La Galleria d’Arte Terzo Millennio ha il piacere di presentare la mostra collettiva VI Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia in occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”. Opening sabato 21 settembre 2013 ore 18:00
partecipano alla VI Edizione gli Artisti:
Karin Abati
Rossella Fiorotto
Valeria Gubbati
Rossella Mocerino
Alessio Papa
Rossella Riboldi
Ella Sarkisyan
In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi rimane in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi. Introdurrà le opere il curatore dr. Nicola Eremita.
In occasione della 55. Biennale di Venezia “Il Palazzo Enciclopedico”
Introduzione
In occasione della 55. Biennale Arte “Il Palazzo Enciclopedico”, si svolge la sesta edizione della Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia.
Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.
Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.
In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.
In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona autocelebrazione. Non servono quindi gli acronimi.
Biografia: Karin Abati è nata a Vienna nel 1944. Grazie al suo talento è stata ammessa alla scuola grafica Höhere Graphische Lehr und Versuchsanstalt di Vienna dopo una selezione per una borsa di studio. Nel 1963 si è trasferita a Monaco di Baviera dove ha praticato la professione di ballerina a teatro. Nel 1966 si è trasferita in Italia dove ha sposato il Sig. Domenico Abati. Nel 1967 ha avuto il suo primo figlio Lucio. Nel 1971 ha avuto il suo secondo figlio Biagio. Nel 1976 si è trasferita a Vienna dove ha lavorato fino al 1996 nel mondo dell’alta moda pur continuando a praticare la pittura ed il disegno.
Nel 1997, dopo la morte del marito, è stata pervasa da una rinnovata e forte passione per la pittura. Ha iniziato a frequentare dei corsi di pittura, in particolare alla scuola Zeichenfabrik di Vienna tenuti da Goda Palekaite.
Al momento Karin Abati è impegnata nella scrittura.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: l’artista rivolge la sua attenzione al naturalismo e alla pop art saturando la pittura con contenuti e riferimenti alle fondamentali conquiste dell’uomo, la fisica, la tecnologia, la scienza ingenerale.
Convivono in queste tele visioni universali che paiono tuttavia riprese a distanze microscopiche. L’immaginario di Karin Abati si estende dall’arte ad ogni altro metodo di conoscenza della realtà sensibile; del resto l’arte è il primigenio mezzo di esplorazione del mondo e di relazione della coscienza con esso.
Felice ed elegante l’uso del colore e delle sfumature chiaroscurali.
“Icebridge” acrilico su tela cm 80×90
Rossella Fiorotto
Biografia: Rossella Fiorotto è nata a Treviso nel 1970.
Nel 2002 ha iniziato a dedicarsi all’arte dipingendo le prime opere. Il suo intento era quello di dimostrare a tutte le persone a me vicine quello che la mia mente costantemente vedeva e percepiva.
Rossella sente la propria mente come uno specchio che riflette immagini, che ella riesce, con costanza e, soprattutto, concentrazione, a riprodurre su tela. Dopo dieci anni di continuo lavoro mentale e di esercizio nel disegno Rossella è giunta a questo risultato. Rossella Fiorotto è fiera dei suoi disegni ed è orgogliosa e felice del proprio lavoro artistico. Tutti dipinti di Rossella sono frutto esclusivo della sua mente e di quello che percepisce giorno dopo giorno.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Rossella ci tiene molto a precisare che le sue opere sono l’originale frutto della sua mente.
Composizioni astratte che risalgono a percezioni della mente di Rossella. Percezioni visive, visioni, delle quali ella va fiera. Ella tuttavia non ci dice se queste percezioni siano piacevoli o meno, ci dice solamente che ama disegnarle, ama elaborarle sulla tela.
Il poeta Andrea Zanzotto scrisse una raccolta di poesie intitolata “fosfeni”, quei vaghi fantasmi di luce che rimangono alcuni secondi anche dopo che abbiamo serrato le palpebre.
Ebbene pare che in questo caso siamo davanti alla trasposizione di un fenomeno fisico nell’arte figurativa. Fantasmi di luce, echi di movimenti di particelle, che si materializzano sulla tela di Rossella Fiorotto e che, a volte, paiono ricordare il dinamismo di certi dipinti futuristi.
“Intreccio dei volti” tecnica mista tempera e pastello su tela cm 120×100
Valeria Gubbati
Biografia: Valeria Gubbati vive e lavora a Mestre ( Venezia ). Ha frequentato gli Studi dei Maestri Corrado Amadi, Millo Bortoluzzi, Bruno Saetti, Cesare De Toni. È iscritta al movimento artistico “iosolismo” dell’Associazione Culturale Nabila Fluxus. È stata inserita nel Catalogo “Bolaffi Arte” e nell’Enciclopedia d’Arte Italiana Catalogo Generale Artisti dal ‘900 ad oggi. Pubblicata nella rivista “Urbis et Artis” bimestrale di Arte Cultura e Attualità.
Gubbati ha frequentato il corso di nudo presso la Galleria “Contatto”, partecipando all’esposizione finale; inoltre ha partecipato alla mostra d’arte “il nudo e l’astratto” a Venezia.
Opere di Valeria Gubbati sono apparse ne: Il Gazzettino Illustrato; La Nuova Venezia; Gente Veneta; Arte Triveneta; Il Secolo d’Italia.
Espone da parecchi anni, ha tenuto numerose personali nella Regione Veneto ed in diverse città italiane. Le sue opere sono presenti in collezioni pubbliche e private. Ha partecipato a concorsi e manifestazioni d’arte tra le quali, il Premio Gazzera, il Premio Zelarino, il Premio Arcella, il Premio Guttuso e il Premio Archiutti, sempre segnalandosi con successo.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ho particolarmente apprezzato il dipinto di Valeria Gubbati.
Vorrei inquadrarlo come fosse un graffito. Appena l’ho visto mi ha ricordato Jean-Michel Basquiat, la medesima forza; anche se esso cita l’arte oceanica. Certo l’artista, con la propria pittura, lancia un monito.
Quello di Basquiat forse era rivolto verso sé medesimo e la propria travagliata vita. Quello di Gubbati richiama al momento attuale, un presente difficile e contraddittorio.
Il Taonga di Gubbati non è propriamente una copia di un soggetto tipico dell’arte oceanica ma un riferimento formale, la modalità di rappresentazione infatti va ben oltre e lo colloca in un contesto di assoluta contemporaneità nella quale esso può fungere da elemento apotropaico.
“Maschera rossa” olio su tela cm 70×135
Rossella Mocerino
Biografia: Nata in Toscana, BLUE ( soprannome di Rossella Mocerino ) vive a New York ma visita spesso la sua città d’ispirazione: Venezia. Espone negli Stati Uniti ed in Italia.
Ella racconta:”I miei dipinti parlano sempre di maschere e mascheramenti. Del resto non indossiamo tutti un travestimento ? Se dovessimo trovarci senza, ci affretteremmo a trovarne uno che vada bene per noi. La magia è sempre dietro l’angolo. Sono appassionata d’arte, di Venezia, e certamente del colore blu.
Il soggetto “mascherato” è al centro del mio lavoro, perchè ho notato che siamo sempre pronti a giudicare il prossimo. Istintivamente ci facciamo un’impressione di una persona e spesso non cambiamo idea anche quando i fatti indicano il contrario. È più difficile esercitare il pregiudizio verso chi è mascherato.
Tante volte è impossibile esser sicuri anche del sesso della persona mascherata. In questo caso la maschera diventa un metodo di protezione dagli stereotipi. Inoltre la maschera crea il mistero che io preferisco. La maschera è sinonimo d’eleganza dei costumi e di originalità. La maschera è sinonimo di qualcosa d’inconsueto. Posso dire che i miei personaggi sono sempre mascherati. Inizialmente ho notato che al principio le mie figure portavano delle maschere ma ora la maschera è diventata proprio come una seconda pelle. Solamente gli occhi ci fanno comprendere che si tratta di soggetti viventi; ma quelli non si possono mascherare.”
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: ha inteso aggiungere un brano personale che svela alcune motivazioni profonde della sua passione per il mascheramento.
La maschera come protezione della propria unicità. Condivisibile; ma ad esso va aggiunta anche la visione storicistica che colloca la maschera nel contesto di Venezia.
La maschera di Venezia non rappresenta demoni o divinità. Essa si umanizza e svolge un ruolo sociale. Essa è strumento di prestigio e di auto-celebrazione, momento di sospensione delle regole, momento di trasgressione; ma anche momento di dissacrazione del male, dell’orrore, della morte, della malattia.
La maschera veneziana ha superato l’illusione salvifica del divino e recita muta il canto carnascialesco di Lorenzo De’ Medici: chi vuol esser lieto sia, di doman non c’è certezza…
“Moonlight shadow” olio su tavola di tela cm 41×51
Alessio Papa
Biografia: Alessio Papa nasce a Viterbo il 13 dicembre 1977. Frequenta il liceo artistico “Tuscia” di Viterbo e successivamente l’Accademia di Belle Arti di Roma nel corso di pittura, dove Alessio inizia a studiare il manierismo rinascimentale e il neomanierismo.
Conclude la sua carriera accademica nel 2004 discutendo una tesi di anatomia artistica “L’anatomia nei dipinti del Parmigianino”.
Nei suoi dipinti l’artista stravolge l’anatomia della figura umana, allungandola a volte anche in modo innaturale, caratteristica propria dei Grandi Maestri tardo-rinascimentali, periodo noto per l’attribuzione data dal Vasari di “arte della maniera” o “manierismo”.
L’artista ha partecipato a diversi concorsi artistici in Italia e all’estero riscuotendo sempre molto interesse da parte della critica e del pubblico e distinguendosi sempre per la tecnica, la creatività e per come elabora culturalmente i suoi lavori.
Alessio Papa ha svolto diverse mostre sia personali che collettive in varie parti del mondo ed è inserito in prestigiosi cataloghi d’arte.
Egli dice: “Considero Arte tutto ciò che di bello c’è nello spirito umano, tutto ciò che l’uomo ha comunicato attraverso i secoli ai suoi simili, portandoli alla conoscenza del proprio io e ad unire i popoli tramite la cultura ed il sapere. Facendo un’analisi della mia pittura si deduce una miscela fatta di storia, fantasia e senso del bello. Un percorso che parte dalla massima espressione artistica raggiunta nel Rinascimento e proiettata ai giorni nostri attraverso quella metafora mitologica della Classicità. Un’arte che si pone come obiezione alle avanguardie odierne per entrare sensibilmente nell’animo e nella psico-emotività dello spettatore, cogliendo in lui quel richiamo alla curiosità della conoscenza e alla cattura completa tramite il cromatismo in quel mondo onirico dove l’essere umano tende a catapultarsi.”
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: L’artista ci presenta un’opera di pittura dalle forme che a prima vista potrebbero apparire semplicemente figurative. Tuttavia ad una più approfondita analisi, senza dover leggere le sue parole, si evince la sostanziale azione deformatrice attuata sulla forma naturale.
Papa ha cura di segnalare la propria appartenenza al genere manierista. Certamente egli intende l’interpretazione data al fenomeno artistico nei primi decenni del novecento, quando esso è stato pienamente compreso come l’intenzione schiettamente anti-classica, una rilettura che ha salvato dal biasimo molti grandi maestri dei secoli XVII e XVIII.
Ritengo in ciò di dare pienamente appoggio all’idea di pittura di Alessio Papa. Egli ancora una volta ribadisce che la pittura non è solamente un pretesto per veicolare un presunto messaggio morale ma anche l’atto di potenza dell’essere. Essere in quanto espressione di una capacità di vivere come artista perché dotato di qualcosa che non tutti possono possedere: il talento e la padronanza della tecnica.
In quest’opera si percepisce la contemporaneità nell’uso del colore e nella deformazione delle forme, per nulla nostalgiche ma del tutto collocate nel nostro presente. Tale deformazione infatti pare essere più contigua alle arti dell’animazione che a quelle dell’antico periodo al quale si fa ideale riferimento.
“Danae” olio su tela cm 70×100
Rossella Riboldi
Biografia: Rossella Riboldi è nata a Monza nel 1960. Laureata in Architettura presso il Politecnico di Milano, Rossella è docente di Disegno e Storia dell’Arte presso il Liceo Scientifico P. Frisi di Monza. Mosaicista e relatrice in conferenze d’Arte.
Rossella sente l’opera come impianto, “costruzione”. Il suo intento è quello di esaltare la materia come veicolo di comunicazione sensoriale. Rossella ha un forte senso di appartenenza al mondo reale ( animali, oggetti, terre, affetti, cose ). Ella ritiene che il processo compositivo sia l’affascinante elemento primo della creazione artistica. L’accostamento di tasselli non eguali fra loro consente una frammentazione dell’opera dove regna l’immaginario. Il riciclo di elementi che appartengono ad un vissuto caricano di “storie” l’opera e rinascono a nuova vita.
Negli ultimi anni Rossella Riboldi ha collaborato con Renato Arrobbio e lo Studio Arteglass ed ha partecipato a mostre, fiere, convegni, premi con opere segnalate ed esposte in musei in Italia e all’Estero.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: un dittico dal titolo Giallo-Rosso.
Opera che esalta il senso della materia. Il riuso e la raccolta dei materiali considerati morti è una delle più recenti innovazioni della tecnologia ma è stata, come sempre, preceduta dall’immaginario degli artisti che già con l’arte povera della fine degli anni sessanta avevano preannunciato quello che sarebbe diventata una esigenza della civiltà.
Rossella Riboldi effettua un’equilibrata composizione di tasselli di vetro di varie misure provenienti da negativi di produzione di vetreria d’arte e quindi di qualcosa che nasce già per una prospettiva particolare.
Questa prospettiva, spezzata, annichilita e respinta dalla produzione artigianale diviene il nucleo semantico del lavoro di Rossella. Diviene l’alfabeto morse della sua creazione con la quale spezza e moltiplica il concetto della complessità. Esso, per chi scrive, pare essere il nucleo centrale della motivazione di Rossella.
La complessità semantica e formale nella quale spesso si diluisce il significato stesso della vita reale.
“giallo rosso” dittico tecnica mista mosaico in vetro cm 80x70x2
Ella Sarkisyan
Biografia: Nata in Germania l’artista Ella Sarkisyan ha vissuto in un ambiente ricco di stimoli creativi fin dalla prima infanzia.
Cresciuta in una famiglia di artisti, non ci si può certo sorprendere se Sarkisyan ha deciso di frequentare la Scuola d’Arte di Yerevan, in Armenia. Sarkisyan quindi ha proseguito i propri studi all’Università Statale di Yerevan, dove ha conseguito un master in Belle Arti.
In breve, dopo aver completato gli studi, Sarkisyan ha iniziato ad esporre le proprie opere in tutto il mondo. Dopo essersi trasferita negli Stati Uniti nel 1995, ha iniziato ad esporre le proprie opere al Centro Armeno di Arte Contemporanea e Sperimentale, nel quale ha guadagnato il rispetto dei collezionisti e della critica.
Sarkisyan ha già esposto le sue opere in diverse gallerie negli Stati Uniti, comprensa la Harvest Art Gallery, la Hamilton Gallery a New York, e la Selkouth Fine Art Gallery.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: come ella stessa ci riferisce; Ella Sarkisyan è ultima di una famiglia di artisti.
L’opera che ci presenta è un sunto di riferimenti simbolici. Una contaminazione di simboli e feticci che richiamano alla sensualità ed al misticismo alla letteratura ed all’abbandono a fantasie ed allucinazioni. Ossessioni evidenti per le ripetizioni di motivi a texture con colori e ricami oltre ad altri riferimenti alla cultura classica ed alla letteratura italiana ( Petrarca ) ed al neoclassicismo.
Si tratta di un’arte sperimentale che è già andata oltre l’arte povera e l’arte di strada degli anni sessanta e settanta. Non accoglie le esagerazioni grevi di certi contemporanei ma assume un’informalità elegante e delicata.
Interessante l’inserimento di frasi simboliche ed ermetiche delle quali possiamo apprezzare pienamente solo l’armonia fonetica. Pare tuttavia che il tema fondamentale sia rivolto al miracolo del rinnovamento della vita così come della creatività dell’artista.
Mostra collettiva in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.
Il gruppo di artisti Officina Lombarda coglie l’occasione della 53. Biennale di Venezia per esporre alcune delle più significative opere.
dieci artisti Lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.
Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di autori che conoscono il mestiere dell’artista.
Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.
Qui pare si voglia riaffermare il valore della pittura e della scultura nel loro più canonico significato ponendosi quindi in un certo contrasto con le più recenti usanze di questo vago e sfuggente mondo. Il medesimo titolo dato alla mostra non nasconde una vena polemica.
Espongono:
FRANCESCA ANASTASI, VANNI BELLEA, GLADYS COLMENARES, ANTONIO FITTIPALDI, MASSIMO FONTANA, LUCA GHIELMI, RUGGERO MARRANI, EZIO PINCIROLI, GIUSEPPE SASSI, MARIDA TAGLIABUE.
Mostra collettiva di dieci artisti internazionali in occasione della 53. Biennale di Venezia Sezione Arti Visive “Fare Mondi / Making Worlds”, curatrice dr.ssa Fabrizia Buzio Negri, dal 06 al 20 giugno 2009, opening 06 giugno ore 18.
dieci artisti lombardi uniti nel rievocare il clima da “Die Brucke” senza alcun accenno post moderno; ma forse con tanta nostalgia per un modo autentico di fare arte.
Il gruppo si diversifica ma è omogeneo nella scelta dell’onestà intellettuale decisamente out biennale. Il gusto delle opere è diversificato e mantiene una qualità elevata nella tecnica e nell’intento. Si tratta di dieci autori che conoscono il mestiere dell’artista.
Date queste caratteristiche la mostra, nel suo complesso, si articola vivacemente con suggestioni e provocazioni diverse acquisendo il tono di una piccola raccolta museale, una carrellata attraverso alcuni diversi generi e modalità espressive che richiamano l’arte figurativa dalla fine dell’ottocento alla metà del novecento.
Biografia: dentro al momento storico, una libera traiettoria di creatività punta sia sulla sperimentazione soggettiva, sia sull’allusività citazionale. L’artista trasforma l’idea stessa di ‘rappresentazione’ nel consistente aumento degli spessori, dove ogni parvenza di forma è pronta a disperdersi in effetti materici e nella forte sensorialità dei rossi. Le opere testimoniano l’avanzamento verso la tridimensionalità vissuta nel disarticolarsi della superficie con inserimenti di ferro, lamiere e altro di recupero, così come la precarietà esistenziale è sigla delle sculture in un legno ferito da mille graffi.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: molto più che per Colmenares ecco qui una vera e propria citazione del Depero; ma forse e più ancora, dell’arte cosidetta concettuale stante l’utilizzo di materiali di risulta o non “attinenti”. L’opera è molto piacevole alla visione per il suo equilibrio formale di pieni e vuoti e di volumi e superfici piatte. Bene anche l’impianto scenografico che si snoda in quattro livelli o quinte teatrali. Anche in questa si respirano anni lontani, nostalgie e rimembranze di un periodo collocato all’inizio del XX secolo.
Biografia: nasce nel 1983 a Varese dove tuttora vive e lavora. Dopo il diploma al Liceo Artistico “A. Frattini” di Varese, la giovane artista segue i corsi dell’ Accademia di Belle Arti di Bologna. Lavora dal 2003 come progettista d’ interni per uno Studio di Architettura: lo stretto contatto con il panorama del design introduce nella sua pittura un elemento di costante innovazione.
Partendo dall’osservazione, accompagnata dalla continua rielaborazione personale, giunge ad una pittura ricca di materia e colore e decisamente libera da vincoli accademici. Nel dipingere predilige l’uso di acrilici “mixati” ai più svariati materiali, dalla sabbia alla stoffa, da scarti di metalli ad avanzi di stampi plastici. Tutto questo crea un sottile dialogo tra materia e colore, per uno stile originale ed informale, che richiama l’astrattismo.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: l’opera rammenta lo stile di Osvaldo Licini. Il segno infatti denota quel senso astratto ed informale e la prevalenza del colore proprio sulla forma. Ancora si legge un’amabile punta di ironia. Il tema che il titolo sancisce ricalca anch’esso la strada del Maestro Marchigiano ed infatti la tela è colma di quel surrealismo fantastico che la rende molto piacevole e divertente. La tela s’inquadra quindi con risolutezza nella corrente astrattista degli anni trenta ma non italiana bensì più vicina alla scuola di Kandinskij. Il tratto è delicato, posato con accuratezza.
“viaggio nel tempo” tecnica mista cm 100×70 2006
Ezio Pinciroli
Biografia: “..Ogni sogno ed ogni emozione estrapolata dal mio inconscio, per quanto stravagante, si traducono in una convincente sensazione pittorica”.
L’artista, che vive e lavora a Legnano, inizia a dipingere prima su basi figurative ed impressioniste, poi con il disegno e la poesia approda all’astrattismo. Verso la metà degli anni ottanta affianca alla pittura anche scultura, fotografia e letteratura, scrivendo due romanzi di carattere sociale: “Gente di primavera” e “Per un passo in paradiso”.
Artista a tutto tondo, viaggia molto sia per piacere che per studiare nuove forme, colori e luci, in particolare dagli ’90, quando la sua pittura si avvicina all’informale, con un’esaltazione della casualità segnica e materia, privilegiando il colore Oro.
Tra le molte mostre, ha esposto al Circolo della Stampa di Milano, all’Espace Fontevielle di Montecarlo, a Bruxelles, a Malpensa Arte, a Piacenza, a Padova, a Varese ( Antico Chiostro di S. Antonino ), al Museo Pagani di Castellanza ( Va ) e a Lecco.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: astratto si ma con un certo intento impressionista. Egli dice infatti di voler dar sfogo alle proprie emozioni e trasformare quindi la forma astratta in una sensazione, non in un concetto. Nulla di più romantico. E questo dipinto, più che una forma astratta potrebbe intendersi come un fenomeno naturale, una nebbia d’oro, una cascata aurifera, desiderio di perdersi in una preziosa emozione, seppur impalpabile ed effimera. Forse l’astrattismo qui va messo un poco da parte; prevale un romantico impressionismo.
“la leggerezza” malta acrilica e smalto su tela cm 40×40 2008
Sassi Giuseppe
Biografia: l’artista affronta tematiche diverse in un linguaggio personale e incisivo, dove si fondono istanze figurali e astrazioni metaforiche, vivacemente ritmate in guizzanti cromie. Un’arte poliedrica, la sua, affidata a una grande sensibilità e vivo senso del colore, per raccontare il suo tempo interiore.
Il tratto sicuro della forma rimanda a un sapiente equilibrio spaziale e prospettico, che talora sfuma per lasciare spazio all’istintualità timbrica di colore e materia che riportano a stati d’animo intensi.
Molteplici le mostre a cui ha partecipato, a Roma, Parigi, St Moritz, Milano e in altri luoghi della Lombardia, a Cuneo, in Puglia e via dicendo. Molti i premi ricevuti un pò in tutta Italia. Sue opere si trovano in permanenza a Bratislava, in Slovacchia e al Museo di Teglio.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: anche questa opera richiama i valori dell’impressionismo. Questo nostalgico paesaggio è cristallizzato, immobilizzata in un tempo mai passato. L’artista mette il colore al servizio della sua sensibilità. Egli immortala le proprie emozioni nella natura antropizzata con efficacia. Il tema è difficile, perché banalizzato oggi dalla fotografia e dalle infinite riproduzioni delle bancarelle. Ricordiamo tuttavia che l’arte non necessita di alcun luogo per essere ammirata, se essa è bella.
“Lago di Lugano” olio a spatola su tela cm 100×70 2005
Colmenares Gladys
Biografia: “sculture, pannelli, installazioni, dipinti. Gladys Colmenares, nata a Caracas, in Venezuela, si presenta con un repertorio di opere dove la libertà espressiva sprigionata attraverso le colorazioni vivaci e multiformi cattura l’attenzione di chi guarda, sulle stesse frequenze della magia del momento creativo fissato per sempre nell’opera d’arte.
Spesso sono”assemblages”, formati da pannelli colorati, sui quali sono inserite mensole o scavate concavità, che sostengono oggetti, bamboline, piccole figure in legno o plastica, scovate nei mercatini o di quelle che si trovano nelle merendine e nelle uova di Pasqua.Talora sono “installazioni”: così come nelle pitture-oggetto o negli assemblaggi, è ben presente l’aspetto ludico.
Sono grandi o piccoli manufatti in cui si incontrano surrealtà, divertimento, invenzione; possono essere letti e compresi da tutti, grazie alla gioia visiva che sanno dare, irripetibili, pieni di felicità e di colore. Nei “dipinti”, una straordinaria capacità di elaborazione tematica consente di affrontare, in un linguaggio molto personale, l’astrazione e le istanze metaforiche ritmate in guizzanti cromatismi.”
Così scrive dell’artista il critico Fabrizia Buzio Negri Nell’ambito della sua carriera artistica ha allestito numerose mostre personali e collettive, a Londra, Caracas, Praga, Brescia, Milano, Bologna, Varese, riscuotendo ampio successo da parte del pubblico e dalla critica, ricevendo numerosi premi e riconoscimenti.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: qualcosa della creatività immaginifica di Depero lascia le sue traccie ma depurata da qualsiasi intento drammatico. Intravvedo la generazione pop degli anni sessanta magari in qualche accostamento con prodotti di uso comune; ma sempre filtrati dal punto di vista soffusamente fauves.
In realtà prevale la componente naif con una fortissima caratterizzazione etnica; questo è evidente dall’uso del colore e dalla mano che pare danzare più che dipingere. Questo modo di esprimersi richiama con ardore la cultura afro-americana e delle americhe del sud. I risultati sono: opere che trasmettono messaggi estremamente positivi ed ottimistici; un esplicito richiamo alla sensualità; un’aperta passione per l’infanzia; il desiderio di trasmettere agli altri la passione per il movimento ed il ritmo.
“standing not hanging” tecnica mista su legno e plexiglass cm 35×24 2008
Ghielmi Luca
Biografia: ingegnere aeronautico, dipinge con assiduità dal 1990. Amante dell’espressionismo e delle sue derivazioni, privilegia la gestualità rimanendo saldamente figurativo. Egli sente la necessità che la vita entri di prepotenza dentro le sue opere, per trasmettere altre emozioni nel ritmo del non-colore.
Nasce così una sorta di stenografia bruciata dall’ansia di una visione velocizzata sulla carta di giornale nel senso di un “presto”musicale e nel gesto audace dell’olio, dello smalto industriale e del pennarello. È il “quotidiano” di un viaggio esistenziale che stringe cinematograficamente su interni e annotazioni di situazioni particolari.
È stato selezionato per la mostra al “Salon des Artistes Européennes de Bejing” nella Città Proibita a Pechino. Ha esposto a San Pietroburgo, Bologna, Milano, Varese e in Svizzera nel Canton Ticino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ancora un’opera neoespressionista forse ancor più caratteristica. I cromatismi pare vogliano richiamare la rappresentazione rabbiosa di Vedova mentre le inserzioni di giornale potrebbero essere una citazione di Mimmo Rotella. Il genere espressionista tende sempre a ricevere reazioni contrastanti nel pubblico; amato od odiato senza vie di mezzo. Il rischio che affrontare questo genere comporta suggerisce sempre all’artista di rifarsi o di citare maestri affermati. Così è qui come anche in altre opere di questa mostra.
“still life with fork” smalto industriale su quotidiano francese cm 57×40 2009
Tagliabue Marida
Biografia: ha l’Africa nel cuore, un mondo di accensioni coloristiche improvvise, che riprendono senza limiti ispirativi brani di culture piene di mistero, ossessioni ricorrenti nei contorni decisi delle figure, nelle astrazioni simboliche di una primordialità vicina a tanta arte contemporanea. Tra danze tribali, suoni di tam-tam, animali dalla fierezza inaudita, forme geometriche di un ritmico design dalle mille sfaccettature, la pittura dell’artista va a catturare, in una immedesimazione passionale, esperienze sensoriali vissute in una sorta di ultrasensitività accentuata sulle tele dal fondo color terra bruciata e dai timbri coloristici più esaltanti del Continente Nero.
L’artista ha esposto con successo in molte mostre, a Milano, Locarno, St. Moritz e in altre gallerie della Svizzera e di recente al Museo Nazionale d’Arte Moderna di Marrakech.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: ecco infine Rousseau; mancava solamente la sua citazione per concludere questa rassegna. La naturalezza ferina ripropone nel gesto e nei valori sottesi il grande maestro francese. Rappresentare in questo caso equivale a possedere ed emulare. In un gioco di transfer freudiano la pittrice si immedesima nella bestia feroce.
Il soggetto non è creato per semplice ammirazione o funzionalità estetica. Non è il vello dorato del ghepardo non è il senso decorativo ad interessare l’autore. Ella infatti crea il feticcio con il quale magicamente assorbirne le qualità. L’artista cerca l’essenza della bestia, la sua dote selvaggia. Cerca lo spirito che incarna quel corpo che spira in quei luoghi. Interiorizzazione del soggetto, pratica antica dell’arte giapponese.
“pausa di riflessione” acrilico e oro su tela cm 100×100 2008
Fontana Massimo
Biografia: apprese le prime tecniche del disegno e della pittura, nel corso degli anni ha dedicato molto del suo tempo alla sperimentazione pittorica, specialmente alla ricerca del bilanciamento del colore. Oggi le sue tele hanno una comunicatività immediata, con una materia ricca di fermenti e un segno forte, esaltante, a volte angoscioso, a volte ludico, che si avvicina a un graffitismo di frontiera.
È ardita mescolanza di tendenze moderne e arcaici riferimenti nei quali non esistono regole e schemi, ma solo la necessità di comunicare liberamente gioie, paure, dubbi esistenziali. Riccardo Fassi con Enrico Rava hanno usato un’opera di Fontana come cover per il Cd “SEVEN PIECES FOR LARGE ENSEMBLE”, edito da Splasc(H) Records nel 2007.
Ha esposto con molte personali di grande impatto, in Svizzera, a Chiasso, a Locarno, a Lugano alla UBS Bank, nell’Ospedale Regionale e alla Galleria Blu Art Vezia, a “La Posteria” di Milano, a Varese in varie sedi istituzionali, a Villa Pomini di Castellanza ( Va ).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: pittura emotiva abbandonata alla pura istintualità. Questo aspetto potrebbe accostare la mano di questo autore al neo-espressionismo. Quindi già più recente rispetto alle opere viste prima, mi rifeisco infatti già agli anni ottanta del XX secolo. Tutto lo fa supporre. La tela esprime un’immagine mentale e visionaria, il colore è al centro della composizione e non è diluito. I contrasti sono forti.
“ghost” tecnica mista su tela cm 120×100 2009
Marrani Ruggero
Biografia: ha compiuto gli studi universitari presso l’Accademia di Belle Arti di Perugia; è stato allievo del Maestro Gerardo Dottori, aerofuturista. Titolare della cattedra di Discipline Pittoriche presso il Liceo Artistico Statale di Varese. Fino al 1980 si dedica prevalentemente alla pittura. Da quella data, inizia lo studio della ceramica. La sua ricerca è rivolta soprattutto all’osservazione delle planimetrie cartacee e delle vedute aeree. È nata così la sua AEROSCULTURA.
Nella realizzazione di ogni opera, partendo dalla forma perimetrale della base in legno, il progetto segue uno schema geometrico che dà la forma alla terracotta, per creare un “UNICUM” tra base d’appoggio e scultura. Marrani ha realizzato anche vari allestimenti ambientali. La ricerca odierna ha sviluppato una soluzione artistica particolare che ha chiamato “INTERATTIVA”.
Le nuove sculture coinvolgono l’osservatore e lo stimolano ad intervenire e modificare l’opera. Numerosissime e sono le mostre personali e sue opere si trovano in varie strutture pubbliche. Ogni riferimento artistico può essere richiesto alla Galleria d’Arte Moderna di Gallarate (Va), all’Archivio per l’Arte Italiana del Novecento di Firenze, al Museo Internazionale di Design Ceramico di Laveno Mombello ( Va ) e al Civico Museo d’Arte Moderna” in Maccagno (VA).
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: sono cose che hanno avuto origine all’inizio del secolo; quando la produzione industriale ha suggestionato gli animi sensibili di molti uomini che vedevano il mondo cambiare e volevano dare il loro contributo nel campo delle arti.
Una lunga scia che si snoda dall’art nouveau al futurismoe alle arti applicate di Depero alle opere demenziali di Manzoni alle installazioni di Beyus fino ai monitors dei nostri più recenti tempi.
Dalla rivoluzione informatica potrebbe offrirsi questa chance per la Scultura Interattiva; forse l’unico vero esempio qui di opera che si lega al passato solamente per il fatto di interpretare il proprio presente.
“scultura interattiva curva + sfera = equilibrio” terracotta policroma e raku cm 40x40x58 2009
Bellea Vanni
Biografia: dal 1978 dipinge attuando una ricerca di forma e colore che riguarda una scomposizione tra il ludico e il favolistico della realtà. Nel procedere combinatorio del “puzzle”, tessere e campiture implodono ed esplodono a piacimento in una illusione di ottica frantumata, con la fantasia che tutto divora in una pittura rimbalzante nelle rifrazioni della luce di un caleidoscopio.
È finalista al “PREMIO ARTE MONDADORI 2001”; due sue opere sono pubblicate nell’enciclopedia della pittura moderna italiana n. 42 edita da Mondatori. Molte le esposizioni, alcune anche all’estero di cui un paio a Parigi. È stato selezionato per esporre alla Maison de la Culture Européenne, all’interno della Città Proibita a Pechino.
Parere del direttore dr. Nicola Eremita: opera che potrebbe essere esposta in una mostra dei primi del novecento a Parigi. È collocabile pienamente nel contesto della corrente cubista e con orgoglio ne richiama il senso nella forma ed anche nella combinazione coloristica. Il senso di pieno che questo dipinto trasmette è angoscioso.
Si ha la sensazione di essere travolti dalla massa corpulenta oppure di essere assorbiti dagli strabordanti volumi. Questa struttura di materia si avvicenda ad un’altra e poi da un’altra sarà sostituita. Così via come in una sequenza cinematografica o in una rovinosa frana di scenari cubici. Solamente un piccolo e timido sole sembra rimanere punto fisso nella scena.
“nel momento in cui la luna è più lontana” olio su pannello di legno cm 70×100 2008
Dopo le terribili alluvioni mareali ed in occasione dei dieci anni della Galleria, abbiamo rinnovato tutta la sala espositiva, inauguriamo il 1 maggio 2011 alle ore 18.
A causa delle acque grandi del 2008, 2009, 2010 la Galleria d’Arte Terzo Millennio è stata seriamente danneggiata dalle inondazioni/alluvioni. Abbiamo quindi dovuto rinnovare tutto l’impianto elettrico e le attrezzature interne, approfittando per inserire alcune migliorie estetiche.
Dopo terribili alluvioni mareali ed in occasione dei dieci anni della Galleria, abbiamo rinnovato tutta la sala espositiva, inauguriamo il 1 maggio 2011 alle ore 18.
A causa delle acque grande del 2008, 2009, 2010 la Galleria d’Arte Terzo Millennio è stata seriamente danneggiata dalle inondazioni/alluvioni. Abbiamo quindi dovuto rinnovare tutto l’impianto elettrico e le attrezzature interne, approfittando di inserire alcune migliorie estetiche.
Questa storia è qualcosa che riguarda l’intimità di Venezia. Quando si bagna, quando si asciuga, quando il suo ciclo diventa instabile e incontrollabile e travolge con sé le speranze di chi ha osato e osa viverci.
È una storia fatta di sottili tranelli; di un luogo che pochi conoscono e di cui molti parlano con parole di ammirazione, incantante e distratte dalla bellezza e così incapaci di comprenderne la segreta insidia.
A molti pare che, chi viva qui, sia parte di un mondo distante dalla realtà assorto nei suoi privilegi, nelle sue ricchezze che per definizione possieda; magari per il solo fatto di aver bottega a Venezia.
Pochi comprendono le difficoltà ed i rischi di chi sceglie, per spirito d’impresa o spinto dai propri sogni più che dalle proprie possibilità, d’intraprendere un’avventura di vita e di lavoro a Venezia.
Ancor meno comprendono l’immenso divario che sussiste tra la città che, per come fu costruita, incarna un modo d’intendere la vita; ed i suoi attuali amministratori che, eletti con voti di Mestre e Marghera, hanno una sensibilità diametralmente opposta.
In queste distanze incolmabili, in queste solitudini secolari che dividono Venezia dalla quotidianità, si collocano i fatti di cui voglio parlare.
Venezia convive forzosamente con le cosidette maree eccezionali da ormai un secolo; e la classe dirigente di cui sopra, politicamente demotivata, non ha posto rimedio a tale rovinosa sciagura per 5 lunghi decenni. Da quando, cioè si verificò in era moderna un grande e catastrofico evento quale fu quello del 1966.
Questi fatti tuttavia sono i limiti estremi di un fenomeno quotidiano, che penetra e distrugge la tenacia di chi vive a Venezia, demolendone lo spirito e persuadendo alla rinuncia; e ciò accade principalmente a quella parte di popolazione più debole e delicata che costituisce il vero tessuto sociale.
Poi ci sono quelli che resistono o che addirittura vengono qui da fuori a seminare, con il proprio lavoro, gli speranzosi frutti di una forse illusoria rinascita.
La marea oscilla mediamente tra un massimo di 80 cm sopra il medio mare ed un minimo di 50 cm sotto il medio mare. Il medio mare è un termine di riferimento convenzionale misurato dal mareografo di Punta della Dogana nel 1897.
Il 30 Novembre 2008 alle ore 20 ricevo messaggio sms dal Centro Segnalazione Maree in cui s’indica il massimo di marea di cm 110 per l’alba del 1 Dicembre 2008.
Essendo tale livello di marea non in grado di allagare la Galleria d’Arte III Millennio e l’adiacente Foresteria, essendo entrambe a 120 cm sopra il medio mare, per pura precauzione installo le opportune paratie ma non rimuovo le opere, gli impianti e l’arredo dalle collocazioni più basse. La sera del 30 Novembre mi reco quindi fuori Venezia.
La mattina del 1 Dicembre 2008 rientro in sede alle ore 10 e non posso fare altro che constatare che le paratie non hanno retto alla massa d’acqua e che il piano terra della Galleria e quello della Foresteria sono interamente allagati. La marea ha infatti raggiunto un massimo sopra il medio mare di almeno cm 159.
La prova di quel che dico è nella foto della borchia presente al’Hotel Cavalletto che indica il massimo di marea raggiunto nel 1966 esso è a circa 35 centimentri dal livello dell’acqua. Se il livello massimo di marea del 1966 fu di cm 194 significa che il 1 Dicembre la marea raggiunse almeno 159 cm. Il Comune di Venezia ha dichiarato ufficialmente 156 cm.
Che dire? Il servizio, in un periodo dell’anno notoriamente a rischio di eventi eccezionali non è messo nelle condizioni di effettuare aggiornamenti costanti sullo stato delle acque e quindi di informare tempestivamente la cittadinanza interessata.
A pensar male sembra che tutto sia opportunamente gestito con trascuratezza proprio per indurre la rinuncia ad iniziative private di qualsiasi tipo: vuoi di residenzialità, vuoi di commercio di beni e servizi, vuoi di valenza culturale artistica o di semplice valenza sociale.
La situazione che si presenta è molto pesante. L’acqua che allaga i locali è salmastra ed anche fradicia di liquami fognarii e di rifiuti urbani. Essa s’insinua nell’impianto elettrico distruggendolo. Quindi raggiunge i motori degli elettrodomestici della foresteria distruggendo pure questi. Nel frattempo ha già sorpraffatto alcune opere di scultura e di pittura oltre ad una vetrina a fibre ottiche, danneggiando anch’essa gravemente.
Nel giro di un paio d’ore l’acqua si ritira lasciando i suoi miasmi. Nelle ore e nei giorni seguenti si manifestano i danni nascosti: porzioni di intonaco cadono a pezzi a causa del sale che cristallizza e spacca la calce; ma anche alcune porzioni di parete sono compromesse. Quindi iniziano a distaccarsi parti di pavimento per il medesimo effetto del sale che fa scoppiare i leganti.
Dopo alcune settimane, durante le quali abbiamo atteso che il ciclo di maree eccezionali si placasse, abbiamo iniziato i lavori di recupero. A Giugno 2009 abbiamo reso la Galleria in grado di accogliere il Padiglione della Biennale per Taiwan; ma i lavori di completo recupero si sono ultimati solamente a Maggio del 2011 e qui potete ammirare il risultato.
Nonostante tutto, tra mille difficoltà e nell’indifferenza e nell’incomprensione di molti, noi resistiamo e portiamo avanti la nostra professione di divulgatori dell’arte; perchè siamo umanisti, cioè uomini infiniti e sappiamo che l’arte è l’unica speranza di riscatto per l’uomo.
A fronte di danni stimati per oltre € 40.000 abbiamo ricevuto, dopo oltre due anni, circa € 15.000 ovviamente insufficienti a coprire le perdite.
Causa la sciagurata alluvione del primo dicembre 2008 la Galleria d’Arte Terzo Millennio ha subito ingenti danni che l’hanno costretta alla chiusura per alcuni mesi.
All’interno dei locali si sono riversati oltre venti metri cubi d’acqua salsa e carica di agenti patogeni e colibatteri, l’acqua che scorre nei canali di Venezia insomma.
L’intero impianto elettrico è stato distrutto mentre alcune piastre della pavimentazione sono saltate, gli intonaci sono stati compromessi.
I lavori sono cominciati subito. Abbiamo dovuto completamente svuotare la Galleria e demolire alcune parti di muratura. Abbiamo dovuto sostituire tutti i cavi elettrici e nelle canaline abbiamo trovato oltre cento litri d’acqua salmastra.
Abbiamo quindi studiato diverse soluzioni fino a trovare un cavo speciale che resiste all’immersione. Abbiamo approfittato della chiusura per apportare anche altre migliorie allo spazio espositivo.
Il 21 Marzo abbiamo riaperto la Galleria inaugurando una bella mostra di scultura.
Terzo Premio Internazionale d’Arte ARTELAGUNA Sezione Speciale Sculura, mostra collettiva dal 21 marzo al 04 aprile 2009 presso Galleria d’Arte Terzo Millennio. Comunicato Stampa.
Personale congiunta per 2 dei migliori artisti che hanno partecipato al premio Artelaguna edizione 2008.
Le opere di questi due giovanissimi artisti si distinguono per la loro eleganza, delicatezza e ricchezza di contenuti.
Annalù presenta tele con inserti in fibra di vetro e carta molto personali. Lo stile è di pregiata delicatezza ed eleganza. Il tema della farfalla, proposto come sfondo-textura e come strumento per travalicare il confine della superficie piatta, risulta originale e seducente. Questo piccolo insetto incarna nell’immaginario dell’artista, riferimenti alla gioia di vivere ed alla fugacità della vita stessa.
Joan Priego Garcia, presenta alcune massicce sculture in legno di pino di stile figurativo. Un San Sebastiano ed altre figure di spiccato intento ironico. L’artista è molto giovane e si ispira alla Transavanguardia italiana.
Il curatore, dr. Nicola Eremita, presenterà la mostra.
VI ASPETTIAMO IN GALLERIA SABATO 21 MARZO ALLE ORE 18
Terzo Premio Internazionale d’Arte ARTELAGUNA Sezione Speciale Scultura, mostra collettiva dal 21 marzo al 04 aprile 2009 presso Galleria d’Arte Terzo Millennio.
Introduzione del curatore dr. Nicola Eremita
Ancora una volta Artelaguna premia giovani artisti con mostre personali e collettive presso le migliori Gallerie d’Arte. Dopo la grande esposizione di fotografia del 2007 ecco una mostra personale congiunta di due giovanissimi artisti che operano nel campo della scultura e della tecnica mista. Gli artisti sono stati scelti dal Direttore Artistico della Galleria Nicola Eremita all’interno della rosa di numerosi altri selezionati per il Premio Artelaguna. Le opere di questi due giovanissimi artisti si distinguono per la loro eleganza, delicatezza e ricchezza di contenuti.
Gli artisti selezionati dal curatore dr. Nicola Eremita
Biografia: Annalù è nata a San Donà di Piave nel 1976 ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia, ha esposto presso sedi museali ed importanti gallerie italiane.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Annalù presenta tecniche miste su tavola con inserti in fibra di vetro carbone grafite sabbia e carta molto personali. Il tema della farfalla, proposto come sfondo-textura e come strumento per travalicare il confine della superficie piatta, risulta originale e seducente. Questo piccolo insetto incarna nell’immaginario dell’artista, riferimenti alla gioia di vivere ed alla fugacità della vita stessa.
Joan Priego Garcia
Biografia: Joan Priego è nato a Barcellona nel 1969. Egli è scultore e filosofo. Attualmente sta conseguendo il dottorato in estetica.
Parere del curatore dr. Nicola Eremita: Joan Priego Garcia, presenta alcune massicce sculture in legno di pino, in resina ed in terracotta di stile figurativo. Un San Sebastiano ed altre figure di spiccato intento ironico. L’artista è molto giovane e si ispira alla Transavanguardia italiana. Le provocazioni toccano i temi della omosessualità con il San Sebastiano, quello della speculazione capitalistica con questo interessante salvadanaio autoritratto di capitalista, quello della psicanalisi e della censura castrante. Non manca anche la citazione del Giacometti, forse un poco forzata ma certo provocatoria ed ardita.
mostra collettiva per tre giovani artisti dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, progetto “Associazione Culturale Attivarte”, dal 5 al 21 dicembre 2008. Comunicato stampa.
Opere di: Crosara | Kaci | Sorgato
Seconda edizione del progetto ma prima edizione che si svolge presso la Galleria d’Arte III Millennio. I tre artisti, provenienti dall’Accademia di Belle Arti di Venezia fanno parte del progetto “Spettri Corpi Simulacri”, ideato dalla Curatrice Rita De Martin; il progetto è stato scelto dal Curatore della Galleria Dr. Nicola Eremita. Si invitano i mezzi di comunicazione di dare notizia della mostra, dal 5 al 21 dicembre 2008 opening 5 dicembre ore 18 presso Galleria d’Arte III Millennio.