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II Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia 11 settembre – 08 ottobre 2004

In occasione della IX Biennale di Venezia Sezione Architettura “Metamorph”, curatore Nicola Eremita

Introduzione

In occasione della IX Biennale di Architettura “Metamorph”, si svolge la II Collettiva d’Arte Contemporanea Biennale di Venezia che è stata suddivisa in due parti per consentire maggior visibilità agli artisti. Espongono sei artisti dagli Stati Uniti, due artisti dalla Germania e sette artisti dall’Italia.

Nell’affollato e variegato panorama artistico veneziano, la Galleria d’Arte III Millennio è la prima e sola galleria d’arte che organizza questo tipo di manifestazioni, scevre da qualsiasi indirizzo politico o propagandistico, lasciando agli artisti libertà di espressione e tecnica.

Ogni esposizione diviene così un piccolo “museo” di arte contemporanea e non una vera e propria “mostra”. Questa differenza è cruciale e sostanziale in quanto, secondo la moda attuale, il curatore di turno diviene il vero protagonista. Egli infatti s’impone quale “arredatore” della mostra; l’artista quindi cala in secondo piano.

In questo caso, pur essendoci il curatore, sono gli artisti in primo piano. Il ruolo del curatore invece è più complesso e discreto: egli deve presentare le opere al pubblico; deve parlarne deve decodificarle e collegarle in modo tale da accendere la curiosità e l’attenzione.

In tal modo egli apre il dibattito e la dialettica, divenendo non più provocatore ma esortatore all’attenzione verso la multiformità della sensibilità umana. Questo è dialogo e non monotona auto-celebrazione. Non servono quindi gli acronimi.

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Espongono

Raffaella Bacarelli, biografia

Raffaella Bacarelli è nata a Napoli nel 1964. si è diplomata all’Istituto d’Arte, ( diploma di Maestro d’Arte e Diploma di Arte della Stampa ) ha studiato all’Accademia di Roma.

Ha lavorato per più di 15 anni prima come grafica pubblicitaria, illustratrice tra Roma, Milano e Napoli; quindi come art director in varie agenzie.

Tra gli incarichi più importanti vi sono tutte le illustrazioni per i cofanetti Mondadori “I MITI” di Luciano De Crescenzo trasmessi da RAI 2 e ultimamente da Rete 4. Ha continuato sempre a dipingere per se stessa. Da pochi anni ha deciso di lasciare la pubblicità, per dedicarsi a tempo pieno alla pittura, trasferendosi ad Ischia.

Parere del curatore Nicola Eremita

Opera figurativa di genere simbolico, pone al centro della trattazione la figura della donna. Attuale e di grande pregnanza questo tema nella contemporaneità, in cui il ruolo della donna nelle diverse società assume connotati differenti e contraddittori.

La donna è bendata simbolicamente od anche fisicamente?
La donna è privata della vista sul suo io interiore?
È privata dell’identità e trasformata così in semplice oggetto?
La donna non può vedere e quindi è dipendente e succube e necessita una guida etica?
Di una guida spirituale?
Oppure la donna volontariamente si benda?
Ed assume di sua scelta il ruolo di sottomessa e inetta appendice dell’uomo?
L’opera apre quindi il dibattito e chiede alle donne di confrontarsi con questi dolorosi temi facendo leva anche su di un’elegante vena polemica.


Serena Bocchino, biografia

Gli studi artistici di questa artista Americana iniziarono nel 1980 in Inghilterra al Wroxton College e proseguirono in Russia a San Pietroburgo. Gli studi alla Università Fairleigh Dickinson le fecero ottenere il diploma dalla Università di New York.

Una delle più giovani artiste ad aver ottenuto una residenza premio alla P.S.1 a Long Island, Serena Bocchino divenne molto attiva nel movimento dell East Village a N.Y. negli anni ottanta. Ha ricevuto il Bazil Alkazzi Award per gli USA nel 1990 come la borsa di studio dalla Fondazione Pollock-Krasner. Ha anche ricevuto due borse di studio sull’arte dal Consiglio dello Stato del New Jersey.

Le opere di Serena Bocchino sono presenti in numerose collezioni, fa parte del Programma per l’Arte nelle Ambasciate, Washington DC, McKinsey & Co. Inc., Nordstrom, Saks Fifth Avenue e molti Musei e Istituzioni Pubbliche.

Le gallerie di N.Y. cominciarono ad esporre opere di Serena Bocchino nel 1985. Da allora espone in mostre personali e collettive negli Stati Uniti in Italia ed in Francia.

Le opere di Serena Bocchino sono forme astratte che traslano nell’idea grafica  bidimesionale le qualità spontanee e ritmiche della musica.

Parere del curatore Nicola Eremita

Composizione delicata e sublime, l’artista ama trasporre la musica in immagine e l’immagine in astrazione. Queste entità fluttuano nella musica collegate da un circuito vitale che trasmette loro il ritmo e l’armonia senza cui esse non sopravvivrebbero.

La pulsazione del circuito vitale è dimostrata dalle emissioni colorate, anch’esse seguono il ritmo e l’armonia e sono spasmi di piacere che rimbalzano nella musica amplificandone gli effetti benefici. Si ha la netta percezione che l’insieme vibri come un segreto diapason con le tonalità del piacere.

L’opera non contiene alcun simbolismo; essa è il compiacimento estetico per il bello, è la ricerca di un cosmo che ritenga e reagisca al piacere, diffondendolo. Grande messaggio è questo: semplice penetrante e intenso. La composizione è creata con sintesi ed eleganza e denota una profonda preparazione culturale e grande molteplicità di interessi.

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Enrico Bosi, biografia

Il Maestro d’arte Enrico Bosi è nato a Roma nel 1953. Ha frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Roma seguendo i corsi del Maestro Scialoja.

Ha calcato le scene negli anni Settanta come attore-mimo, lavorando con il compositore milanese Roberto Cacciapaglia.

Queste esperienze giovanili, contribuendo alla sua formazione artistica in campo estetico-figurativo, hanno stimolato l’interesse per le molteplici forme d’arte: Teatro, Musica, Letteratura e Fotografia che tutt’ora sono parte integrante della espressività dell’autore; talvolta surreale, talvolta ironica, caratteristica quest’ultima, che si manifesta in particolar modo nelle opere di grafica.

Parere del curatore Nicola Eremita

L’opera che Enrico Bosi presenta ha una originale connotazione formale: va letta dal basso verso l’alto, solo così lo spettatore può apprezzarne la sottile trasformazione che dalla grafica in bianco nero della matita porta al colore della tecnica mista.

Apprezzata questa provocazione si resta colpiti dalla presenza incombente ed ossessiva di questo sipario. Esso è un colosso pesante ma mobile in cui le texture si accavallano nel drappeggio, e paiono voler sfondare i piani prospettici.

L’onnipresenza traumatica del sipario, simbolicamente rappresentante l’esteriorità spesso vanesia dello spettacolo, incontra al suo centro una significativa interruzione: il silenzio drammatico dell’attore, rivelato solo da tenui contorni, poiché esso è involucro.

La vacuità e la sottile leggerezza, a differenza del pieno sipario, simboleggiano la plasticità e versatilità necessaria all’interprete, capace solo così di sostenere ogni ruolo. L’espressione lieta simboleggia che per l’attore l’interpretazione è una funzione naturale, priva di forzature.

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Enzo Igino Brunialti, biografia

Enzo Igino Brunialti, genovese, è pittore fin dall’infanzia. Dal 1997 lavora nello studio di Trevignano Romano sul lago di Bracciano dove ha sede la mostra permanente delle sue opere. Ha esposto in diverse personali e collettive suscitando interesse di pubblico e critica.

I quadri di Brunialti figurano in diverse collezioni private in Italia, Francia, Germania, Inghilterra, Irlanda, Norvegia, Olanda, Svizzera, USA.

Parere del curatore Nicola Eremita

Un’opera dettata dalle emozioni. Esse si amalgamano e formano una nuova realtà, quella sulla tela che ora può vivere una vita a sé. L’arte è la produzione diretta della mente, e la mente è un intricato sconcertante groviglio di emozioni.

Ricordi, odori, suoni, colori, atmosfere, luoghi si richiamano vicendevolmente e, come nella madeleine proustiana, compongono una densa creatura che ci osserva, o un mondo sul quale l’artista ha aperto una finestra.

Bisogna divenire anche passivi davanti al dipinto e farci sopraffarre da quello stesso modo di provare passioni che tutti condividono ma che è sempre così difficile afferrare: quando pensi di averlo, ti sfugge presto dalle dita.

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Aldo Cordero, biografia

Aldo Cordero, maestro autodidatta del ferro battuto, nasce a San Pietro di Govone in provincia di Cuneo nel 1945. Vive e lavora nel Canavese e opera dal 1971. Le sue sculture fanno parte di numerose collezioni private.

Dalle origini dimostra la tendenza a esprimersi autonomamente, uscendo dagli schemi tradizionali legati all’insegnamento accademico. Le sue sculture sembrano avere una apparente staticità, nonostante si possano definire poesie di ferro.

Parere del curatore Nicola Eremita

Anche questa opera si colloca nel felice e multiforme movimento stilistico dell’arte povera, che a quanto pare riscuote ancora molto successo nella creatività degli artisti italiani, forse per gli illustri esempi. Efficace la sintesi poetica che riduce a puri archetipi simboli di così vasta significanza.

Si rileva anche una sottile ironia di genere pop, tesa anche a richiamare l’attenzione sulla facilità con cui spesso concetti che, per loro stessa natura necessitano sempre di profondo interesse e cultura da parte dello spettatore, quando siano divulgati per mezzo della comunicazione generalista vengano inevitabilmente banalizzati.

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Fiorentina De Biasi, biografia

Fiorentina De Biasi è nata a Castellammare di Stabia (Napoli). Ha studiato al DAMS all’Università di Bologna. Si è diplomata nel 1999. Dopo aver sperimentato la pittura, ha approfondito il collage fotografico.

Parere del curatore Nicola Eremita

Alcuni artisti amano parlare alla contemporaneità, altri ai posteri. Fiorentina De Biasi parla alla contemporaneità, il suo viaggio spirituale è metafora, nella forma, della nostra condizione attuale.

Le nostre esperienze spesso divengono solo brevi spot, o piccoli ricordi impersonali ritagliati e raccolti a pezzi, spesso si riducono a semplici immagini prive di odori e suoni forse non sono nemmeno nostri anche se lo crediamo.

L’artista tuttavia non assume toni polemici e semplicistici, anzi, gioca e confonde creando paesaggi fantastici, e lo spettatore non è subito in grado di cogliere la vivace ironia.

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Paolo Dell’Aiuto, biografia

Paolo Dell’Aiuto, nato a Volterra nel 1950, laureato in Scienze Statistiche presso l’Università di Roma nel 1976, è pittore autodidatta dal 1965.

Fino al 1972 ha vissuto a Volterra, città sempre presente nei suoi sentimenti e nella sua ispirazione; attualmente vive ed opera a Ciampino. Dal 1995 ha partecipato a varie mostre sia personali che collettive in diverse città italiane.

Parere del curatore Nicola Eremita

il surrealismo è, assieme all’espressionismo, un movimento artistico che ha caratterizzato fortemente il secolo appena trascorso. Esso è il nuovo, parte di quella travolgente corrente energetica del progresso che in pochi istanti ha portato l’occidente dal medioevo al futuro. Alle “visioni” sulla condizione umana dell’espressionismo, si affiancano le “visioni” psichiche del surrealismo e ciò che colpisce sono sempre le grandi lacerazioni, i drammi e la corrosiva ironia che queste “visioni” contengono.

L’opera di Paolo Dell’Aiuto si colloca in questo prezioso contesto. Essa ripropone temi che sono scivolati troppo in fretta sotto la spietata macchina della comune indifferenza, questo valga per coloro, cechi, che nell’arte cercano il “nuovo”, il “mai fatto”. Ebbene l’arte ha sempre lo stesso tema e l’artista dipinge sempre lo stesso quadro.

Abbiamo ancora bisogno di artisti surrealisti ed espressionisti e non è ancora tempo di farla finita con l’arte, essa è forse l’unica ancora di salvezza per una umanità che, persa nell’annichilimento, pare desiderare solamente di disumanizzarsi.

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Enzo Marcello Mazzara

Enzo Marcello Mazzara è nato a Cassano Magnano il 18 Aprile 1962. Artista, docente di Educazione Artistica, dal 1998 al 2000 è assistente di cattedra in tecniche della scultura all’Accademia di Belle Arti.

Attualmente è insegnante di Storia dell’Arte al Liceo Linguistico e Insegnante di Pittura, Ceramica, Fotografia, Storia dell’Arte al Centro EDA oltre che restauratore di opere di pittura.

Parere del curatore Nicola Eremita

Il Perseo è un’opera a tinte forti se non lugubri. L’artista ha rappresentato con tonalità e contrasti brutali, pittoricamente azzeccati, la tragicità dell’atto e la malvagità dell’essere abbattuto.

Sono evidenti i riferimenti simbolici: la Medusa per l’artista è la personificazione stessa del male e, come tale esso ha tre facce, è ambiguo. Per abbattere tale creatura occorre un’arma a tre punte, dotata quindi di pari mutevolezza in questo caso da leggersi come astuzia e versatilità.

Questa è una licenza poetica dell’autore che si distacca dalle rappresentazioni mitologiche classiche e pone l’opera nella contemporaneità. In un mondo che è divenuto sempre più mutevole e variegato, in cui il male ed il bene si confondono con l’ipocrisia e la corruzione, la sensibilità l’artista, è alla ricerca di una entità in grado di sconvolgere ed abbattere il male anche utilizzando gli stessi mezzi ma a fin di bene. Come disse Leonardo:
“Intelletto v’è dato: a bene od a malizia”.

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Iva Milanova, biografia

Iva Milanova è nata il 30 Ottobre 1970 a Sofia ha esposto in Italia Berlino e a Chicago. Nel 1998 ha ottenuto il Master di Storia dell’Arte e Archeologia Classica alla Humboldt University di Berlino. Il suo amore per la pittura nacque quando ella era ancora bambina.

Fu il lavoro presso la più grande casa di moda bulgara a spingerla ad affrontare gli studi accademici come studentessa speciale, quindi, trasferitasi a Berlino iniziò gli studi di storia dell’arte e di archeologia. In questo momento Iva MIlanova lavora alla sua tesi di dottorato dal titolo “l’Iconostasi nella Chiesa Ortodossa”.

Parere del curatore Nicola Eremita

L’opera presentata da Iva Milanova è molto significativa del suo attuale percorso formativo e della sua ricerca artistica. I riferimenti alla produzione iconografica dell’Europa dell’Est sono rimarcati: le pose sono ieratiche e le espressioni del volto sono circondate da un’atmosfera di serenità, e di mistica compostezza.

Tuttavia c’è dell’altro: si avvertono personalissime influenze espressioniste nell’uso deciso del colore e nella violenza del tratto; inoltre nei lineamenti dei volti si comprende il fascino che la pittura dell’antica roma ha esercitato sulla sensibilità di Milanova.

Tutte queste componenti che sembrano slegate si uniscono nella armoniosa creazione dell’artista: le reminiscenze antico romane si stemperano nella tradizione religiosa orientale e l’insieme è metabolizzato da una personale ispirazione espressionista. Il risultato è un’opera corposa forte ed, al contempo, delicata e raffinata. I contenuti rivelano passione per la vita e speranza di armonia tra gli uomini, un messaggio universale.

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Lidia Tortomasi, biografia

Lidia Tortomasi, pseudonimo Aidil Isamotrot, nasce a Giardinello (Pa) il 12/08/1970. Ha studiato all’Istituto Statale d’Arte di Cefalù (Pa), dove nel 1989 consegue il diploma di maturità d’arte applicata – sezione disegnatore di architettura e arredamento.

Ha studiato all’Istituto d’Arte di Palermo dove nel 1994 consegue il diploma di maturità d’arte applicata – sezione decorazione pittorica. Ha studiato Scenografia presso l’Accademia di Belle Arti di Agrigento e Palermo.

Frequenta da diversi anni la Scuola Libera del Nudo presso l’AA.BB.AA. di Palermo.

Lavora nel campo della progettazione, dell’arte e del restauro. Particolarmente interessata alla Storia dell’arte medievale.

Parere del curatore Nicola Eremita

Evidenti riferimenti alla compostezza dell’arte egizia, ed alla serenità delle opere di Gustav Klimt. Si avverte in quest’opera l’influsso dell’art nouveau. Apprezzabile è l’uso delle tecniche e dei materiali delle arti applicate, come fece il maestro austriaco ed anche la simile ricerca simbolica. L’ornamento non è marginale rispetto al soggetto ma diviene il centro della rappresentazione.

La simbologia della donna che tratta quest’opera è interpretabile come figura sensuale di raffinata eleganza che ama circondarsi di ordine ed armonia. L’oro indica la ricerca del piacere e l’abbondanza non solamente di beni terreni ma anche di ricchezza morale e culturale. La mano destra è protesa in segno di saluto e anche nell’atteggiamento di porgere qualcosa. L’insieme è una equilibrata lode alle qualità femminili.

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Inaugurazione mostra collettiva

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