creature umili, che hanno fatto le più grandi scoperte nella scienza e le grandi opere nell’arte. Ricordiamo che Fidia scolpiva le figure anche dove nessuno mai le avrebbe potute ammirare. Il divino è in ogni luogo e il miracolo della vita è incommensurabile rispetto alla nostra immaginazione.

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Dettaglio di giardino, olio su tela cm 140×100

Iva Milanova biografia

Iva Milanova è nata il 30 Ottobre 1970 a Sofia ha esposto in Italia Berlino e a Chicago. Nel 1998 ha ottenuto il Master di Storia dell’Arte e Archeologia Classica alla Humboldt University di Berlino. Il suo amore per la pittura nacque quando ella era ancora bambina.

Parere del curatore Nicola Eremita

Si rinnova l’apprezzamento per la piacevolissima e impegnativa pittura di Iva Milanova. Vorrei sottolineare la solarità di questo nudo femminile. Il riferimento alla gioia di vivere di Picasso appare più che evidente, come evidente risulta l’abilità narrativa e l’espressività sensuale di questa artista.

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Desiderio Sehnsucht, olio su tela cm 80×120

Maria Camassa biografia

Maria Camassa è nata nel 1967 a Mesagne in provincia di Brindisi. Dal 1986 opera nel settore delle arti figurative. Dal 1986 al 1996 collabora con l’artista italiano Gino De Dominicis di cui ha organizzato una serie di mostre. Nel 1998 lavora presso la galleria d’arte “Venice Design” di Venezia.

Nel 1999 collabora con la Biennale di Venezia nel settore “Musica Danza Teatro” e segue il seminario di Musicologia con il Prof. Elio Matassi a cura dell’Università di Alti Studi di Estetica “Giacomo Leopardi” Nocera Terinese, in collaborazione con la Terza Università degli Studi di Roma e la Fondazione Rubettino.

Nel 2002 consegue la Laurea in Lettere e Filosofia ad indirizzo Storia dell’Arte presso l’Università Cà Foscari di Venezia argomento della tesi: “Arte e Pensiero. L’esperienza umana ed artistica di Gino De Dominicis”.

Parere del curatore Nicola Eremita

osservando questo quadro ritengo che esso possa essere ben collocato nel contesto della pittura romantica. Faccio riferimento alla pittura di William Turner e di William Blake. Le tinte scure e i contorni sfumati, le pose dinamiche e sfuggenti, richiamano formalmente questo tipo di pittura. Anche dal punto di vista simbolico il tema è collocato in quella grande e dirompente novità letteraria ed artistica che è ancora attuale e influente.

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D’amore, olio su tela cm 39×25

Oleg Shchygolev biografia

Oleg Shchygolev è nato nel 1950 a Dnepropetrovsk in Ucraina. Ha studiato all’Art College di Dnepropetrovsk e quindi nel suo studio privato ricevendo molte commissioni dall’Unione Artistica di cui è membro dal 1985. Vive e lavora a Lugansk ed espone dal 1976 in tutta Europa. Sue opere sono presenti presso il Ministero della Cultura Ucraino, presso musei e gallerie di Lugansk e Kiev e presso collezioni private negli Stati Uniti e in Europa.

parere del curatore Nicola Eremita

La pittura di Oleg Shchygolev è realista, tuttavia in essa convivono anche altri caratteri che prendono l’aspetto della citazione. Per questo artista è fondamentale dar prova della propria preparazione accademica e della propria conoscenza tecnica e formale. La personale vena creativa quindi si arricchisce della profonda erudizione sedimentata negli anni di studio che non è stata solamente teoria ma anche confronto pratico con la difficoltà tecnica.

Osservando le sue tele notiamo che l’inconfondibile tratto ritaglia numerosi rimandi alla pittura di fine ‘800 e primo ‘900. Rousseau, Van Ghog, Gaugin, Matisse, Chagall e tanti altri maestri emergono in piccoli e grandi dettagli-citazione. Quasi l’artista volesse portarli tutti con sé nella sua immaginazione.

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Sul fiume limpido, olio su tela cm 100×80

Rossella Mocerino biografia

Rossella Mocerino è nata in Toscana. Attualmente vive e opera a New York dove risiede in Greenwich Village. Ha studiato disegno alla Lega degli Studiosi dell’Arte di New York City, quindi anatomia con Robert Hale della Lega degli Studiosi d’Arte, quindi tempera con l’artista newyorkese Olivera Sajkovic, quindi storia dell’arte con Sarah Lawrence a Firenze. 

Espone le sue opere nel Vecchio e nel Nuovo Mondo in mostre personali e collettive dal 1981.

Parere del curatore Nicola Eremita

per Rossella Mocerino la figura umana è al centro della ispirazione creativa. In particolare ella è rimasta affascinata dal mascheramento tipico del carnevale veneziano che, nonostante la sua unicità ed originalità, affonda le radici in una tradizione atavica e ancestrale.

Tale manifestazione, collocata nel contesto storico ed architettonico nonché naturalistico di Venezia, diviene una miscela ricca di riferimenti e stimoli di riflessione e spunto per la creazione. Difficile non rimanere irretiti. Ecco quindi le maschere veneziane attraverso la lente ed il filtro dell’immaginazione di Rossella Mocerino.

Il dramma della esistenza si colora ed il mistero del mascheramento travisa e inganna il tempo, la decadenza, la storia; così osserviamo queste figure celate colte in una atmosfera sospesa e priva di riferimenti spazio temporali.

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Possibilità cosmiche, olio su tela cm 50×60

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Caputo & Seravalle: Arcangeli

mostra personale e performance teatrale Lisette Caputo & Chiarastella Seravalle

Biografia

Lisette Caputo è nata a Venezia, città in cui tutt’ora vive ed opera come artista.

Chiarastella Seravalle è nata a Venezia.

Diplomata all’Accademia Dei Filodrammatici di Milano. Vive e lavora tra Venezia e Milano. Attrice professionista, con registi quali Gabriele Lavia, Ruggero Cappuccio, Giuseppe Emiliani, Andrèe Ruth Shammah, Massimo Navone. Doppiatrice di film e cartoni animati, ha lavorato in radio con Fabio Volo e con la radio svizzera TSI.  Ha recitato con G.P Tescari e altri registi cinematografici. Ha partecipato a numerosi programmi presso la Televisione Italiana e la Televisione Svizzera.

Parere del curatore Nicola Eremita

Questa particolare mostra di Lisette Caputo, con performance di Chiarastella Seravalle, si discosta sensibilmente da tutte le precedenti esposizioni che si sono svolte in questa galleria.

Ho voluto promuoverla perché essa coniuga alla più contemporanea modalità espressiva, molteplici e non banali riferimenti ad alcuni aspetti della cultura delle religioni, in particolare della religione ebraica e di quella cristiana.

Vediamo tutti i giorni quali reazioni provoca la manifestazione di appartenenze religiose o la manifestazione di atti o spettacoli con riferimenti anche vaghi alla religione ed ai suoi significati. È evidente che questo nostro rapporto con lo spirito e con l’aldilà sia un aspetto della umana natura che resta sensibile e legato all’emotività ed alla irrazionalità più intense e sanguigne.

Abbiamo ipotecato la vita ultraterrena e le rate di questo prestito hanno interessi molti alti e sono al di là dal terminare. L’artista ha il difficile compito ti toccare o attraversare queste acque che spesso sono torbide ed a volte rivelano sfavillante trasparenza.

Lisette Caputo ha fatto un lavoro di ricostruzione immaginifica delle figure degli Arcangeli utilizzando materiale di recupero e tecnica mista, pittura e china.

Il risultato sono una serie di opere che raffigurano: Metatron, Raziel, Bianel, Hesediel, Camael, Rephael, Haniel, Michael, Gabriel, Sandalphon.

Galleria delle opere

Inaugurazione della mostra

Arcangeli

Metatron
è l’inviato speciale della Divinità per tutte le questioni che attengono al nostro mondo, egli determina l’unione fra desiderio e ragione, allo scopo di proiettare le realtà astratte dai mondi superni ai mondi inferiori. Quest’Arcangelo ci offre la conoscenza, ci rivela l’obiettivo, il fine, i progetti della Divinità.
Raziel
l’Arcangelo Raziel è, per gli esseri umani, l’aspetto comprensibile, visibile, della Divinità. Egli è colui che trasmette le Virtù Divine, il Cammino che conduce al Creatore dell’Universo; egli applica concretamente e visibilmente la volontà invisibile. Raziel è l’Iniziatore, la scintilla attiva e permanente destinata ad accendere, ad infiammare la nostra coscienza.
Binael
È l’Ordinatore dell’Universo nella duplice valenza del termine, ordina e mette in ordine. Egli trasforma le energie cosmiche in Leggi che permettono il funzionamento dell’Universo e, di conseguenza, consente agli Umani di scoprire innanzitutto le Leggi in questione, trasmette la conoscenza.
Hesediel
È il figlio del Pensiero Divino, trasmesso da Metatron, Raziel e Binael, nonché il portatore della Suprema Volontà Divina. Mette a frutto questo grano nel mondo dei sentimenti, intesi come desiderio imperioso che sprona la persona alla conquista della felicità. Nelle energie elargite dall’Arcangelo Hesediel, sono presenti i poteri dei sentimenti, che ci spingono alla conquista di tutto ciò che esiste sulla terra. A lungo termine questo Arcangelo è anche apportatore di Giustizia, di ciò che ci indurrà alla rinuncia del superfluo, di ogni forma di futile abbondanza.
Camael
nel dispiegamento della vita, quale appare nella Bibbia, le forze guidate da Camael sono quelle che hanno causato l’espulsione di Adamo dal Paradiso Terrestre, retto da Hesediel, dopo che egli aveva ceduto alle lusinghe degli Angeli dell’abisso. Camael è incaricato di condurre l’umanità, tramite il suo lavoro, alla volta del lussureggiante Paradiso Perduto. Egli ci introduce alla conoscenza delle leggi del mondo non attraverso l’illuminazione divina, ma tramite l’esperienza del loro funzionamento.
Rephael
Rephael ed i suoi Angeli Solari sono i depositari della nostra coscienza, ovvero dell’accumulo di saggezza e sapere acquisiti lungo l’arco delle nostre esperienze. Grazie alla forza di questo Arcangelo la nostra scintilla divina interiore, ha la possibilità di agire. Noi dobbiamo chiedere a Rephael di far sì che il nostro Dio interiore possa farsi udire alle nostre orecchie. Nel corpo umano Rephael è rappresentato dal cuore, così come il cuore, Rephael ha il compito di alimentare e di purificare i nostri desideri.
Haniel
L’amore che ci viene concesso da Haniel consiste nel desiderio di incorporare ogni cosa in noi stessi, ovvero di possedere tutto e di goderne. Haniel è l’amministratore di questa energia, di questo desiderio che si esprime per mezzo dei cinque sensi. Si tratta di una conoscenza che penetra in noi per via sensoriale. L’Arcangelo Haniel e gli Angeli principali esaltano, magnificano la realtà per far sì che l’uomo giunga alla conoscenza.
Michael
l’Arcangelo Michael è l’entità celeste di cui si serve il Creatore per esprimere il proprio pensiero nel mondo tangibile. Michael agisce sul mondo dell’azione. Quindi prima il pensiero è stato generato, poi rettificato eliminando tutti gli apporti perversi che la nostra natura emotiva cercava di aggiungervi. Ora, infine, tale pensiero si appresta con Michael a balzare sulla terra, affinché tutto vi sia disposto secondo l’ordine delle cose adottato ed invalso lassù.
Gabriel
Egli ed i suoi otto Angeli sono consacrati ad attività di fecondazione e cristallizzazione. Gabriel infatti concentra la totalità degli impulsi provenienti da tutti gli altri Arcangeli per convertirli in immagini all’interno degli umani. Tali pulsioni vengono integrate all’organismo umano grazie a particolari centri ricettivi che, nella terminologia induista prendono il nome di Chakra, ruota. La porzione delle energie che viene da noi incorporata si tramuta in atti, in azioni. Né si tratta di azioni indefinite, al contrario, esse corrispondono alla lettera alla potenzialità specifica dell’energia ricevuta.
Sandalphon
È il decimo Arcangelo ed è preposto alla sfera energetica della terra. L’esoterismo assegna a Sandalphon la qualifica di Angelo-Principe più che quella di Arcangelo. Egli esercita la sua influenza attraverso gli elementi Fuoco, Aria, Acqua, Terra. Potremmo assimilare l’Arcangelo Sandalphon al Plutone della mitologia classica. Egli presiede agli elementi materiali tramite creature immateriali cui la tradizione ha attribuito la denominazione di Elementali. Si tratta delle salamandre per il fuoco, delle ondine per l’acqua, delle silfidi per l’aria e degli gnomi per la terra.

Notizie sugli Arcangeli

L’area di attività degli Arcangeli è il mondo etereo: esso è formato dal riflesso delle sfere superiori e, in tal modo, ha la possibilità di fungere da punto di congiunzione tra la nostra terra in senso fisico ed i mondi spirituali. Per giungere alla conoscenza dei nomi angelici ci si deve addentrare nella sacra scienza dei Rabbini. Nessuna scrittura ufficialmente accettata dal cristianesimo ci ha tramandato quei nomi.

Teniamo presente che il culto degli Angeli è iniziato nelle Sinagoghe per poi passare al Cristianesimo.

Lisette Caputo ha una particolare predilezione per la Cabala. Ella ha avuto sei maestri Rabbini ed ha letto lo Zohar, testo sacro della Cabala cui si rifà il suo immaginario e la sua weltanschauung. Cabala o Cabalah o Kabala o Kabbala o Qabalah significa conoscenza, ricezione, rivelazione. Più precisamente il termine significa ciò che viene tramandato oralmente e che diventa “tradizione”. È una raccolta di testi mistici, frutto della cultura ebraica, per lo più segreti trasmessi da una generazione all’altra di maestri e di studiosi: può essere definita come la dottrina esoterica ebraica. Secondo Ginsburg essa è la scienza degli Angeli che essi comunicarono all’uomo dopo la caduta di Adamo, per fornirgli gli archetipi ed i mezzi per riconquistare il giardino perduto. Eliphas Levi cita il libro apocrifo di Enoch in cui si narra che alcuni Angeli caddero dal cielo per amare le figlie della terra ed unirsi a loro.

La Cabala diviene una scienza divina e l’uomo è come un Angelo decaduto che deve riscattarsi e riscoprire la scienza perduta. Qui si riscontrano le motivazioni profonde delle opere di Lisette. Il riscatto dell’uomo per assurgere nuovamente al divino.

Un senso di travaglio e di smarrimento s’insinua nelle opere di Lisette. Gli Angeli sono forme gestuali e semantiche, tracce appena accennate o geroglifici o katakana o hiragana o romani o kanji, in equilibrio tra rigore formale e slancio emotivo e mistica esaltazione. Forme fatte dall’uomo con una sottile vena divina.

Ed ecco il punto di contatto con la performance di Chiarastella Seravalle. Il fatto umano nella sua distanza dalla legge divina, nel rischio del tradimento della legge divina in equilibrio sull’abisso della dannazione del male, del fratricidio, della distruzione fisica e morale. La simbologia mistica e l’iconografia religiosa, peraltro appena abbozzata, sono lo sfondo, il media, la Cabala indica la posizione della nostra specie nella natura forse voluta da Dio.

La Cabala diviene rivelazione della condizione umana. Dio è lo spettatore del nostro miracolo: noi, che insistiamo nella nostra vita appesa ad un filo ma vissuta come se fossimo immortali, noi che barcolliamo sul filo sopra il precipizio e recitiamo la nostra incrollabile sicurezza e fede nella salvazione ma non ci rendiamo conto che allo stesso tempo stiamo tagliando quell’unico filo che ci sostiene.

Quell’unico filo che ci sostiene e che tutto muove è l’amore, ed è questo il principio alla base della creatività di Lisette Caputo e Chiarastella Seravalle.

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Spring pARTy 2

Festa di primavera alla Galleria d’arte III Millennio domenica 28 aprile dalle 15 alle 19

la festa di Primavera in Galleria continua ad Aprile. Questa volta Giorgia ci offre una degustazione di torte salate e del vino biologico.

Un’occasione per passare insieme dei momenti di relax e di riflessione sull’arte contemporanea e sulle opere di Mario Eremita.

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Un thé con l’arte

Auguri di Natale 2012, 8 dicembre dalle 15 alle 19

Ci siamo incontrati con i nostri amici, la sera dell’8 Dicembre 2012 per farci gli auguri di buon Natale e felice anno nuovo. Giorgia ha preparato per noi un’incredibile varietà di biscotti. Tutti buonissimi!!

Un’occasione per passare insieme dei momenti di relax e di riflessione sull’arte contemporanea e sulle opere di Mario Eremita.

panorami di guido albanello alla galleria d'arte terzo millennio landscapes by guido albanello at the art gallery third millennium nicola eremita

Panorami

mostra personale di Guido Albanello dal 30 novembre al 31 dicembre 2006. Inaugurazione venerdì 30 novembre 2006 ore 18. Presenta il curatore Nicola Eremita

Le opere raffigurano Venezia lungo una carrellata a 360 gradi con vista dal bacino di San Marco. I disegni a china di ampie dimensioni sono le matrici di una serie di stampe a tiratura limitata.

Parere del curatore Nicola Eremita

È una grande opera grafica ed editoriale. Si tratta di una straordinaria sequenza di sette vedute a volo d’uccello della città di Venezia, con punto d’osservazione situato nel Bacino di San Marco all’altezza dell’Isola di San Giorgio.

L’opera è stata realizzata tra il 1995 ed il 2006 da Guido Albanello, nell’ambito di un progetto elaborato dall’editore Gilberto Padovan.

Essa si inserisce in una tradizione illustre, nata con la magnifica silografia di Jacopo De’ Barbari datata 1500; ma è la prima volta che un unico autore si cimenta in una serie così ampia di vedute tutte tra loro coordinate secondo un progetto unitario.

La raffigurazione di Venezia si estende per sette fogli per una lunghezza complessiva di undici metri, la più ampia veduta incisa esistente della città.

Galleria opere

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Luigi De Giovanni: light spaces. Comunicato stampa.

Mostra personale dal 12 al 30 novembre 2005. Inaugurazione domenica 13 novembre ore 18. Presentazione del curatore Nicola Eremita.

Seconda edizione della personale di Luigi De Giovanni alla Galleria d’Arte III Millennio. Prosegue la collezione delle nature morte e dei paesaggi naturalistici di suggestiva bellezza.

L’artista fa della pittura un luogo in cui, solo chi ha affrontato le difficoltà della vita può abbandonare le membra e lasciare appese al chiodo le vesti umide.

luigi de giovanni galleria terzo millennio art gallery third millennium venezia
luigi de giovanni galleria terzo millennio art gallery third millennium venezia nicola eremita

Luigi De Giovanni: light spaces

in mostra dal 12 al 30 novembre 2005. Inaugurazione domenica 13 novembre 2005 ore 18. Presenta il curatore Nicola Eremita

Biografia

Luigi De Giovanni nasce il 12 febbraio del 1950 a Specchia (Lecce). Sin dalla più tenera età esegue disegni ed acquerelli seguito dalla madre.

L’artista si è dedicato alla pittura sin dalla più tenera età e si è diplomato all’Accademia Di Belle Arti di Roma nel 1974.

Parere del curatore Nicola Eremita

Seconda edizione della personale di pittura di Luigi De Giovanni, la mostra si presenta nuovamente come una serena e grandiosa sequenza di colori caldi ben accostati alle tinte fredde, queste ultime usate con moderazione, che crea composizioni suggestive e intense.

Vorrei qui sottolineare l’elegante contrasto che emerge nella apparente omogeneità dei temi trattati. Il fondamentale contrasto si colloca tra le dolci nature morte, di sapore impressionista, e i selvaggi paesaggi dell’Italia meridionale, di tratto espressionista.

Vedete le prime ordinate e conchiuse in garbata compostezza, con tinte più delicate, compassate, vorrei dire, consumate. Vi prevalgono i mezzi toni e alcuni violetti e rosa pallidi; e verdi che tendono alle tinte azzurrine; e poi alcuni grigi vivaci ma con discrezione.

Le nature morte restano decisamente su un unico piano e rappresentano un processo concluso, un momento; un fiore che non è divenuto frutto, un gambo ormai reciso che può vivere solamente l’istante che gli è dato. Queste sono la celebrazione del “carpe diem” l’attimo in cui pensi di avere compreso e colto il significato, di possedere l’oggetto e il soggetto del tuo desiderio; ed è già passato.

Sono aggraziate e serene ma sono pur sempre predisposte alla rapida e precoce estinzione che solo la mano dell’artista è in grado d’impedire ma con l’artifizio della pittura. Esse si manifestano in un delicato intrico e, trasmettono una serena inquietudine.

Vengono quindi questi potenti paesaggi in cui prevale un tratto deciso rapido sintetico, con poche distrazioni, quasi gestuale ma anche con poche concessioni all’astrazione che rimane domata, controllata, trattenuta. Il colore è meno sfumato e i contrasti più accentuati.

Sono luoghi esistenti, non capricci, e sono duri e veraci; forse riarsi da un sole implacabile ma pieni di una vita radicata e resistente che, nella sua nodosa e apparente disordinata evoluzione, riafferma il suo primato. In queste tele l’autore ha concentrato tutta la sua forza vitale, il suo ottimismo e la sua fede nella potenza creatrice di questo mondo.

Nella contemplazione e nell’affermazione del valore di queste realtà Luigi De Giovanni ha codificato il suo messaggio universale. Il primato della natura quale forza riequilibratrice in grado, nell’assenza dell’umana specie, di riparare ai torti subiti con la sua potente e esuberante e onnidirezionale forza creatrice.

Galleria opere

Inaugurazione della mostra

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Emilia Barutti: un giorno sarà. Comunicato stampa.

03 – 17 settembre 2005, inaugurazione sabato 03 settembre 2005 ore 18, presentazione del curatore dr. Nicola Eremita.

Espone

Emilia Barutti.

Gli occhi di Emilia Barutti penetrano nel mondo e, come immense reti di pescatori astratti, intrappolano i significati e li trasfondono sulle tele, sulle pagine di un quaderno, nel bronzo, nelle pieghe dell’oro di un gioiello. Emergono quindi i quadri e le poesie, le sculture e i gioielli. Emilia vede la vita come una esperienza meravigliosa di cui bisogna cercare di non saziarsi mai. Ella non è sazia della vita, non è sazia delle passioni che la rendono luminosa e operosa.

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Emilia Barutti: un giorno sarà.

In mostra dal 03 al 17 settembre 2005. Inaugurazione sabato 03 settembre ore 18. Presenta il curatore Nicola Eremita.

Biografia

Si viene al mondo con delle qualità innate, poi la vita può concederci l’occasione per scoprirle oppure queste rimangono solamente delle potenzialità inespresse.

Emilia Barutti ha delle qualità innate ed ha avuto l’occasione per esprimerle. Nell’arco della sua lunga vita ha visto molte cose e conosciuto molte persone, ha sperimentato il duro lavoro ed ha ricevuto ricompense e soddisfazioni. Una vita completa, piena, invidiabile, perché vissuta con passione ed entusiasmo.

Tempo per dedicarsi agli studi non c’era ma c’era la guerra ed i corsi all’Università della vita non ammettevano assenze: Emilia, fin da molto giovane, ha dovuto dedicarsi principalmente al lavoro; è stata una delle tante operaie del pastificio del Molino Stucky, quando la manodopera non aveva diritti ma solo doveri ed era trattata con durezza.

Una vita: fatta di lavoro, di sacrifici, di rischi e di amore; tanto amore, vissuto in quell’epoca in cui le donne erano considerate inferiori all’uomo ed erano oppresse e rese inconsapevoli del loro stesso corpo, incapaci di esserne completamente padrone; una flebile luce di rimpianto si accende negli occhi di Emilia.

È una luce che viene subito sopraffatta da quella più forte del ricordo di quanto fosse bello essere amata, amare, idealizzare l’amore, essere lasciata dieci giorni prima del matrimonio e ricominciare, amare nuovamente ed infine passare una vita assieme ad un uomo straordinario, che certo ha liberato tutte quelle innate qualità che hanno reso e rendono la vita di Emilia Barutti ancor più ricca ed interessante. Esperienze dure e formative per un carattere forte, risoluto ed ottimista come quello di Emilia.

La vita ancora, vissuta in un luogo di eccelsa estetica umana, quale Venezia e, in particolare, accanto al Ponte di Rialto, laddove Emilia, nel suo ristorante “al buso”, ha servito da bere e da mangiare a tanta gente, di tutti i tipi: scienziati come Einstein, artisti come Hudertwasser, poeti come Jean Paul Sartre, tanti artisti che il marito aiutava e finanziava ed incoraggiava e l’infinita e stimolante moltitudine ignota; e tutti costoro hanno certo arricchito l’immaginazione di Emilia.

Esperienze dolci, gratificanti, stimolanti per una personalità creativa e fantasiosa, portata a volare sulle ali del sogno come quella di Emilia.

Ora, tanti ricordi belli, tante cose preziose e ancora la ricerca incessante delle passioni che, se prima tenevano le radici ben piantate nella terra e irrorate di caldo sangue, ora volgono lo sguardo al misticismo alla’assoluta purezza degli angeli e dello spazio, in un’aura di puro oro.

Emilia Barutti ha esposto alla libreria Einaudi di Roma, alla Bevilacqua La Masa di Venezia, alla Galleria Venezia di Venezia, alla Galleria Tizianesca di Vicenza, alla Galleria l’Elefante di Venezia, alla Galleria d’Arte III Millennio di Venezia. Hanno scritto: Raimond Hains, Federico Castellani, Berto Morucchio, Paolo Rizzi, Nicola Eremita.

Parere del curatore Nicola Eremita

Gli artisti vedono il presente con gli occhi puri e vedono il futuro come visionari od indovini; hanno premonizioni perché leggono l’animo umano con chiarezza e sentono le più sottili variazioni dell’umore del mondo; respirano la natura con sensi più fini e colgono odori e suoni e colori sconosciuti, che trasmettono segnali profondi e veri. Gli occhi di Emilia Barutti penetrano nel mondo e, come immense reti di pescatori astratti, intrappolano i significati e li trasferiscono sulle tele, sulle pagine di un quaderno, nel bronzo, nelle pieghe dell’oro di un gioiello. Emergono quindi i quadri e le poesie, le sculture ed i gioielli. Emilia vede la vita come un’esperienza meravigliosa di cui bisogna cercare di non saziarsi mai. Ella non è sazia della vita, non è sazia delle passioni che la rendono luminosa ed operosa.

Riterrei di suddividere la sua produzione pittorica in due periodi, che guardano nella stessa direzione ma da angolazioni differenti e formalmente distinti in maniera netta; mentre le sculture ed i gioielli rimangono aderenti al solo primo periodo e non pare esservi tra loro esempi di modifiche sostanziali avvenute con il tempo.

Questo credo sia dovuto alla penetrazione profonda che la pittura ha nell’animo di Emilia, come esperienza molto più completa e totalizzante, molto più avvincente e gratificante rispetto alle creazioni dell’oro e del bronzo.

Il primo periodo o periodo giovanile è terreno, legato ad una carnalità decisa forte violenta. Alcuni dipinti ritraggono demoni volanti ma paiono anche grovigli di corpi e forme turbinanti nello spazio. Sono opere di vivace sensualità, edonistiche, narcisistiche; dal punto di vista coloristico sono naif. Sono frutto della creatività di uno spirito libero che ama farsi travolgere dai sensi, dal piacere, dalle passioni. Il piacere, il bello, l’attimo che fugge sono al centro dell’appassionata ricerca della giovane Emilia che vive un periodo di rigoglioso stimolo culturale grazie anche alla fortissima personalità del marito, amante e cultore dell’arte.

Il secondo periodo o periodo maturo è rivolto verso il misticismo, la sublimazione delle passioni verso la ricerca di equilibri ultraterreni distaccati dal mondo concreto ma non una fuga non il rifiuto del mondo; si tratta semplicemente della splendida evoluzione, del corso naturale della creatività di una artista istintiva e genuina. Prevale l’astrazione la geometria l’equilibrio formale i colori della purezza: il bianco e l’oro.

Nelle sue tele appaiono angeli astratti e universi in cui fluttuano avveniristici uomini in armonia col tempo e lo spazio. In entrambe le suddivisioni è presente il genuino istinto di Emilia, la solarità, l’ottimismo, l’amore per la conoscenza ed una imponente voglia di vivere. Tuttavia c’è di più; una cosa che non è mai cambiata per Emilia: guardare il futuro.

C’è un suo motto, che ho scelto anche come titolo di quest’opera, che è fondamentale per comprendere quest’artista: “Un giorno sarà”. Emilia Barutti ha lo sguardo sempre rivolto avanti; la sua curiosità è rimasta bambina ed è accesa nei suoi occhi come fosse sempre la prima volta; lei è una esploratrice, una pioniera una donna del futuro.

“Un giorno sarà” è il biglietto da visita di Emilia Barutti: sarà il futuro, l’amore, l’armonia, la riunione con il tutto, la scoperta della divinità che è in ognuno di noi, la fiducia rinnovata nell’uomo e nelle sue potenzialità positive.

Galleria opere

Inaugurazione della mostra

G. Giuriato, R.R. Lyon: positivismo e ascetismo. Comunicato stampa.

14 – 31 maggio 2005, inaugurazione sabato 14 maggio 2005 ore 18, presentazione del curatore dr. Nicola Eremita e della prof.ssa Maria Beatrice Autizi.

Espongono

Gabriella Giuriato, Ronald R. Lyon.

La creatività di Gabriella diventa un moto perpetuo. In questo modo la creatività dell’artista viene pienamente assecondata e genera un senso di felicità dato dalla certezza dell’incompiutezza e quindi dall’alimentazione di un ulteriore moto perpetuo.

Ecco allora che sulla traccia lasciata da R.R. Lyon si susseguono i destini e i casi della vita. Una vita condotta con amorevole quiete o una vita vissuta al limite della ragione, una vita piena, una vita fatta di lavoro per vivere o una vita fatta di vita per lavorare, una vita che guarda avanti per mantenere il contatto con il passato, una vita originale, una vita fatta di cadute, di sconfitte e di rinascite, una vita che apre uno squarcio sul momento prima della creazione, una vita consapevole e quindi una vita piena di meraviglie.