panorami di guido albanello alla galleria d'arte terzo millennio landscapes by guido albanello at the art gallery third millennium

Panorami

mostra personale di Guido Albanello dal 30 novembre al 31 dicembre 2006. Inaugurazione venerdì 30 novembre 2006 ore 18. Presenta il curatore Nicola Eremita

Le opere raffigurano Venezia lungo una carrellata a 360 gradi con vista dal bacino di San Marco. I disegni a china di ampie dimensioni sono le matrici di una serie di stampe a tiratura limitata.

Parere del curatore Nicola Eremita

È una grande opera grafica ed editoriale. Si tratta di una straordinaria sequenza di sette vedute a volo d’uccello della città di Venezia, con punto d’osservazione situato nel Bacino di San Marco all’altezza dell’Isola di San Giorgio.

L’opera è stata realizzata tra il 1995 ed il 2006 da Guido Albanello, nell’ambito di un progetto elaborato dall’editore Gilberto Padovan.

Essa si inserisce in una tradizione illustre, nata con la magnifica silografia di Jacopo De’ Barbari datata 1500; ma è la prima volta che un unico autore si cimenta in una serie così ampia di vedute tutte tra loro coordinate secondo un progetto unitario.

La raffigurazione di Venezia si estende per sette fogli per una lunghezza complessiva di undici metri, la più ampia veduta incisa esistente della città.

Galleria opere

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Luigi De Giovanni: light spaces. Comunicato stampa.

Mostra personale dal 12 al 30 novembre 2005. Inaugurazione domenica 13 novembre ore 18. Presentazione del curatore Nicola Eremita.

Seconda edizione della personale di Luigi De Giovanni alla Galleria d’Arte III Millennio. Prosegue la collezione delle nature morte e dei paesaggi naturalistici di suggestiva bellezza.

L’artista fa della pittura un luogo in cui, solo chi ha affrontato le difficoltà della vita può abbandonare le membra e lasciare appese al chiodo le vesti umide.

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Luigi De Giovanni: light spaces

in mostra dal 12 al 30 novembre 2005. Inaugurazione domenica 13 novembre 2005 ore 18. Presenta il curatore Nicola Eremita

Biografia

Luigi De Giovanni nasce il 12 febbraio del 1950 a Specchia (Lecce). Sin dalla più tenera età esegue disegni ed acquerelli seguito dalla madre.

L’artista si è dedicato alla pittura sin dalla più tenera età e si è diplomato all’Accademia Di Belle Arti di Roma nel 1974.

Parere del curatore Nicola Eremita

Seconda edizione della personale di pittura di Luigi De Giovanni, la mostra si presenta nuovamente come una serena e grandiosa sequenza di colori caldi ben accostati alle tinte fredde, queste ultime usate con moderazione, che crea composizioni suggestive e intense.

Vorrei qui sottolineare l’elegante contrasto che emerge nella apparente omogeneità dei temi trattati. Il fondamentale contrasto si colloca tra le dolci nature morte, di sapore impressionista, e i selvaggi paesaggi dell’Italia meridionale, di tratto espressionista.

Vedete le prime ordinate e conchiuse in garbata compostezza, con tinte più delicate, compassate, vorrei dire, consumate. Vi prevalgono i mezzi toni e alcuni violetti e rosa pallidi; e verdi che tendono alle tinte azzurrine; e poi alcuni grigi vivaci ma con discrezione.

Le nature morte restano decisamente su un unico piano e rappresentano un processo concluso, un momento; un fiore che non è divenuto frutto, un gambo ormai reciso che può vivere solamente l’istante che gli è dato. Queste sono la celebrazione del “carpe diem” l’attimo in cui pensi di avere compreso e colto il significato, di possedere l’oggetto e il soggetto del tuo desiderio; ed è già passato.

Sono aggraziate e serene ma sono pur sempre predisposte alla rapida e precoce estinzione che solo la mano dell’artista è in grado d’impedire ma con l’artifizio della pittura. Esse si manifestano in un delicato intrico e, trasmettono una serena inquietudine.

Vengono quindi questi potenti paesaggi in cui prevale un tratto deciso rapido sintetico, con poche distrazioni, quasi gestuale ma anche con poche concessioni all’astrazione che rimane domata, controllata, trattenuta. Il colore è meno sfumato e i contrasti più accentuati.

Sono luoghi esistenti, non capricci, e sono duri e veraci; forse riarsi da un sole implacabile ma pieni di una vita radicata e resistente che, nella sua nodosa e apparente disordinata evoluzione, riafferma il suo primato. In queste tele l’autore ha concentrato tutta la sua forza vitale, il suo ottimismo e la sua fede nella potenza creatrice di questo mondo.

Nella contemplazione e nell’affermazione del valore di queste realtà Luigi De Giovanni ha codificato il suo messaggio universale. Il primato della natura quale forza riequilibratrice in grado, nell’assenza dell’umana specie, di riparare ai torti subiti con la sua potente e esuberante e onnidirezionale forza creatrice.

Galleria opere

Inaugurazione della mostra

Emilia Barutti: un giorno sarà. Comunicato stampa.

03 – 17 settembre 2005, inaugurazione sabato 03 settembre 2005 ore 18, presentazione del curatore dr. Nicola Eremita.

Espone

Emilia Barutti.

Gli occhi di Emilia Barutti penetrano nel mondo e, come immense reti di pescatori astratti, intrappolano i significati e li trasfondono sulle tele, sulle pagine di un quaderno, nel bronzo, nelle pieghe dell’oro di un gioiello. Emergono quindi i quadri e le poesie, le sculture e i gioielli. Emilia vede la vita come una esperienza meravigliosa di cui bisogna cercare di non saziarsi mai. Ella non è sazia della vita, non è sazia delle passioni che la rendono luminosa e operosa.

Emilia Barutti: un giorno sarà.

In mostra dal 03 al 17 settembre 2005. Inaugurazione sabato 03 settembre ore 18. Presenta il curatore Nicola Eremita.

Biografia

Si viene al mondo con delle qualità innate, poi la vita può concederci l’occasione per scoprirle oppure queste rimangono solamente delle potenzialità inespresse.

Emilia Barutti ha delle qualità innate ed ha avuto l’occasione per esprimerle. Nell’arco della sua lunga vita ha visto molte cose e conosciuto molte persone, ha sperimentato il duro lavoro ed ha ricevuto ricompense e soddisfazioni. Una vita completa, piena, invidiabile, perché vissuta con passione ed entusiasmo.

Tempo per dedicarsi agli studi non c’era ma c’era la guerra ed i corsi all’Università della vita non ammettevano assenze: Emilia, fin da molto giovane, ha dovuto dedicarsi principalmente al lavoro; è stata una delle tante operaie del pastificio del Molino Stucky, quando la manodopera non aveva diritti ma solo doveri ed era trattata con durezza.

Una vita: fatta di lavoro, di sacrifici, di rischi e di amore; tanto amore, vissuto in quell’epoca in cui le donne erano considerate inferiori all’uomo ed erano oppresse e rese inconsapevoli del loro stesso corpo, incapaci di esserne completamente padrone; una flebile luce di rimpianto si accende negli occhi di Emilia.

È una luce che viene subito sopraffatta da quella più forte del ricordo di quanto fosse bello essere amata, amare, idealizzare l’amore, essere lasciata dieci giorni prima del matrimonio e ricominciare, amare nuovamente ed infine passare una vita assieme ad un uomo straordinario, che certo ha liberato tutte quelle innate qualità che hanno reso e rendono la vita di Emilia Barutti ancor più ricca ed interessante. Esperienze dure e formative per un carattere forte, risoluto ed ottimista come quello di Emilia.

La vita ancora, vissuta in un luogo di eccelsa estetica umana, quale Venezia e, in particolare, accanto al Ponte di Rialto, laddove Emilia, nel suo ristorante “al buso”, ha servito da bere e da mangiare a tanta gente, di tutti i tipi: scienziati come Einstein, artisti come Hudertwasser, poeti come Jean Paul Sartre, tanti artisti che il marito aiutava e finanziava ed incoraggiava e l’infinita e stimolante moltitudine ignota; e tutti costoro hanno certo arricchito l’immaginazione di Emilia.

Esperienze dolci, gratificanti, stimolanti per una personalità creativa e fantasiosa, portata a volare sulle ali del sogno come quella di Emilia.

Ora, tanti ricordi belli, tante cose preziose e ancora la ricerca incessante delle passioni che, se prima tenevano le radici ben piantate nella terra e irrorate di caldo sangue, ora volgono lo sguardo al misticismo alla’assoluta purezza degli angeli e dello spazio, in un’aura di puro oro.

Emilia Barutti ha esposto alla libreria Einaudi di Roma, alla Bevilacqua La Masa di Venezia, alla Galleria Venezia di Venezia, alla Galleria Tizianesca di Vicenza, alla Galleria l’Elefante di Venezia, alla Galleria d’Arte III Millennio di Venezia. Hanno scritto: Raimond Hains, Federico Castellani, Berto Morucchio, Paolo Rizzi, Nicola Eremita.

Parere del curatore Nicola Eremita

Gli artisti vedono il presente con gli occhi puri e vedono il futuro come visionari od indovini; hanno premonizioni perché leggono l’animo umano con chiarezza e sentono le più sottili variazioni dell’umore del mondo; respirano la natura con sensi più fini e colgono odori e suoni e colori sconosciuti, che trasmettono segnali profondi e veri. Gli occhi di Emilia Barutti penetrano nel mondo e, come immense reti di pescatori astratti, intrappolano i significati e li trasferiscono sulle tele, sulle pagine di un quaderno, nel bronzo, nelle pieghe dell’oro di un gioiello. Emergono quindi i quadri e le poesie, le sculture ed i gioielli. Emilia vede la vita come un’esperienza meravigliosa di cui bisogna cercare di non saziarsi mai. Ella non è sazia della vita, non è sazia delle passioni che la rendono luminosa ed operosa.

Riterrei di suddividere la sua produzione pittorica in due periodi, che guardano nella stessa direzione ma da angolazioni differenti e formalmente distinti in maniera netta; mentre le sculture ed i gioielli rimangono aderenti al solo primo periodo e non pare esservi tra loro esempi di modifiche sostanziali avvenute con il tempo.

Questo credo sia dovuto alla penetrazione profonda che la pittura ha nell’animo di Emilia, come esperienza molto più completa e totalizzante, molto più avvincente e gratificante rispetto alle creazioni dell’oro e del bronzo.

Il primo periodo o periodo giovanile è terreno, legato ad una carnalità decisa forte violenta. Alcuni dipinti ritraggono demoni volanti ma paiono anche grovigli di corpi e forme turbinanti nello spazio. Sono opere di vivace sensualità, edonistiche, narcisistiche; dal punto di vista coloristico sono naif. Sono frutto della creatività di uno spirito libero che ama farsi travolgere dai sensi, dal piacere, dalle passioni. Il piacere, il bello, l’attimo che fugge sono al centro dell’appassionata ricerca della giovane Emilia che vive un periodo di rigoglioso stimolo culturale grazie anche alla fortissima personalità del marito, amante e cultore dell’arte.

Il secondo periodo o periodo maturo è rivolto verso il misticismo, la sublimazione delle passioni verso la ricerca di equilibri ultraterreni distaccati dal mondo concreto ma non una fuga non il rifiuto del mondo; si tratta semplicemente della splendida evoluzione, del corso naturale della creatività di una artista istintiva e genuina. Prevale l’astrazione la geometria l’equilibrio formale i colori della purezza: il bianco e l’oro.

Nelle sue tele appaiono angeli astratti e universi in cui fluttuano avveniristici uomini in armonia col tempo e lo spazio. In entrambe le suddivisioni è presente il genuino istinto di Emilia, la solarità, l’ottimismo, l’amore per la conoscenza ed una imponente voglia di vivere. Tuttavia c’è di più; una cosa che non è mai cambiata per Emilia: guardare il futuro.

C’è un suo motto, che ho scelto anche come titolo di quest’opera, che è fondamentale per comprendere quest’artista: “Un giorno sarà”. Emilia Barutti ha lo sguardo sempre rivolto avanti; la sua curiosità è rimasta bambina ed è accesa nei suoi occhi come fosse sempre la prima volta; lei è una esploratrice, una pioniera una donna del futuro.

“Un giorno sarà” è il biglietto da visita di Emilia Barutti: sarà il futuro, l’amore, l’armonia, la riunione con il tutto, la scoperta della divinità che è in ognuno di noi, la fiducia rinnovata nell’uomo e nelle sue potenzialità positive.

Galleria opere

Inaugurazione della mostra

G. Giuriato, R.R. Lyon: positivismo e ascetismo. Comunicato stampa.

14 – 31 maggio 2005, inaugurazione sabato 14 maggio 2005 ore 18, presentazione del curatore dr. Nicola Eremita e della prof.ssa Maria Beatrice Autizi.

Espongono

Gabriella Giuriato, Ronald R. Lyon.

La creatività di Gabriella diventa un moto perpetuo. In questo modo la creatività dell’artista viene pienamente assecondata e genera un senso di felicità dato dalla certezza dell’incompiutezza e quindi dall’alimentazione di un ulteriore moto perpetuo.

Ecco allora che sulla traccia lasciata da R.R. Lyon si susseguono i destini e i casi della vita. Una vita condotta con amorevole quiete o una vita vissuta al limite della ragione, una vita piena, una vita fatta di lavoro per vivere o una vita fatta di vita per lavorare, una vita che guarda avanti per mantenere il contatto con il passato, una vita originale, una vita fatta di cadute, di sconfitte e di rinascite, una vita che apre uno squarcio sul momento prima della creazione, una vita consapevole e quindi una vita piena di meraviglie.

header 2005 positivism and asceticism giuriato lyon galleria terzo millennio art gallery third millennium venezia

Ronald R. Lyon: positivismo e ascetismo.

In mostra dal 14 al 31 maggio 2005, inaugurazione sabato 14 maggio 2005 ore 18, presentazione del curatore dr. Nicola Eremita e della prof.ssa Maria Beatrice Autizi.

Biografia

Ronald R. Lyon è nato a

Parere del curatore Nicola Eremita

Le tele di R.R. Lyon sono state preparate con il gesso. Le composizioni sono realizzate per concentrare la nostra attenzione sul contrasto tra il bianco ed il nero e le sottili linee che attraversano i campi.

L’intento è quello di rappresentare pittoricamente un concetto che è anche una filosofia che è anche una weltanschauung ma l’intento è anche quello d’indicare una modalità con la quale rendere noto il concetto.

In questo senso le opere sono realizzate con perfetto equilibrio e sintesi. La linea o traccia che sempre affiora nelle opere dell’artista, è una allegoria in molti sensi.

Ad un primo esame dell’opera essa appare come la volontà di distinguersi in un panorama di desolante confusione e clamore, l’artista vuole intrattenerci comunicando attraverso una discreta voce, trasmettendo il messaggio con delicatezza, amorevolmente, questa e la traccia che indica come trasmettere in concetto.

Non solo, ci accompagna lungo il suo percorso con un tratto morbido e rotondo, calmo, quieto, pare voglia suggerirci solamente la direzione. Quindi, una volta che ha catturato la nostra attenzione ci fa riflettere.

Questa sinuosa impronta segna il percorso di una vita, la dura lotta per la vita; od è un holzwege, un sentiero che guida una vita, la strada da intraprendere e mantenere attraversando asperità ed ostacoli, oppure ancora è la vita stessa nell’espletarsi nel miracolo della sua esistenza.

Ecco allora che su questa traccia si susseguono i destini e i casi della vita. Una vita condotta con amorevole quiete o una vita vissuta al limite della ragione, una vita piena, una vita fatta di lavoro per vivere o una vita fatta di vita per lavorare, una vita che guarda avanti per mantenere il contatto con il passato, una vita originale, una vita fatta di cadute, di sconfitte e di rinascite, una vita che apre uno squarcio sul momento prima della creazione, una vita consapevole e quindi una vita piena di meraviglie.

Queste sono le tracce e la testimonianza sul modo in cui si può condurre la propria esistenza, è l’esistenza ideale o è l’esistenza stessa: costruita quotidianamente, scontandola vivendola, oppure frutto di una eccezionale combinazioni del caso.

Galleria delle opere

Inaugurazione della mostra

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Gabriella Giuriato: positivismo e ascetismo.

In mostra dal 14 al 31 maggio 2005, inaugurazione sabato 14 maggio 2005 ore 18, presentazione del curatore dr. Nicola Eremita e della prof.ssa Maria Beatrice Autizi.

Biografia

Gabriella Giuriato, l’artista famosa per il “Mondo di Sfere”, vive e lavora a Venezia, sua città natale.

L’originalità della Giuriato, insaziabile nella ricerca, sempre pronta a sorprendere, risiede nella scelta della forma sferica, come me mezzo sul quale, attraverso il collage ed interventi di anno in anno più materici ( talvolta con utilizzo di conchiglie, cd, paperolles ), narrare nuove storie.

Per esse la sua ispirazione va dall’amata pittura metafisica, a sprazzi surrealisti, a richiami della pop-art, a motivi geometrici di grande intensità e suggestione, senza dimenticare interventi sulla sfera stessa ( di solito in legno o in cartapesta ), con tagli e supporti, che la trasformano in mobile scultura.

In questi ultimi anni l’artista si è avvicinata alla grafica, trasportando la “rotosfera” sulla superficie di una carta, dove rullare la matericità ed il colore della sua originale tecnica a collage. Si tratta di monotipi, che rappresentano un’ulteriore, significativa tappa nella ricerca cromatica. L’attività espositiva dell’artista veneziana negli ultimi dieci anni ha toccato, con varie personali, Albissola Marina, Venezia, Milano, Spoleto, mentre a Firenze, Roma, Milano, Savona, Berlino, Lipsia, San Vito al Tagliamento la Giurato ha partecipato a diverse collettive.

Parere del curatore Nicola Eremita

In ogni diversa creazione l’artista mette sempre se medesimo, i suoi drammi, le sue paure, il suo amore, la sua felicità. Una cosa importante nelle opere di Gabriella è il dinamismo ottenuto dalla tecnica stessa utilizzata. La sequenza serrata di simboli segnali immagini significati ricordi; la raccolta incessante di nuove vestigia di tracce di nessi logici od onirici.

La creatività diventa un moto perpetuo. In questo modo la creatività dell’artista viene pienamente assecondata e genera un senso di felicità dato dalla certezza dell’incompiutezza e quindi dall’alimentazione di un ulteriore moto perpetuo.

In questo sito sono raccolte le sfere fatte di materiale vivo, quale il legno: figure geometriche senza confini, sulle quali esistono infiniti orizzonti, senza inizio né fine né direzione né orientamento, le sfere sono simboli più approssimati di universi; e, per un semplice transfer, simboli di potenza generatrice senza confini e di piacere senza limiti e di infinita ricerca e scoperta. Non a caso ogni sfera essendo girevole può essere letta iniziando da un punto qualsiasi e man mano che si ruota si scoprono particolari nuovi che catturano la curiosità dell’osservatore.

Interessante ancora può essere immaginare come nasca un’opera di Gabriella: prima la raccolta di grandi quantità di materiale; quindi la selezione in base a nessi logici o storici o psicologici; poi il lungo lavoro di ritaglio; quindi la giustapposizione e la sovrapposizione su un fondo meticolosamente preparato e poi dipinto con colori luminosi.

L’analogia è col lavoro di un piccolo frate amanuense che scava nell’inconscio o sorvola il mondo dei sogni o quello dei ricordi emotivi o si libra attraverso un dedalo di visioni surrealiste alla ricerca delle tracce che lo riportino a se stesso alla sua interiorità per quest’innato bisogno di sicurezza e comprensione che ci accomuna tutti. La personale forma di espressione di Gabriella Giuriato, ha trovato anche una sicura fonte di piacere psicofisico: uno sfogo per le energie e le potenzialità emotive nascoste.

Galleria delle opere

Inaugurazione della mostra

2 collettiva arte contemporanea biennale di venezia galleria arte terzo millennio gallery art third millennium

II Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia, parte 2. Comunicato stampa.

Alla sua seconda edizione, la Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia, ospita artisti italiani e stranieri che presentano opere di pittura, scultura, e tecniche miste. Questa edizione è suddivisa in due parti per ospitare il folto numero di artisti e dare ad ognuno la giusta rilevanza.
La mostra sarà caratterizzata, come sempre, dalla molteplicità e dall’originalità delle opere. L’esposizione non ha un tema prefissato ma vuole presentare campioni della migliore produzione degli artisti espositori, che si caratterizzano per tecniche e sensibilità espressive anche estremamente differenziate. È proprio in questa differenziazione che si qualifica questa manifestazione con l’intento di associare la diversità del mondo alla diversità degli umori dell’uomo “artifex”.  
Da segnalare la completa disponibilità della direzione artistica a guidare lo spettatore lungo il percorso espositivo.

Espongono

Raffaella Bacarelli, Rita Blitt, Serena Bocchino, Enrico Bosi, Enzo Igino Brunialti, Frank Colson, Aldo Cordero, Fiorentina De Biasi, Paolo Dell’Aiuto, Benz Inge, Ronald Lyon, Mark Kroeten, Enzo Marcello Mazzara, Iva Milanova, Lidia Tortomasi.

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Enza Scotto, Norbert Schmitt: Continuo Divenire. Comunicato stampa.

La Galleria d’Arte III Millennio ha il piacere di invitare la S.V. alla vernice della mostra personale congiunta “Continuo Divenire” degli artisti Enza Scotto e Norbert Schmitt che si svolgerà sabato 15 maggio 2004 alle ore 18. La mostra sarà visitabile dal 15 al 31 maggio 2004 presso i locali della galleria in Venezia Sestiere San Marco, 1047 dalle ore 10 alle ore 19, lunedì chiuso.

In occasione dell’inaugurazione il dr. Paolo Rizzi ed il curatore Nicola Eremita presenteranno le opere al pubblico.

Opere degli artisti Enza Scotto e Norbert Schmitt sono esposte congiuntamente e per la prima volta a Venezia. Enza Scotto è di origini calabresi e propone una collezione di dipinti di gusto mediterraneo, connotati da soave poetica contemplativa.
Emblematici sono: il tema del mare, il grande utero, primo motore della vita, in esso Enza Scotto ritrae il corallo, organismo simbolo che, nella sua apparente immobilità, indica invece la fragilità ed il tenue equilibrio della vita, ed i piccoli scorci in cui le vestigia umane sono avvinghiate dalla prorompente vitalità vegetale.
Norbert Schmitt è nato a Mainz in Germania, presenta in mostra una collezione di sculture di carattere informale dotate di forte tensione espressiva. La materia trattata da Norbert Schmitt diviene forma vivente; agglomerato che si contorce in cerca della propria linea evolutiva in cerca della propria essenza vitale. La luce nelle opere di Schmitt ha un ruolo fondamentale, anch’essa, riflettendosi variabilmente sulle superfici sconvolte, rivela la caducità ed il rinnovamento del fenomeno vitale.
I due artisti, anche se sono molto differenti quanto a tecniche e modalità espressive, trovano il loro punto d’incontro almeno in un aspetto contenutistico e filosofico della loro arte: il “continuo divenire”, nella natura, per le sue molteplici forme e soluzioni, per la sua tenacia e per la sua delicatezza; nel concetto informale, per la sua estenuante ricerca di una evoluzione vitale di uno scopo fisico e concreto.

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